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Il condominio mi caccia dal box /2 Se questo è un amministratore…

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Le immagini sono tratte dal sito Selfuser.it
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Torniamo sul caso di John, proprietario di una 500 elettrica e affittuario di un box in un grande condominio. L’assemblea condominiale e l’amministratore l’hanno diffidato a non ricoverare l’auto per motivi di sicurezza. Secondo noi è un clamoroso abuso. Questi gli sviluppi. Inviate quesiti e osservazioni a info@vaialettrico.it.

condominio boxL’amministratore risponde: “Il garage ha il Cpi non per auto elettriche”

punto interrogativoGrazie per aver pubblicato il mio quesito. Vi allego la risposta dell’ amministratore:
“Buongiorno le preciso che un articolo inviato in questo modo, estrapolato da internet (dove tutti sono esperti !!), non ha alcun senso,  considerato che il garage in oggetto ha il Cpi non per le macchine elettriche. Inoltre nel garage in oggetto (dove evidentemente lei ricarica la macchina) non esiste la walbox. Forse un parere un pochino più tecnico sarebbe opportuno. Inoltre ricaricare la propria macchina a spese degli altri lo ritengo una cosa inopportuna e mi taccio”.

Il condominio è situato a Roma. Il garage condominiale è stato recentemente ristrutturato e messo a norma da un punto di vista elettrico. Le allego anche la relazione di un ingegnere che è stato interpellato per dare la sua opinione in merito!John Charles P.

condominio boxMa “il Cpi per auto elettriche” non esiste. Lo dicono i Vigili del Fuoco

Risposta- Un amministratore di condominio che le risponde in questi termini dimostra a nostro giudizio la sua inadeguatezza. Il caso meriterebbe l’intervento di una rappresentanza di categoria, per esempio l’ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari).
Come abbiamo già scritto, non esiste nel nostro ordinamento una sola norma che autorizzi l’assemblea condominiale  a vietare l’utilizzo di un box, o di un qualsiasi locale, regolarmente affittato per le finalità previste dal contratto. E parcheggiare un’auto nel proprio  box è esattamente la finalità di questa tipologia di immobile. Questo risulta anche dalla perizia dell’ingegnere allegata alla nuova mail inviataci da John.

ricarica CONDOMINIO

Se parliamo di ricarica, invece…

Tutt’altro discorso riguarda la ricarica, che presenta due  tipi di problemi.
Il primo, ovvio, è economico. Il consumo elettrico aggiuntivo deve essere ad esclusivo carico del titolare del box. Quindi quantificato con un contatore e pagato con un contratto diversi da quello comune condominiale.
Il secondo riguarda la sicurezza.  Sia del caricatore, sia dell’impianto a monte. Entrambi devono rispettare norme tecniche fissate dalla legge e dalle direttive dei Vigili del Fuoco. Le linee guida dei Vigli del Fuoco (Circolare 2/2018) dice testualmente: “Non risulta che i veicoli elettrici presentino un livello di rischio di incendio e/o esplosione maggiore rispetto ai veicoli tradizionali; inoltre le stazioni di ricarica delle batterie dei veicoli elettrici, allo stato attuale, risultano presentare rischi di natura puramente elettrica“… Pertanto “le infrastrutture di ricarica non rientrano fra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi…
In sostanza l’impianto di ricarica deve rispettare le regole generali di qualsiasi altro impianto elettrico. Deve semplicemente essere progettato e   installato da soggetti accreditati e da essi certificato.
Riguardo ai consumi, il titolare del Box deve sottoscrivere un contratto di fornitura e installare un contatore (Pod) individuale ad esso collegato. A quel punto nessuna assemblea di condominio e nessun amministratore potrà impedire a chicchessia di ricaricare l’auto nel proprio box.

LEGGI ANCHE: Ricarica in Condominio, la soluzione Zeplug ai raggi x

Alle pagine 15 e 16 del  “Vademecum per la ricarica condominiale” di Motus-E e Anaci  tutte le disposizioni in merito.

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12 COMMENTI

  1. Sono d’accordo sulle valutazioni della redazione tranne su un punto. La necessità di installare un contatore con relativo contratto. In casa abbiamo due Ev e quella di mia moglie viene parcheggiata e ricaricata in un box condominiale. L’unica accortezza è stata quella di installare nel quadro elettrico del box un misuratore di consumo dal costo di pochi euro con il quale l’amministratore contabilizza la spesa per l’energia. Il resto della bolletta (costi fissi ecc..) viene conteggiato come sempre basandosi sui millesimi

    • Non lo nego, ma in questo caso occorre il benestare del condominio e di un amministratore di buon senso.

  2. Tralasciando la ricarica, se il condominio ti vuole impedire di parcheggiare l’auto elettrica nel garage che affitti, mettila lo stesso e digli che vadano pure a denunciarti, se proprio sono così convinti che non puoi farlo…

    • Perplesso, l’amministratore del condominio ha il dubbio che l’affittuario del box stia caricando l’auto nel box. Con questo dubbio forse vuol mettere in evidenza che il CPI attesti che l’impianto elettrico non è adeguato alla ricarica e che ha il dubbio che l’affittuario usi in maniera impropria il contatore condominiale per la ricarica dell’auto.
      Ora se l’affittuario usasse l’elettricità condominiale allora è in torto. Se però usa il box solo come rimessa allora a mio avviso può parcheggiare senza farsi problemi. In poche parole gli si contatta la ricarica dell’auto nel box.

    • Sinceramente non so, ho trovato questo articolo che afferma che il condominio potrebbe vietare la ricarica di un auto elettrica qualora li decidesse il 100% dei condomini
      https://assicurazioni.segugio.it/news-assicurazioni/auto-e-moto-elettriche-si-possono-parcheggiare-nelle-aree-condominiali-00038170.html
      Ovviamente chi ha scritto la domanda, non essendo propietario del box ma solo affituario, non ha diritto al voto in assemblea condominiale e dovrebbe ottemperare alle decisioni della stessa
      Forse la soluzione più semplice sarebbe che chi glielo affitta votasse contro facendo cadere l’unanimità dell’assemblea stessa, se così non fosse sinceramente non so chi in caso di denuncia avrebbe poi alla fine ragione, occorrerebbe sentire un esperto/legale a riguardo.

      • Antonio, piccolo appunto. Il futuro è elettrico. Dolente volente prima o poi i box condominiali dovranno essere adeguati, visto che la normativa prevede che in caso di lavori non ordinari gli edifici con determinate caratteristiche dovranno rispettare determinati criteri di risparmio energetico e la presenza di un certo numero di colonnine di ricariche.
        Quindi a questo punto se chi è in condominio ha un po’ di sale in zucca farebbe meglio ad iniziare a muoversi con tutto il condomino per adeguare le rimesse/box in modo da ridurre le discussioni e dotarli di wallbox.
        Io penso che la cosa più furba è far sì che dai contatori di ogni condomino parti la linea che alimenterà la wallbox di proprietà che sia in un box o parcheggio dedicato (in quest’ultimo caso la wallbox dovrà essere dotato di sistema d’attivazione fruibile solo dal proprietario). Tutte le altre soluzioni creerebbero solo tensioni vista l’anarchia che noi italiani abbiamo nel sangue.

        • -dai contatori di ogni condomino parti la linea –

          Che fa ragioniere? Mi da del tu?
          No no! Parti lei, congiuntivo!

          🙂

        • Bob non credo sia così semplice, nel condominio dove sta mia madre la maggioranza sono pensionati di cui molti non guidano manco più e gli altri faranno 2-3000 km all’anno, sinceramente dubito che gli importi qualcosa di jnstallare una presa per ricarica perché in futuro potrebbe servirli, il tuo discorso va bene per chi è giovane e magari acquista (se ha i soldi …cosa oggi come oggi tutt’altro che scontata) una casa nuova o una singola da ristrtirare… per gli altri credo che questa sia una priorità molto bassa … tanti hanno problemi a far quadrare i conti a fine mese e delle autobelettriche e delle loro ricariche proprio interessa poco o nulla.

          • Ennesima dimostrazione di miopia italica.
            I condomini, per anziani che siano, dovrebbero capire che adeguare i box alle esigenze future della ricarica elettrica significa spendere oggi qualche centinaio di euro a condomino (fra incentivi, recupero fiscale, ecc., la somma sarebbe davvero minima) per acquisire più valore quando loro (o i parenti…) lo rivenderanno.

      • Si fidi. Il condominio non può vietare la ricarica, se la ricarica avviene rispettando le norme di sicurezza e l’installazione dell’impianto, certificato dall’installatore, non comporta lavori nelle parti comuni. All’estensore dell’articolo è sfuggito un piccolo particolare: la sentenza della Cassazione risale al 2016, mentre la ricarica domestica è stata normata nel 2017, e nel 2018 da una circolare dei Vigili del Fuoco.

        • Quanto dice è corretto, una cosa a latere che occorre capire in questo caso però a chi verrebbero addebitati i costi dell’impianto e dell’eventuale messa in sicurezza dato che chi ha scritto è attualmente in affitto, credo infatti che debba far bene i conti in quanto dubito che il proprietario del box si faccia carico di ulteriori spese aggiuntive senza un adeguamento del canone, col rischio magari, ad affitto scaduto, di non vedersela rinnovare e dover cercare poi un nuovo box da “sistemare”.

  3. Se l’autorimessa è soggetta a CPI mi pare che serva dotarsi di un sistema di ricarica in modo 3 (wallbox) e l’installazione di un dispositivo di sgancio per le emergenze. Il cartello della stazione di ricarica serve soltanto se la wallbox è accessibile anche a terzi e non solo all’inquilino.
    In ogni caso mi pare che il problema qua sia che il box è in affitto quindi eseguire i lavori di messa a norma richiede il consenso del proprietario oltre ad assumendosi il rischio che il proprietario non rinnovi il contratto alla scadenza.
    Alla fine come per molte altre cose in Italia bisogna essere particolarmente determinati quando si vuole fare qualcosa che non sia esattamente “quello che fanno tutti”.

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