Kawasaki Corleo, il cavallo robot prende forma: ecco cosa può fare!


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Kawasaki continua a lavorare sul Corleo, il suo veicolo fuoristrada a quattro zampe. Un nuovo brevetto entra nei dettagli: abbigliamento con sensori, controllo attraverso il corpo, modalità automatica e persino spazio per due persone. L’obiettivo dichiarato è arrivare sul mercato intorno al 2035.

Quando Kawasaki presentò Corleo all’Expo 2025 di Osaka, la reazione fu: bello, ma il solito sfoggio di idee senza contatto con la realtà. Il gigantesco “cavallo robot” a quattro zampe sembrava soprattutto un esercizio per mostrare cosa potrebbe diventare la mobilità nel 2050.

A distanza di poco più di un anno, però, il progetto sta assumendo contorni decisamente più concreti. Kawasaki ha già annunciato ufficialmente di aver avviato lo sviluppo del mezzo, creando persino un team dedicato, il Safe Adventure Business Development Team, che risponde direttamente alla presidenza. L’obiettivo è utilizzare Corleo come mezzo di mobilità all’Expo 2030 di Riyadh e arrivare alla commercializzazione indicativamente nel 2035.

Ora arrivano nuovi dettagli da una domanda di brevetto depositata all’inizio del 2026 e pubblicata ad agosto, individuata da RideApart. I disegni e soprattutto la descrizione tecnica permettono di capire molto meglio come Kawasaki immagini di trasformare Corleo da concept scenografico a vero mezzo di trasporto.

Si guida con il corpo, ma servirà un abbigliamento speciale

Il principio rimane quello mostrato fin dall’inizio: Corleo non si guida come una moto tradizionale, ma quasi come un cavallo. Il sistema interpreta gli spostamenti del corpo del pilota per capire dove vuole andare.

Il brevetto, però, aggiunge un particolare interessante. Il conducente potrebbe indossare un equipaggiamento dotato di IMU, unità di misura inerziali, utilizzate per rilevare posizione e movimenti. In questo modo il sistema può seguire nel tempo lo spostamento del baricentro e interpretare, per esempio, un’inclinazione verso destra o sinistra come la volontà di cambiare direzione.

È un concetto che Kawasaki aveva già descritto nella propria documentazione tecnica parlando di adaptive shared control: uomo e macchina condividono il controllo e l’elettronica può modulare il proprio intervento anche in funzione dell’esperienza del pilota. Non quindi un semplice robot comandato dall’uomo, ma qualcosa che cerca continuamente di interpretarne le intenzioni e correggerle quando necessario.

Quattro zampe, sospensioni e posto per due

Interessanti anche i dettagli sulla parte meccanica. Le quattro zampe sono articolate e dotate di elementi ammortizzanti, mentre la parte anteriore e quella posteriore possono lavorare in maniera coordinata oppure indipendente.

Non è un caso che Kawasaki abbia attinto alla propria esperienza motociclistica: già nel concept originale il costruttore spiegava che le zampe posteriori possono muoversi verticalmente rispetto a quelle anteriori attraverso un sistema ispirato al forcellone delle moto, con l’obiettivo di assorbire le asperità mantenendo stabile la posizione del pilota. Il brevetto mostra inoltre una configurazione capace di trasportare due persone, con pedane regolabili che ricordano più quelle di una moto che le staffe di un cavallo.

C’è persino un piccolo vano per trasportare oggetti personali e compare un sistema di illuminazione anteriore adattivo, capace almeno sulla carta di modificare intensità e direzione della luce in presenza di altri mezzi, persone o animali.

Automatico o “Wasteland”: anche il cavallo robot ha le riding mode

Corleo avrà anche diverse modalità di funzionamento. Il brevetto cita una modalità automatica e una curiosamente chiamata “Wasteland Mode”, destinata ai terreni particolarmente accidentati, oltre a differenti configurazioni per basse e alte velocità.

Non manca un sistema di arresto automatico. I sensori controllano continuamente la posizione del conducente: perdere il contatto con le manopole oppure tirarle verso di sé può essere interpretato dal sistema come una richiesta di rallentamento o arresto.

Sul manubrio rimangono comunque comandi fisici e un display touchscreen. Insomma, per quanto Corleo assomigli esteticamente a un animale robotico, diversi elementi dell’interfaccia continuano ad arrivare direttamente dal mondo motociclistico.

E sotto c’è ancora l’idrogeno

Kawasaki continua inoltre a indicare l’idrogeno come fonte energetica del progetto. L’architettura prevista utilizza un piccolo motore termico alimentato a idrogeno che genera l’elettricità necessaria al funzionamento del sistema e degli attuatori delle quattro zampe. Nella documentazione precedente era stato mostrato anche l’alloggiamento posteriore delle cartucce di idrogeno.

Restano però molte incognite. Il brevetto non fornisce dati definitivi su velocità massima, autonomia, peso o capacità di affrontare condizioni climatiche estreme. E soprattutto non sappiamo ancora quanto possa costare una macchina del genere.

Ma il punto interessante è un altro: Corleo non sembra più soltanto una provocazione da salone. Kawasaki parla ufficialmente di sviluppo, ha creato una struttura aziendale dedicata e ha fissato due tappe precise: Expo 2030 per mostrarne un’applicazione concreta e il 2035 come possibile data di commercializzazione.

Resta da capire quale sarà il suo vero mercato. Difficile immaginarlo come sostituto di moto e scooter. Molto più plausibili gli impieghi su terreni dove le ruote incontrano i propri limiti: turismo, esplorazione, soccorso, lavoro in zone montane o semplicemente attività ricreative.

 

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