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Il Microlino si farà a Torino con la Cecomp

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Il Microlino avrà sul cofano il marchio Micro degli Ouboter, già usato sui monopattini elettrici.

Il Microlino si farà a Torino e a costruirlo sarà la Cecomp. La complessa disputa legale che opponeva il creatore della macchinetta elettrica, Wim Ouboter, con gli ex partner tedeschi dell’Artega, si è risolta in modo salomonico. Ovvero: ognuno farà la sua vettura, del tutto simile al progetto originario. Solo che quella dell’Artega si chiamerà Karo-Isetta.

Il Microlino avrà un clone: il Karo-Isetta by Artega

Ouboter è un geniale designer svizzero, creatore tra l’altro dei monopattini elettrici Micro. Innamorato da sempre delle linee dell’Isetta, aveva deciso di farne una versione moderna con motore elettrico. Il suo partner industriale era stato in un primo tempo la Tazzari di Imola, che aveva poi passato la mano all’Artega. Tutto sembrava filare per il meglio quando, all’improvviso, alla vigilia del lancio commerciale, è esploso il conflitto. Il designer lamentava la scarsa qualità dei primi prototipi costruiti dall’azienda tedesca, elencando ben 150 difetti.

Il Microlino
Il Karo-Isetta, la versione prodotta dall’Artega che sta per essere messa in vendita.

E l’Artega aveva reagito alle critiche a modo suo, annunciando (leggi qui) che era pronta a produrre un modello praticamente identico al Microlino, il Karolino. Mandando al diavolo Ouboter e andando avanti per conto suo. La disputa nei tribunali si è trascinata per parecchi mesi, fino all’accordo appena raggiunto.

La versione tedesca in vendita subito

L’accordo è stato reso noto da entrambi i partner con altrettanti comunicati. Con un’altra importante novità: il nome definitivo annunciato comunicato da Artega è Karo-Isetta, dato che gli eredi del creatore dell’Isetta, Ermenegildo Preti, hanno dato il loro ok all’utilizzo del nome. Il primo ad arrivare sul mercato tra i due ex-contendenti sarà l’Artega.

Il Microlino
Un’altra immagine del Karo-Isetta, prodotto in Germania.

Già entro gennaio il Karo-Isetta sarà configurabile qui, con tutte le specifiche tecniche e i colori interni-esterni. E prenotabile versando un anticipo di 2.500 euro. Dati dichiarati: velocità massima di 90 km/h e autonomia fino a 200 km. Per aprile sono programmate le prime consegne, con la possibilità di svolgere test-drive presso la sede diDelbrück. “Il mondo è grande abbastanza per avere due costruttori“, ha detto Klaus Frers, numero uno di Artega. “Stiamo lavorando per portare sul mercato la nostra citycar con il DNA di Artega, ma fedelmente basata sulla storica Isetta”.

Il Microlino made in Italia in vendita dal 2021

Il Microlino in versione Micron, prodotto a Torino

Il Microlino si farà a Torino, invece, arriverà sul mercato nel 2021 e sarà disponibile in due versioni. La più economica avrà una batteria da 8 kWh e 135 km di autonomia. La seconda avrà invece 14,4 kWh di batterie (presumibilmente le stesse del Karo) e 200 km di range. Motore da 11 kW con 90 km/h di velocità massima 100 Nm di coppia massima (5″ nello 0-100). Ricarica in 4 ore con potenza massima di 4 kW. Il partner industriale, era destino, sarà dunque italiano.

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La Cecomp è un’azienda fondata nel 1978 da Giovanni Forneris, allievo di due grandi nomi come Giorgetto Giugiaro e Giovanni Michelotti. Oggi la Cecomp è guidata dai figli Gianluca e Paolo, la sede è a La Loggia, nella parte sud di Torino (qui il sito). Ed è in grado di realizzare progetti completi, dalla progettazione alla produzione in piccole serie. Vantando già una bella esperienza nell’auto elettrica, tra cui la partecipazione alla nascita della Autolib del Gruppo Bolloré (leggi qui).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 COMMENTO

  1. Il dilemma è amletico: “Meglio l’Isetta tedesca di Artega o quella italiana di Cecomp?”

    Quel che è certo, è che questa Isetta rappresenta indiscutibilmente un valore nell’era elettrica e non solo nella mobilità cittadina. Esprime qualcosa di più: empatia. Lo constato dalla volontà di amici e amiche che l’aspettavo da anni e che non appena verrà messa in vendita, costi quel che costi, l’acquisteranno.

    Sembra di essere ritornati ai tempi della Fiat 500 di Dante Giacosa quando tutti pensavano che fosse l’unica, l’originale e l’inimitabile.

    Anche se in realtà così non fu.

    Quando un progetto è vincente si diffonde, ma ognuno lo analizza per renderlo ancora migliore, per migliorare il prodotto. Così per la 500 del tempo che fu, così oggi per l’Isetta elettrica.

    Personalmente sono convinto che l’Isetta italiana sarà fondamentalmente diversa dalla tedesca, pur conservando l’apparenza vincente. Ma l’apparenza non è sostanza.

    Mi spiego meglio, ritornando indietro nel tempo, ai tempi della 500 di Dante Giacosa, quando la 500 perfetta non era Fiat e nemmeno Abarth.

    ‪Il motore bicilindrico parallelo, era il punto debole della Fiat 500, infatti Dante Giacosa per sua stessa ammissione lo desiderava contrapposto. Venne così sostituito nella 500 perfetta, realizzata in Austria dalla Steyr Puch, un brillante e più affidabile motore boxer bicilindrico, più potente dell’originale Fiat, con cilindrate maggiorate (dai 493 cm³ nel 1957, passarono a 643 cm³ nel 1963 e a 660 cm³ nel 1964.).

    ‪La 500 Made in Austria risultò la 500 perfetta, maggiori prestazioni, minor consumo in montagna, vibrazioni ridotte al minimo, equilibrio motoristico, grande affidabilità ed elevati chilometraggi.‬ La soddisfazione fatta a macchina.

    ‪La Steyr Puch era la 500 con il motore perfetto che Dante Giacosa avrebbe voluto realizzare, con quello scattante, affidabile e leggero motore boxer in alluminio gestito da un cambio ZF sincronizzato, freni, ammortizzatori e ruote maggiorate per aggredire sorprendentemente i tornanti delle Alpi.

    La muscolosa 500 alpina, Made in Austria diventò subito famosa ed ambita, più delle torinesi Abarth, ma era irraggiungibile per gli italiani. In Austria e Germania fu subito un successo, venne battezzata Puchwagen e diventò immediatamente la vedette dell’Automobile Club e delle Poste. I postini austriaci diventarono dei piloti sulle Puchwagen postali, praticamente una Porsche bicilindrica, la miglior 500 mai vista. La consacrazione definitiva della Puchwagen 650 TR2 avvenne nell’anno 1964 quando vinse il Rally di Monte Carlo nella classe fino a 1.000 cm3 sbaragliando non solo la concorrenza ma anche vetture ben più potenti e pesanti.

    Per questo, sono sicuro che sotto, sotto, queste due Isette elettriche apparentemente uguali, in realtà saranno profondamente diverse.

    Quale delle due?

    Bisognerà aspettare e provarle. Sui passi alpini naturalmente.

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