Sui cavi tagliati in Sicilia arriva una buona notizia: Tesla ha ripristinato le sue colonnine in due soli giorni, riportando in servizio i punti colpiti. Subito dopo, però, quella cattiva: gli altri operatori non sono ancora intervenuti. Gli e‑drivers siciliani — e non solo, visto che il fenomeno dei furti si sta allargando in tutto il Paese — sono stremati, esasperati e furiosi. Al punto da inviare una PEC a Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, chiedendo un intervento per tutelare un’infrastruttura ormai sotto attacco sistematico. La missiva, per ora, non ha ricevuto risposta. Vedremo se e quando arriverà.
Perché Tesla ripara e gli altri no?
La domanda non è banale, perché riattivare le colonnine non significa solo ripristinare un servizio vitale: è anche un messaggio politico e industriale molto chiaro. Significa dire agli utenti: siamo con voi. E questo, in un sistema ancora fragile — dove i problemi esistono anche senza i vandali: prese non attive, tariffe elevate, funzionamento non sempre puntuale — non è un dettaglio.


In Sicilia Tesla è intervenuta subito. Gli altri operatori, al momento, no. E qui si apre la questione di fondo: Tesla non ha venduto solo un’auto, ma un ecosistema di mobilità elettrica, organizzato, presidiato e reattivo. È questa la differenza, e va ben oltre il caso siciliano.
Consiglio UE: meno burocrazia per le colonnine. E contro il furto dei cavi…
A segnalarci i cavi tranciati è stato Andrea Passanisi, proprietario di una Tesla, che ci ha inviato un’ampia documentazione fotografica. «Tesla ha immediatamente sostituito i cavi nei Supercharger; nelle altre colonnine fast il problema resta permanente», racconta.

Gli e-drivers chiamano in causa Salvini e il ministero dei trasporti
Gli assalti continuano e i ladri di rame agiscono con una sfrontatezza crescente. A Enna hanno tranciato i cavi perfino nella stazione di ricarica di fronte alla caserma della Guardia di Finanza. Nelle chat dei proprietari di auto elettriche cresce l’insofferenza: c’è chi teme di restare a piedi, chi rischia di perdere appuntamenti di lavoro, chi semplicemente non riesce più a pianificare gli spostamenti quotidiani.
Per cercare una soluzione, alcuni automobilisti hanno inviato una PEC al ministro dei Trasporti, chiedendo un intervento rapido per affrontare una situazione che — a loro giudizio — sta mettendo in seria difficoltà la mobilità elettrica in Sicilia.
Secondo gli autori della lettera, si tratta ormai di una vera emergenza sociale, che richiede un’azione istituzionale chiara e tempestiva. Al momento però sembra non sia ancora arrivata una risposta da Matteo Salvini.
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Driiin!
Scusi, lei taglia i cavi?
“..perchè nel caso le possiamo offrire uno stipendio per farlo a tempo pieno”
Formalmente corretto, ma kafkianamente surreale chiedere aiuto al supposto ispiratore morale, ideale, culturale, petrolchimico, come se lo stipendio che gli paghiamo servisse a garantirci strade senza buchi, tempi di percorrenza ferroviaria certi e assenza di caselli-pro-coda sulle autostrade.
Venendo ad altre notizie, ragazza segregata in casa a Kabul dai genitori, dopo l’arresto della polizia morale per l’osceno tentativo di iscriversi all’università indossando barba e baffi finti, si appella alla guida suprema serenissimo emiro Hibatullah Akhundzada, perché interceda nella sua vicenda e le consenta di studiare.
– tempi di percorrenza ferroviaria certi-
Perchè quando c’era lui, nemmeno i treni. Ricordiamolo.
Apprezzo l’ironia di entrambi