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Il kit auto per ogni modello, ma da omologare

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Dopo il kit elettrico per il vespino (guarda)  ed il retrofit dall’Università di Bologna (guarda) sempre dall’Emilia Romagna, arriva il kit per le auto. Caratteristiche: adattabile ad ogni modello. Ad  un costo previsto al di sotto dei 10mila euro, per dare nuova vita al vecchio macinino.

Si ispirano alla filosofia aperta di Arduino

Per anni la trasformazione era legata al gas: vecchi motori a benzina trasformati a metano o a GPL. La nuova sfida elettrica è firmata da Valerio Vannucci ed Alberto Trentadue, fondatori di IaiaGi  , promosso dall’associazione Moseer di Modena. L’ impresa è affascinante, ma impegnativa, soprattutto per i problemi burocratici legati all’omologazione dei veicoli. Per ora gli interessati parlano della filosofia del progetto. Ovvero “la realizzazione di una piattaforma di sviluppo open hardware ed open source per la mobilità elettrica, ispirata al modello di sviluppo del dispositivo Arduino“, si legge nel sito, ” produrrà tutta la documentazione e tutto l’hardware necessario per la conversione dei veicoli tradizionali in veicoli elettrici. Il tutto sarà disponibile come kit che ognuno potrà usare per convertire la propria automobile. E/o sviluppare un nuovo veicolo ad emissioni zero. La piattaforma di sviluppo è il mezzo per ridurre il costo dei veicoli elettrici e per convogliare tutti i perfezionamenti derivanti da un modello basato sulla cultura aperta”. Molto ambizioso, dunque.

 

La Fiesta si elettrizza e diventa  Kevin

“Siamo partiti con una Ford Fiesta dove abbiamo installato un motore da 66 KW – con la stessa potenza del motore a scoppio – un pacco batterie da 40 kwh che garantisce autonomia per 250 km. Il sistema è basato su corrente alternata trifase asincrona come la Tesla, non è un motore motore brushless”. Queste le caratteristiche del “dimostratore” spiegate da Vannucci, mentre nel sito si legge che  “la produzione a livello industriale di kit di conversione di auto usate tradizionali in veicoli elettrici innovativi, partirà attraverso la creazione di una rete di soggetti produttivi”.

 

L’auto trasformata c’è e funziona. E la ricarica? “Sia dalle colonnine presenti sul del territorio sia dall’impianto di casa, in questo caso ci vogliono circa 10 ore casa con impianto da 3 kw, mentre occorre circa 1 ora con le colonnine ad alta velocità con almeno 50 kw di potenza”. Nei giorni scorsi è stato organizzato un Call for Makers a Castelfranco Emilia, dove sono stati invitati esponenti dei settori automotive, meccanica, motori elettrici, elettronica, energia, comunicazione. Una sorta di community che permetta di rendere concreta l’idea e di superare tutti gli gli ostacoli.

Il problema dell’omologazione

Uno degli ostacoli più difficili da superare  è  l’omologazione, che non è automatica e può far lievitare i prezzi. “Abbiamo organizzato un interessantissimo incontro con un ingegnere della Dekra, il gruppo internazionale di riferimento per le revisioni e le omologazioni – hanno spiegato i fondatori -. Ci ha fornito preziosissime informazioni e suggerimenti per l’argomento spinoso dell’omologazione del kit. Al momento, il processo di omologazione tramite il DLG 219/2015 presenta numerose difficoltà attuative per l’assenza di una procedura riconosciuta dai CPA (Centri Pratiche Auto) abilitati sul territorio nazionale”. Ma Vannucci e soci sono fiduciosi: “Le officine autorizzate si occuperanno delle pratiche burocratiche”. E lo start aziendale? “Partiremo con una un gruppo di clienti selezionati, i primi utilizzatori. L’idea è di fare un set di 100 kit finanziato attraverso il crowfuding dove il costo varia tra i 10 e i 15 mila euro. Vogliamo dimostrare la fattibilità economica dell’operazione per scendere entro 5 anni sotto i 10mila euro”.

“Stiamo lavorando per ottenere una “targa prova” _ aggiungono _ da utilizzare per poter svolgere test di guida significativi ed importantissimi per l’ottimizzazione delle mappature del controller. E per raccogliere i segnali CAN BUS durante reali situazioni di guida su strada”. C’è tanto lavoro da fare ad iniziare dalla pressione sui legislatori per rendere più chiara la normativa dedicata all’omologazione dei motori realizzati con il kit. Ma è solo questione di tempo: se si è riusciti con il gas, si riuscirà anche con l’elettrico. E il mercato potenziale è enorme: in Italia circolano circa 10 milioni di vecchi veicoli molto inquinanti. Che rischiano di non poter più circolare, senza una riconversione.