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Jaguar Vision GT Coupé, supercar elettrica da videogioco

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Un'immagine della supercar della Jaguar per un videogioco.

Jaguar Vision GT Coupé , ovvero la fantasia che plasma la realtà. È la prima supercar elettrica virtuale del marchio britannico. Sarà scaricabile in download e “guidabile” all’interno del celebre videgioco Gran Turismo Sport, a partire da fine Novembre.

Jaguar Vision GT Coupé, estro al potere

Julian Thompson, Direttore dello Stile Jaguar, ha spiegato: “Questo progetto è stato completamente supervisionato dai nostri giovani creativi. Per loro ha rappresentato un’occasione unica nella vita di sviluppare un veicolo impregnato della tradizione del brand. Spingendo al limite la ricerca sul design futuro. Il prototipo digitale offre numerosi richiami al passato, a partire dal volume esterno. La carrozzeria è particolarmente affusolata, con cofano allungato (omaggio alle barchette da competizione C-Type e D-Type), mentre l’abitacolo è in posizione arretrata verso l’asse posteriore delle ruote.

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Una schermata del videogioco preparato dalla Jaguar con la sua supercar elettrica.

I parafanghi risultano molto accentuati e si uniscono armoniosamente all’abitacolo, dotato di un parabrezza molto inclinato. Tra i preziosismi stilistici si segnalano l’iconico fregio “Leaper” (giaguaro rampante) sulla griglia frontale e le doppie prese per la ricarica, ispirate ai bocchettoni presenti sulla XJ Saloon del 1968. Oltre ai richiami al passato, la Jaguar Vision GT Coupé offre anche soluzioni tecniche che guardano al futuro. Il più evidente è l’alettone posteriore mobile integrato (a riposo) nella coda della vettura, ma può essere dispiegato per generare carico aerodinamico in caso di necessità.

3 motori elettrici, velocità 320 km/h

Le prestazioni sono decisamente di prim’ordine: lo scatto da 0 a 100 km/h è coperto in meno di due secondi e la velocità massima prevista è superiore a 320 km/h. Ciò è possibile grazie a tre potenti e compatti propulsori (due unità indipendenti per le ruote posteriori, la terza per quelle anteriori). Il tutto si traduce in 750 kW (1.020 cavalli) e 1200 Nm a disposizione del pilota. Tali numeri sono frutto del coinvolgimento nel progetto degli ingegneri appartenenti al reparto Jaguar Racing. 

In questo modo hanno in questo modo utilizzato le competenze acquisite attraverso i programmi I-TYPE 4 in Formula E e I-PACE eTROPHY. Pure la ricerca sui materiali ha avuto grande importanza. La struttura dell’EV è stata concepita per ottenere un’ottima dinamica di guida. Per tale ragione la monoscocca è realizzata in fibra di carbonio e leghe d’alluminio avanzate, garantendo leggerezza e rigidità. Il peso è di 1.400 kg, equamente ripartito tra avantreno e retrotreno.

Cockpit a prova di simulatore

Trattandosi di una macchina ideata per un videogioco, l’abitacolo offre elementi per ampliare il più possibile gli stimoli sensoriali del pilota. La leva del cambio emerge dal tunnel centrale, fornendo un’impronta visiva drammatica e scultorea all’intero ambiente. Ancor più rilevante è il sistema di intelligenza artificiale a bordo, denominato “KITT-E“. L’interfaccia tra l’uomo e la macchina ha l’obiettivo di stabilire una forte connessione emotiva tra le due parti.

Tale tecnologia consente inoltre di fornire al conducente informazioni utili in vari formati, come le mappe tridimensionali. Il cockpit ospita anche funzioni legate alla realtà aumentata sui finestrini laterali. Questi sono capaci di segnalare ostacoli e pericoli, aumentando la percezione spaziale del guidatore. Non mancano infine le telecamere esterne al posto degli specchietti retrovisori. Le immagini raccolte in tempo reale sono proiettate alle estremità di uno schermo posto subito dietro il volante, a tutto vantaggio della visibilità del pilota e della sua attenzione.

– leggi anche: 30 mila km in Jaguar I-Pace: pregi e difetti

6 COMMENTI

    • Caro Roberto, quanto auspica potrebbe veramente avverarsi, soprattutto se Jaguar dovesse seguire l’esempio fornito da Zagato con la IsoRivolta Vision Gran Turismo.

  1. Il design Low Drag di Jaguar definito dalle curvature e dalla linea del tetto che confluiscono nelle linee morbide e filanti della carrozzeria è stato progettato dall’aerodinamico Malcolm Sayer.

    Le influenze si trovano nel design aeronautico del caccia britannico Spitfire ad ali ellittiche progettato dal grande Reginald Mitchell e nell’Alfa Romeo Disco Volante.

    L’Alfa che non fu.

    Allora la fama dell’Alfa Romeo era internazionale per le affermazioni nella Formula 1 del dopoguerra, nel campionato Marche e nel turismo e per la realizzazione di vetture all’avanguardia dell’innovazione.

    Nel 1950 la dirigenza decise di realizzare una coupe’ aerodinamica che subito fu battezzata “Disco Volante” per la forma della carrozzeria Low Drag che Alfa Romeo decise di brevettare come “Modello ornamentale”.

    Sayer restò ammaliato da questa Alfa Romeo che ospitava il quattro cilindri in linea della 1900. Gli bastò prolungare il cofano per ospitare il sei cilindri in linea Jaguar e fu l’inizio e del successo internazionale di Jaguar.

    Questo concept da videogioco racchiude tutti i concetti Low Drag di Alfa Romeo in primis e di Sayer: definire un nuovo corpo voluttuoso che doveva tagliare l’aria, penetrandola con maggiore facilità e fornire alla Jaguar maggiore controllo e velocità.

    E così fu.

    • Grazie per questo contributo storiografico, Alberto. Ben testimonia l’influenza e l’importanza della cultura progettuale italiana nel settore automotive.

      • Orazio Satta Puliga, Gioachino Colombo, Carlo Chiti e gli aerodinamici di Touring Superleggera lasciarono la loro impronta con Alfa Romeo.

        Ma il vero gigante fu l’incommensurabile Reginald Mitchell.

        The First of Few, il primo dei pochi, come viene ricordato ancor oggi l’immenso genio di Mitchell.

        La sua influenza ingegneristica influenzò non solo Malcom Sayer e Jaguar, ma tutti i progettisti di Formula 1 inglesi che inventarono la Formula 1 moderna. Primo tra tutti Colin Chapman e le sue geniali Lotus, poi tanti altri a seguire: Gordon Murray, Derek Gardner, John Barnard, Rory Byrne, James Allison per citarne alcuni

        Essi, semplicemente applicarono le idee aerodinamiche e strutturali di Mitchell alle Formula 1 del dopoguerra.

        È un dato di fatto che da oltre mezzo secolo l’ingegneria britannica domina la tecnologia delle corse ai massimi livelli.

        Per chi obietterà, ricordo che anche le vittorie dell’era ibrida della Mercedes d’Inghilterra si devono esclusivamente ai progettisti e tecnici inglesi anche in campo motoristico, non solo telaistico e aerodinamico.

        Esiste solo un luogo nel mondo, dove da sempre c’è un’amena roccaforte che si contrappone all’ingegneria anglosassone: Maranello. E se pensate alla storia delle corse e della tecnologia applicata ad esse, Ferrari con l’ing. Forghieri sono stati un fenomeno incredibile, ed oggi si intravede addirittura, a Maranello, una scuola di eccellenti tecnici italiani che sta dando i suoi frutti.

        Del resto come dicevano gli antichi romani?

        “Volere è potere”.

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