Da un lato in Italia ben 12 miliardi di euro di investimenti in impianti rinnovabili e sistemi di accumulo restano bloccati in attesa di connessione alla rete elettrica. Dall’altro Bruxelles e Ocse indicano nella transizione energetica una delle priorità per rafforzare competitività e sicurezza economica. Ma il Governo parla d’altro: di nucleare e di sconti sui carburanti fossili.
Caro energia, Meloni dribbla i paletti di Bruxelles con la deterrenza nucleare
Le previsioni diffuse dall’Ocse fotografano un Paese esposto agli shock energetici internazionali. Il Pil italiano dovrebbe fermarsi allo 0,5% nel 2026, mentre il rincaro dell’energia rischia di alimentare l’inflazione e di erodere i recenti recuperi dei salari reali. Una vulnerabilità che deriva soprattutto dalla persistente dipendenza dai combustibili fossili importati.
Il conto del gas continua a pesare sull’economia
L’Italia importa oltre il 90% del gas consumato e rimane una delle economie europee più sensibili alle oscillazioni dei mercati energetici globali. Non è un caso che l’Ocse abbia indicato tra i principali rischi per il Paese l’evoluzione delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che possono tradursi rapidamente in nuove impennate dei prezzi energetici.
Anche Bruxelles richiama l’attenzione sul tema. Le misure adottate contro il caro energia valgono oggi circa lo 0,1% del Pil, quota che potrebbe salire allo 0,3% in caso di proroga. Ma la Commissione europea mette in guardia dal ricorso a strumenti come la riduzione generalizzata delle accise sui carburanti, considerata fiscalmente costosa e poco efficace sul piano economico e sociale.
Dodici miliardi di rinnovabili in attesa di allaccio

Paradossalmente una parte importante della soluzione resta ferma ai cancelli della rete elettrica.
Secondo un rapporto realizzato da AFRY per Beyond Fossil Fuels, in Italia ci sono 12 miliardi di euro di progetti rinnovabili e sistemi di accumulo in attesa di essere collegati alle reti di distribuzione. Il problema riguarda soprattutto il fotovoltaico, che rappresenta circa l’80% delle richieste arretrate.
La crescita delle installazioni solari, delle pompe di calore, dei veicoli elettrici e delle nuove forme di autoconsumo sta mettendo sotto pressione infrastrutture progettate in un’epoca in cui l’energia fluiva in una sola direzione, dalle centrali ai consumatori.
La rete è diventata il vero collo di bottiglia
Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima prevede che entro il 2030 il 65% dell’elettricità italiana provenga da fonti rinnovabili. Tuttavia la velocità di sviluppo delle reti non sta seguendo quella degli investimenti.
A rallentare il processo sono sia limiti tecnici sia procedure autorizzative spesso lunghe e complesse. Cabine primarie, sottostazioni e infrastrutture digitali richiedono ammodernamenti che procedono con tempi incompatibili rispetto agli obiettivi della transizione.
Come evidenzia Michele Governatori di ECCO, non serve soltanto aumentare la capacità fisica delle reti. Occorre anche migliorare la digitalizzazione, il monitoraggio dei flussi energetici e la gestione della domanda, elementi sempre più centrali in un sistema elettrico basato su generazione distribuita e fonti rinnovabili.
CER e transizione: il rischio di perdere slancio
Le criticità non riguardano soltanto i grandi investimenti. Anche le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rischiano di essere penalizzate da un sistema che assegna priorità soprattutto alla rapidità burocratica dei progetti e non al loro valore sociale o territoriale.
Il risultato è che iniziative nate per ridurre le bollette di famiglie e imprese potrebbero restare ferme per mesi o anni in attesa di connessione.
Una situazione che appare in contrasto con le stesse raccomandazioni europee all’Italia. Tra le sei priorità indicate da Bruxelles figurano infatti l’accelerazione del Pnrr, il sostegno all’innovazione e soprattutto una decisa spinta alla transizione energetica.
La sfida non è installare più rinnovabili, ma farle funzionare
La lezione che emerge da questi dati è chiara. L’Italia non soffre di una carenza di investimenti nelle energie pulite. Gli investitori stanno rispondendo, i progetti esistono e le tecnologie sono disponibili.
Il vero nodo è infrastrutturale e regolatorio. Se la rete non verrà potenziata e digitalizzata con maggiore rapidità, il Paese rischia di continuare a pagare il prezzo della dipendenza dal gas proprio mentre cerca di uscirne. E con una crescita economica già vicina allo zero, ogni ritardo nella transizione energetica rischia di trasformarsi in un costo aggiuntivo per famiglie, imprese e competitività industriale.
- LEGGI anche: “Armaroli: «Sul nucleare più annunci che progetti: rinnovabili e accumuli le priorità»” e guarda il VIDEO


e se al potere arriva vannacci sarà ancora peggio visto che è platealmente contro il green deal…
Pale eoliche e fotovoltaico sono per lo più incompatibili con il paesaggio, salvo pannelli collocati su superfici già edificate quali lastrici solari purché non nei centri storici. Le foto propagandistiche e le varie denominazioni che richiamano il cosiddetto green, ossia il verde che in realtà vanno a devastare, servono semplicemente a manipolare l’opinione pubblica
Kendric/Angelorso/Albertone/Saverio etc etc
i vari mix energetici prospettati, prevedono o 90% o 100% rinnovabili, cioè in ogni caso avremo le rinnovabili in quantità simili; visti i prezzi del metano e le difficoltà dell’economia nazionale, rimandare come sta facendo questo governo ammanicato ENI, governo che io chiamo di Traditori della Patria, lo trovo da masochisti
al 2050 per elettrificate tutti i servizi con le rinnovabili servirà utilizzare circa lo 0,7 % del territorio, cioè quasi niente, mantenendo a prato le aree usate, senza cementificazione; e non è realistico ne conveniente pensare di usare soli i tetti, di cui solo una frazione è realmente adatta, calcoli che abbiamo già discusso altre volte; sui tetti si può mettere forse 1/3 del fotovoltaico che servirà
— a me non dispiacciano le pale eoliche, alla giusta distanza affinchè non siano “sopra” la testa, ma in “fianco” nell’orizzonte del paesaggio; infatti le linee guida prevedono una distanza dai centri abitati di almeno 6 diametri del rotore;
i nuovi parchi eolichi hanno pale più alte e potenti ma meno numerose e ben distanziare tra loro, evitando “effetto visivo selva” delle vecchie installazioni; l’occhio umano percepisce più i rapporti di proporzione che le grandezze assolute, così poche pale grandi all’orizzonte per paradosso sono meno invasive di quelle piccole con effetto selva; e penso metà dell’eolico lo metteremo in mare
— i campi fotovoltaici a terra moderni li trovo eleganti e belli, con pannelli di colore grigio scuro ambo i lati (non sono più blu davanti e bianchi dietro), e confini dell’area impegnata resi di proposito di forma geometrica irregolare, e spesso con intorno una siepe o una alberatura;
oggi hanno questi colori che ricordano la roccia o uno specchio d’acqua, così aiutano a comporre un mosaico di appezzamenti di terreni di colori naturali diversi, tra campi agricoli, aree boschive, strade etc
purtroppo (?) i campi fotovoltaici a terra spesso non sono visibili da terra, e neppure da vicino se hanno una siepe intorno.. la loro eleganza è apprezzabile solo dalle foto aeree.. chi commenta contro mi chiedo se faccia anche dei viaggi per l’italia o se guarda solo le foto aeree su internet delle installazioni, appunto foto scattate dall’aereo (dal drone con macchina fotografica)
A me capita settimanalmente di passare tra terreni coperti di piccoli impianti fotovoltaici ad inseguimento… non hanno la siepe ma quando sono orientati paralleli al terreno praticamente si notano appena…. di più ovviamente quando sono ruotati inclinati… ma il terreno sotto sta al riparo da usi distruttivi certi (capannoni, asfaltatura di strade) e quindi ottimo rifugio per piante, insetti ed animali selvatici; se uno ci mette un gregge… ci sta pacificamente.. concima il terreno e dopo 30 anni se si vuole togliere il fotovoltaico sarà pure migliore rispetto a prima, pronto agli usi agricoli in modo naturale, senza usare concimi chimici.
Sulle colline vicine (sempre in provincia di Pisa) ci sono tanti campi eolici sui crinali.. ovviamente non danno l’idea di vivere nel 1300.. ma di sicuro non sono brutti, inquinanti e tossici quanto gli impianti ENI della raffineria di Stagno (Livorno) la cui puzza si sente a km di distanza..
Nell’area industriale di Pontedera convivono pure diverse pale eoliche, ma francamente non sono certo brutte quanto i terreni industriali coperti da capannoni ed altri impianti….
In Versilia e nel pistoiese ci sono estensioni di serre per florovivaismo enormi, che da lontano si notano luccicare…. mai sentito nessuno dire che andavano eliminate perché brutte (belle certo non sono! ) e dannose per l’ambiente (quando tempeste di vento le scoperchiano portando brandelli di teli nei campi attorno… magari si), mentre i campi fotovoltaici sono scuri e non riflettenti per progettazione… ma innocua e silente presenza.. ci si abitua facilmente… Anche nella zona industriale vicino a Piombino sono sorti ultimamente impianti fotovoltaici abbastanza estesi, ma non peggiorano l’estetica rispetto ai capannoni delle acciaierie, anzi, almeno non son più presenti le ciminiere fumanti della vecchia centrale… che ha contaminato di idrocarburi tutto il sottosuolo.. di sicuro un brutto regalo per chi ci ha lavorato decenni .. e per i tanti residenti che si son respirati i fumi tossici… A pochi km da quell’area ci sono alcune spiagge meravigliose… sempre affollate di turisti stranieri e nazionali da aprile ad ottobre… non ricordo nessuno che si lamentava per il piccolo parco eolico quasi “sul mare”… i turisti scattano foto ricordo pure a quei “mulini”… Non mi pare che la Toscana all’estero sia nota negativamente per queste “orribili presenze” ma piuttosto conosciuta per aver difeso meglio di tante altre zone l’ambiente e chi ci vive … Certo ora ci sono progetti un po’ inquietanti in alcune zone, va fatta attenta selezione …. ma sempre meglio che veder spuntare giganteschi capannoni per centrali nucleari (pure gli SMR occupano diversi ettari… non son mica così piccoli come vogliono far credere i lobbisti che li difendono sui media) e loro depositi scorie (che dovremo costruire… visto che da 40 anni non sappiamo ancora dove mettere quelle da decommissioning ).
Questo commento è incompatibile con un cervello pensante vedi un po’!
e considera che fotovoltaico ed eolico utility-scale (grandi impianti), e impianto di accumulo di rete BESS a batteria e P.I. a pompaggio idroelettrico, non richiedono fondi pubblici, i soldi li mettono i privati, ma richiedono solo che il governo (e in parte anche le Regioni) sblocchino più autorizzazioni
eventuali fondi pubblici potrebbero (?) essere destinati a:
— potenziamento e digitalizzazione della rete elettrica, come suggerito nell’articolo
— accumuli gestiti da Terna, cioè affittati tramite il meccanismo MACSE, che potrebbe essere potenziato, cioè aumentando i quantititavi mesi all’asta nel prossimo triennio
— parziale incentivazione di altri impianti fotovoltaici sui tetti e delle comunità energetiche
— parziale incentivazione ulteriore di “conto termico” e “transizione 5.0″, però senza strafare nelle percentuali di incentivi
— incentivazione parziale di rinnovabili non ancora del tutto economicamente mature come eolico off-shore galleggiante, biometano, geotermia profonda a circuito chiuso, o almeno partecipazione al finanziamento dei lavori per adattare le banchine logistiche dei porti che faciliteranno poi l’industria dell’eolico off-shore
— colonnine di ricarica domestiche e stradali (? .. al solito.. rischio di incentivazioni esagerate che drogano i prezzi)
— incentivi per elettrificare le flotte degli autobus
— incentivi per elettrificare le banchine dei porti (” cold ironing “)
— spese per semplicare nornative e burocrazia (se ci fosse la volontà)
— etc etc
cosa rischiamo invece che farà il governo, teso a massimizzare i regali pre-elettorali e/o agli amici già benestanti, e non sapendo se il prossimo anno sarà rieletto:
— finanziamenti ai gestori di centrali a metano, a carbone, e a nuovi rigassificatori
— gonfiaggio eccessivo delle percentuali di incentivazione di “conto termico”, “transizione 5.0″, ” parco agrivoltaico”
— incentivi per nuove auto termiche e ibride, con la solita spruzzatina di fondi anche le auto elettriche però al solito incentivi in forma mal disegnata che blocca il mercato invece di aiutarlo
— finanziamenti a fantomatici e molto costosi distributori di idrogeno
— finanziamento a fondo perduto società “di ricerca/progetto” sul nuculare
— etc etc .. di fantasia ne hanno.. conosciamo i nostri polli, purtroppo
Come farà la Meloni dopo la richiesta all’ Europa dello scostamento di bilancio per l’ energia a non investire nelle rinnovabili? Quando ( Meloni ) non urla ma orgogliosa vanta vittoria qualche cosa di strano è successo.