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Eccovi il Galletto elettrico. Moto Guzzi lo farà cantare?

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Tra le creature più iconiche nella storia della Moto Guzzi figura il Galletto. Un veicolo particolare, in grado di riunire i pregi di un ciclomotore e di una motocicletta. Prodotto in più di 71.000 esemplari dal 1950 al 1966, è stato protagonista della ripresa economica del Paese e di tante vicende umane. E ha conquistato numerosi appassionati (come lo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi, autore della celebre raccolta di racconti “Don Camillo e Peppone”). A 70 anni dal lancio commerciale, un giovane designer lecchese appassionato di moto, Samuele Dell’Oro, ha voluto omaggiare il Galletto con una riprogettazione integrale per renderlo nuovamente attuale. Anche grazie all’elettrificazione.

Più di un’operazione nostalgia

Samuele, da dove è nato il desiderio di “mettere mano” a un prodotto con una forte identità come il Galletto della Moto Guzzi?

Vorrei partire dal concetto di riappropriazione dell’identità. Il nostro tempo si caratterizza per una proliferazione di prodotti e servizi, in ogni settore, ma anche per il costante impulso alla trasformazione. Queste tendenze hanno aumentato quantitativamente la possibilità di scelta di merci a livello individuale, ma hanno favorito anche una propensione all’omologazione tecnica e stilistica delle stesse. Credo che oggi sia necessario recuperare il senso di appartenenza delle persone, di specificità.

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Ho tratto ispirazione dalla riscoperta di colture antiche nell’agricoltura, legate a una tradizione, a un territorio, a una ritualità. Ho scelto il Galletto proprio perché mi è sembrato in grado di dare una risposta a queste esigenze. In più, essendo un motociclista cresciuto presso le rive del Lago di Como a pochi chilometri dallo stabilimento Guzzi di Mandello del Lario, ho avuto un forte stimolo a individuare le radici del successo di un marchio prestigioso e che mi ha affascinato fin da bambino, provando a proiettarle nel presente.

Una moto con l’anima da scooter

Qual è l’elemento che più ha caratterizzato il motociclo?

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Penso che la semplicità sia stata la qualità più rappresentativa del Galletto. Si tratta infatti di un veicolo concepito fin dalle origini per essere pratico, alla portata di tutti. Il telaio aperto consente un facile accesso alla sella ed è leggero. In aggiunta, le ruote “alte” e l’ampio scudo anteriore favoriscono il comfort di marcia e la protezione del conducente e dell’eventuale passeggero. Vorrei ricordare che queste scelte progettuali riflettono l’ambiente in cui è stato immaginato l’utilizzo del ciclomotore. Negli anni ’50 moltissime strade, ad eccezione dei centri più grandi come Como e Lecco, erano ancora sterrate nei dintorni del Lario. L’idea di coniugare scooter e moto in un solo prodotto aveva quindi uno scopo ben preciso: creare un mezzo robusto, capace di viaggiare ovunque per lavoro o per svago, regalando il piacere della libertà. Una filosofia di mobilità che reputo ancora contemporanea.

Obiettivo produzione entro il 2022

Come ha deciso d’intervenire sul progetto originario?

Il mio contributo si è declinato tenendo come riferimento l’industrializzazione dello studio che ho eseguito. Per questo motivo, ho reinterpretato gli stilemi del Galletto, cercando d’individuare una metodologia con cui giungere alla sua realizzazione concreta. La commercializzazione del concept potrebbe avvenire per il 2021, 2022. Per fare ciò, la via più pratica ed economica consiste nel processo di carry over, ossia trasferendo i componenti da altri modelli di moto e scooter esistenti sul nuovo mezzo. Quest’operazione risulta fattibile, tanto più che Moto Guzzi oggi appartiene ad una grande realtà come il gruppo Piaggio.

Ad esempio, il telaio è prelevato dal Piaggio Beverly insieme alle sospensioni e all’impianto frenante. Anche i cerchi (16″ all’anteriore, 14″ al posteriore) hanno le stesse dimensioni del modello di Pontedera, seppur con un disegno diverso. Per quanto riguarda invece il propulsore, ho adottato l’unità ibrida che equipaggia la Vespa Elettrica X, in modo da garantire al veicolo un’autonomia di circa 200 km. Si potrebbe impiegare anche il motore della Vespa in versione full electric.

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Non manca poi l’attenzione verso la tecnologia digitale grazie ai proiettori a LED all’anteriore e al posteriore, ma specialmente allo schermo TFT da 4,3″. Questo strumento fornisce diverse informazioni utili per il conducente, tra cui: stato di carica della batteria, autonomia del serbatoio benzina, navigatore satellitare e possibilità di connessione con smartphone. Le esigenze di produzione e di omologazione hanno inoltre comportato un approfondito studio dell’ergonomia e del posizionamento di componenti come la targa, gli specchietti retrovisori e le frecce laterali, integrati fin dai primi bozzetti nella struttura del veicolo.

Una combinazione di ragione ed emozione

Si può dire che il razionalismo sia stata la linea guida del suo processo di redesign?

Penso di sì, ma mi piacerebbe rimarcare che questo concetto ingloba anche l’aspetto emozionale di un progetto, non solo la funzionalità. Per esempio, ho selezionato la tinta “Sabbia Del Ticino” poiché evoca lo spirito avventuriero del Galletto, ma anche il suo antico contesto d’uso prettamente rurale, fatto di strade battute e di campi di grano. Il fregio posto al di sotto della sella trae invece ispirazione dalla fanaleria frontale della Moto Guzzi V85TT ed è incastonato in una cornice blu che identifica la motorizzazione ibrida del prodotto.

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E non poteva mancare sullo scudo l’iconico gallo stilizzato, omaggio alla terza serie del Galletto. Un altro aspetto che ho curato è la gestualità. Il sistema di accensione con chiave è inglobato nel proiettore anteriore e costituisce una sorta di filone invisibile con il passato. Ricorda quanto facevano i nostri progenitori per mettere in moto le proprie motociclette. Tradizione e tensione verso il futuro sono quindi tratti che delineano la personalità del concept.

La territorialità come forma di sostenibilità

Quali sono le sue aspettative nei confronti del progetto?

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Sarei lieto se il Galletto potesse raggiungere la produzione in serie. Soprattutto per il messaggio di cui si fa portatore: riscoprire la bellezza della specificità, della semplicità, assaporando con più profondità e calma i luoghi in cui abitiamo. Penso che la cultura della sostenibilità si possa costruire a partire dai nostri comportamenti quotidiani, poiché sono questi che disegnano il panorama degli oggetti e dei servizi che ci circondano. L’elettrificazione dei trasporti può certamente dare una mano a compiere questo processo, ma deve rientrare in una visione più ampia, con un cambiamento delle abitudini. Sono fiducioso che questo possa accadere e spero che il mio progetto possa apportare un piccolo contributo in tale direzione.

– leggi anche: Krzanowski si racconta: dal progetto Honda 3R-C al Made in China

 

3 COMMENTI

  1. Mi piace tantissimo, penso che riscuoterà un ampio consenso nei nostalgici del retro.
    Mi piacerebbe che fosse prodotto da subito full elettric

  2. Sicuramente valido, vintage italiano modernizzato, mi ricorda un po’ lo scarabeo 500 dell’Aprilia purtroppo cancellato dalla produzione invece di rinnovarlo. Compiaciuto per il ritorno al passato patriottico.

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