Il tema è il rischio di incendi nelle auto elettriche; l’autore è il nostro super ingegner Ivone Benfatto. Chiamato in causa dal nostro più assiduo commentatore, Damiano, Ivone prende spunto da una storia personale segnalata a Vaielettrico nel 2022 con la batteria della sua Hyundai Kona, poi sostituita dopo oltre cinque mesi di fermo. Ora ha raccolto nuovi elementi, documentazione ufficiale e una domanda interessante: quanto può fare davvero il BMS per intercettare per tempo un problema della batteria ed evitare conseguenze più serie?
Cade a fagiolo un accadimento di ieri, in Cina (qui sotto il Video). Un crossover completamente elettrico Zeekr 7X ha preso fuoco mentre era parcheggiato vicino a una stazione di ricarica, ma non collegato alla colonnina. Stando al comunicato del costruttore il veicolo era stato coinvolto in una grave collisione ma non era stato revisionato nè riparato in nessun centro di assistenza ufficiale Zeekr.
di Ivone Benfatto
Qualche giorno fa, commentando su Vaielettrico un articolo dedicato agli incendi delle automobili, ho ricordato che, tra le auto che ho posseduto, tre sono state interessate per motivi diversi da problemi potenzialmente collegati al rischio incendio: due vetture a benzina e, più recentemente, la mia Hyundai Kona elettrica. Nel 2022 inviai due articoli a Vaielettrico raccontando come dopo circa cinque mesi e mezzo di fermo, la batteria di trazione da 64 kWh venne sostituita integralmente.
Ma c’è un aspetto di quella vicenda che allora conoscevo solo in parte e sul quale, a distanza di qualche anno, vale la pena tornare.
La mia Kona non era tra quelle richiamate per la batteria
La mia Kona era stata immatricolata a fine luglio 2020 e sull’etichetta della batteria avevo trovato come data di assemblaggio e collaudo il 15 maggio 2020.
Quando Hyundai avviò la campagna di sostituzione delle batterie interessate dal rischio incendio, la mia auto non risultò compresa. Lo verificai anche direttamente con Hyundai quando, successivamente, chiesi di beneficiare dell’estensione della garanzia concessa ai proprietari delle vetture richiamate: mi fu risposto che la mia Kona non faceva parte di quella campagna.
Quindi, ufficialmente, la batteria della mia auto non venne richiamata per rischio incendio.
Ma nel gennaio 2021 era stato aggiornato il BMS
Qualche mese prima del guasto, nel gennaio 2021, avevo però ricevuto una comunicazione Hyundai e portato la vettura in officina per un aggiornamento software che comprendeva anche il BMS, Battery Management System, cioè il sistema che controlla e sorveglia la batteria.
All’epoca non conoscevo nel dettaglio lo scopo di quell’intervento. Oggi abbiamo però a disposizione un documento molto interessante depositato da Hyundai presso la NHTSA, l’agenzia federale statunitense per la sicurezza stradale.
Nella cronologia tecnica del richiamo della Kona Electric, Hyundai riferisce che già nel marzo 2020 era stata avviata a livello mondiale una campagna per aggiornare il software del BMS, con l’obiettivo di consentire l’individuazione automatica e precoce di anomalie della batteria agli ioni di litio anche quando il veicolo era parcheggiato. L’aggiornamento era stato sviluppato insieme al fornitore delle celle come ulteriore misura fail-safe.
Ma c’è un passaggio ancora più interessante.
Hyundai riferisce di avere continuato ad analizzare gli incendi verificatisi sulle Kona e di avere studiato gli effetti di cortocircuiti elettrici all’interno della batteria. Pur non riuscendo a riprodurre sperimentalmente le condizioni esatte che avevano provocato gli incendi reali, Hyundai verificò che il software BMS introdotto con la precedente campagna era in grado di riconoscere l’insorgere di un cortocircuito interno, accendere una spia di allarme e limitare la potenza del veicolo fino alla cancellazione del codice diagnostico.
Fonte: NHTSA – Part 573 Safety Recall Report 20V-630.
Questo elemento, a mio avviso, è particolarmente importante per capire ciò che sarebbe poi accaduto alla mia auto.

Qui comincia invece la mia interpretazione
Sottolineo molto chiaramente che quanto segue è una mia personale interpretazione della successione degli eventi e non un’affermazione di Hyundai.
La mia impressione è che, in quella prima fase, Hyundai abbia cercato di affrontare il problema anche attraverso una migliore capacità diagnostica del BMS, in modo da individuare le batterie che manifestavano anomalie senza dover necessariamente sostituire preventivamente tutte le batterie potenzialmente interessate.
Dal punto di vista tecnico, mi sembra un approccio comprensibile: se il BMS riesce a riconoscere precocemente una condizione anomala a livello delle celle, può mettere il veicolo in sicurezza e consentire di intervenire sulla batteria interessata.
Ripeto però che questa è la mia interpretazione personale, basata sulla cronologia degli avvenimenti e sulla documentazione tecnica oggi disponibile. Non ho trovato un documento Hyundai nel quale la Casa dichiari esplicitamente che l’aggiornamento software fosse stato introdotto allo scopo di evitare una sostituzione generalizzata delle batterie.
E, naturalmente, se qualche specialista Hyundai ritenesse che la mia interpretazione non sia corretta o volesse fornire ulteriori dettagli tecnici, può scrivere a Vaielettrico: sarò molto interessato e felice di leggere la sua versione dei fatti.
Quelle strane pause durante la ricarica
Dopo l’aggiornamento del BMS avevo inoltre notato un comportamento che non ricordavo di avere osservato in precedenza. Durante la ricarica, arrivata intorno all’80% di SOC, l’auto riduceva per circa un minuto la potenza assorbita a valori molto bassi, dell’ordine di qualche centinaio di watt. Poi la ricarica riprendeva. Qualcosa di analogo accadeva intorno al 90%.
Queste pause avevano anche una conseguenza pratica piuttosto curiosa. In alcune occasioni mi è capitato che il caricatore HPC interpretasse quel forte calo della potenza assorbita come la conclusione della ricarica e terminasse quindi automaticamente la sessione all’80% o al 90%. Non si trattava comunque di un blocco dell’auto: era sufficiente avviare una nuova sessione e la ricarica ripartiva normalmente.
All’epoca, sui forum francesi dedicati alle auto elettriche, alcuni proprietari di Kona avevano notato lo stesso fenomeno. Una delle spiegazioni ipotizzate era che il BMS utilizzasse quelle pause per lasciare stabilizzare le celle e misurarne con maggiore precisione le tensioni, alla ricerca di eventuali anomalie.
Anche in questo caso, però, non ho trovato una documentazione Hyundai che confermi questa specifica spiegazione. La riporto quindi per quello che è: un’ipotesi tecnica discussa allora tra gli utilizzatori, non un fatto accertato.

Poi, nell’ottobre 2021, qualcosa accadde davvero
Nell’ottobre 2021, durante una ricarica presso una stazione Ionity sull’autostrada A8 in Francia, la ricarica della mia Kona si interruppe.
Accesa l’auto, sul cruscotto comparve il triangolo giallo di allarme. La batteria indicava circa il 79% di carica, ma la vettura non accettava né il comando di marcia avanti né quello di retromarcia.
Carro attrezzi, officina Hyundai e, dopo la diagnosi, il verdetto: la batteria di trazione doveva essere sostituita integralmente. Dopo circa cinque mesi e mezzo di fermo, ricevetti una batteria nuova.
Aggiungo un ultimo aggiornamento, questa volta molto recente. Oggi la Kona è utilizzata da mia figlia, dovrebbe essere ormai vicina ai 100.000 km e continua ad andare molto bene.
E oggi? Quasi 100.000 km e un nuovo richiamo sul BMS
Recentemente è arrivata da Hyundai una nuova lettera di richiamo per aggiornare di nuovo il BMS.
La motivazione indicata nella lettera è particolarmente interessante alla luce della storia che ho raccontato. Hyundai scrive che, su alcuni modelli KONA EV, un difetto interno della batteria ad alta tensione potrebbe non essere rilevato abbastanza rapidamente da prevenire un surriscaldamento. Per questo la campagna prevede l’ispezione della batteria ad alta tensione e, se necessario, un aggiornamento del sistema elettronico di gestione della batteria. La campagna indicata da Hyundai France è la 61D004V2. (qui la riproduzione della lettera)
Trovo interessante che, a distanza di circa cinque anni dal primo aggiornamento del BMS ricevuto dalla mia Kona e dopo la sostituzione completa della batteria di trazione, Hyundai continui a intervenire sulla capacità del sistema di gestione della batteria di individuare tempestivamente eventuali anomalie interne.
Anche qui è importante non trarre conclusioni che la documentazione non consente: non sto affermando che il problema oggetto del richiamo del 2026 sia lo stesso che interessò la mia batteria nel 2021, né che riguardi le stesse celle o la stessa causa fisica. La lettera che ho ricevuto non permette di stabilirlo.
Mi sembra però un ulteriore esempio concreto di quanto, in un’auto elettrica, il BMS non serva soltanto a gestire stato di carica, ricarica e potenza, ma svolga anche una funzione di protezione della batteria, la cui capacità diagnostica può essere migliorata attraverso aggiornamenti software anche molti anni dopo la produzione dell’auto.
Il BMS mi ha evitato un incendio?
Naturalmente non posso affermarlo.
Non posso sapere che cosa sarebbe successo se il sistema di controllo non fosse intervenuto. Non posso nemmeno dimostrare che l’anomalia riscontrata sulla mia batteria fosse dello stesso tipo di quelle che avevano provocato gli incendi sulle altre Kona.
Incendi auto elettriche/Cosa ne sanno le case (e cosa fanno)?
C’è però oggi un elemento tecnico che all’epoca non conoscevo: Hyundai aveva verificato che quella logica BMS fosse in grado di rilevare precocemente l’insorgere di un cortocircuito interno, segnalare il problema al conducente e limitare il funzionamento della vettura.
Nel mio caso accadde qualcosa di perfettamente coerente, dal punto di vista funzionale, con ciò che ci si aspetta da un sistema di sicurezza: durante la ricarica venne rilevata un’anomalia, la vettura segnalò il guasto e mi impedì di continuare a guidare. Successivamente l’officina stabilì che la batteria doveva essere sostituita. Per questo, pur non potendo dimostrarlo, personalmente ritengo che il BMS abbia fatto il suo dovere e possa aver impedito che il problema evolvesse verso conseguenze più gravi.
La controprova sarebbe sapere che cosa sarebbe accaduto lasciando evolvere il guasto senza l’intervento del sistema di protezione. In altre parole, per poter affermare con certezza che il BMS mi abbia evitato un incendio avrei bisogno… dell’incendio.
E sono molto contento di non avere quella controprova.
Riferimenti
- NHTSA – Part 573 Safety Recall Report 20V-630
- Hyundai – Kona EV Recall Presentation, 24 febbraio 2021
- Hyundai Motor France – Campagne de rappel 61D004V2, lettera del 28 maggio 2026




Ps: per la cronaca anch’io possiedo una Kona del 2020, due aggirnamenti alle spalle ma senza sostituzione della batteria. Anch’essa con 100mila km, e risultante apparentemente (e miracolosamente direi) ancora con il SOH al 100%! Mah…
Mah, l’impressione e’ sempre quella che il cliente sia in fondo solo una cavia, un beta tester … e che le autorita’ poste a governare il processo facciano ben poco quantomeno per costringere le case costruttrici ad un po piu’ di trasparenza.
Anche se non mi riferisco specificatamente a Hyundai ne al settore auto nello specifico.
Inoltre chi mi assicura e mi tutela dall’evenienza che la casa costruttrice, modificando il software in fase di richiamo, non modifichi in modo rilevante alcune caratteristiche tecniche del veicolo? Chesso, se prima ci metteva 40 min per caricarsi ora ce ne mette 60? Oppure limiti (di nascosto) la capacita’ della batteria? O il range operativo, o la potenza che puo’ erogare? Insomma, il mio timore e’ che questi “aggiornamenti” o i richiami possano in alcuni casi in realta’ modificare (in negativo) le caratteristiche tecniche che il veicolo possedeva al momento dell’acquisto, senza che vengano a dirtelo e senza che gli enti preposti obblighino i produttori a dirtelo.
A volte invidio la rapidità e anche l’ efficacia degli enti regolatori cinesi nell’ imporre caratteristiche di sicurezza, standard e garanzie ai produttori cinesi…che per fortuna incidono indirettamente anche sui modelli europei almeno in parte (difficile differenziare eccessivamente tecnologie e dotazioni tra i diversi mercati continentali quando si hanno scale produzione più piccole, almeno nel settore BEV / NEV
Quanto alla tua sensazione di essere una cavia involontariamente… posso confermare che l’ ho avuta spesso pure io… Soprattutto negli ultimi anni..le ultime 3 auto turboDiesel mi sono state “aggiornate” anche più volte , modificando pesantemente sia il comportamento di motore (e cambio, con quelle automatiche) che nel comportamento di alcuni accessori, ADAS in particolare…
in totale assenza di informazioni preliminari (anche sintetiche, giusto per chiarire le motivazioni..e gli eventuali effetti migliorativi attesi) e Senza alcun changelog a disposizione dei tecnici d’officina.
In particolare ho subito un discreto peggioramento delle prestazioni del motore (e del cambio quando automatico) e dei consumi nelle ultime due auto (europee ) sicuramente per questioni legate al DieselGate pur non essendo tra i marchi ” nel mirino ”
Sono convinto che in Europa (ed Italia) stiano circolando molte migliaia di auto ancora lontane dai valori omologazione WLTP (perché ancora con defeatdevice operativi e mai rimossi -se non aggiornate – e mai rilevati nei processi di revisione ministeriale periodica (che per altro non tolgono di circolazione neppure quelle palesemente “taroccate” con EPROM modificate…come si vede pure ad occhio guardando cosa esce dai tubi di scarico 😱☠️ di molte stufe a ruota in giro nelle nostre strade).
Caro Yoshke, lo scenario che lei descrive è certamente possibile: del resto, il noto scandalo delle emissioni dei motori diesel ha già dimostrato che anche grandi costruttori possono adottare comportamenti scorretti per alterare il risultato delle prove.
Tuttavia sono abbastanza ottimista e ritengo poco probabile che un costruttore possa oggi ridurre di nascosto, tramite un aggiornamento software, prestazioni importanti di un’auto elettrica per due motivi.
Il primo è che, a mia conoscenza, ci sono già stati almeno un paio di casi in cui alcuni costruttori hanno modificato il software riducendo temporaneamente determinate prestazioni del veicolo. In entrambi i casi, però, i proprietari furono informati e vennero spiegate le ragioni della modifica. Per brevità non entro nei dettagli di episodi che avevo letto qualche tempo fa.
Il secondo motivo è forse ancora più importante: tra i proprietari di auto elettriche ci sono parecchi “smanettoni” che controllano curve di ricarica, capacità utilizzabile della batteria, potenza, consumi e tanti altri parametri. Per avere un’idea del livello di dettaglio a cui possono arrivare, basta dare un’occhiata al sito/forum tedesco TFF, Tesla Fahrer und Freunde, dove si trovano moltissime informazioni tecniche raccolte e confrontate dagli utenti sulle prestazioni delle Tesla. Siti e comunità analoghe esistono anche per altri marchi.
Una modifica significativa effettuata senza informare i clienti, prima o poi, verrebbe quindi probabilmente scoperta. E attraverso forum e social network la notizia si diffonderebbe molto rapidamente, con un danno di credibilità per il costruttore e, potenzialmente, anche il rischio di azioni legali collettive.
Quindi condivido la sua richiesta di maggiore trasparenza, ma credo anche che oggi sarebbe piuttosto difficile far passare inosservata una modifica importante delle caratteristiche del veicolo.
Beati quelli che hanno comprato/compreranno auto cinesi dal 1 luglio di quest’anno
una nuova normativa cinese è in vigore :
“dal 1° luglio 2026 batterie obbligate a non incendiarsi né esplodere”
Ciao Nello… Forse sarà meglio attendere ancora qualche mese (direi fine 1º trimestre 2027) altrimenti si acquistano modelli di stock My26 ancora non aggiornati… Occorrono alcune settimane (specie con problemi di navigazione attuali) per ricevere le mega-navi RoRo dalla Cina…
Intanto io attendo il ritorno dei principali comandi “fisici” , le maniglie a scomparsa comandabili anche Senza alimentazione elettrica…ed ovviamente le ultime novità in tema di motortrain e batterie 😉
SI certo ben vengano nuove garanzie oltre alla semplice “x anni o xxxmila km”, ma ci dovrebbero garantire anche altro ancora, ad es il nr minimo di cicli, o che i tempi di ricarica si mantengano, che si mantenga anche l’efficienza della ricarica, che si mantenga la potenza erogata, che arrivata ad es al 20% non provochi ad es lo spegnimento della vettura come accadeva al mio cellulare finche’ non ho fatto sostituire la sua batteria decrepita 🙂
E ancora altro: i costruttori dovrebbero essere obbligati a garantire la riparabilita’ e la sostituibilita’ della batteria di trazione con batterie anche di riparatori o produttori terzi (che ovviam dovrebbero essere messi nelle condizioni di avere dalla casa costruttrice il necessaire per poterlo fare):
ovvero in modo analogo a quello che si puo’ fare con la batteria al piombo 12V o … con le batterie di “trazione” della macchinina radiocomandata di mio figlio (dove sono libero di mettere le duracell piuttosto che le varta o le pincopalla)!!
Ottimista…
Se, come credo, la nuova normativa cinese è valida solo in Cina, le batterie non più conformi rimanenti finiranno sulle auto da esportazione per molti, molti mesi ancora.
Nulla impedisce all’ Europa di autorizzare gli insediamenti produttivi di modelli già rispondenti alle più sicure normative internazionali…anche se cinesi (che son già sviluppate..e su mercati enormi)
Un po’ sfigato però eh… 3 auto coinvolte con problemi di incendio quando la % è bassissima sia per il termico che tanto più per l’elettrico.
Innanzitutto un sentito ringraziamento ad @Ivone Benfatto che ha realizzato questo interessantissimo reportage ed alla Redazione che lo ha pubblicato.
Non sarà facile avere dichiarazioni ufficiali dalla Casa costruttrice interessata per riscontrare le ipotesi di Ivone vhe però sono altamente plausibili.
Le moderne autovetture sono sempre più dominate da centraline , sensori, software e prossimamente pure da Intelligenza Artificiale a bordo che si occuperà di gestire tutte le funzioni e trasmettere dei dati già analizzati a bordo per suggerire prossimi aggiornamenti a componenti e software di controllo.
Questo è sia fonte di preoccupazioni che di pregi; partendo da questi si può avere una vettura che nel corso degli anni può anche migliorare e non di poco nelle sue caratteristiche (consumi/autonomia migliore, tempi di ricarica più celeri e stabili anche a temperature critiche…) ma è pure un piccolo rischio se il reparto che se ne è occupato non ha potuto eseguire tutti i test di verifica (con i vari set componenti le possibili varianti prodotte) e di durata adeguata.
Altra piccola “preoccupazione” è la necessaria perdita di privacy delle vetture connesse che per questioni di sicurezza e sviluppo prodotto dovranno trasmettere con grande frequenza sia dati telemetrici che anche qualche dato su come usiamo la vettura ed i dispositivi di bordo…
La ricostruzione di Ivone mostra anche che le case produttrici più serie seguono i propri modelli nel tempo, e grazie anche al rapporto costante con le officine autorizzate possono fare verifiche con tecnici specializzati oppure fare miglioramenti anche con dati ricevuti OTA e distribuiti rapidamente a tutte le vetture connesse.
Io trovo importante acquistare veicoli con buona diffusione proprio perché i tanti esemplari circolanti (ed in tante e differenti condizioni d’uso) consentono grandi basi dati su cui lavorare per eseguire aggiornamenti piccoli o grandi, rimediando anche a rischi incendio o incidente.
Ciò che mi auguro è che le grandi possibilità che offre l’ introduzione di S.W. diagnostica a bordo con I.A. siano accuratamente perimetrare e messe anche in sicurezza contro eventuali “intrusioni” dall’ esterno per impedire malevole alterazioni o anche semplice furto dati …anche degli utilizzatori, visto che possiamo e sempre più potremo gestire tanto aspetti della vita familiare e lavorativa a bordo.
Un saluto ad Ivone ed alla Redazione e ..buone ferie a tutti 👋👋
Buongiorno Ivonne,
interessante.. e trovo bella e compatta la Kona prima generazione
sembra una spiegazione ragionevole, sfruttare il miglioramento del software di monitoraggio invece di avere più rischi di incendi (che poi rovinano la reputazione di un marchio) oppure doversi sobbarcare richiami estesi a lotti molto grandi di veicoli, specie con celle batterie NCM del 2020 (se ricordo 2017-2018-2019-2020 erano annate di produzione con grandi richiami di celle batterie coreane e anche alcune CATL), un paio di generazioni meno mature di quelle di oggi
è un pò che non faccio più questa ricerca di statistiche, ma immagino che tra software BMS e celle migliori le statistiche di incendi sui veicoli successivi siano scesi parecchio, e scenderanno ancora con le normative in applicazione quest’anno dai costruttori in Cina
se ricordo c’erano pubblicazioni che proponevano piccole pause durante le ricariche rapide per ridurre formazione di dendriti o rischio di placcatura permanente degli elettrodi delle celle (= invecchiamento con perdità di capacità), ma quelle piccole pause che citi sembrano più come dici tu un momento di test diagnostico
Una delle “fortune” delle auto elettriche e fortemente digitalizzate è che possono fornire enormi moli di dati da elaborare per comprendere la reale natura di un malfunzionamento o vero e proprio guasto.
Fino a poco tempo fa nelle officine i tecnici potevano fare delle “diagnosi di massima” leggendo alcuni parametri ed avere delle indicazioni di massima sul componente (HW e/o SW ) che lo causava, il più delle volte veniva seguita una procedura di sostituzione di uno o più componenti ritenuti “guasti” cui seguiva talvolta l’ eventuale aggiornamento di SW all’ ultima release disponibile…. Tutto ciò non portava spesso alla risoluzione del problema… talvolta ne poteva causare pure altri…
Con la maggior comprensione dei fenomeni elettrochimici delle batterie, dell’ influenza di istruzioni SW (su misurazioni corrente e tempi , interazioni ambientali o con altri dispositivi) si arriva più rapidamente a comprendere come e dove intervenire per limitare o annullare le cause di rischio ad esempio, come ipotizzato da Ivone, inserendo pause avvertibili anche dall’ utente nella ricarica per dar più tempo al BMS di verificare calore e voltaggio raggiunto da gruppi di celle per modificare l’ assorbimento a valori più accettabili in sicurezza, altre volte magari ritarare in modo meno prudenziale e più performante quelli messi in commercio con impostazioni conservative…quando poi le statistiche riportano totale assenze di inconvenienti negli anni..
PS in Cina ci sono state polemiche su valori dichiarati da BYD e alcuni tecnici/influencer sui valori dichiarato per le nuove batterie ad altissima velocità
https://carnewschina.com/2026/08/10/china-names-blogger-in-national-enforcement-case-over-byd-blade-battery-2-0-dispute/
ci sono anche altri articoli su ricostruzione di fenomeni legati ai processi di ricarica…
Comunque è un mondo in rapidissima evoluzione…
Spero solo che la corsa a primeggiare non faccia perdere di vista il primario obiettivo di sicurezza…