Il nucleare all’italiana corre sulla carta. Ma il 2033 è dietro l’angolo

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Il Senato ha dato il via libera al disegno di legge delega sul nuovo nucleare all’italiana, mentre Newcleo ha appena debuttato al Nasdaq. Due notizie che il governo e l’industria possono leggere come segnali di una nuova stagione atomica italiana. Ma c’è un dettaglio: fra gli annunci e il primo chilowattora prodotto c’è ancora una quantità enorme di lavoro da fare. E la tabella di marcia che porta ai primi reattori commerciali fra il 2032 e il 2034 appare tutt’altro che scontata. Anche per questo gli investitori internazionali sembrano aver snobbato la compagnia italiana fondata da Stefano Buono che si propone di realizzare i mini reattori  di nuova generazione citati nel disegno di legge appena approvato.

Il provvedimento dovrebbe creare il quadro normativo per il ritorno del nucleare all’italiana, demandando poi a decreti attuativi la definizione concreta delle procedure. È proprio qui che cominciano i problemi. Una legge non autorizza un reattore, non costruisce una filiera e non trasforma un prototipo in una centrale elettrica. E Newcleo, che rappresenta una delle scommesse italiane più ambiziose sui reattori avanzati, lo sa bene. Al momento ha raccolto in Borsa circas 247 milioni di dollari (SEC), ma non ha mai realizzato nemmeno il prototipo del suo mini reattore.

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Stefano Buono, fondatore di Newcleo

Debutta in Borsa Newcleo. Ma il Nasdaq non è ancora una centrale elettrica

Il 22 settembre Newcleo ha iniziato le contrattazioni sul Nasdaq dopo la fusione con la Spac NewHold, con una valutazione pre-money di circa 2,4 miliardi di dollari.

Il debutto, però, è stato tutt’altro che trionfale: il titolo è arrivato a perdere il 16% nelle prime fasi della seduta, chiudendo poi intorno a -9%. E non si è più ripreso, quotando oggi attorno ai 7,80 dollari, nonostante il tempestivo annuncio del via libera al nucleare all’italiana.

Naturalmente pochi giorni di Borsa non dimostrano nulla sulla validità di una tecnologia nucleare. Ma è un promemoria utile: il mercato finanziario sta comprando una promessa industriale, non un parco reattori già operativo.

Le rinnovabili subito, poi (forse) il nucleare, dice l’Enel

Newcleo deve ancora completare il dimostratore non nucleare da 10 MW termici di Brasimone, portare avanti la progettazione, ottenere le autorizzazioni e sviluppare la produzione del combustibile MOX. La stessa società indica inoltre fra gli impieghi dei nuovi capitali le attività regolatorie negli Stati Uniti e in Francia.

Dal 2032 il primo reattore? Un percorso a ostacoli

Ed è qui che la narrazione diventa interessante per l’Italia. Stefano Buono ha indicato la fine del 2032, inizio del 2033 come obiettivo per il primo reattore commerciale, mentre per l’Italia ha parlato più prudentemente del 2035 .

Il problema non è stabilire oggi se quelle date siano impossibili. Il problema è capire quante condizioni devono verificarsi contemporaneamente perché diventino realtà.

Serve innanzitutto un’autorità regolatoria con procedure adeguate ai reattori avanzati. Servono poi:

  • progettazione definitiva,
  • qualificazione dei componenti,
  • catena di fornitura,
  • combustibile,
  • sito,
  • finanziamenti,
  • autorizzazioni,
  • costruzione.

Solo allora Newcleo dimostrerà sul campo che una tecnologia di mini reattori di quarta generazione raffreddati a piombo può passare dalla fase sperimentale a quella commerciale. Non è un dettaglio burocratico. È esattamente il passaggio che separa una startup deep-tech da una società elettrica.

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Il “design” di un mini reattore nucleare

I dubbi degli esperti: quando, come, a quali costi

Sul Ddl nucleare approvato dal Senato, il Climate Media Center Italia ha raccolto le valutazioni di quattro esperti con posizioni differenti, e proprio questo confronto mette in luce uno dei punti più delicati della discussione: non basta chiedersi se il nucleare tornerà in Italia, bisogna capire quando sarà realmente disponibile e quale ruolo potrà avere in un sistema elettrico da rivoluzionare in tempi brevissimi. .

Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR, sottolinea che il nuovo quadro legislativo rappresenta soltanto un primo passaggio. A suo giudizio mancano ancora un modello di finanziamento, un’autorità indipendente di controllo, i siti e una scelta tecnologica definitiva. Per questo considera irrealistico avere elettricità nucleare in Italia prima del 2040.  Ancora più interessante è la questione del sistema elettrico nel quale i nuovi reattori dovrebbero entrare. Armaroli osserva che nei prossimi 10-15 anni l’Italia dovrà comunque accelerare fortemente sulle rinnovabili e ipotizza uno scenario nel quale queste potrebbero coprire una quota molto elevata della domanda. In quel contesto, sostiene, un impianto nucleare progettato per funzionare il più possibile durante tutto l’anno potrebbe trovarsi a competere con una produzione rinnovabile molto abbondante nelle ore e nei periodi di maggiore disponibilità.

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Rivisitazione “artistica” del mini reattore Newcleo presentata alla Biennale di Venezia

Una posizione diversa arriva da Giuseppe Zollino, docente di Tecnica ed economia dell’energia e di Impianti nucleari all’Università di Padova, secondo il quale il nucleare dovrebbe invece costituire la componente continua del mix, affiancata da idroelettrico, fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo. Zollino sposta però l’attenzione sui tempi lunghi: il contributo nucleare al 2030 sarebbe comunque nullo e quello del 2035 limitato; il vero effetto, sostiene, andrebbe valutato nell’arco dei 15-20 anni successivi.

Anche sul fronte tecnologico emergono differenze significative. Giovanni Ludovico Montagnani, ingegnere elettronico e attivista climatico, considera il nucleare potenzialmente utile come forma di assicurazione per garantire una quota di produzione indipendente dalla variabilità delle rinnovabili, ma ritiene difficile attribuirgli un ruolo decisivo nella decarbonizzazione. Quanto ai tempi, osserva che persino tecnologie SMR come il progetto francese Nuward non sono ancora arrivate alla fase di prototipo, rendendo molto ambiziosi gli orizzonti temporali più ravvicinati.

Infine Luigi Moccia, dirigente di ricerca del CNR, invita a guardare ai precedenti concreti: per i grandi reattori, sostiene, i tempi osservati nei Paesi che dispongono già di siti, normative e autorità di sicurezza mostrano che due decenni non sono un orizzonte anomalo. Per gli SMR, invece, il problema è che mancano ancora sufficienti esperienze operative per stabilire tempi e costi su basi consolidate. La sua conclusione è netta: per la decarbonizzazione servono soprattutto tecnologie che possano essere cantierate adesso, non fra molti anni.

Un obiettivo industriale tutto da dimostrare

È proprio questo il punto che riguarda da vicino anche Newcleo. Se persino l’avvio di un programma nucleare convenzionale richiede anni di regolazione, finanziamento, localizzazione e costruzione, la promessa di arrivare ai primi reattori avanzati nel 2032-2034 deve necessariamente essere letta come un obiettivo industriale da dimostrare, non come una capacità energetica già programmata. E nel frattempo l’Italia dovrà comunque decidere come coprire la domanda elettrica in forte ctrescita nei prossimi dieci anni.

Il dibattito, quindi, non dovrebbe essere ridotto alla contrapposizione fra favorevoli e contrari. La domanda più concreta è un’altra: quali tecnologie possono fornire elettricità a basse emissioni, a costi sostenibili e nei tempi necessari alla trasformazione del sistema energetico italiano? Il nucleare potrebbe essere una delle risposte sul lungo periodo. Ma non può essere utilizzato come risposta a un problema di approvvigionamento che, per i prossimi anni, deve essere affrontato con strumenti già disponibili.

L’Italia approva la legge mentre il cronometro corre

Il disegno di legge sul nucleare  comincia a prendere forma mentre le aziende già chiedono risposte immediate al crescente fabbisogno di energia a buon mercato (ed è tutto da dimostrare che quella nucleare lo sia).

Newcleo ha esplicitamente indicato nei mesi scorsi la necessità di definire rapidamente il sistema autorizzativo italiano. E Buono ha spiegato a il Giornale che, per rispettare le scadenze industriali, servono regole stabili e procedure efficienti.

Nucleare all’italiana? Caro Pichetto, “no, grazie”

Anche per questo la stessa Newcleo guarda soprattutto agli Stati Uniti per il primo reattore commerciale, considerabdo quel sistema regolatorio più adatto a rispettare la scadenza del 2032. Ma nel frattempo l’Italia deve affrontare la crescita della domanda elettrica, l’elettrificazione dei trasporti e dell’industria, l’espansione delle rinnovabili, la riduzione delle emissioni prevista dal PNIEC e il potenziamento delle reti. Un reattore futuro non può essere contabilizzato come energia disponibile oggi.

Il Nasdaq può fornire a Newcleo capitale e visibilità. La legge può fornire all’Italia una cornice normativa. Ma nessuno dei due produce automaticamente elettroni.

 

  • LEGGI anche: Armaroli: «Sul nucleare più annunci che progetti: rinnovabili e accumuli le priorità» e guarda il VIDEO

 

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