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In Florida studiano il camion-cisterna per le auto elettriche

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Un camion-cisterna per ricaricare le auto elettriche in movimento. E’ l’idea meravigliosa venuta in mente a un gruppo di ricercatori della Florida.  Ogni automobilista elettrico sa quanto possa essere utile “succhiare le ruote” di un camion quando la carica comincia a scarseggiare e la stazione di rifornimento è ancora lontana. Ma se quello stesso camion fosse la stazione di rifornimento? Se fosse possibile, insomma, ricaricare in movimento come peraltro fanno i caccia bombardieri con gli aerei cisterna?

Camion cisterna e auto collegati da bracci robot

L’Università della Florida ha condotto uno studio per dimostrare che sì, è possibile. Basta, si fa per dire, ipotizzare camion-cisterna con batterie piene zeppe di elettroni e  dislocarli sulle autostrade a regolari intervalli. Dotarli di bracci mobili intelligenti che “cercano” i punti di connessione con le auto in movimento. Sincronizzare le velocità di crociera per il tempo necessario ad un decisivo rabbocco, vale a dire qualche minuto. E il gioco è fatto. Ricaricata la prima vettura, avanti con quella successiva, in un trenino che in due o tre ore potrebbe alimentare decine di vetture senza un solo minuto di stop.
In termini tecnologici tutto ciò è possibile. Ma in pratica? Che conseguenze avrebbe un carosello del genere sul resto del traffico? A quali e quanti rischi si esporrebbe chi viaggiasse a velocità di crociera incollato a un camion e senza alcuna visibilità su quel che succede davanti? No problem dice l’Università della Florida. Con i sistemi di guida autonoma a livello 4 o 5 che diventeranno di uso comune nel giro di alcuni anni e con l’interconnessione 5G fra tutti i veicoli, legare in una collana digitale un convoglio di veicoli sarebbe più facile e scuro che viaggiare da soli in un’autostrada deserta.

Computer di bordo e 5G a dirigere le operazioni

Operazioni di approccio, connessione, monitoraggio della ricarica e successivo distacco sarebbero gestite in automatico dai computer di bordo. Provvederebbero anche a riconoscere i veicoli e fatturare il servizio. Senza considerare che durante la manovra e per tutto il tempo di marcia in formazione, tutti i veicoli della colonna beneficerebbero  della scia del camion-cisterna.
I promotori del progetto di ricarica per auto Peer to Peer (P2C2) vanno oltre. Ipotizzano infatti che tutte le auto potrebbero diventare “venditori di elettroni” semoventi se tutte fossero dotati di bracci robotici in grado di collegarsi tra loro in movimento. E “tenendosi per mano” scambiarsi la carica per permettere ai veicoli in riserva di completare il viaggio, o almeno raggiungere senza danni la stazione fissa più vicina. Un sistema di mutuo soccorso, insomma. Una connessione meccanica è il modo migliore condividere la carica, ma potrebbe anche un sistema di ricarica induttiva a semplificare le cose.

Anche tra le auto il battery sharing

Per i singoli possessori di veicoli elettrici, che raramente consumano l’intera batteria durante l’uso quotidiano, questa sorta di battery sharing potrebbe diventare anche un piccolo affare visto che gli automobilisti in difficoltà costretti a mendicare elettroni per la strada, sarebbero sicuramente disposti a pagarla qualcosa, forse molto, di più.

Un sistema di credito potrebbe quindi garantire che nessuno stia approfittando dell’energia che qualcun altro ha pagato, e quindi l’intero ecosistema del traffico diventerebbe improvvisamente una gigantesca batteria condivisa. In realtà l’applicazione più verosimile per un marchingegno del genere potrebbe essere l’alimentazione di flotte aziendali. Pensiamo ad un grande corriere, o al gestore di un servizio di taxi tipo Uber, o di una grossa società di car sharing; a maggior ragione se si trattasse di veicoli robot, quindi senza conducente.

Risparmi fino al 25% per le flotte di taxi robot

Il team che ha studiato la ricarica peer-to-peer ha provato anche a simulare il vantaggio economico di un sistema del genere per una flotta. Calcolando il minor tempo di sosta dei veicoli e anche il risparmio nel costo iniziale di mezzi con batterie meno capaci, i ricercatori della Florida hanno concluso che si potrebbero ridurre i tempi di sosta fino al 65% e ciò si tradurrebbe in risparmi sui costi fino al 25%.

Detto ciò, e con la massima stima per gli accademici della Università della Florida, la fattibilità di un sistema del genere è concreta tanto quanto la colonizzazione di Marte. D’altra parte chi avrebbe mai immaginato, solo una decina di anni fa, che presto anche i bambini avrebbero avuto in tasca uno smartphone?

1 COMMENTO

  1. Scusate ma dopo aver letto il documento citato non sono convinto “it amounts to anything”, vi risparmio i dettagli tecnici perchè mi interessa di più considerare l’evidenza dei fatti.

    Non so se vi è mai capitato di accodarvi ad un camion od autocisterna. Potreste aver notato che a seconda del carico e del profilo aerodinamico la potenza erogata al motore in quell’istante cala. Anche drasticamente. E per fare questo in sicurezza è già sufficiente un Livello 1 anche se in effetti se vogliamo anche esagerare sarebbe meglio un livello 2.

    Ora, noi sappiamo che se andiamo in montagna consumiamo di più. Quando torniamo giù invece probabilmente rigeneriamo. E magari rigeneriamo fino a 40 kw di potenza o più.

    Quindi forse esiste la possibilità che in realtà sia sufficiente un cavo di traino!

    Ovviamente tutto questo io l’avevo risolto in “edge computing” che non essendo nell’interesse dei grandi gruppi probabilmente non avete mai sentito nominare.

    I’m tempted to file this under ‘snake oil’; just sayin’.

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