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Il Premio Nobel per la fisica ai tre “maestri” di Greta

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premio Nobel

Nell’anno di Greta Thunberg la scienza del clima irrompe nel più ambìto riconoscimento scientifico del mondo, il Premio Nobel. L’ha fatto ieri, per la prima volta, con i tre ricercatori che hanno svelato le basi scientifiche della crisi climatica e che oggi condividono il premio per la fisica: Syukuro Manabe, Klaus Hasselmann e l’italiano Giorgio Parisi. Tre scienziati che i negazionisti definirebbero “Cassandrea del Clima”, o peggio “Gretini”.

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Il fisico italiano Giorgio Parisi

Non è la prima volta, però, che un comitato Nobel assegna ai ricercatori atmosferici il premio più famoso del mondo. Tre scienziati che scoprirono che alcune sostanze chimiche industriali distruggono lo strato protettivo di ozono della Terra hanno vinto nel 1995. Il Premio Nobel per la pace 2007 è andato all’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore e al gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il premio per l’economia 2018 è andato a William Nordhaus della Yale University, che ha esplorato i costi e le conseguenze del riscaldamento globale. Mai però erano stati proclamati vincitori tre fisici.

Il Premio Nobel ci dice che la crisi climatica è colpa dell’uomo

Syukuro Manabe dell’Università di Princeton negli anni ’60 costruì il primo modello climatico computerizzato. Dimostrò che l‘aggiunta di anidride carbonica all’atmosfera ne aumenti la temperatura e come il calore extra influenzi il movimento delle masse d’aria.

Klaus Hasselmann del Max Planck Institute for Meteorology di Amburgo ha scritto un modello negli anni ’70 che ha aiutato gli scienziati a capire come interagiscono il tempo e il clima e come diagnosticare il ruolo dell’umanità nel riscaldamento dell’atmosfera.

Giorgio Parisi, dell’Università La Sapienza di Roma, ha spiegato modelli apparentemente casuali in sistemi naturali complessi che hanno portato a scoperte fisiche oltre l’atmosfera.

Ma la scoperta risale al 1859. E’ dello svedese Svante Arrhenius

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Svante Arrhenius

Ma il vero padre della scienza del clima è uno svedese, quasi coevo dello stesso Alfred Nobel, promotore del premio. Il suo nome è Svante Arrhenius, il cui nome appre ben 14 volte nella documentazione scientifica che accompagna l’assegnazione del premio di quest’anno.

Arrhenius, vissuto dal 1859 al 1927, vinse il premio 1903 in chimica. Negli ultimi decenni, la sua eredità si è rivolta  a un articolo del 1896 in cui «ha costruito il quadro scientifico centrale per i modelli di colonne atmosferiche utilizzati in trattamenti successivamente più complessi che si sono sviluppati da allora», ha scritto il comitato del Nobel. In sostanza inventò la modellazione del clima.

«È fantastico (e inaspettato) che la scienza del clima venga riconosciuta _ ha detto in una e-mail Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA _  Naturalmente scegliere due o tre persone per rappresentare tutti i progressi nella scienza del clima è arduo e piuttosto soggettivo».

La ricerca dei vincitori di ieri, alcuni dei quali compiuti decenni fa, informa oggi il dibattito sul clima. Prendiamo la ricerca di Hasselmann, che risponde a due domande fondamentali.

Uno è come gli scienziati possono prevedere il clima tra un secolo, ma non il tempo tra due settimane. La risposta: il tempo varia di giorno in giorno, ma la gamma degli effetti meteorologici e la loro magnitudine, ovvero il clima, è rimasta stabile. Almeno fino a poco tempo fa.

Lancet countdown sul clima

Ciò porta alla seconda risposta pratica di Hasselmann: come determinare se eventi strani, come un improvviso aumento della temperatura, sono causati da variazioni naturali previste, dal Sole, dall’orbita terrestre, dai vulcani o dai gas serra? Hasselmann ha dimostrato che se si combinano dati e modelli osservati, è possibile verificare quale fattore sta causando il problema.

Alluvioni, incendi & Greta Thunberg, così il mondo ha aperto gli occhi

I premi del 2021 arrivano sull’onda di un’attenzione globale senza precedenti, grazie purtroppo a una serie di disastri, ha fatto notare Susan Solomon, scienziata dell’atmosfera del Massachusetts Institute of Technology che ha condiviso il premio del 2007. «Il mondo sta sperimentando così tante vivide illustrazioni di come sarà il nostro clima futuro se non agiamo; vanno dagli incendi nel Nord America occidentale a inondazioni insolite in Europa, America centrale e Cina e ondate di calore in molte parti del mondo» ha affermato.

premio nobel

Merita ricordare che nel 2019 il Nobel per la chimica fu assegnato ai tre scienziati John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino, inventori della batterie agli ioni di litio, quelle che oggi equipaggiano quasi tutte le auto elettriche.

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7 COMMENTI

  1. Manabe un gentile e piccolo colosso della fisica atmosferica ha dato un contributo formidabile alla simulazione computerizzata del sistema atmosferico accoppiato all’oceano gettando le basi per tutti gli sviluppi successivi e facendo anche la precoce scoperta che il riscaldamento avrebbe soprattutto colpito le zone polari come stiamo verificando drammaticamente 50 anni dopo. Consiglio la lettura del suo recente volume “beyond global warming” scritto col collega Broccoli.

    • Visto che usa il termine “clickbait” in tutte le salse, e devo quindi immaginare che sappia cosa significa, le chiedo di spiegarci perchè il nostro titolo non corrisponde al contenuto dell’articolo.

      • Mi perdoni.
        Quando avrei usato il termine “clickbait in tutte le salse” ?
        Conosco il significato del termine.
        Ad esempio, perche’ non scrivere : Il premio Nobel per la Fisica a tre ricercatori pionieri nelle ricerche in ambito climatico.
        Visto che a loro e’ dedicato l’ottimo articolo.
        L’aver inserito il nome di Greta serve ad attrarre anche persone che probabilmente non avrebbero letto l’articolo.
        Questo era il senso del commento.
        Se poi lei si senta offeso dal mio commento.Pazienza.

        • Mi perdoni, l’ho confusa con un altro lettore, Alessandro, che mi contesta con lo stesso termine il titolo di un altro articolo (vabbè, me ne farò una ragione e le assicuro che non mi sento offeso). Nel nostro mestiere (lo faccio da 42 anni) i titoli buoni sono appunto quelli che attirano l’attenzione dei lettori. E anche quelli che esprimono un concetto nelle poche battute concesse dalla grafica, che sono circa la metà di quelle necessarie per il titolo da lei proposto. Infine, fra qualche ora Greta Thunberg potrebbe essere insegnita a sua volta del premio Nobel per la pace. Al momento, almeno, figura tra i papabili (anche se personalmente l’avrei attribuito,postumo, a Gino Strada). Qundi non si può dire che la giovane attivista svedese sia un personaggio minore, folkloristico, o addirittura grottesco come in tanti, pelosamente, sostengono.

          • Grazie della cortese risposta.
            Comprendo le dinamiche con cui si realizzano i titoli e immagino che a volte non sia facile attrarre l’interesse del lettore anche se i contenuti sono validi.
            La divulgazione di informazioni utili e’ un vostro punto di forza.

            Saluti

  2. Meglio tardi che mai, ma purtroppo l’essere umano non impara e guarda il dito non il punto dove indica.
    Speriamo che tutti i governi impongano più restrizioni, non per noi che siamo già avanti con gli anni, ma per le future generazioni.

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