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Il prof e la ricarica: non fatelo con la presa di casa

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Il prof e la ricarica
A casa è sempre preferibile ricaricare con una wall-box, in grado do gestire l'operazione in sicurezza.

Il prof e la ricarica: non fatelo con la presa di casa. La raccomandazione viene da Morris Brenna, docente del Dipartimento Energia del Politecnico di Milano.

Il prof e la ricarica: meglio non correre rischi

Il prof e la ricarica
Morris Brenna (Polimi)

Il prof. Brenna è intervenuto al corso di formazione per ingegneri organizzato da Motus-e con la collaborazione di Vaielettrico.it. E ha spiegato he i normali impianti di casa da 3 kW sono concepiti per funzionare solo per pochi minuti al massimo della potenza. Stressarli più a lungo, come  una notte intera, alla lunga può portare al pericolo di corto-circuiti. È consigliabile, quindi, se si vuole rifornire a casa, dotarsi di una wall-box, anche se la legge non lo esige. E ha mostrato una slide (sotto) in cui compaiono vantaggi (in verde) e criticità (in rosso) delle varie soluzioni di ricarica domestica.

il prof
Una delle slide mostrate dal prof. Brenna sulla ricarica domestica.

Naturalmente resta il fatto che ricaricare a casa, con le dovute precauzioni, presenta molti vantaggi. A cominciare dal costo, meno della metà rispetto alle colonnine pubbliche super-fast. E dal fatto che, rifornendo in corrente alternata a bassa potenza, si preserva la durata e la capacità delle batterie. E, quindi, l’autonomia di percorrenza. Quanto ai prezzi, le wall-box hanno listini che partono da 400 euro. Ma bisogna spendere almeno il doppio se si vuole una ‘scatola’ intelligente. In grado, tra l’altro, di gestire la ricarica a distanza tramite telefonino.

Gli scenari della ricarica secondo ABB

Sembra sempre più chiaro, comunque, che il futuro dell’auto elettrica deve vedere una buona integrazione tra ricarica lenta, a casa, e ricarica pubblica, anche ad alte potenze. Studiando un buon mix che salvaguardi portafoglio e lunga durata delle batterie. La slide sotto è tratta dalla relazione tenuta durante il corso di formazione di Milano da Paolo Ferré di ABB, uno dei maggiori costruttori al mondo di impianti di ricarica.

Vi si riassume quali saranno gli scenari per la ricarica. E quanto tempo occorrerà per ciascuna sosta. Dalle 16 ore del rifornimento in corrente continua “a destinazione” (a casa o in azienda) ai 10 minuti o poco più delle stazioni super-fast, oltre i 175 kW di potenza.

Paolo Ferrè
L’ing. Paolo Ferré di ABB

Ognuno potrà scegliere la propria “dieta”. Ma non dopo avere acquistato l’auto: tutto va programmato prima, magari facendosi assistere da persone preparate. Sperando che le Case auto in un prossimo futuro siano in grado di dare questo tipo di assistenza, al momento decisamente inesistenti nelle loro reti di vendita.

— Leggi anche: ricaricare a casa, le 10 cose da sapere. Qui: la wall-box secondo Volkswagen. E qui: il vademecum per la ricarica di Motus-e

 

 

 

 

 

 

10 COMMENTI

  1. Affermare “non fatelo dalla presa di casa” è, per conto mio, inutilmente intimidatorio, specialmente se sottolineato da “meglio non correre rischi” e installare una wall box.
    Dire che l’impianto di casa da 3 kWh non è concepito per sopportare carichi costanti al massimo della potenza è corretto. Ma dire che si risolve il problema installando una wall box è fuorviante. La wall box ha molti vantaggi ma, da sola, non modifica il normale impianto di casa e non interviene sulla sicurezza.
    Prima di tutto quindi è l’impianto elettrico che alimenta il punto di ricarica a dover essere adeguato. In ogni caso. Indipendentemente che poi si installi una presa o una wall box.
    L’adeguamento dell’impianto elettrico è un intervento sostanziale e può avere un costo importante, al pari della wall box.

    • Giusto, Riccardo, le considerazioni sull’impianto elettrico, ma Le assicuro che l’intervento del prof Brenna era tutto meno che intimidatorio. È opinione comune che la presenza di una wall-box renda la ricarica più sicura, discutiamo di questo…

    • La sicurezza e l’adeguatezza dell’impianto è ovviamente un prerequisito. Hai fatto bene a sottolinearlo.

      Per le wallbox, segnàlo che, avendo adeguate competenze (o un amico elettricista), è disponibile l’elettronica nuda e cruda a meno di 70 euro (es. da GWL) attorno alla quale poi realizzare un punto di ricarica adatto al proprio garage, o posto auto.

    • Ha assolutamente ragione.

      Il primo problema sono i cavi elettrici, il loro dimensionamento e isolamento (la guaina e l’isolamento primario vengono sottoposti a “cottura” durante l’uso), le caratteristiche e temperature di posa, le correnti di impiego, i criteri di protezione, i regimi di carico e sovraccarico, i corto circuiti, le caratteristiche degli isolanti i raggi di curvatura che devono assumere i cavi.

      Studi indicano in 10 anni la durata media delle guaine d’isolamento dei convenzionali cavi elettrici in un’abitazione sottoposta ad un utilizzo nella norma. Ma quanti cambiano i cavi elettrici in casa dopo dieci anni?

      Solo dal 2017 sono in vigore le norme cavi CPR, sottoposti a prove di reazione al fuoco. La Norma UNI EN 13501-6 ha determinato 7 classi di reazione al fuoco (dalla A alla F e 2 in classe B) con ulteriori parametri (s, d e a) che i cavi dovranno possedere in termini  di quantità di fumo emessa e opacità (parametro s), gocciolamento di particelle infiammate (parametro d), e acidità e conduttività elettrica dei fumi (parametro a).

      La classe di appartenenza e i parametri addizionali, insieme alla marchiatura CE e ad altre informazioni sono riportate sui cavi elettrici con la siglatura.

      I colori delle guaine danno ulteriori informazioni rispetto alla loro posa a contatto con diversi materiali (es. strutture in legno).

      Combinando le 7 classi di reazione al fuoco ai parametri addizionali si ottengono 183 classi di reazione al fuoco riferite ai cavi.

      Si tratta di classi di reazioni al fuoco intese a verificare la propagazione della fiamma, non propagante l’incendio e a ridotta emissione di fumi.

      Per cui è necessario predisporre cavidotti che consentano di sfilare i cavi e sostituirli nel caso dopo verifiche ogni 10 anni.

      Gran parte delle abitazioni hanno impianti elettrici datati e mai verificati, ed è su questo che contano le assicurazioni in caso di rimborso danni da corto circuito.

  2. Secondo me dire che l’impianto di casa casa non è adeguato non è vero. I cavi e le canaline sono dimensionati per legge per sopportare i carico nominale, quindi se l’impianto è a norma non vedo nessun rischio.

    • Vedi Marco, un’impianto è “a norma” per le utenze per le quali è progettato. Negli impianti da 3 kWh, aggiungere un carico elevato e costante non è previsto e comporta un rapido deterioramento dei conduttori e delle prese domestiche.
      Un comportamento migliore si ha negli impianti realizzati ex novo per le utenze da 7 kWh, dove i conduttori delle linee montanti hanno dimensioni maggiori rispetto all’impianto da 3 kWh.
      Operativamente, nell’impianto da 3 kWh, non potendo utilizzare le linee montanti già sature per gli usi domestici, è necessario collegare un nuovo cavo direttamente dal contatore al punto di ricarica.
      Nell’impianto da 7 kWh il cavo per il punto di ricarica può essere collegato alla linea montante.

      • Solo una nota a margine per ricordare che:

        W (e i suoi multipli kW, MW, GW, TW) è l’unità di misura della “potenza”, ovvero quanto lavoro può compiere un sistema “in astratto” (nel periodo di tempo tendente a zero). Può aiutare a ricordare il suo significato pensare alla portata di un tubo, una condotta, un fiume, data di solito in litri al secondo, o metri cubi al secondo.

        Wh (e i suoi multipli kWh, MWh, GWh, TWh) è una delle unità di misura della quantità di “lavoro”, o energia. In relazione a un accumulatore, il Wh è quindi unità di misura della sua capacità (di immagazzinare energia). Può aiutare a ricordare il suo significato pensare al litri o ai metri cubi di un serbatoio, di una cisterna, di un invaso.

        La distinzione e la relazione tra le due quantità è facilmente memorizzabile ricordando la sola semplicissima formula fondamentale che fornisce il lavoro L (=energia), data una potenza P (costante) e un intervallo di tempo t:

        L = P·t

        Ad esempio, ragionando in astratto, senza tenere conto di perdite e surriscaldamenti vari dei cavi, curva di ricarica seguita dai circuiti di controllo del pacco batterie, perdite nella conversione da corrente alternata a 220V 50Hz alla tensione del pacco batterie, limiti di carica del pacco batteria stesso etc., se uno considera un impianto elettrico da 3 kW di potenza e una batteria da 12 kWh, per caricarla al 100% può con certezza concludere che non sarà possibile completare la carica in “meno di” 4 ore:

        t = ?

        P = 3 kW

        L = 12 kWh

        L = P·t → t = L / P → t = 12 kWh / 3 kW = 4 h

        N.B. Salvo errori ed omissioni.

        • Chiedo venia. Nelle mie risposte ho impropriamente utilizzato kWh invece di kW per indicare la potenza contrattuale.

        • Buonasera,
          grazie delle delucidazioni, tuttavia comprendo sufficientemente bene il concetto di energia e potenza.
          Certamente non intenderei caricare una macchina elettrica con la presa di casa del comodino. La presa di carica sarebbe a ridosso del montante a valle del magnetotermico che deve avere una sezione minima di 6mm2. In queste condizioni per cavo in canalina con una portata di poco meno di 40A nel caso di isolante in PVC, siamo ben oltre i 3kW di potenza impegnata, nessuna usura prematura.

        • Riccardo, Marco, scusate. Non era un’osservazione personale.

          I vostri commenti sono entrambi rilevanti per l’argomento trattato.

          Avrei dovuto metterla come nota a parte, perché in generale a volte scappano scritture errate delle unità di misura.

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