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La Afreecar di quel gran genio di Borroni-Bird

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Cristopher Borroni-Bird ai pedali della sua Afreecar.

La Afreecar, ovvero come dare ai paesi in via di sviluppo un veicolo semplice, sostenibile e senza costi di gestione. L’idea è di Christopher Borroni-Bird, un ingegnere con un passato glorioso nell’automotive.

La Afreecar nasce da Borroni-Bird, ex GM

Borroni-Bird è sempre stato un creativo. Divenne famoso quando, come direttore dell’Advanced Technology Vehicle Concepts della General Motors, presentò il famoso Skateboard. Ovvero una base tecnica talmente flessibile da ospitare qualsiasi tipo di motorizzazione, endotermica o elettrica. Una soluzione poi adottata da Tesla e da molti altri costruttori. E che a lui ha fruttato l’ammissione alla prestigiosa Automotive Hall of Fame.

La Afreecar
Il famoso Skateboard, la rivoluzionaria piattaforma per auto realizzata da Borrroni Bird per General Motors.

Ma da diversi anni Borroni-Bird si è messo in testa di mettere il suo know-how al servizio delle popolazioni più povere del mondo. E così già a fine 2018 ha messo a punto quello che definisce “il coltellino svizzero della mobilità sostenibile“. Una bici elettrica alimentata da un carrettino ricoperto da un pannello solare. In grado, con energia autoprodotta, di trasportare merci, farmaci e altro. Ma anche, quando è ferma al sole, di riversare l’energia prodotta per un uso statico.

Per produrre energia e creare lavoro

Torroni-Bird lavorava a questo concetto dal 2010, da quando con le sue due figlie fece servizio di volontariato nel poverissimo Mali. Fu lì che sperimentò le difficoltà di trasferirsi da un villaggio all’altro per lavorare sulle pompe d’acqua che erano al centro del suo progetto dell’epoca. “Ci dev’essere un modo migliore di spostarsi, che solo camminando“, si disse. Anche senza la necessità di costosi motori endotermici, che peraltro avrebbero difficoltà a trovare il carburante per rifornirsi.

Borroni Bird
Cristopher Borroni Bird, il padre della Afreecar.

Aveva visto che un imprenditore locale vendeva pannelli solari con cui gli abitanti del Mali caricavano batterie per l’energia usata per l’illuminazione. E così è nata l’Affreecar, presentata già più di un anno fa (leggi qui) con l’idea di renderla disponibile a micro-aziende, ospedali, negozi e organizzazioni umanitarie. Sempre per un uso condiviso. E con integrato uno smartphone che serve sia per i piccoli pagamenti, sia come anti-furto e navigatore. Produrre energia e creare lavoro, questa è la mission di Afreecar. Un’innovazione semplice, ma preziosa, come spesso solo i grandi cervelli sanno fare.

— Leggi anche:  a-Car, nata a Monaco per l’Africa rurale

 

 

 

 

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1 COMMENTO

  1. Il nome dice tutto.
    Rappresenta l’idea, semplice e geniale, com’erano gli italiani nel dopoguerra.

    Inevitabilmente mi vengono in mente due immagini, una datata, la famosa bicicletta dei crackers che imperversa nella notte, l’altra odierna, piena di rischi, cruda e reale, tra il traffico e l’inquinamento.

    Con questa idea, grazie al Prof. Borroni-Bird in Africa si muoveranno meglio di noi, nelle città.

    Però, qualche italiano in gamba come quelli del dopoguerra è rimasto ed ha inventato Weely, il fotovoltaico da installare nelle ruote di qualsiasi bicicletta.

    L’italiano di che trattasi, si chiama Massimo Venturelli ed è Presidente di Ater (Associazione Tecnici Energia Rinnovabile).

    Il retrofit fotovoltaico per qualsiasi bicicletta, a meno di 200 euro si chiamerà Weely.

    https://www.youtube.com/watch?v=FZdj1WP84qg
    https://www.youtube.com/watch?v=W-eA3Zdk53g

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