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Quando il doping è nella bici/4 In vendita

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TORNA A: Quando il doping è nella bici

Una scossa al cicloturismo

Una delle prime aziende a muoversi in tale direzione è stata l’austriaca Vivax, che dal 2014 propone un sistema formato da elettronica, motore e batteria da alloggiare all’interno del tubo piantone di una normale bici da corsa (il motore è lungo 22 centimetri e offre una potenza massima di 200 watt). La potenza viene trasmessa, tramite un ingranaggio, direttamente sull’asse del movimento centrale. Il sistema viene azionato tramite un pulsante che va applicato sul manubrio. Tenendo premuto il pulsante, inoltre, il sistema memorizza il ritmo di pedalata e sincronizza l’aiuto su quel movimento. La pedalata può essere sincronizzata tra 15 e 90 giri al minuto. Il tutto per un costo che si aggira sui 2.500 euro, installazione compresa.

Dalle marmitte alle e-bike
Si è mossa persino la Polini Motori di Alzano Lombardo (vedi il video), famosa per chi è stato adolescente negli anni ’90 per le marmitte e i kit per scooter 50. Oggi l’azienda bergamasca punta forte sul suo E-P3, che serve per modificare una bicicletta, come una volta si faceva coi cinquantini. Un kit compatto e leggero (l’unità pesa 2,85 kg) con un motore con una potenza di 250 watt (500 di picco) per una coppia al pedale di 70 Nm e batterie da 500 Wh da integrare nel tubo obliquo.
Il motore Polini è oggi montato sulla Impulso E-Road e sulla Impulso E-Allroad, gioielli e-bike della storica casa Bianchi, oltre che su un modello della Avio, azienda di bici da corsa di Bergamo. Una soddisfazione per i fratelli Denis e Saimon Polini: «Puntiamo ad una produzione di 10mila esemplari per il 2018, tutti costruiti nello stabilimento di Alzano», hanno dichiarato all’Eco di Bergamo. Infine la FM bike, azienda artigianale fondata da Michele Favaloro, si presenta, come visto al recente Cosmobike di Verona, con due telai da strada pronti ad ospitare un motore che assista la pedalata.

Taiwan alla fiamminga
Una delle aziende più attive su scala mondiale è la taiwanese, con sede europea in Belgio, Ckt, attiva dal 2001 e che è stata tra le prime a virare su questo nuovo mercato. La Grade, premiata all’ultima fiera di Taipei e completamente in carbonio, come le altre della famiglia, usa una batteria fissata al posto del portaborraccia, sul tubo obliquo e comandato tramite il display posto sul manubrio.

Cose da Gigante
Altra azienda taiwanese è Giant, attiva dal 1972, che propone due modelli di bici da corsa elettriche basate sul sistema elettrico prodotto da Yamaha. Stiamo parlando della Giant Road E+ 1 e della sua sorella minore (con componenti meno costosi) la E+ 2. Entrambe le bici hanno un motore Yamaha X94 da 80Nm di coppia. La E+ 1 monta componenti Shimano 105 e Ultegra, con freni a disco idraulici, batteria da 500Wh e un prezzo di listino di 3899€; la versione E+ 2 è basata sul gruppo Shimano Tiagra, ha freni a disco meccanici e batteria da 400Wh, per un prezzo di listino di 3199€.

Achtung!
La tedesca Haibike usa invece il motore Bosch per le sue bici elettriche da corsa. Al momento sono disponibili due modelli, la Xduro Urban 4.0 e la Xduro Race S 6.0, entrambe speed-ebike con pedalata assistita fino ai 45 km/h, con componenti meccanici diversi e prezzi di listino rispettivamente di 3.690 e 4.499€.