Le conseguenze del conflitto aperto da Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran ha ricadute quanto mai evidenti sulle scelte energetiche. Chi dipende troppo dal gas, per la produzione di energia, pagherà un prezzo salato. Anche peggio, se il conflitto dovesse proseguire nelle prossime settimane. Chi, invece, si è portato avanti nell’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, avrà minori ripercussioni. A dimostrazione che investire sulle rinnovabili non fa bene solo all’ambiente, ma anche al portafoglio.
Visto dall’Italia, lo scenario è pessimo, visto il peso del gas naturale sulla produzione di energia elettrica. Così come è difficile dare torto a chi, in questi anni, si è fatto sostenitore della transizione energetica. In cinque giorni di attacchi aerei Usa-Israele e risposte con missili e droni da parte iraniana. le quotazioni del gas naturale sono cresciute come non accadeva dai tempo dell’invasione russa in Ucraina. Il balzo in due giorni è arrivato a toccare l’80% a 60 euro. Un prezzo che non si vedeva dalla fine del 2022.
Gnl, chiude lo stretto di Hormuz e i prezzi volano
Presto per dare un giudizio su quanto potrebbe pesare sulle bollette di imprese e famiglie:, perché tutto dipenderà dalla durata del conflitto. Tenendo conto che già prima dell’intervento militare i prezzi di gas e petrolio scontavano le incertezze delle trattative con l’Iran e i timori di una chiusura dello stretto di Hormuz, da dove passa un quarto del commercio die combustibili fossili mondiali.
Rinnovabili, missione compiuta dal governo: eolico e solare in calo
Questo nuovo scossone – non lontano dalla crisi del gas provocata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 – dimostra come la dipendenza dai combustibili fossili esponga i paesi importatori a rischi geopolitici continui e difficilmente controllabili. Quando il gas naturale liquefatto (GNL) o le forniture pipeline vengono interrotti o diventano più costosi a causa di conflitti, tensioni regionali o blocchi di rotte marittime. E la sicurezza energetica dei consumatori e delle industrie è messa in crisi in pochi giorni.
Il che è un grande problema per il nostro Paese, dove si paga il prezzo più alto dell’energia elettrica tra i paesi industriali più avanzati della Ue. E dove, nonostante i numeri in crescita, siamo in ritardi sugli obiettivi che si è dato il governo per l’installazione di nuovi impianti rinnovabili. E dove manca completamente il settore dell’eolico off shore, nonostante la posizione al centri del Mediterraneo.
Perché dipendere dal gas è un errore strategico
Il gas è una materia prima a livello globale. Se un singolo grande fornitore riduce l’offerta o una rotta critica viene compromessa, prezzi e disponibilità sui mercati europei si alterano immediatamente. La sospensione della produzione di GNL in Qatar, uno dei principali esportatori mondiali, ha fatto volare i listini in Europa e altrove. In passato la sospensione del gas russo ha già provocato crisi energetiche nell’UE, con aumenti di prezzo tali da far impennare bollette domestiche e costi industriali.
Per non dire che il taglio delle forniture dalla Russia, per non finanziare la guerra all’Ucraina, ha portato i Paesi Ue a dover ricorrere ad altri mercati, In particolare dal Gnl prodotto negli Stati Uniti, diventato il primo esportatore nel continente.
Ma i prezzi del gas tendono a essere volatili anche in assenza di guerre aperte, tensioni diplomatiche o politiche commerciali restrittive possono causare forti oscillazioni. Queste instabilità si traducono in costi più alti per famiglie e imprese, rallentando la crescita e mettendo pressione sui bilanci pubblici.
Dipendenza dall’estero significa perdita di sovranità. Importare grandi quantità di gas significa legare parte della propria economia alle decisioni di governi esterni. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha cercato di diversificare le fonti con acquisti di Gnl, ma rimane vulnerabile alle dinamiche internazionali e alle scelte politiche dei paesi esportatori.
Le rinnovabili, invece, riducono i rischi
In questo contesto, le energie rinnovabili – come solare ed eolico – emergono come una via di uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Secondo studi internazionali, le rinnovabili non solo aiutano a combattere i cambiamenti climatici, ma sono anche meno esposte a fluttuazioni dei prezzi globali e ai rischi geopolitici.
Il primo vantaggio: produzione locale e prezzi più stabili. L’energia prodotta da fonti rinnovabili è generata sul territorio nazionale o regionale, riducendo la necessità di importazioni. Ciò significa che le famiglie e le imprese sono meno soggette alle oscillazioni dei mercati globali del gas o del petrolio, con potenziali bollette più prevedibili e ridotte.
Inoltre, integrando solare, eolico, idroelettrico e altre tecnologie pulite nelle reti nazionali, i paesi possono creare un mix energetico più resiliente. In caso di shock esterni, la dipendenza da una singola fonte si riduce drasticamente, attenuando impatti economici e sociali.
Oltre alla sicurezza energetica, le rinnovabili abbassano le emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici, migliorando la salute pubblica e contribuendo agli impegni climatici a livello globale.
Fanno bene alla salute e al nostro portafogli
In conclusione, la crisi legata alle tensioni tra USA e Iran è un promemoria chiaro: un modello energetico basato principalmente sul gas naturale – importato e soggetto a shock geopolitici – è “vulnerabile” di suo. Chi ha investito nelle energie rinnovabili invece si trova in una posizione più sicura, con meno rischi di dipendere dalle dinamiche internazionali e più opportunità di controllare il proprio futuro energetico. La transizione energetica non è solo una questione ambientale, ma anche una scelta strategica per la stabilità economica e la sovranità nazionale.
E non bastano di certo le misure contenute nel recente decreto Energia approvato dal governo per invertire la tendenza dei prezzi in Italia. Perché come spiega Matteo Leonardi, direttore esecutivo del think tank Ecco. “Le bollette scendono con le rinnovabili e con politiche fiscali a vantaggio dei consumatori. Il decreto non affronta la questione centrale, che è l’insostenibile dipendenza dal gas.” Inoltre, sottolinea Leonardi “apre un conflitto con l’Europa sull’ETS anziché rafforzare il mercato unico dell’energia come opzione di sicurezza e competitività nei mercati globali”.
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La cosa divertente è che il governo spagnolo si oppone a questa guerra nonostante abbiano un quota di rinnovabili molto alta, noi invece la appoggiamo con la tecnica del silenzio-assenso, nonostante dipendiamo dal gas. Continuiamo a farci del male (cit.).
Forse mi sfugge qualcosa, ma più che “nonostante” io direi “dato che”… 🤔
Non a caso si parla di “dipendenza” dai fossili. E come tutte le dipendenze, chi ne è soggetto è prigioniero. Siamo quindi obbligati a comprare il gas da Trump a peso d’oro, nelle quantità che vuole lui. Caschiamo male anche con i suoi compari. Putin sta godendo come un riccio, l’aumento dei prezzi lo salva dalla bancarotta e può continuare il massacro. Gli emirati fanno loro il prezzo. Guarda caso l’unico paese europeo che ha criticato aspramente Trump per la guerra, è la Spagna, che non deve elemosinare energia in ginocchio, essendo avanti con le rinnovabili. Noi invece, zerbini assoluti, costretti a baciare il c. a un individuo spregevole.
E dovremmo anche ringraziare gli Usa, i quali ci salvano col loro prezioso gas.
Mi chiedo come si possa essere così miopi dal non capire che, il rinnovabile, è l’unica via per liberarci da questi aguzzini di nazioni intere.
Scustemi se cometterò degli errri in questo messagio, ma facco fatic a scriere perch mi sono appna caute le bracia a entire l’ineffaile Fichetto Pratin, che sarebe addiritta un minitro di questa sganherato governo, sussurrae in un’interista televiiva volate in una selva di micofoni che ocorre aumntare la quta di nergia da foni rinnovbili!
Se nn ci fose da pingere nela situzione in cui simo, ci srebbe da spppelirlo di grasse risate!!!
come ti capisco !! 👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼 TeraWatt di applausi a scena aperta !
e di ca**volate ne dovremo sentire ancora di più grosse da ora in poi…
Ma quando si parla di rinnovabili in Italia sono tutti contrari purtroppo.
Abito in provincia di Lodi, ci sono diversi progetti di agrivoltaico e ultimamente si è parlato anche di fotovoltaico su un laghetto artificiale di una cava.
Come si nominano i pannelli ci sono sindaci, associazioni, cittadini che protestano. Puoi anche metterti con tutta la buona volontà a spiegare i benefici, ma non vogliono ascoltare.
Da quello che leggo anche per l’eolico è la stessa cosa.
Penso che l’unica soluzione per convincere queste persone è proporre energia a prezzi scontati derivante da questi impianti, forse solo così accetterebbero di avere nel proprio comune un impianto agrivoltaico.
sì hai ragione ci sono anche le opposizioni sul territorio a frenare, allungano i tempi e i costi; il tema delle compensazioni c’è
al momento un impianto rinnovabili deve donare al Comune il 3% o il 4 % (a seconda dala categoria di autorizzazione) del fatturato lordo della vendita dell’energia, prima era meno perché la norma era ambigua;
inoltre c’è l’affitto o l’aquisto dei terreni; e in certi casi viene offerta in vendita una quota di partecipazione alla società e agli utili
le opposizioni locali comunque si aggiungono alle restrizioni messe per decreto, che già allungano tempi, costi, e restringono le aree selezionabili
e forse le due cose non sono del tutto disgiunte, una normativa (e una comunicazione politica) ambigua, che strizza l’occhio a chi vorrebbe fermare le installazioni, fa crescere una percezione negativa, i ricorsi, i comitati;
ad es. il Decreto Aree Idonee ha invitato le Regioni a dire la loro, ognuna a modo suo, molto più di prima, e ha offerto parametri di rigetto esagerati, es la distanza di 7 km da generici luoghi di interesse; praticamente potevano intitolarlo: vi invitiamo a bloccare le installazioni
ma quanti di suo si opporrebbero all’agrivoltaico interfilare a pannellli bassi, in un campo di pecore, sapendo che porta anche un buon reddito all’azienda agricola? ecco che a vietarlo ci ha pensato il decreto Agricoltuta
idem per gli impianti fotovoltaici nella “solar belt”, cioè nei terreni intorno alle aree industriali, o su aree di proprietà delle ferrovie, quanti si sarebbero opposti? ecco ci hanno pensato altri decreti a restringere molto queste aree
Spero che i miei compaesani pratobellini capiranno in questi giorni sulla loro stessa bolletta cosa significa seguire il loro quotidiano preferito per fare guerra alle FER
basterebbero 2 settimane di lavoro per:
— correggere i decreti governativi sabotanti del 2024-2025 che hanno reso più difficile fare nuove installazioni in Italia di rinnovabili utility, cioè di grande taglia e già mature ed economiche; i punti da correggere sono già stati discussi (inutilmente) tra specialisti e rappresentanti di governo
— per dare direttive ai ministeri MASE e al MIC di frenare meno il rilascio delle autozzazioni; le autorizzazioni degli impianti più grandi passano da questi ministeri; impianti di taglia media passano dalle Regioni
ipotizzo sarebbe la differenza tra installare in un anno:
— 6 GW solare e 0,5 GW eolico come adesso,
— oppure 15 GW solare e 1,5 GW eolico (rewamping o nuovi siti), oltre a un aumento delle autorizzazioni anche per accumuli di energia
ma questo governo tira dritto con i suoi decreti sabotanti, loro sono per la “transizione energetica al rallenti”
a me sembra che invece che sviluppo e competenza, come strategia per rimanere in sella puntano sull’accentrare più potere possibile e difendere le rendite di posizione, in questo caso del forte settore energetico fossile;
danneggiano il resto del paese, con al più qualche incentivo-pezza (pagato a soldi pubblici) a una parte delle aziende, e distrazioni emotive ai “sudditi” da spremere; forse (?) per smuoverli dovrebbero lamentarsi anche i loro elettori
ci avviciniamo alle elezioni… chissà che non facciano il “compitino” per arrivare un po’ più presentabili davanti all’ elettorato dissanguato..
Magari resta in piedi pure qualche azienda di Confindustria…