Il futuro dell’energia su strada: l’evoluzione della rete di ricarica

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Il modo di muoversi sta cambiando radicalmente e non si tratta solo di motori meno rumorosi, ma di un approccio tutto nuovo allo spazio pubblico e al tempo che si passa in auto. In un’epoca dove la sostenibilità è diventata un bisogno reale per tutti, avere le infrastrutture giuste è il vero punto di svolta.

Vedere spuntare sempre più colonnine di ricarica auto elettriche nelle piazze o vicino ai centri commerciali non è solo un fatto di tecnologia: è il segno tangibile che le città si stanno finalmente adattando a un’energia più pulita. Guardare come queste stazioni stiano entrando a far parte della vita di ogni giorno significa osservare una piccola rivoluzione che rende il rifornimento un gesto naturale, veloce e senza stress, capace di incastrarsi senza problemi tra un impegno e l’altro della giornata.

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L’importanza della capillarità per la continuità operativa

Ciò che conta davvero per chi decide di dire addio alla benzina è la tranquillità di sapere che ci sarà sempre un punto dove attaccare la spina nel momento del bisogno. Una rete che funziona deve essere ovunque: nei parcheggi dove si lavora, vicino ai supermercati o lungo le grandi strade di comunicazione.

L’idea è quella di sfruttare i “tempi morti”, permettendo alla macchina di fare il pieno mentre si fa la spesa o si è in ufficio. Questo sistema toglie l’ansia della batteria scarica e rende l’auto elettrica comodissima anche per chi non ha la fortuna di avere un posto auto privato con la presa dedicata. La sicurezza, poi, è garantita da sistemi intelligenti che gestiscono la corrente in modo da non sovraccaricare mai la rete, proteggendo l’elettronica dell’auto e garantendo un servizio fluido.

Innovazione tecnica e semplificazione del servizio

Le moderne stazioni di ricarica sono diventate così semplici che usarle è ormai alla portata di chiunque, senza bisogno di essere esperti di tecnologia. Grazie a app intuitive e pagamenti immediati sullo smartphone, far partire la ricarica richiede pochi secondi e un paio di clic. Questa chiarezza permette di sapere subito se una postazione è libera, quanto è potente e quanto si andrà a spendere, creando un rapporto onesto e trasparente tra chi offre l’energia e chi la usa. Inoltre, le colonnine più moderne sono capaci di dialogare con la rete elettrica generale, sfruttando magari i picchi di produzione del sole o del vento, rendendo l’intero processo ancora più coerente con l’idea di rispettare il pianeta.

Impatto sociale e rigenerazione degli spazi pubblici

Al di là della comodità, la diffusione di questi punti di ricarica regala una boccata d’aria fresca alle nostre città. La presenza di meno motori accesi nelle zone dove viviamo e camminiamo significa meno rumore e aria decisamente più respirabile per tutti. Un comune che decide di investire seriamente su queste infrastrutture dimostra di avere a cuore il futuro dei propri cittadini, puntando su una trasformazione urbana che mette al primo posto il benessere. Ogni colonnina installata è un passo avanti verso un mondo dove muoversi non è più un peso per l’ambiente, ma un modo per partecipare a un progresso che si vede, si sente e, soprattutto, fa bene alla salute collettiva.

Visualizza commenti (8)
  1. Boh a me il modello “colonnine dappertutto” non convince per nulla, a maggior ragione in un’ottica di elettrificazione di massa del parco auto. I siti principali dove caricare dovrebbero essere i parcheggi aziendali, quelli dei supermercati e i parcheggi al chiuso, così da evitare colonnine a ogni angolo e non sovraccaricare la rete cittadina
    Una soluzione più radicale e solo apparentemente più complessa e costosa sarebbe il battery swap, ideale per gestire una penetrazione massiva delle ev senza stravolgere le città. Altra possibilità la ricarica a induzione, perfetta anche in ottica auto a guida autonoma ma credo un po’ più lontana come applicazione non a livello prototipo

    1. colonnine o piastre induzione sempre di punti di ricarica si tratta (ovviamente molto più facili e comodi i secondi ! che credo siano la soluzione definitiva, oltre ad aprir la strada all’elettrificazione di certi percorsi (es salite in autostrada o corsie urbane alimentate a tariffa bassa o pure gratis se si vuol promuovere seriamente la mobilità sostenibile sia pubblica con TPL che privata).

      Faccio notare che la grande disponibilità di stazioni di rifornimento gas/carburanti è alimentata 24/24 365 giorni l’anno mentre le colonnine di ricarica hanno bassissimi consumi in standby ed è solo nel momento dell’erogazione che gravano sulla rete (ma ora ci sono molti modelli con accumulo BEV e spesso autoproduzione con tettoie FV.. le ho già usate pure io).
      Quello che troverei utile sono tutti i parcheggi con prese AC (nei bordi marciapiede o nei lampioni) ove attaccarsi col cavo di bordo, senza entrare in competizione con le ICE per i posti disponibili; lo troverei prima di tutto un segno di civiltà e poi anche di organizzazione degli spazi urbani o commerciali/industriali; copiando la legge francese sulle coperture FV poi non peserebbero neppure granché sulla rete e, anzi, potrebbero contribuire pure a stabilizzarla se si implementassero pure accumuli adeguati a sostenere sia il servizio che la smart-grid.

    2. chiedo scusa janvaljan ma avevo dimenticato di rispondere in merito al battery-swap ; secondo me è tutt’altro che trascurabile il costo degli impianti necessari (per spazi e complessità tecnica) tanto che si son diffusi con grande sforzo di NIO e CATL ma avendo a disposizione città che in Europa non esistono, ossia megalopoli da oltre 20 milioni di abitanti (e quindi un potenziale bacino di utenza sufficiente a pensare che statisticamente siano frequentati a sufficienza da ammortizzarne il costo).

      Presuppongono poi un evento che ha dell’assurdo: tutti i costruttori dovrebbero adottare lo stesso identico standard di alloggiamento e fissaggio del pacco batterie (praticamente identico in tutti i veicoli, piccoli e grandi ?? ) per poterlo sostituire a qualsiasi veicolo di qualsiasi classe… quando si fa fatica ad avere semplici standard di presa (Tipo2 / NACS / ChaDeMO) senza troppi intoppi coi diversi BMS esistenti (ed aggiornamenti SW successivi).
      Il battery swap omogeneo su tutti i marchi ritarderebbe moltissimo anche la competizione per i migliori sviluppi di batterie (BYD, CATL, LGes etc etc ) che non fanno passare mese senza annunciare imminenti progressi negli attuali sistemi costruttivi o prossime “chimiche” o sviluppi di SW o elettroliti e sistemi di raffreddamento attivo o passivo…

      A proposito… segnalo anche questo interessante articolo

      https://www.automobile-magazine.fr/voitures-electriques/article/51770-meme-ce-geant-du-petrole-le-dit-la-voiture-electrique-devra-embarquer-moins-de-batteries

      dimostra che anche i “petrolieri” avrebbero interesse nel gestire punti di ricarica distribuiti sul territorio come gli attuali dei carburanti, specialmente se si sceglie di avere piccole e leggere batterie da ricaricare spesso ma molto, molto velocemente.

  2. Ho appena prenotato un B&B per l’estate sulla costa dei trabocchi in Abruzzo.
    Partenza dalla Lombardia, tappa a Perugia (1 notte), Norcia (1 notte) e poi Abruzzo. Non mi preoccupa l’andata, ho una Tesla e ci sono i supercharger, poi Perugia è piena di ricariche AC, Norcia vedo solo una Enel X e pace.
    Ma che fatica trovare un B&B con ricarica (anche solo una presa schuko da 16A). Quello prenotato mi ha scritto che non ci sono problemi per la schuko (caricherei a 10A) ma la zona è abbastanza sprovvista di ricariche lente.
    Uno si aspetterebbe ricariche vicino a spiagge o nei paesi/città più caratteristici. Non solo nei parcheggi dei supermercati.
    Vedremo come andrà.

  3. Ivone, Francia

    Caro Damiano, concordo con il suo ragionamento: la rete di ricarica dovrebbe essere costruita in modo intelligente, distinguendo tra ricariche lente ed economiche dove l’auto resta ferma per ore, e ricariche più rapide dove la sosta è necessariamente breve.

    Ho però la sensazione che, mentre gli “early adopters” dell’auto elettrica erano disponibili ad adattarsi a questa logica, molti degli acquirenti attuali e futuri desiderino invece un modello più simile a quello dell’auto termica: fermarsi, “fare il pieno” in pochi minuti e ripartire.

    E i costruttori, pur di vendere, si stanno inevitabilmente orientando verso soluzioni che rispondano a questa aspettativa, anche quando non sempre coincidono con l’uso più razionale ed efficiente dell’auto e della rete di ricarica.

    1. Salve Ivone
      è solo questione di fare esperienza e capire il giusto approccio alla BEV; una volta che, spinti da chissà quale ragionamento o suggestione, passano alla guida in elettrico poi scoprono da soli con l’esperienza che è molto meglio trovare colonnine “lente” dove si va per altri motivi piuttosto che dover fare una sosta più o meno veloce soltanto per ricaricare; a me sta bene in autostrada perché nè io nè mia moglie sopportiamo da decenni più di due ore di guida senza rilassarsi e ottemperare qualche necessità fisiologica (che, ovviamente, non sempre sono sincronizzate o sincronizzabili), e questo fin dai tempi delle gite in moto da fidanzati ( durabnte le quali ci siamo abituati a non trovare sempre e ovunque i punti dove rifornire piccoli serbatoi , quindi niente di nuovo sull’autonomia 😁).

      Ben vengano quindi vetture con dotazioni sempre migliori per la ricarica (da notare, come avrà personalmente riscontrato anche nei suoi interessantissimi viaggi in Cina, che gli asiatici preferiscono ricariche veloci ad autonomie esagerate con batterie troppo grandi e pesanti – che han portato a rapidissime delusioni degli americani con i loro modelli BEV).

      Se riusciremo a replicare il modello norvegese in tutta Europa, con prese anche solo 16A pure dalla zia, i viaggi in elettrico saranno una manna…

      A proposito, non vedo l’ora che pure in Italia (e nel resto del continente) adottino il nuovo sistema di regolazione istantanea con IA dei limiti di velocità in sperimentazione in Spagna (es. https://www.stradeeautostrade.it/notizie/2025/lia-potrebbe-cambiare-i-limiti-di-velocita-in-autostrada-in-tempo-reale/ ) perché renderebbe i viaggi più sicuri, rilassanti e.. risparmiosi, potendo finalmente sincronizzare le velocità tra tutti i veicoli presenti momento per momento (persino le formiche, nel loro piccolo cervello, si sincronizzano per scorrere fluidamente senza scontrarsi o accavallarsi e mantenere la miglior velocità media possibile !!)

    2. Esattamente la soluzione che ho adottato io per l’unica elettrica presa; ricarico solo in HPC in pochi minuti , no cariche lente a casa né in giro né ai supermercati .Comunque vedo che i principali centri commerciali hanno installato HPC che tanto ci stai mezz’ora al max a fare la spesa quindi con potenze di 200 – 300 o oltre kWh il tempo mi basta per la batteria da 200 anche se fosse in riserva ( nn succede mai, sono sempre sul full charge e che pestando in autostrada comunque vado oltre i 500km reali di autonomia)

  4. Ciò che serve assolutamente è che la rete di ricarica sia più “intelligente” possibile in base alle reali necessità:
    * punti di ricarica lenti ed economici ove si staziona tante ore (perchè siamo a lavorare, a casa dalla sera fino alla mattina, o in palestra, al cinema, al ristorante etc);
    * punti di ricarica più veloci per fare il classico 20-80% che dovrebbe bastare nelle normali attività quotidiane o addirittura vari giorni per la gran parte delle persone europee (30-60km/giorno di media) nei pressi di centri commerciali o altre zone di sosta di max 2 ore;

    Soprattutto dovrebbero avere dei cartelli luminosi per segnalare i “momenti ideali” di ricarica a prezzi più economici perché la “rete” va alleggerita di un surplus produttivo (per non fermare la produzione F.E.R. ossia pale eoliche o turbine idro o gas etc) che causano costi alle utility ed inerzie da gestire; chi può usare quei momenti di ricarica “aiuta” la rete ad essere stabile (perché non va poi a chiedere corrente in momenti di eccessiva domanda) e viene premiato da una spesa minore.

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