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Il ricatto dei petrolieri: senza accise…

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Il ricatto dei petrolieri: lo Stato perderà 3,8 miliardi di tasse (accise) se le auto a benzina o gasolio verranno sostituite da elettriche. Contano i soldi, l’ambiente…

il ricatto dei petrolieri
Il titolo di un quotidiano dopo l’assemblea Unem.

Il ricatto dei petrolieri: volete l’elettrico? Lo Stato perderà miliardi di accise…

Non vanno tanto per il sottile i petrolieri italiani, riuniti nell’Unem (Unione energie per la mobilità).

Nella loro assemblea annuale hanno mandato un messaggio molto chiaro, toccando l’argomento a loro più caro: i quattrini. Nel 2030 con 4 milioni di auto elettriche in circolazione (??) verrebbe a mancare un gettito fiscale di 3,8 miliardi, per un milione di tonnellate di carburante in meno. È questo che volete?

Il messaggio era anzitutto al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che del resto ha orecchie per intendere. Da tempo sostiene che la transizione si deve fare senza eliminare i carburanti tradizionali. Ma piuttosto sostituendoli con biocarburanti e altre miscele meno inquinanti.

Non a caso il ministro ha ribadito il refrain di “un approccio realistico e concreto fondato sulla neutralità tecnologica“. Musica per le orecchie dei petrolieri.

il ricatto dei petrolieri
Gianni Murano, presidente dell’Unem.

All’Unem piace l’ibrido, che in Italia è soprattutto mild…

Peraltro i timori dei petrolieri in un Paese come l’Italia in cui si si vendono poche auto elettriche non sembrano del tutto fondati. La stima di 4 milioni di EV nel 2030 appare decisamente esagerata, solo uno uno spauracchio per il governo.  Mentre secondo lo stesso presidente dell’Unem, Gianni Murano, nei primi 5 mesi del 2024 le vendite di carburanti sono andati a gonfie vele.

Benzina, gasolio, Gpl e Jet Fuel con 756 mila tonnellate hanno superato del 5,1% i volumi del 2023. Meglio dei consumi pre-Covid. Ai petrolieri andrebbe bene un consolidamento delle vendite dell’ibrido, che oggi rappresenta già il 4% del circolante e il 39% delle vendite.

Anche perché, aggiungiamo noi, si tratta per lo più di vetture mild hybrid, con un apporto dell’elettrico modestissimo. Utili quindi a fare apparire una transizione ecologica che in realtà è quasi irrilevante.

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31 COMMENTI

  1. Ricordo anni fa un commento di De Vita Pasquale (presidente UP dal 1997 al 2013) che disse: “noi non chiediamo soldi, ma norme ambientali meno stringenti”.

    Ci rendiamo conto?

  2. Non capisco perché una ibrida avrebbe un approccio green trascurabile.
    Io consumo 3,5 litri ogni cento chilometri e, anche grazie al fatto che non ho il piede pesante, con la mia Toyota percorro quasi sempre il 50% dei miei ottanta chilometri giornalieri per andare a lavorare, in elettrico.
    A me pare parecchio, senza contare che in città arrivo al 70% abbastanza spesso.
    L’articolo credo si sbagli parecchio quindi su questa questione dimostrando che c’è partigianeria da entrambe le parti.
    Certo non tutti hanno capito che una ibrida si guida in altro modo (più accelerazioni violente per staccare il pedale e fare partire il motore elettrico) e che non conviene superare gli ottanta chilometri orari (a che pro poi? Per arrivare prima al semaforo rosso? Vengo superato di continuo da auto che poi raggiungo con tranquillità e senza consumare) ma non si fa di tutta l’erba un fascio.

    • L’ibrido Toyota ha ben poco a che fare con i mild hybrid che sono la maggioranza in Italia. Pandine che di ibrido hanno solo la scritta, un power bank per smartphone e un motorino elettrico per sostituire quello d’avviamento. Incidono sui consumi per una percentuale bassissima

      • Non ho idea di cosa sia il mild, se non si tratta di un’auto come la mia allora il mio commento è fuori luogo

    • Questo è il cortocircuito che ha provocato l’UE con la sua lungimirante decisione di bandire il termico nel 2035.
      I burocrati hanno fissato una scadenza, come per lo lo yogurt, ma di tutte le problematiche che ne sarebbero scaturite se ne sono fregati lasciandoli ai singoli governi.
      E’ evidente che se nel 2035 non dovranno circolare più termici anche le ibride saranno out come produzione, alla fine questa splendida decisione ha visto l’elettrico cinese trasformarsi nel nuovo Eldorado.
      Ne ho parlato sin dall’inizio evidenziando che con l’aumentare del parco circolante in elettrico ed il corrispettivo aumento della richiesta di elettricità avrebbe comportato comunque dei costi da sostenere, macchè solo fandonie e fuffa.
      In effetti è la stessa fuffa che ti obbliga se hai un box non alimentato con lo stesso contatore di casa a fare tutta una procedura per poter ricaricare nei garage/box condominiali ma soprattutto avere un CPI in regola, altro che pigli e carichi.
      Sarebbe bastato che l’UE avesse lasciato l’ibrido (quello vero) come alternativa al termico oltre alle BEV e ciò avrebbe consentito comunque di diminuire enormemente le emissioni ed in più avrebbe preservato il mercato dell’automotive europeo dando anche maggiore spinta alla ricerca.
      La scelta di stroncare il termico in questo modo è stata una emerita vaccata e chi pensava che con l’elettrico avrebbe fatto il pieno con due soldi già si sta ricredendo o la farà in futuro, poichè combustibile o no e fuori discussione che lo stato rinunci ad un gettito di questo tipo; e non servono le pseudo minacce dell’Unem per capirlo è matematica elementare, quindi se non metterà accise per le ricariche le metterà su qualcos’altro. Non c’è scampo!

    • Io con l’elettrica consumo 0 litri ogni 100-1000-10000 km, andanto anche al doppio di 80 all’ora o quando sto fermo ai semafori.
      Non è una questione di consumare pochissimo, perchè il pochissimo cui puntiamo per sistemare il pianeta è 0.

      • Vero e condivisibile. Però mentre questo è l’obiettivo c’è anche gente che si impegna con quel che ha e fa quello che può. Per alcuni sono 3litri ogni 100km. E concordiamo tutti che un’auto ibrida vera è meglio di una tradizionale, una ibrida plug-in è pure molto meglio è se usata intelligentemente può avere consumi quasi zero, molto vicini a quelli delle auto elettriche.

        I tredici anni di tempo (dal 2022 al 2035) sono un periodo molto lungo in ambito automobilistico, e qui rispondo a chi si lamenta della scelta di indirizzo politico-ecologico, per poter fare questa transizione. Trascorsi i quali solo le auto nuove dovrebbero essere elettriche mentre le termiche vendute fino al giorno prima potranno ancora liberamente circolare.
        E chi ancora oggi si lamenta del “divieto di auto termiche” dopo due anni che se ne parla pubblicamente dimostra di essere quantomeno male informato.

        Ciò detto, nella scelta di un’auto nuova incidono numerosissimi fattori oltre al costo e alle prestazioni e ancora per molto tempo ci saranno persone che, pur animate da una sana attenzione all’ambiente, troveranno più rispondenti auto magari non proprio a zero emissioni ma quasi.
        Io comincio a preparare l’infrastruttura casalinga per la prossima auto che sarà sicuramente con una presa elettrica e spero senza serbatoio per idrocarburi…

  3. grazie a tutti per i commenti che oggettivamente rendono le affermazioni di Murano quanto meno discutibili. Mi confermano chenil lettore di vaielettrico e più in generale chi conosce le EV è informato e preparato. Io vi leggo sempre anchebper questo.
    PS. lavoro un una fabbrica con altre 500 persone e finalmente cimincio a vedere nel parcheggio dipendenti le prime elettriche. 2 tesla model 3, una Leaf, una 500, una Zoe. poca roba direte ? vero. ma solo un anno fa non c’erano. e le cose sono contagiose ! ciao

  4. Ma perché non dicono che risparmieranno 64 MILIARDI DI SUSSIDI AI FOSSILI? (se non tutti, perlomeno una parte).

    Che risparmieranno un sacco di soldi in spese sanitarie?

    CHE GENTE!!!!!!

  5. Segnalo che, nel corso della trasmissione radio “Luce verde” andata in onda lo scorso 7 Luglio su RAI Radio Uno, un “approfondimento sul tema delle auto elettriche” è stato affidato proprio allo stesso presidente dell’Unem Gianni Murano, invitato dai conduttori a illustrare gli effetti dell’asserita riduzione di accise dovuta all’elettrificazione di una parte del parco auto circolante nel 2030. Sono rimasto di stucco ascoltando il Dott. Murano dichiarare, senza alcun accenno di contraddittorio da parte dei conduttori, che se il governo deciderà di rimediare al buco di bilancio dovuto alla riduzione delle entrate da accise sui carburanti tassando le ricariche per auto elettriche, il costo al kilometro dei viaggi in elettrico aumenterà di 3-4 volte rispetto ad oggi (fino a circa 20 Euro/100 Km percorsi, se ricordo bene). I conduttori hanno accolto questa formidabile dichiarazione come se essa presentasse un dato di fatto acclarato, o almeno un rischio con cui gli automobilisti elettrici dovranno necessariamente fare i conti. Elenco di seguito alcune domande che i conduttori avrebbero potuto fare al dott. Murano, ma non hanno fatto: 1) lo “studio” condotto dall’associazione dei petrolieri ha considerato, oppure no, che l’energia elettrica in Italia è già tassata? 2) Lo “studio” dell’Unem ha considerato, oppure no, che gran parte delle accise sui carburanti vanno oggi a finanziare sussidi ambientalmente dannosi a vantaggio della stessa filiera dei prodotti petroliferi, e che questi sussidi andranno ridotti o eliminati a mano a mano che l’elettrificazione della mobilità procederà nei vari settori (privato, commerciale, agricoltura, ecc.)? 3) anche senza considerare le obiezioni precedenti, come può essere che per recuperare (al massimo) circa 4-5 euro/100 Km di mancate accise sui carburanti si debba, secondo i petrolieri, gravare ogni veicolo elettrico di un costo aggiuntivo di ricarica pari a quasi 15 Euro/100 Km? Ma che conti hanno fatto? In ogni caso, per chi avesse voglia di ascoltare l’intervista su “Luce verde” (comunque istruttiva sull’attuale stato dell’informazione pubblica), la trova su Rai Play, con inizio intorno al minuto 7.55.

  6. E’ stato il direttore della raffineria Sarpom che ha governato il passaggio dal bruciare il quasi innocuo gas a bruciare petroleum coke.

    E qui mi fermo per non incorrere in problemi che rovinino del tutto la mia esistenza.

  7. a memoria, mi pare ci siano grossolani errori di conto in questo “comunicato”

    1) proprio grazie alle tabelle UNEM si vede che almeno metà delle tasse ACCISE + IVA sui carburanti, viene restituito alla filiera carburanti nei vari sussidi e sgravi per coprire le varie spese (e non sto ancora contando ancora i danni sanitari o ambientali, ma solo la contabilità diretta e immediata); allo Stato come entrate nette a fine anno rne resta circa la metà

    2) sul kwh ci sono già tasse meno leggere di quanto si creda, ci sono pesanti “oneri di sistema” che in buona parte non sono oneri del sistema elettrico, ma sono già accise, poi ci sono le accise ufficiali, e infine c’è l’IVA, 20% alle colonnine a 10% a casa

    già con queste correzioni, dai 3,8 miliardi scendiamo forse a 0,5 miliardi?, e contando i minori danni sanitari e ambiantali (i famosi sussidi negativi aggiuntivi difficile da calcolare) a occhio ci guadagnamo pure

  8. 3,8 miliardi sarebbero tanti?
    Facendo una breve ricerca la spesa dello stato italiano è di 1.215 mld
    Per fare un paragone in proporzione, é come se una persona che guadagna 1200 euro al mese si preoccupasse di perdere una parte di stipendio pari a nemmeno due caffè al mese.. Bah
    Basta aumentare una minima percentuale di aliquota o ol bollo delle auto e si recupera abbondantemente. Ma cifre così ridicole credo che verrebbero tranquillamente compensate dal consumo di maggiore energia (ricordo che attualmente il 50% di una bolletta elettrica non è per la materia prima.. Li chiamano oneri ma sono in realtà l’equivalente delle accise)

    • 23.000 tassisti pagano 50 milioni in tasse, invece di 1,5 miliardi, protetti da San Salvinio e San Giorgio, che gli bloccano anche la concorrenza di Uber

      sarebbe scandaloso fargli pagare almeno 1/3 del dovuto? non dico 3/3, che poverini non sono abituati e gli verrebbe un coccolone

      è solo un esempio, spingendo sui pagamenti in contanti è fattibile recuperare veloce un anche solo un 20-30% dei 100 miliardi di evasione annui;

      prima del covid il trend era buono, calava l’evasione, ci stavamo civilizzando un poco alla volta, poi l’emergenza a sdoganato il tornare a fare molto debito pubblico ogni anno e non avere più regole ammiistrative solide

      politicamente siamo tornati anche ai messaggi che incoraggiano ad evadere, situazione da pre-argentiva e arraffa-arraffa, tessuto sociale si sfalda

  9. Ma i conti di quello che si risparmia abolendo il petrolio non si fanno: salute nostra e del pianeta, puzze e porcherie, guerre da milioni di morti, lobby mafiose a livello mondiali e via dicendo

  10. L’ erario incasserà di più invece. Quegli squali di petrolieri sanno fare solo i loro conti ma non hanno considerato che con un costo alle colonnine di di 60 cent/kW con l’iva al 22%, prezzo ormai raro poiché in costante aumento, lo stato si becca 13 cent si tasse. Considerando che per pareggiare la densità energetica di un litro di benzina servono 10 kW, ecco che per l’equivalente di un litro di carburanti fossili lo stato incasserà 1,30 Euro solo di Iva!! Piu che non accise ed iva messe assieme..

  11. I petrolieri mostrano ora il loro vero volto. Fanno tanto per apparire green con le immagini pubblicitarie ma sono ovviamente pronti ad ostacolare la transizione ecologica. A loro l’ambiente interessa molto meno del fatturato.

  12. Mi sembra improprio parlare di ricatto. I petrolieri segnalano un problema reale per le casse statali. Nel 2022 le imposte sui carburanti per autotrazione hanno assicurato un incasso di circa 38 miliardi di euro. Pe dare un termine di paragone, si tratta di una cifra che si avvicina al budget statale per l’istruzione. Dato il perenne stato di crisi del bilancio statale italiano, andrebbero individuate per tempo soluzioni praticabili, anche se, come probabile, non si arriverà ai 4 milioni di Bev circolanti nel 2030, perchè comunque con la progressiva diffusione di questi gli introiti derivanti dalle imposte sui carburanti sono destinati a calare inesorabilmente

    • Il gettito delle accise lo urlano in ogni dove, ma perché non parlano mai dei miliardi che lo stato da come incentivi a chi ci vende idrocarburi? 63 miliardi di dollari (circa 58 mld euro) nel 2022, 45 miliardi di euro nel 2023, il totale tra accise allo stato e incentivi ai petrolieri è da sempre NEGATIVO per lo stato: quando questi signori del fossile si leveranno dai piedi lo stato RISPARMIERA’, altro che perderci come vogliono farti credere

      • Gentile sig. Villi, noto che anche lei, come diversi altri frequentatori di questo sito, cita i “miliardi di incentivi che lo stato dà come incentivi a chi ci vende idrocarburi”. Ora l’argomento è molto complesso ed oggetto di diverse letture. Ha avuto, ad esempio, molta risonanza una pubblicazione di un gruppo di studio del FMI. Per il calcolo dei sussidi, i ricercatori del FMI analizzano il cosiddetto “price-gap”. Ipotizzano cioè che il prezzo dei combustibili fossili sia artificialmente basso in molti paesi del mondo, a causa degli incentivi. Cercano quindi di calcolare il costo equo facendo la somma di incentivi diretti e indiretti includendo:
        – Incentivi alla filiera di produzione, distribuzione e consumo dei combustibili
        – Costi ambientali dovuti all’emissione di CO2
        – Costi legati all’inquinamento locale dovuto ad altri tipi di emissioni come NOx, SOx e VOC
        – Costi dovuti a traffico, incidenti e gestione della rete stradale
        – Costi legati all’utilizzo dei combustibili al di fuori del settore trasporti
        Queste componenti giocano un ruolo cruciale anche nei piani industriali nazionali, finalizzati sia a garantire beni e servizi essenziali sia a guidare lo sviluppo economico per migliorare la qualità della vita delle persone. È quindi fondamentale considerare queste sfaccettature nei dibattiti sui sussidi, in quanto possono influenzare significativamente il benessere sociale ed economico di un paese.
        Prendendo l’Italia come riferimento la maggior parte dei prezzi dei prodotti petroliferi è in linea con il prezzo “equo” calcolato dai ricercatori del FMI ad eccezione di due tipologie di prodotti: il gas naturale e il diesel.
        Il gas naturale rappresenta una fonte energetica fondamentale nel nostro Paese, utilizzato a livello residenziale, industriale e per la generazione di energia elettrica. Nel corso del 2022, siamo stati testimoni dell’invasione russa in Ucraina, evento che ha innescato un notevole aumento dei prezzi di fornitura verso l’Europa e i mercati internazionali.
        Di conseguenza, il governo italiano è intervenuto attraverso l’implementazione di incentivi rivolti sia alle industrie che alle famiglie, il che ha inevitabilmente contribuito ad aumentare il valore dei sussidi.
        Una prima critica al working paper riguarda il fatto che questo aspetto specifico è stato menzionato solamente in modo superficiale. Un paragrafo dedicato avrebbe tolto molti dubbi ai lettori.
        Quando si analizzano i sussidi legati al diesel invece, è fondamentale considerare i settori dove l’utilizzo è predominante: trasporto merci e agricoltura. L’obiettivo di questa scelta politica, senza trasferimento diretto di denaro pubblico, è chiaramente quello di ridurre i costi in modo da garantire accesso a merci economicamente sostenibili. La mancata menzione dei vantaggi e delle necessità specifiche rende l’analisi non esaustiva sottovalutando la complessità della questione.
        Gli analisti del Fondo Monetario calcolano i sussidi impliciti analizzando i costi legati ad alcune esternalità, non tutte, e quelli collegati alle mancate riforme necessarie per raggiungere gli obiettivi ambientali. Il costo relativo al global warming viene quindi calcolato come una carbon tax necessaria per incentivare la riduzione delle emissioni globali. L’inquinamento locale viene invece calcolato considerando le morti e i casi di malattia associabili ai combustibili fossili e alle emissioni. Viene considerato anche il costo legato alle ore perse nel traffico e alle spese sostenute dai vari paesi per la manutenzione delle strade.
        Il documento manca di dettagli sulle riforme proposte e non cita in nessun modo i vantaggi e gli svantaggi delle possibili alternative. È evidente che la spesa per la manutenzione stradale rimarrebbe più o meno invariata anche con l’adozione di veicoli elettrici e domanda di mobilità individuale costante. Senza considerare l’impatto che un aumento dei prezzi dell’energia avrebbe sulle fasce più vulnerabili della popolazione.
        In conclusione, il dibattito sui sussidi ambientalmente dannosi è complesso e richiede un approccio bilanciato che consideri attentamente le specificità di ciascun paese e le esigenze legate all’esistenza dei sussidi stessi. La sfida della lotta ai cambiamenti climatici è globale, e una valutazione accurata è essenziale per orientare politiche e azioni volte a ridurre l’impatto dei combustibili fossili su economia, società e ambiente. Il dibattito dovrebbe, dopo 30 anni di analisi, iniziare a spostarsi su soluzioni politiche e tecnologiche concrete per ridurre i SAD (sussidi ambientalmente dannosi) in modo sostenibile, anziché sul mero calcolo numerico di “sussidi” ai quali non possiamo, ad oggi, rinunciare. Soprattutto, buona parte di questi sussidi non sono sonanti euro immediatamente spendibili con cui sostituire le imposte sui carburanti fossili.

        • Un grazie sincero per questo commento che inquadra perfettamente il dibattitto sulle accise fossili-elettricità, troppo spesso affrontato in modo grossolano.

  13. Basterebbe ricordare ai petrolieri che i loro prodotti inquinano fin dall’estrazione, durante il trasporto, durante la raffinazione, e soprattutto quando vengono usati. Avvelenano l’aria e chi la respira e contribuiscono in maniera determinante all’incremento di CO2 atrmosferica.
    E dunque se l’auto elettrica riduce i consumi di carburanti fossili, lo stato potrebbe benissimo aumentare le accise su quegli stessi carburanti per incentivare l’auto elettrica e disincentivare l’utilizzo dei fossili.
    Semplice, no?
    O forse troppo semplice?

    • Troppo semplice, ma così i petrolieri non ci guadagnerebbero nulla, anzi ci perderebbero, perchè i volumi di produzione calerebbero e così anche i loro guadagni. Quindi niente aumento ulteriore di accise sui combustibili fossili
      O veramente pensate che ai petrolieri sta a cuore il bilancio dello Stato e il welfare sociale?

  14. D’altra parte il fallimento della transizione ecologica fatta “per finta” lo si vede dagli stessi numeri che loro stessi ci indicano: +5,1% di consumi è un dato che grida vendetta da solo. Il popolo bue che crede a questi loschi figuri, a cui come correttamente detto interessa soltanto il denaro, può morire intossicato e alluvionato, purché continui con ferma ostinazione a consumare combustibili fossili come se non ci fosse un domani.

  15. Poveri petrolieri!

    Che pena che provo per il sincero e profondo grido di dolore di Murano!

    Che strazio che attanaglia il mio cuore ogni volta che penso alla tribolata vita del ministro Giorgetti, che dovrà fare nuovamente i conti con tutti questi nuovi evasori certificati di accise!

    Possiamo noi, che vorremmo nientepopodimeno che figli e nipoti vivi in un mondo salubre, non astenerci dai nostri folli, malvagi, ideologici e, come direbbe l’Astuto, deliranti propositi?

    Perché mai perseveriamo in questa dissennata corsa verso un obiettivo di solo apparente buon senso, ma che evidentemente procurerà così tanto dolore in quelle classi aristocratiche, agiate, o semplicemente arricchite che tanto hanno approfittato di noi nell’ultimo secolo?

    Perché, mi chiedo infine, vogliamo ribellarci a un destino segnato e deciso altrove? Come diceva Roy Batty, è tempo di morire e, aggiungo io, in silenzio e facendo il pieno di “super”.

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