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Il prezzo di listino? Toglitelo dalla testa

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Stackmann di Volkswagen
Jurgen Stackmann, direttore vendite Volkswagen, presenta l'elettrica ID.3.

Il prezzo di listino? Toglitelo dalla testa. Le Case auto, con l’arrivo dell’elettrico, vogliono “educare” i clienti a prendere un altro riferimento, ritenuto più vero.

Da una vita siamo abituati a scegliere l’auto spulciando i listini di riviste come Quattroruote, confrontando i modelli che possono fare al caso nostro. Ma gli addetti ai lavori fanno presente che è un approccio superato, tanto più con l’auto elettrica: prezzo iniziale alto, ma costi successivi per il mantenimento decisamente convenienti. Qual è la ricetta giusta, dunque?

La ricetta di VW: l’ID.3 elettrica come la Golf

Sentite quel che dice il capo di marketing e vendite di Volkswagen, Juergen Stackmann, intervistato sul lancio della ID.3 da Automotive News Europe (qui):

La Golf
La Volkswagen Golf

Il nostro obiettivo è di assicurare che l’auto sia competitiva anche senza incentivi. Ma abbiamo bisogno di cambiare la percezione del consumatore sul prezzo. Circa il 40% dei nostri clienti in Europa è costituito da aziende, nel senso più lato. Clienti che guardano al costo totale del possesso dell’auto, non solo il prezzo iniziale, ma anche al prezzo di rivendita finale dell’usato, i costi dell’assicurazione, della manutenzione e del carburante. Dobbiamo introdurre questo concetto anche tra i privati, perché questo siamo certi che dimostra che la ID.3 è competitiva con la Golf“. Capito?

Anche Peugeot-Citroen scorda il prezzo di listino

La nuova Peugeot 208
Il frontale della nuova Peugeot 208

Il Gruppo Volkswagen non è l’unico a pensarla così. Un altro colosso dell’auto europea come la francese PSA (comprende Peugeot, Citroen, DS e ora Opel) ha addirittura deciso di lanciare le sue nuove auto elettriche senza indicare un prezzo di listino. Puntando piuttosto su un canone mensile per un contratto di noleggio che comprende tutte le voci di cui sopra. E, di fatto, spalmando il costo iniziale dell’acquisto per quattro anni, ovvero la durata del contratto. Basta andare sul sito della nuova Peugeot e208 e cliccare sulla pagine dalle prenotazioni per trovarsi davanti non un listino, ma un noleggio per 48 mesi. Con un primo canone anticipato di 5.900 euro e 47 rate da 349 euro, Iva inclusa, con una percorrenza complessiva di 60.000 Km. Chi compra una 208 a benzina o a gasolio paga una rata mensile più bassa, 289 euro. Ma non manca una tabella a dimostrare che, considerando la minor spesa per l’energia rispetto al carburante, alla lunga i conti si pareggiano. Un po’ come si diceva, sopra, per la ID.3 a confronto con la Golf.

SECONDO NOI. Il ragionamento non fa una grinza, anche perché un contratto di noleggio mette al riparo chi compra un’auto elettrico da due incognite. Ovvero: quale sarà il valore dell’usato dopo un certo numero di anni? E quale sarà la capacità residua delle batterie? Oltretutto questo tipo di contratti all-inclusive fa sì che tutta la manutenzione resti a carico del noleggiatore. All’automobilista, in pratica, resta solo il costo dell’energia. C’è solo un’obiezione, non da poco: da sempre il prezzo di listino è il riferimento per il cliente comune. Ed è inevitabile che ci sia una certa diffidenza nei confronti di un cambiamento che porta da un unico numerino a un calcolo più complicato. Serve una trasparenza assoluta, per non dare l’impressione che si stia giocando sulle cifre per far pagare di più.

 

 

 

17 COMMENTI

  1. Le auto elettriche costa meno a costruirle, costano un decimo di manutenzione e dopo 4 anni i produttori, cambieranno le batterie e potranno rivenderle semi nuove.
    E’ assurdo che costino come quelle tradizionali, sia come listino che come costo complessivo.
    Arriveranno cinesi e coreani con proposte più vicine alla realtà…..
    Fra 10 anni la classifica delle vendite per marchio, subirà una bella trasformazione.

  2. La Peugeot 208 diesel con 13000 euro la prendi e quando la rivendi c é da togliere il prezzo dell usato dopo 4 anni 7500 euro. Quindi 6000, mettiamo anche 7000 di costo.
    Con le rate sono 19000 euro. Con 60000 km. Proprio uguale uguale il conto.

  3. Ritengo che nel costo del carburante ci sia una variabile che al momento non colpisce le auto elettriche, ma che, raggiunta una certa diffusione, non potrà essere trascurata. È la componente di tassazione che gravano sul carburante. Non posso pensare che un governo ci possa rinunciare come gettito fiscale. Tra qualche anno il modello economico dovrà cambiare perché il vantaggio sui consumi verrà ridimensionato da qualche forma di tassazione

    • Tutto può essere, con la politica non si può mai sapere. Ma se io carico a casa come fa il Fisco a sapere se sto alimentando l’auto o la lavatrice? E perché mai la stessa quantità di energia dovrebbe essere tassata in modo diverso?

      • Beh, semplicissimo, alzando indistintamente le accise sull’energia elettrica come viene fatto ora per il riscaldamento. Poiché non è possibile a contatore distinguere il gas usato per cucinare o riscaldare, vengono applicate le aliquote più alte, per cui ci ritroveremo le bollette della corrente più alte.

        • Sì, per nel confronto economico elettrico-benzina (al momento ancora favorevole alla seconda, sia chiaro) dovete mettere anche altre voci. Per esempio: la manutenzione costa infinitamente di meno e chi ha pagato il tagliando recentemente sa che non parlo di cifre marginali.

      • Ne discutevo recentemente con un conoscente, sulle possibilità sia a livello tecnico, sia legale/legislativo.

        Dal punto di vista tecnico, ovviamente non c’è modo di sapere che uso uno faccia degli elettroni che hanno attraversato il suo contatore (senza violare la sua riservatezza, ovviamente). Ancora più complicato sarebbe nel caso l’utenza avesse a valle del contatore un sistema ibrido solare/batteria, nel quale gli elettroni arriverebbero ora dal tetto, ora dalla rete, ora dal pacco batterie.

        Se, come evidenzia Luca, si può ricorrere ad aumenti indiscriminati, ovviamente questo sembrerebbe possibile solo per la componente che avesse documentatamente attraversato il contatore. Resterebbe esclusa la componente solare/eolica trasformata localmente. Apparentemente sarebbero totalmente esclusi i sistemi isolati (rifugi montani, isolotti, capanni etc.).

        Tuttavia è storicamente vero che il legislatore, soprattutto a Roma, è da millenni, oltre che tra i più creativi artisti quando si tratta di inventare tasse, tributi, gabelle, accise, etc, è anche il più smemorato quando si tratta di toglierle. Nel caso poi il sole, o più correttamente i fotoni che cadono sul demanio dello Stato, non fosse già esplicitamente citato nel Codice Civile in vigore, sarebbe sufficiente modificarlo per includerlo e facilitare l’introduzioni di norme per spillare soldi.

        Personalmente lo ritengo improbabile, ma con le condizioni disastrate delle nostre finanze pubbliche, tendo a non escludere che qualcuno ci stia già pensando. Ad esempio, in passato si era già pensato a tasse cosiddette “sull’acqua piovana” basando la norma sul rapporto tra la particella catastale e la superfice non drenante (fabbricati, selciati, strade etc.), il cui ruolo, in questo caso, potrebbe essere assunto dai pannelli solari.

        Non credo che, a quel punto, però l’opinione pubblica perdonerebbe la cosa, similmente a quanto è accaduto con il referendum sulla privatizzazione dell’acqua.

        • Emanuele, io credo che cambierà il mondo, nel modo di produrre e di gestire l’energia anche nelle nostre case. Faccio un esempio: la Nissan sostiene che il business del “second life” delle batterie dismesse dalle auto elettriche, come le sue Leaf, è enormemente più promettente di quel che si pensava inizialmente. In pratica quel che all’inizio veniva vissuto come un fastidio sta diventando una miniera nella quale più si scava e più si trova. Cambierà proprio la prospettiva, anche con il progredire della tecnologia. Come evolverà la tassazione? Dovrà trovare un centro di gravità permanente, a cui aggrapparsi. Non sarà facile, ma di certo il Fisco ce la metterà tutta.

        • Emanuele , guarda che per allacciare un impianto FV o eolico in rete devi fare una procedura col distributore , ed è obbligatorio il contatore di produzione , quindi (come scritto nei vari forum di FV da anni) prima o poi ti faranno pagare accise anche sul kwh autoprodotto

          • Gino, però ammetta che sarebbe una bella goduria auto-produrre l’energia con cui far marciare l’auto, anche solo per i normali tragitti brevi in città. Non credo che si possa trivellare sotto-casa e provare a estrarre petrolio…

          • Gino, ammetto che non sono aggiornato sulla ultima normativa vigente per i sistemi che sono intenzionalmente progettati per NON scambiare energia con la rete, ossia quelli in cui l’inverter ibrido è visto come un normale carico.

            Ne ho sentito parlare ultimamente molto, perché serpeggia sempre sotterranea la tentazione di staccarsi proprio dalle rete, quando i grafici di consumo mostrano che, con una batteria in cantina, al 95% non si ha bisogno della rete per mandare avanti la casa.

            Però ha ragione, un modo per trovare come fare pagare si trova. Come esempio perverso, basta pensare a come è stato fatto cambiaro il biglietto per fruire della tv pubblica (“canone”), che si è tramutato in tassa di possesso dell’apparecchio che potenzialmente potrebbe fruirne. Nel solco secondo cui ogni cittadino italiano dovrebbe farsi almeno un mese di prigione nella vita, perché potenzialmente qualche fattura la salterà, parcheggerà in divieto prima o poi, penserà male di qualche politico…

            Se, come cittadini, dobbiamo difendere il diritto fondamentale di fruire liberamente di aria, acqua e ora anche della luce del sole, però, sappiate che trovate in me un supporter.

          • Solo una notazione: io sogno, a commento dei nostri articoli, post in cui, oltre che esprimere opinioni, ci si scambiano informazioni, per far crescere la consapevolezza di tutti noi. Non siamo tuttologi, spesso leggiamo in questo spazio interventi di persone più informati di noi su temi specifici. E non sapete che regalo ci fanno.

          • Ci sono persone che hanno FV e possibilità di caricare a casa , allora la spesa si riduce , fare impianto fuori rete non credo si riesca in inverno ad essere autosufficienti, quindi pensare che staccandosi dall’enel si riesca ad andare avanti ho dei grossi dubbi , quandoi di inverno produci 1kwh al giorno , non ci mandi nemmeno il frigo , pensare di ricaricare una EV è utopia … oltretutto queste EV sono molto delicate nel ricaricare , non credo proprio accettino un inverter off grid , la Zoe che controlla la terra non credo proprio che parte con la ricarica

    • Il ‘carburante’ elettrico , se fai il pieno alle colonnine enelX costà già + del GPL e metano e poco meno del diesel , questi fanno sempre i conti se uno caricasse sempre gratis o col fotovoltaico , ma la maggior parte delle case in città non hanno garage e quindi o carichi alle colonnine o niente

  4. Se prendo una GPL nuova al posto dell’elettrica la pago metà e spendo meno di carburante , quando mai recupero il costo iniziale ?!?!? Quando la batteria costerà 100€ al kwh , cioè per avere un autonomia di 350-400km , costo batteria di 5-6000€ e costo auto pari a un benzina , la ricomprerò

    • Rispetto al 2010, il costo delle batterie nel 2018 è sceso dell’85%. E se consideriamo il 2018 sull’anno precedente, il calo medio è del 18%.Ancora non abbastanza? Ok, ma si sta correndo.

      • Ad oggi il costo di una batteria da 40kWh , dico sembra sia, di 15.000€ circa , a me che nel 2010 costasse (secondo i tuoi calcoli) 100.000€ non mi interessa, interessa oggi ….. a me e la grande maggioranza delle persone , vuole una utilitaria elettrica che costi 15000€ di listino senza noleggi e si prenda a 12/13 , anche perchè non è tutto rose e fiori questo dovere caricare spesso , aspettare ore per la ricarica , etc è un bel rompimento di balle te lo dice chi ha provato….

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