Il Parlamento europeo allenta le regole sul calcolo delle emissioni di CO₂ per i camion. Introdotta maggiore flessibilità per i costruttori nel raggiungimento degli obiettivi climatici, con una revisione del sistema dei crediti di emissione fino al 2029.
La modifica elimina la curva di riduzione delle emissioni di CO₂ tra il 2025 e il 2029. Secondo il nuovo piano, il target di riduzione delle emissioni del 15% sui veicoli di nuova immatricolazione previsto per il 2025 resterà invariato per quattro anni (fino al 2029), consentendo così ai produttori di accumulare via via crediti da utilizzare negli anni successivi.
La decisione del Parlamento deve essere formalmente approvata dagli Stati membri della UE, ma il passaggio è considerato sostanzialmente una formalità: i governi hanno già espresso parere favorevole.

Nuovi target annuali. Vantaggi sui crediti di Co2
La modifica approvata non cambia le “grandi” scadenze finali della normativa europea sulla decarbonizzazione (-15% emissioni entro il 2025, 45% entro il 2030 e 90% entro il 2040) ma interviene sul meccanismo di progressione annuale che collega i diversi traguardi.
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Finora il regolamento prevedeva una curva lineare di riduzione tra un obiettivo e l’altro. Ciò significava che dopo il 2025 le riduzioni richieste sarebbero aumentate progressivamente ogni anno: nel 2026 al 20%, nel 2027 circa il 26% e così via fino al target principale del 45% nel 2030.
Con la modifica approvata dal Parlamento europeo, questa progressione viene eliminata fino al 2029: il target di riduzione del 2025 (15%) resterà invariato per quattro anni.
Questo cambia significativamente il meccanismo dei crediti di CO₂. Se un costruttore, ad esempio, riducesse le emissioni del 18% nel 2026, in precedenza sarebbe comunque risultato in ritardo rispetto alla curva prevista. Con le nuove regole, invece, avrà superato il target del 15% potendo così accumulare crediti da utilizzare quando i target diventeranno più stringenti.

Le pressioni del settore
La modifica arriva dopo le pressioni del settore. Nell’ottobre scorso diversi costruttori europei di camion – tra cui Volvo Trucks, Daimler Truck, Scania, MAN, Iveco e Ford – avevano scritto alle istituzioni europee chiedendo esplicitamente di eliminare la curva di riduzione tra i principali anni-obiettivo.
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Secondo le aziende, quest’ultima modifica permetterebbe infatti di utilizzare eventuali riduzioni di emissioni ottenute tra il 2025 e il 2029 per facilitare il raggiungimento del target del 45% nel 2030.
Per raggiungere questi obiettivi, l’industria sta lavorando su due fronti: da un lato l’introduzione di camion elettrici a batteria, dall’altro il miglioramento dell’efficienza dei motori a combustione interna.
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Camion elettrici: il nodo infrastrutture
La Commissione europea ha giustificato la revisione citando anche l’insufficiente diffusione delle infrastrutture di ricarica per camion elettrici, in particolare lungo i corridoi autostradali europei.
Secondo Bruxelles, il nuovo sistema potrebbe comunque incentivare una diffusione anticipata dei veicoli a zero emissioni, perché consentirebbe ai costruttori di accumulare crediti grazie a vendite più rapide di camion elettrici.

Le critiche delle associazioni ambientaliste
Non tutti però condividono la revisione prevista dall’Europa. Alcune organizzazioni ambientaliste temono che l’allentamento delle regole possa rallentare la transizione.
Secondo le analisi citate dall’associazione NABU, ad esempio, la quota di camion a zero emissioni di nuova immatricolazione entro il 2030 potrebbe scendere dal 35% previsto a una fascia compresa tra il 18% e il 28%.
Il rischio, secondo gli ambientalisti, è che una maggiore flessibilità normativa finisca per ritardare gli investimenti nei camion elettrici, proprio nel momento in cui il settore europeo dei veicoli pesanti sta iniziando ad accelerare sulla decarbonizzazione.
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