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Il tassista lombardo con Gassman: “Com’è difficile ricaricarsi a Milano”

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Se Roma piange (Leggi qui le dichiarazioni di Alessandro Gassman), Milano non ride. Lo dice Marco Trisconi, tassista lombardo in Tesla. Rare le colonnine pubbliche in tutta la Brianza, dove risiede; e in città, denuncia,  l’80% degli impianti è guasto o occupato abusivamente. Trisconi, con un centinaio di altri automobilisti elettrici, ha partecipato a un flash mob per le vie del centro in occasione del blocco del traffico domenicale. La parata si è conclusa in Piazza Affari, davanti alla sede della Borsa. 

 Domenica senz’auto a Milano: l’elettrico è padrone

C’era un volta  lo sciame dei critical mass, quella invasione  di biciclette che paralizzavano il traffico di obsolete e inquinanti auto termiche per lanciare un messaggio green all’amministrazione e convincere i cittadini che l’aria pulita è meglio. Erano gli ultimi tempi dell’amministrazione Moratti (centrodestra) e l’aurora di quella Pisapìa (centrosinistra come l’attuale di Giuseppe Sala). Ma il  mondo della mobilità cambia velocemente e, accanto alle antiche due ruote, che oggi sono anche a pedalata assistita,  nel giorno dello stop  alle auto decretato domenica 2 febbraio dalla Giunta, l’elettrica  l’ha fatta (quasi) da padrona.

Flash mob elettrico fino in Piazza Affari

E così sulle strade del centro _ molto meno in periferia _   il milanese ha viaggiato in monopattino,  in scooter sharing  rigorosamente elettrico o ha preso a noleggio l’auto alla spina. Un piccolo sciame c’è stato, con tanto di messaggio green e flash mob. In Piazza Affari,  sotto il dito di Cattelan, si sono radunate  centodieci auto elettriche; forse anche qualcuna di più, contate quelle arrivate tardi. A una manciata di metri da Piazza Cordusio, si sono radunate  al termine di un lungo “corteo” iniziato alla stazione di Greco-Pirelli e   proseguito per zona Gae Aulenti, Stazione Centrale, via Manzoni e  Piazza Scala.

L’appello: dateci più colonnine di ricarica

Tesla, Zoe, Bmw i3, e-Golf, Nissan Leaf; privati e taxi. E se questa è la mobilità del futuro,  se Milano si candida ad essere la città di sperimentazione di una mobilità sostenibile, un accorato appello  chi guida  l’auto elettrica  l’ha voluto lanciare proprio  con questo flash mob e proprio in occasione  della prima giornata di blocco del traffico   dell’«era  Sala»: dateci le colonnine di ricarica e  che siano funzionanti.

Il tassista in Tesla: abito a Desio e devo “emigrare”

A farsi portavoce  della richiesta  è un  appassionato di auto elettrica, ma anche un tassista  lombardo che guida una Tesla Model 3. Si chiama Marco  Trisconi e abita a Desio, in Brianza. Ogni giorno fa la spola tra i centri del monzese e il capoluogo. Ma per ricaricare la sua Tesla deve andare a Cinisello (colonnina da 50 kW) oppure a Lissone dove la colonnina è da 22 kW e un “pieno” gli costa ore di stop.

Ecco le sue dichiarazioni, rilasciate alla collega Anna Giorgi del quotidiano “Il Giorno“. «Nel 2018 _ racconta il tassista lombardo _ chiesi al sindaco di Desio di installare un impianto di ricarica: in fondo io offro un servizio pubblico, no? Non ho ancora ricevuto una risposta positiva». Così per ricaricare la sua Tesla Marco deve “emigrare”.

Anche a Milano ricaricare è un’Odissea

E anche quando si trova a Milano non mancano i problemi: «Il buco del sistema  di mobilità alternativa è la scarsissima disponibilità di ricarica. Le faccio un esempio: a  Milano ci sono 40 colonnine dell’A2A, l’80% è rotta a rotazione e  se non è rotta   c’è qualche inghippo».

“Impianti fuori uso o occupati abusivamente” 

L’incertezza  sulla ricarica è un problema enorme per lui. «Può capitare che arrivi sotto la colonnina e non funziona,  l’auto è scarica  e non riesci a raggiungerne un’altra nelle vicinanze».  «Qualche giorno fa _ continua il tassista lombardo _ mi è capitato  di arrivare a fatica a una ricarica e l’ho trovata rotta. Ho proseguito e sono arrivato  in via Melchiorre Gioia: la colonnina funzionava, ma davanti all’impianto era parcheggiata un’auto termica.  Ho chiamato i vigili perché venissero a rimuoverla (la piazzola di ricarica  non è una piazzola di sosta) ho aspettato più due ore, ma  non è arrivato nessun vigile. E’ arrivato solo, tempo dopo e con tutta calma, il proprietario dell’auto che  non avendo  trovato altro parcheggio l’aveva appoggiata lì».

«Questo episodio _ conclude Marco _  dà anche un’idea della percezione che la pubblica opinione ha dell’uso dell’auto elettrica».
Insomma l’elettrico piace sempre di più, ma senza  adeguati servizi di ricarica sarà difficile per Milano diventare quel modello europeo di mobilità sostenibile che si prefigge. E forse nemmeno restare al passo con altre città italiane.

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16 COMMENTI

  1. Se non avesse trovato il maleducato e avrebbe trovato altri 3 o 4 prima di lui visto il diffondersi dell’elettrico, nulla sarebbe cambiato. Le colonnine a mò di benzinaio è destinato a scomparire a causa delle batterie che ora ci sono e obbligherà il diffondersi delle colonnine sui marciapiedi che cresceranno come funghi.
    A pensare che a partire dalla fine degli anni 80 erano proprio gli ambientalisti che spingevano perché togliessero le reti elettriche dei filobus e tram elettrici che crescevano sulle nostre testecome ragnatele tra i palazzi…

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