Il progetto di Ampere (Renault) è già al capolinea

Il progetto di Ampere è già al capolinea. Doveva essere la società in grado di accompagnare Renault nell’era dell’elettrico. E invece…

il progetto di Ampere
Luca De Meo (qui con la Renault 5) è passato al colosso della moda Kering.

Il progetto di Ampere è finito con De Meo: si torna alla Casa madre

Uno alla volta l’amministrarore delegato di Renault Group, Francois Provost, sta smontando le grandi iniziative del predecessore, Luca De Meo. Prima ha bloccato produzione e vendite del Mobilize Duo, il quadriciclo elettrico che doveva sostituire il Twizy. E ora, secondo quanto riferisce la Reuters, è pronto a riportare la divisione veicoli elettrici all’interno della casa madre. Non è una mossa da poco. Ampere era nata nel novembre del 2023 per progettare e produrre auto elettriche e veicoli software-defined (SDV). Assorbendo 11 mila dipendenti, di cui il 35% ingegneri. L’idea di De Meo era che l’elettrico doveva nascere in un ambiente che non avesse le incrostazioni dei vecchi modi di produrre le auto. Con un duplice obbiettivo: 1) Coinvolgere altri produttori (Nissan e Mitsubishi) per poi quotare in Borsa la società. 2) Arrivare al 2027/2028 a vendere le auto elettriche allo stesso prezzo dei veicoli a benzina, riducendo i costi del 40%. Il pimo obbiettivo è presto sfumato: lo sbarco in Borsa non c’è stato e i partner si sono defilati. Sul secondo permangono tuttora molti dubbi.

Obbiettivo: semplificare e ridurre i costi

L’obbiettivo di Provost è sempre lo stesso: semplificare l’organizzazione e ridurre i costi. In questa fase puntando più sull’ibrido che sull’elettrico: “Poiché non c’è più un progetto di quotazione in Borsa, non c’è più bisogno di un’entità specifica. Motivo per cui Renault sta reintegrando tutto per semplificare ed eliminare la complessità inerente al modello iniziale“, ha spiegato un addetto ai lavori alla Reuters. Contrordine compagni, si torna tutti alla situazione pre-De Meo. Il cluster di mobilità elettrica ElectriCity nel nord della Francia torna direttamente sotto Renault. Comprende le fabbriche di auto di Douai e Maubeuge, nonché gli impianti di componenti di Ruitz e di Cléon.  Stessa sorte per la produzione di modelli elettrici come la Renault 4 e la Renault 5, e per il nuovo centro software vicino a Nizza.

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  1. De Meo ambiva a sviluppare piattaforme SDV da poter proporre anche ai propri soci giapponesi (ed altri marchi), forse pensando che l’esperienza BEV in Renault fosse sufficiente e bastava solo investire un po’ di più. 10 anni di ritardo rispetto ai giganti asiatici han ben presto mostrato che se voleva sviluppare una BEV concorrenziale ed in breve tempo doveva rivolgersi direttamente ai cinesi (visto che l’accordo per fare un’auto in comune con VW, la iD1 è naufragato subito.. dato che pure i tedeschi si “appoggiano” in Cina ormai per sviluppare i propri modelli). Dispiace che sia andata così ma era inevitabile.

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