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Il tiro all’auto elettrica, nuovo sport nazionale. E “Il Fatto”…

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Il tiro all’auto elettrica. Eccolo il nuovo sport nazionale, in cui si stanno esercitando grandi giornali e comuni cittadini, nel nome della solita paura del “nuovo che avanza”.

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Il titolo del nuovo articolo uscito su “Il Fatto Quotidiano”.

Il tiro all’EV: dopo Il Sole, di nuovo Il Fatto

Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato di un curioso articolo del Sole 24 Ore, pubblicato con grande evidenza in prima pagine. Curioso per diversi motivi. Uno è che il contenuto non era poi così negativo, rispetto a un titolo tranchant come “Auto, quanto è lunga (e inquinante) la via per l’elettrico“. Un altro che lo stesso servizio, identico, è apparso con due titoli di segno opposto nell’edizione venduta in edicola e in quella pubblicata on-line. Qui infatti il titolo è stato: “La lunga ma promettente via verso l’auto elettrica di massa“. Mah…Questa settimana, comunque, è tornato alla carica Il Fatto Quotidiano, con l’articolo “L’auto elettrica? Le emissioni zero ad oggi restano una chimera: ecco dati sul consumo energetico delle batterie“. L’autore è il solito Omar Abu Eideh, che già a novembre ci aveva deliziato con un pezzo  che ricordava un po’ la scoperta dell’acqua calda. Ovvero il fatto che le auto elettriche nel ciclo di vita non sono a emissioni zero, visto che produrre le batterie e l’energia comporta comunque emissioni di Co2.

Il tiro all’elettrico: ma estrarre e trasportare il petrolio…?

Premessa: anche quest’articolo di Eideh prende in esame le sole emissioni di Co2. Tralasciando tutte le porcherie che le auto con il motore endotermico rilasciano. A partire dalle famose polveri sottili dei diesel che tanto bene hanno fatto all’aria delle nostre città. Ma anche restando alle sole emissioni di anidride carbonica, i risultati esposti dal Fatto appaiono piuttosto forzate. Anche perché i confronti sono sempre falsati da un presupposto. il tiroMentre per le auto elettriche si esamina con certosino puntiglio la fase più critica, la produzione delle batterie, per i veicoli tradizionali si fa finta che il petrolio sgorghi spontaneo sotto casa. La verità, purtroppo, è un’altra: l’oro nero si estrae a profondità sempre maggiori, con controverse tecniche energivore. E portarlo fino ai distributori, comporta lunghi viaggi di petroliere e camion che non sono proprio esenti da emissioni. Estrazione e trasporto hanno devastato mari e Paesi interi. Ma su tutto questo si sorvola.

Il mondo va avanti e le energie da rinnovabili pure

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Il prof. Massimo Ceraolo

Non vogliamo qui entrare di nuovo nel merito dell’ennesimo articolo che pratica il tiro all’elettrico. Abbiamo pubblicato i risultati di innumerevoli studi scientifici che dimostrano che le auto a batteria non eliminano le emissioni, ma le riducono fino almeno a dimezzarle. Citiamo, tra i tanti, un documentato studio del prof. Massimo Ceraolo, docente di Sistemi Elettrici e di Veicoli Elettrici e Ibridi all’Università di Pisa. Quel che ci interessa ancor più far presente è che il treno dell’auto elettrica è appena partito e si confronta con una tecnologia, quella dei motori “caldi”, che ha alle spalle un secolo e più di sviluppo. E ha raggiunto una maturità di affinamento oltre la quale sarà difficile andare. Come al solito, poi, si mette in dubbio la capacità di migliorare il bilancio di sostenibilità nella produzione di energia, mentre i dati del 2020 dicono l’esatto contrario. Le energie rinnovabili hanno superato per la prima volta i combustibili fossili come principale fonte di elettricità della UE (38% contro 37%). E anche nella produzione di batterie l’Europa si sta attrezzando, con grandi investimenti pubblici e privati.

Morale della favola: il mondo va avanti, mentre i nostri giornali si sbattono per spaccare il capello in quattro e dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio. Certo, attaccare l’auto elettrica sta diventando di moda e può fruttare qualche clic, magari andando a cercare tutti i dati più sfavorevoli per costruire tesi discutibili. Noi preferiamo stare ai fatti, elencando pregi e limiti dell’elettrico. Ma sapendo che è un libro tutto da scrivere: nessuno ne può conoscere i prossimi capitoli, ma di certo le prime pagine sono molto, molto incoraggianti.

 

 

 

 

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