Home Alla ricarica Il Covid non ferma Be Charge: avanti con altre 4.000 stazioni

Il Covid non ferma Be Charge: avanti con altre 4.000 stazioni

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Quel che succederà dopo il coronavirus è avvolto nella nebbia. Ma Be Charge scommette sullo scenario numero uno: l’auto elettrica non si fermerà. E di conseguenza nemmeno il piano di sviluppo del secondo operatore della ricarica italiano che prevede di investire 150 milioni di euro (25 finanziati dalla Bei) nei prossimi 10 anni per installare 30 mila impianti con oltre 60 mila colonnine.

 

 

La scommessa d Be Charge: l’auto elettrica ripartirà

Nemmeno il lock down l’ha fermata (molti dei suoi installatori hanno continuato a lavorare con permessi in deroga) e anzi Be Charge ha approfittato del rallentamento dell’attività sul campo per rafforzare il legame con tutti i fornitori, già pagati in anticipo pur di evitarne il tracollo. Del resto, afferma l’azienda, i suoi piani finanziari sono a lunghissima scadenza. Quello della ricarica è un business che avrà un ritorno tra un decennio: non si sopravvive se non esercitando la virtù della resilienza. Parola chiave in questa congiuntura.

 

Oggi Be Charge ha una rete di 1.500 impianti ultimati e quasi tutti attivati. Altri 2.000 sono in costruzione e 4.000 già autorizzati, pronti da cantierizzare. E da lunedì si riparte a pieno ritmo, ha assicurato l’AD Paolo Martini in una video conferenza stampa. Dunque non c’è un piano B. Perchè, ha spiegato, restano validi tutte  le ragioni dello sviluppo dell’auto elettrica: costi delle batterie in rapida diminuzione, capacità produttiva in crescita, politiche ambientali in implementazione, attenzione degli utenti alla sostenibilità, riscoperta di un turismo “dolce” e pulito.

Paolo Martini

L’auto elettrica, dunque, è ancora destinata a conquistare un mercato di massa, con oltre 500 milioni di veicoli circolanti nel 2050. L’Italia non farà eccezione. Lecito immaginare una rete di ricarica pubblica capillare. Soprattutto in un Paese come il nostro, dove il 60% degli automobilisti, vivendo in condominio, non ha la possibilità di ricaricare in garage, «La ricarica pubblica _ afferma Martini _ è la premessa per democratizzare il trasporto elettrico».

 

Almeno  500 comuni nel mirino di Be Charge

Be Charge sarà presente in oltre 500 comuni di tutte le regioni d’Italia. Fornirà energia al 100% “pulita”, per due terzi direttamente prodotta e distribuita dall’operatore 4Energia, la società che opera come trader elettrico della capo gruppo Be Power con una capacità di 700 GWh annui. Per il resto sarà energia certificata con le compensazioni cartacee. Tutti gli impianti saranno accessibili attraverso una App che li renderà interoperabili per i clienti italiani ed esteri dei principali operatori concorrenti. Saranno monitorati 24 ore su 24 perché, dice il responsabile sviluppo del business Roberto Colicchio, «sappiamo che la nostra credibilità si gioca sull’affidabilità del servizio».

Roberto Colicchio

Be Charge  installerà e gestirà impianti Quick Charge da 22 kW in Ac nelle aree urbane (tra cui 300 a Milano e Torino, 320 a Roma, oltre 100 a Rimini, 120 a Napoli, una sessantin nei borghi storici della Sicilia) e presso aree private ad uso pubblico come alberghi ipermercati, ristoranti. Ma anche Fast Charge  in Dc fino a 150 KW e Hyperfast Charge fino a 300 kW sulle direttrici di lunga percorrenza. Il piano di investimenti è flessibile, assicurano, e prevede la possibilità di aggiornare tecnologie e potenze di ricarica degli impianti già installati via via che crescerà l’utenza. Be Charge ha partecipato al bando di ANAS per elettrificare 41 stazioni di servizio della sua rete autostradale e aspetta le mosse di ASPI per candidarsi a fare altrettanto sulla rete di Autostrade. «Nella nostra visione _ aggiunge Colicchio _ in città dovrà esserci una colonnina ogni 60-90 metri. Nostra o di nostri concorrenti. Negli snodi viari delle periferie e sulle strade extraurbane le stazioni saranno ad alta potenza».

Meno burocrazia, meno tasse sull’elettricità

Sulle tariffe (oggi 45 centesimi a kWh) Be Charge lamenta la mancanza di margini di manovra.  Fra costo dell’energia, oneri di sistema, e tasse, sotto quei livelli non si ripagherebbero nemmeno i costi vivi. Perciò, dice Martini, «l’incentivazione dell’auto elettrica  deve passare anche per agevolazioni fiscali che rendano più economica la ricarica, piuttosto che sussidi all’installazione degli impianti. Basterebbe abbassare l’Iva per ottenere una calo de prezzi di 10 centesimi a kWh». Il riferimento è alla proposta  del ministro dell’Ambiente Sergio Costa che aveva ipotizzato un contributo pubblico per le colonnine.  Be Charge apprezza però l’intenzione del ministro di semplificare le autorizzazioni, sburocratizzando. Ma non crede nemmeno al “liberi tutti”. «Dobbiamo evitare che operatori improvvisati riempano le città di pezzi di ferro inutilizzabili» conclude Martini.