Inquinamento dalle navi? A Genova lo misurano i cittadini

inquinamento Genova

A maggio avevamo scritto delle decine di segnalazioni  fotografiche dei cittadini per denunciare l’inquinamento a Genova. E dei report inviati alla Capitaneria di porto che, in alcuni casi, hanno prodotto dei fermo barca (leggi).  Da quelle denunce è nato un vero progetto di citizen science: i residenti hanno deciso di misurare  e pagare di tasca propria il monitoraggio dei livelli di inquinamento nel loro quartiere.

Il monitoraggio ambientale finanziato dai cittadini

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Il dispositivo di monitoraggio dell’aria nelle case di Genova

Nel luglio scorso la rete delle associazioni di San Teodoro, quartiere non lontano dal porto di Genova, ha avviato un’iniziativa di monitoraggio ambientale dal basso, autofinanziata e condivisa con i cittadini. L’ha guidata il chimico ambientale Federico Valerio. L’idea è nata dalle condizioni ambientali sempre più difficili causate dalle emissioni delle navi: in alcune zone, i residenti segnalano la fuliggine sui balconi e sulle finestre di casa. Vogliono capire e sapere.

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Per valutare la qualità dell’aria sono stati utilizzati dei campionatori passivi Radiello, piccoli dispositivi facilmente installabili su balconi e finestre, collocati nelle abitazioni di sei famiglie del quartiere. In una nota che ci  ha trasmesso Enzo Tortello, ricercatore e attivista in prima fila su questi temi, si leggono i risultati. Nei palazzi a meno di 500 metri dalle banchine, i valori medi settimanali di biossido di azoto (NO₂) oscillavano tra 30 e 34 µg/m³.

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A distanze superiori, oltre i 600 metri, le concentrazioni scendevano leggermente, ma restavano comunque alte (22–25 µg/m³). In un caso, in via Dino Col, si è arrivati a 46 µg/m³ sul balcone e nella stanza accanto. Un valore molto vicino al limite giornaliero di 50 µg/m³ stabilito dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria (UE 2024/2881), che dovrà essere rispettato a partire dal 2030.

I cittadini e l’autovalutazione

Il comitato nel suo report evidenzia che «Le stazioni di monitoraggio istituzionali non riescono a fotografare l’esposizione reale delle famiglie che abitano a ridosso delle navi — spiegano i rappresentanti della Rete di San Teodoro —. Esporsi quotidianamente a concentrazioni elevate di NO₂ significa aumentare il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari».

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Una protesta del comitato No Fumi di Genova, altra città interessata dal fenomeno

Il lavoro di citizien science, la denuncia ma i cittadini fanno anche delle proposte alle istituzioni. In particolare il comitato chiede che quartieri come San Teodoro vengano riconosciuti come zone vulnerabili, da monitorare con maggiore attenzione e da proteggere attraverso misure concrete: l’elettrificazione delle banchine per ridurre le emissioni a navi ferme, il rinnovamento delle flotte navali con motori meno inquinanti; incentivi al trasporto pubblico; politiche urbane integrate capaci di ridurre l’impatto combinato del traffico stradale e delle attività portuali.

L’elettrificazione delle banchine è in corso, ma Trump rema contro sui carburanti inquinanti

Come siamo messi? In teoria entro agosto 2026 – la data è stata prorogata – saranno collaudati i sistemi di cold ironing ovvero l’elettrificazione  delle banchine. In questo modo le navi ormeggiate si alimenteranno da terra spegnendo i generatori. Un’azione decisiva per abbattere le emissioni locali. Ma il cold ironing funziona a nave ferma, deve essere adattata, mentre manovre  in porto e navigazione sono alimentate da carburante per niente pulito. E purtroppo la geopolitica internazionale influenzata dal negazionismo di Trump frena sulla transizione ecologica come abbiamo documentato recentemente (leggi).

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Donald Trump contro il piano dell’Imo per decarbonizzare le navi

Il lavoro delle sentinelle è stato meticoloso come hanno scritto in questi giorni a commento delle vendite di alcune navi da parte di Moby.  «La Moby Wonder, per sessantadue volte è stata sorpresa emettere fumi scuri di durata superiore a quattro minuti, contabilizzando altrettante violazioni della regola 6, del Genoa Blue Agreement sottoscritto dal loro armatore».

Questa iniziativa dal basso mostra come la partecipazione dei cittadini possa diventare uno strumento fondamentale per colmare i vuoti del monitoraggio ufficiale e rendere visibile ciò che molti, a Genova, respirano ogni giorno. C’è da capire se l’ultimo miglio, il recepimento delle istanze, arrivi in porto, ovvero negli uffici della politica.

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Visualizza commenti (2)
  1. Federico Valerio

    L’automonitoraggio del biossido di azoto si e’ esteso ad altri quartieri genovesi non monitorati da ARPAL : Cornigliano, Sampierdarena, Lagaccio. Alla fine di novembre saranno divulgati e discussi i risultati.

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