Home Bici “Il ciclismo pro ha usato i motorini”, parola di ex

“Il ciclismo pro ha usato i motorini”, parola di ex

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Philip Gaimon, ex ciclista professionista americano, accusa Fabian Cancellara di aver vinto diverse classiche con l’aiuto di una modifica all’interno della sua bicicletta. Lo fa in libro appena uscito che riporta d’attualità la questione dei motori elettrici, mai davvero risolta.

Certe storie non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Ma in certi casi l’amore non c’entra niente a dispetto di quanto dice il poeta. Ad esempio la questione del doping meccanico, cioè quello che oggi abbiamo imparato a chiamare assistenza alla pedalata e che fa vendere tantissime biciclette belle e legittime agli appassionati. Nel professionismo si tratta di un illecito ancora molto nebuloso seppure già nel 2010 venne accostato al pluripremiato Fabian Cacellara.

Proprio in quell’anno fece molto discutere un video che mostrava delle improvvise accelerazioni in alcune corse del ciclista svizzero, ma non c’erano abbastanza elementi per dire con certezza se era Cancellara a essere particolarmente forte o se era la sua bicicletta a essere truccata. Cancellara nel 2010 vinse la Parigi-Roubaix e il Giro delle Fiandre, ma entrambe le vittorie sono state contestate dalle accuse partite da un video di YouTube messo insieme dal giornalista Michele Bufalino.

Il video mostra il funzionamento di una bicicletta in tutto simile a quelle usate dai ciclisti, ma con una piccola aggiunta: un motore della prima generazione di propulsori, grande 22 centimetri, infilato nella canna in grado di far girare le ruote da sole. Di seguito vengono date letture delle performance di Cancellara nelle classiche del Nord di sei anni fa che, seppure piuttosto drastiche, non hanno riscontro ufficiale.

Insomma per anni ad accusare Cancellara è stato un giornalista italiano, non esattamente famoso. Oggi arriva Philip Gaimon, tre anni da professionista e una corsa vinta, ma tante cose da raccotare nel suo libro-confessione “Draft Animals, Living the Pro Cycling Dream ( Once in a While)”. Gli animali da traino sono evidentemente i ciclisti come lui che si spaccano la schiena a tirare il gruppo senza mai avere una soddisfazione personale. Uomini che però ne vedono e sentono tante, ultimamente sono diversi quelli che decidono di raccontare.

Gaimon è alla su seconda fatica editoriale

Gaimon scrive di aver «ascoltato di persona alcuni compagni di squadra di Cancellara parlare di bici motorizzate. Raccontavano che Fabian avesse avuto un meccanico di fiducia diverso da quello del club e la sua bici venisse tenuta distinta dalle altre. Alcune sue accelerazioni mi sono sembrate sospette, ad esempio alla Sanremo 2008, o al Fiandre e alla Roubaix 2010. Ho riportato testualmente quel che ho sentito».

Le sue dichiarazioni Gaimon le ha dettate a Cyclingnews, sito che ha contattato il nuovo presidente dell’Unione ciclista internazionale David Lappertient, che si è detto pronto a indagare su quanto scritto dall’ex ciclista americano. «Abbiamo bisogno di sapere esattamente cosa c’è dietro. Ovviamente, ho sentito tutte le voci, come tutti, e voglio solo sapere con esattezza, quindi indagheremo, questo è il nostro lavoro». Da parte sua Fabian Cancellara ha dato mandato ai suoi legali di bloccare la vendita del libro.

Gaimon in un successivo colloquio col sito britannico ha precisato che il doping meccanico non è più un problema nel ciclismo professionistico, trovando insensata la voglia di indagare del presidente Lappartient. «Penso che sia accaduto quell’anno un paio di volte, ma non appena qualcuno l’ha notato nessuno l’ha rifatto. Ormai è solo una questione di ricerca di visibilità per chi ne parla».

Fabian Cancellara al Giro del Qatar 2015

Eppure due corridori amatoriali sono stati trovati in possesso di bici modificate a Bedizzole in provincia di Brescia alla fine di luglio. Si trattava di Alessandro Andreoli, 53 anni, imprenditore di Rovato, tesserato per la Tookens-Bettoni, squadra di Costa Volpino. L’uomo aveva installato nella sua bici un Argon 18. Mentre la bici in questione era canadese, ha un prezzo che può superare i 4mila euro a seconda del modello. il Gallium Pro, ad esempio, è quello scelto per questa stagione da Fabio Aru e dall’Astana. Risale invece al 30 gennaio 2016 il caso della diciannovenne ciclista belga Femke Van Den Driessche trovata in possesso di una bici effettivamente dotata di un vero e proprio motore elettrico  ai Mondiali di ciclocross di Zolder. Femke Van Den Driessche è diventata così la prima ciclista a subire una condanna per il nuovo illecito di frode tecnologica ed è stata squalificata per sei anni. Forse la questione non si è chiusa nel 2010, caro Gaimon.