Home Alla ricarica Il sacco di Roma? C’è, e ricopre 200 colonnine spente

Il sacco di Roma? C’è, e ricopre 200 colonnine spente

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colonnine roma

Sabato e domenica il doppio appuntamento con la tappa italiana della Formula E sul circuito cittadino dell’Eur troverà una Capitale squassata dalla polemica sul “Sacco di Roma”. Il sacco è quello di plastica che copre quasi duecento colonnine di ricarica inattive.

roma colonnie

Roma tardona, colonnine in attesa da 2 anni

Sono mute da mesi, alcune da anni. E gli esasperati installatori, Enel X e Be Charge che ne annoverano la gran parte, hanno reagito scrivendo sui sacchi il motivo del “fuori servizio. Come fossero totem parlanti: «Presto sarò attiva. Aspetto la connessione di..».  Poi sono spuntati cartelli prestampati completati a pennarello con la data di installazione e, in maiuscolo, ARETI SPA: un vero e proprio atto d’accusa. Areti è la società di distribuzione del gruppo Acea. A sua volta scarica ogni responsabilità  sull’Amministrazione capitolina, impantanata nella burocrazia delle autorizzazioni. Inutile chiedere di più: ad Acea, per esempio, rispondono solo i centralini.

Scandalo a Roma, ma pochi miracoli anche a Milano, dove la sola Be Charge ha giacenti 300 richieste di installazione e alcune decine di colonnine pronte e non ancora allacciate. Insomma, nelle due principali città italiane sono centinaia le colonnine già in strada, pronte per essere accese, ma ancora isolate dalla rete elettrica. Isolate solo virtualmente, intendiamoci, perchè gli scavi sono fatti e i cavi fisicamente connessi. Quel che non si riesce ad ottenere è soltanto la carta da bollo che autorizzi a girare l’interruttore.

Nella capitale il disservizio ha assunto proporzioni tali da attirare l’attenzione della stampa che finalmente ha cominciato a raccontarlo a un pubblico più vasto del ristretto club degli automobilisti elettrici. Quelli erano già pienamente coscienti del problema. Per accorgersene, del resto, basta consultare la mappa sulle app dei principali gestori che ha Roma localizzano più colonnine di ricarica inattive che colonnine  disponibili.

Italia al palo: 4.000 colonnine in stand by

Ma se Roma piange e Milano non ride, nemmeno il resto d’Italia è di buon umore. L’ultimo report di MOTUS-E sulla rete di ricarica italiana dice che dei 19.324 punti di ricarica in 9.709 stazioni installate a fine dicembre, il 21% risulta ancora in attesa dell’allacciamento alla rete.

roma colonnine

Quindi sarebbero in sonno quasi 4.000 colonnine. Con l’aumento delle auto elettriche circolanti dopo il boom del 2020 e dei primi mesi di quest’anno, il rapporto punti di ricarica-auto elettriche  è così balzato da uno su quattro a uno su 7. Eravamo in media europea, siamo tornati sotto media.

Colpa di chi? scaricabarile fra Areti e Comune

Meno di un mese fa il sindaco di Roma Virgina Raggi inaugurava l’Enel Store di Corso Francia, con la sua stazione di ricarica, pronunciando queste parole: «Roma diventa modello di riferimento per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e per la tutela ambientale». Speriamo proprio di no, verrebbe da dire: un operatore che ci chiede l’anonimato definsce infatti la Capitale «un buco nero».

Massimo Nordio di Volkswagen e Francesco Venturini di Enel X con la nuova VW ID.4.

Secondo Roma Today le colonnine della sola Enel X installate e non allacciate sarebbero 190. Sono incappucciate nei sacchi di plastica per evitare che arruginiscano prima ancora di aver erogato un solo elettrone. Ma certo se resteranno in freezer per altri mesi (alcune lo sono dal 2019) nemmeno il sacco grigio  potrà preservarle. “Da Pietralata a Torrenova, dall’Eur al centro della città le immagini sono sempre le stesse” scrive Roma Today. Una, in Piazzale 12 ottobre all’Ostiense, aspetta l’allaccio dal 6 giugno del 2019. Presto compirà due anni. Enel X non prende posizione ufficiale e ribadisce soltanto di aver già fatto tutto ciò che era di sua competenza.

Tutta colpa di Areti, allora? No, ribatte l’azienda sotto accusa. «Per l’allaccio alla rete delle colonnine elettriche di tutti gli operatori _ spiega _ è previsto un iter autorizzativo che coinvolge diversi enti istituzionali e che richiede, per i nulla osta propedeutici all’attivazione, un tempo minimo di tre mesi». Nuovo scaricabarile, su chi non si sa.

Com’è strano mettere colonnine anche a Milano

Si comunque che le lungaggini non sono soltanto a valle delle installazioni. Be Charge, il secondo operatore italiano con oltre 4.000 punti di ricarica installati, ha depositato in Comune 250 progetti e ancora aspetta una risposta. Altri 300, a Milano, sono fermi allo stesso punto. Sono progetti che non spuntano a capoccia: rispondono in tutto e per tutto ai puntigliosi “Regolamenti predefiniti” deliberati dalle rispettive Amministrazioni. E sono progetti esecutivi, già costati milioni.  Identificare un sito tra quelli segnalati dal regolamento, progettare l’impianto, i collegamenti, la disposizione degli stalli di sosta, poi verificare che non vi siano vincoli ambientali, paesaggistici, archeologici, urbanistici è già un lavoraccio.

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Roma, una mappa delle colonnine: in arancio quelle fuori servizio.

Progetti impigliati nella rete delle reti

Ma ancor più difficile è capire se in ogni sito vi sia la possibilità di allaccio alla rete, e a che distanza e a quali potenze (questo soprattutto per le ricariche fast in corrente continua da 50 kW). Non esiste infatti una mappa pubblica della rete e i distributori non sono tenuti a fornirla. Spesso si installa e si aspetta, incrociando le dita per un tempo “indefinito”. La buona notizia è che il distributore numero uno in Italia, EDistribuzione, ha finalmente costituito una unità operativa dedicata al supporto degli operatori della ricarica. E a breve dovrebbe rilasciare un simulatore che valuta preventivamente la potenza disponibile in ogni sito e il costo d’allaccio, almeno nella bassa tensione.

Eppur si muove EDistribuzione (Gruppo Enel)

EDistribuzione, del resto, fa parte del gruppo Enel: facile che le siano arrivate alle orecchie i brontolii in famiglia. Ma la mappa della distribuzione elettrica, in Italia, è una jungla intricata di sigle lasciate in eredità dal vecchio sistema delle municipalizzate. Ogni città fa storia a sè. Però Roma, sussurra un operatore dall’anonimato «è un buco nero».

 

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6 COMMENTI

  1. Siamo un popolo di “campanili” per cui ogni comune, regione, ente vuole avere il potere di dire la sua, senza nessun riguardo all’interesse generale. Il federalismo è un ordinamento istituzionale che prevede una maturità politica che evidentemente ci manca.

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