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Il terzo millennio Lamborghini sale in cattedra al Mit

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La casa bolognese presenta a Boston la sua Terzo Millennio, il prototipo di hypercar completamente elettrica e dalle soluzioni rivoluzionarie.

Una collaborazione con due laboratori del Massachussets institute of technology  e un prototipo di quella che potrebbe essere la supercar del futuro prossimo. L’azienda del Toro rampante di Sant’Agata Bolognese ha presentato a Boston la sua via ai bolidi alimentati completamente dall’energia elettrica: una concept car frutto di un anno di lavoro in equipe con i ricercatori del prestigioso ateneo americano. Il suo nome è Lamborghini Terzo Millennio e rappresenta la visione del futuro della mobilità secondo i canoni dell’azienda che negli anni ha rivoluzionato il concetto di auto sportiva.

Per ora la Terzo Millennio è un laboratorio su quattro ruote col quale sperimentare soluzioni inedite e tecnologie per il futuro e non è detto che arrivi sul mercato, in questa veste e con questo tipo di motorizzazione. Secondo Maurizio Reggiani, responsabile Ricerca & Sviluppo Lamborghini, i clienti del brand sono interessati alla tecnologia ma non a quella che sottrae loro il piacere della guida. “Per loro il numero di cilindri così come quello dei cavalli resta fondamentale”. Non appare imminente l’abbandono dei combustibili fossili per Lamborghini, ma da quelle parti non vogliono farsi trovare impreparati quando il futuro busserà alle porte.

E di rivoluzionario, la Terzo Millennio, ha davvero molto, a partire dall’idea di alimentare i quattro motori alloggiati nelle ruote con super condensatori anziché con batterie, visto che i primi hanno la capacità di immagazzinare e rilasciare l’energia istantaneamente, assicurando così prestazioni da brivido, nel puro stile della casa. Una soluzione già adottata cinque anni fa nella Aventador per recuperare parte dell’energia e da allora in continua evoluzione.

Addirittura l’intera carrozzeria dell’auto, in futuro, potrebbe essere utilizzata per immagazzinare l’energia: la Terzo Millennio infatti utilizza pannelli in nanofibre di carbonio, capaci di “catturare” al loro interno gli elettroni, fungendo così da accumulatore. Queste soluzioni hanno consentito infine ai progettisti di avere mano libera sull’aerodinamica del veicolo, essendo privi di quelle costrizioni solitamente dovute alla presenza del motore e degli apparati ausiliari. Osservando attentamente la carrozzeria dunque si possono notare delle canalizzazioni per l’aria molto accentuate, che servono per ottimizzare i flussi d’aria attorno al veicolo diminuendone la resistenza.

La Terzo Millennio addirittura dovrebbe essere in grado di autoripararsi. Un sistema di sensori infatti monitorerebbe l’integrità strutturale della carrozzeria, inviando composti chimici all’interno dei microtubi di carbonio per colmare le crepe eventualmente rilevate e scongiurare così un peggioramento del danno.

Per l’ad Stefano Domenicali l’accordo col Mit è «l’inizio di una collaborazione tra due realtà eccezionali per la definizione di un progetto che intende scrivere una pagina importante nel futuro delle super sportive del terzo millennio». Insomma di oggi.