Anche gli industriali sardi bocciano il metanodotto: blocca lo sviluppo

sardi metanodotto

Mentre gli ambientalisti paesaggisti sardi tacciono sul metanodotto e si sentono solo quando si parla di rinnovabili, gli industriali non fanno sconti: l’infrastruttura targata  Snam in Sardegna non convince. La bocciatura è netta. Nessun compromesso, nessuna ambiguità. Il consorzio industriale di Oristano lo dice senza giri di parole: «Ci sono criticità nel progetto di metanizzazione della Sardegna». È il titolo che campeggia sul loro sito, più che una semplice nota tecnica: è una presa di posizione chiara contro un progetto che rischia di compromettere lo sviluppo industriale e portuale dell’area.

Pubblicato in Gazzetta il decreto, il progetto non convince gli imprenditori

Nei giorni scorsi è stato pubblicato in gazzetta ufficiale il Dpcm per la metanizzazione della Sardegna. Atto che individua nel porto di Oristano la collocazione della FSRU (Floating Storage and Regasification Unit) destinata allo stoccaggio e alla rigassificazione del metano liquido (GNL) ed il punto di partenza della dorsale sud del metanodotto.

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Una veduta dell’area industriale di Oristano

Gli imprenditori del Consorzio Industriale Provinciale Oristanese (CIPOR) bocciano il piano. «Continuiamo ad esprimere forte preoccupazione per i contenuti del progetto esistente che riguardano l’area industriale». Sul banco degli imputati Snam. Ignorate «le ripetute segnalazioni e le dettagliate osservazioni tecniche trasmesse a SNAM e agli enti competenti sin da gennaio del 2018, Il CIPOR non ha ancora ricevuto alcuna risposta ufficiale».

La Sardegna brucia, ma il bersaglio sono le rinnovabili

 

Eppure la prosopopea e la retorica facile degli anti rinnovabili si è alimentata nel denunciare il mancato coinvolgimento della popolazione. E qui sono ampiamente assenti, svaniti. E gli industriali proprietari dell’area ignorati.

I problemi della dorsale e i danni ambientali

Vediamo le conseguenze negative del progetto SNAM – ENURA: «Comporta gravi interferenze con infrastrutture esistenti e programmate, andando a limitare pesantemente le potenzialità di espansione del sistema portuale-industriale. Queste scelte progettuali impedirebbero l’utilizzo di spazi destinati a nuovi insediamenti produttivi». Utilizzando la grammatica degli indignati contro pannelli e pale eoliche si tratterebbe di vero e proprio colonialismo. Eppure nessun blocco stradale, quelli li hanno riservati a bloccare le pale.

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Nell’area industriale di Oristano l’impatto negativo della dorsale

Le criticità progettuali sono state segnalate da oltre 7 anni. Zero risposte e c’è «profonda preoccupazione per le ricadute che le attuali scelte potrebbero avere sul futuro dello sviluppo economico e infrastrutturale dell’area industriale e del porto di Oristano». Viene contestata anche  la collocazione della FSRU in porto  «per i possibili impatti sulla salute e sull’ambiente circostante e che, come dimostrano i casi di altri porti italiani ed europei, può introdurre restrizioni significative alla navigazione e alle attività portuali, soprattutto durante le fasi di carico e rifornimento della nave rigassificatrice, con conseguenti danni economici per gli operatori e rischi per la sicurezza e la continuità dei traffici». Altro che pale eoliche.

La denuncia degli industriali: «Manca il confronto»

«Non possiamo accettare che decisioni di tale impatto sul futuro del territorio vengano assunte senza un reale confronto con chi conosce e gestisce l’area industriale». Sono le parole del presidente del CIPOR, Gianluigi Carta. «Il progetto di metanizzazione deve rappresentare un’opportunità per la Sardegna e non trasformarsi in un ulteriore vincolo per l’area».

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I movimenti sardi sono completamente contrari alle rinnovabili come si legge nello striscione

Al di là delle contestazioni puntuali del Consorzio, certamente non ideologiche, ci sarebbe da valutare l’utilità stessa della metanizzazione in una regione che può produrre una parte significativa dell’energia da vento e sole. E che arriva per ultima a investire miliardi sul  metano, quando l’Italia e l’Europa hanno già stabilito di abbandonarlo entro il 2050 al massimo.

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  1. sarebbe interessante anche conoscere a quante utenze il gas sarebbe poi utile/insostituibile, e anche considerando i prezzi che ha ormai il gas (qui poi arriva come GNL) una azienda potrebbe trovare non conveniente usarlo se può elettrificare e se i costi della corrente elettrica scenderanno

    cioè, togliamo le abitazioni, che sono facili da elettrificare (in Sardegna poi volendo per scaldare bastano anche gli split a muro aria-aria al posto di pompe di calore collegate a termosifoni o pavimenti con tubazioni ad acqua)

    togliamo le utenze industriali che non usano più di 200 °C (temperature a cui arrivano le pompe di calore industriali a doppio stadio), e togliamo le aziende che anche se scaldano di più, possono farlo anche con forni elettrici

    rimane ? qualche industria che necessita di 1500°C ? 3 aziende? 2 aziende ? probabile si spenderebbe meno a sovvenziargli l’uso un po’ di biocombustibili (da fermentazione) o elettro-combustibili ( da idrolisi dell’acqua), finché non scendono di prezzo, invece che scavare le trincee e le aree di rispetto in superficie per i metanodotti e mettere davanti ai porti 1 o 2 navi rigassificatrici

    cioè se i metanodotti li allestiscono per il 2027, e smettono di usarli nel 2035 (perché il differenziale di costo con le rinnovabili aumenterà ancora), è un bello sfondone finanziario per lo Stato, e all’isola regalano le striscie di rispetto in superficie dei metanodotti

  2. la cosa peggiore è che, proseguendo a tutta forza sulla “gassificazione” di tutte le centrali termoelettriche del paese anziché puntare su F.E.R. / B.E.S.S. stiamo costruendo l’autostrada per la totale perdita di competitività della nazione mentre altre ci stanno superando veloci sulla corsia dell’energia rinnovabile ed a basso costo (non solo pulita.. ma soprattutto ECONOMICA). Già fabbriche Stellantis producono FIAT in Africa; a breve invertiremo i flussi dei barconi di migranti 🚣🏼🚣🏼🚣🏼

  3. È una follia! Avrebbero a disposizione energia del loro territorio a bassissimo costo e invece come piano energetico regionale puntano su una fonte energetica a finire e da importare da paesi esteri dove saranno loro a dettare il prezzo!! Almeno facessero un idrogenodotto.

    1. secondo qualche ricercatore, il Sud Italia e la Spagna saranno i primi a produrre localmente Idrogeno a prezzi competitivi, prima degli altri in europa, grazie alla presenza combinata di fotovoltaico ed eolico

      e quando l’idrogeno non devi trasportarlo, ma lo usi sul posto, con l’impianto nell’area industriale, il prezzo rimane simile al prezzo di produzione, cioè non sale molto

      1. Si perché per produrre idrogeno verde da elettrolisi serve una enorme quantità di energia (circa 60kwh per 1kg H2 che contiene 33kwh, prima della conversione nelle celle a combustibile per produrre corrente) che ha senso se prodotta da fonti a emissioni di CO2 nulle. Chi ha così tanta disponibilità di energia dal sole e vento sono i paesi del sud. E torniamo sempre al punto di partenza. Finché non installi rinnovabili non ti apri a nuove possibilità.
        H2 è vantaggioso solo per lo stoccaggio e/o utilizzo in settori cosiddetti hard to abate. Per tutto il resto l’uso diretto della energia e. è di gran lunga più efficiente.

        1. infatti, e se ho capito:
          idrogeno lo fai con gli elettrolizzatori; se li attivi solo (o quasi) quando c’è esubero di energia rinnovabili, l’energia in ingresso ha un costo quasi zero, però hai anche una quota di costo di investimento e gestione dell’eletrolizzatore, e questo scende se puoi farlo andare molte ore in un anno

          se hai il fotovoltaico, magari hai 800 ore anno di esubero energia; se hai l’eolico, magari hai esuberi per 1000 ore anno; se hai entrambi, come al sud italia, in un anno potrebbero esserci localmente 1500 ore di esubero energia buone per far andare più spesso l’elettrolizzatore ( e/o un dissalatore per fare acqua dolce)

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