Il caso Spagna/ Prezzi elettrici ai minimi d’Europa (e l’atomo non c’entra)

spagna prezzi elettrici



La Spagna è diventata uno dei mercati elettrici più economici d’Europa (e il nucleare non c’entra): tutto il merito è del boom di fonti rinnovabili. E’ una impietosa smentita della narrazione appena proposta da Giorgia Meloni ed Emanuele Orsini (Confindustria). In

Spagna, prezzi elettrici di 44 € a MWh contro 127 dell’Italia

Nei primi quattro mesi del 2026 il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità si è attestato i Spagna a 44 euro per MWh, contro i 127 euro dell’Italia, i 96 della Germania e i 103 del Regno Unito. Un risultato che fino a pochi anni fa sembrava improbabile per un Paese considerato simbolo delle difficoltà della transizione energetica. Oggi invece Madrid raccoglie i frutti di una forte accelerazione nelle rinnovabili, con fotovoltaico ed eolico che hanno progressivamente ridotto il ruolo del gas nella formazione dei prezzi.

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A evidenziare il cambio di scenario è un’analisi pubblicata da Jan Rosenow su Substack, ripresa anche da diversi osservatori del settore energetico europeo.

Quando sole e vento spingono fuori il gas

Il cambiamento più evidente riguarda il mix elettrico spagnolo. Venticinque anni fa il carbone copriva circa un terzo della produzione nazionale. Oggi il panorama è completamente diverso: il carbone è quasi sparito, mentre il gas naturale pesa molto meno rispetto al passato. Nel primo trimestre del 2026, eolico e fotovoltaico hanno prodotto insieme il 44% dell’elettricità spagnola, superando nettamente tutte le fonti fossili combinate.

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Secondo i dati riportati da Rosenow, il gas nel 2022 determinava il prezzo dell’elettricità nel 55% delle ore. Nei primi mesi del 2026 la quota è invece scesa al 9%, segno di un sistema elettrico sempre più dominato dalle rinnovabili.

Il confronto con l’Italia resta impietoso

Il dato spagnolo colpisce soprattutto se confrontato con quello italiano. L’Italia continua infatti a dipendere molto dal gas per la generazione elettrica, e questo mantiene i prezzi strutturalmente più elevati. I 127 euro/MWh registrati nel 2026 mostrano un gap enorme rispetto alla Penisola iberica.

Per il sistema italiano il caso spagnolo rappresenta un segnale: l’aumento massiccio delle rinnovabili non porta solo benefici climatici, ma può ridurre anche l’esposizione alle oscillazioni dei combustibili fossili. In Spagna la crescita del fotovoltaico utility scale e dell’eolico ha progressivamente “sganciato” il prezzo elettrico da quello del gas, tema particolarmente sensibile dopo gli shock energetici degli ultimi anni.

La trasformazione spagnola non nasce soltanto dalle politiche energetiche. Conta anche la geografia: elevata disponibilità di sole, grandi spazi per impianti utility scale e una forte risorsa eolica hanno favorito investimenti rapidi e competitivi.

Non mancano però le criticità: il blackout che ha colpito la Spagna nel 2025 ha riacceso il dibattito sulla necessità di aumentare accumuli, interconnessioni e capacità di gestione della rete.

La lezione della Spagna: più competitiva con le rinnovabili

Il caso spagnolo mostra comunque come le rinnovabili possano incidere in modo strutturale sul mercato elettrico. Fino a pochi anni fa Madrid veniva citata come esempio negativo per il caos normativo sul fotovoltaico e per il cosiddetto “impuesto al sol”. Oggi invece è diventata uno dei laboratori più osservati della transizione energetica europea.

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La Spagna dimostra che accelerare sulle rinnovabili non è soltanto una questione ambientale: può diventare una leva industriale e competitiva decisiva. Come dimostra il crescente flusso di investimento sulla filiera dell’auto elettrica anche dalla Cina.

  • LEGGI anche: “MG al contrattacco: entro un anno l’intera gamma tutta nuova” e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (8)
  1. un grafico potenze installate di rinnovabili in Spagna nei vari anni (dal sito di Aleasoft, consulenti energia):

    https://aleasoft.com/wp-content/uploads/2025/11/20251114-AleaSoft-Spanish-renewable-installed-capacity-2025.png

    — 2018 si insedia in Spagna il primo dei governi Sanchez
    — 2019 le installazioni iniziano a crescere a vista d’occhio

    boom in parte è dovuto ai prezzi delle rinnovabili utility-scale (grandi impianti) che circa nel 2019 sono scesi a pari e poi sotto al costo dell’elettricità delle centrali a metano, non necessitano più di incentivi

    e in parte al loro governo “riformatore” che ha velocizzato il cambiamento con facilitazione a rinnovabili, riforme burocrazia, riforme del lavoro, e leggo anche altri investimenti in tecnologia con aiuto di fondi europei.. e che poi ha tirato dritto su questa direzione per tre mandati consecutivi

    da noi durante il Covid mi pare ci siamo impantanati, e dopo eravamo distratti da superbonus e battaglie politiche; Draghi ha fatto semplificazioni normative e accorpato i ministeri Energia e Ambiente, ma governo che non è durato; un’onda di richieste di nuove autorizzazioni per impianti rinnovabili ( 300 GW progetti conteggiati sul sito Terna ) è arrivata da noi nel 2023-2024, quando la convenienza economica era cresciuta

    sembrava il nostro turno di iniziare un boom di installazioni, invece è successo il “fattaccio”, sono arrivati i decreti di sabotaggio del nostro governo attuale, invece di facilitare, hanno frenato il tutto; a Roma, e anche a livello regionale con il caos e l’anarchia creati dal Decreto aree idonee;
    stiamo rimandando di altri anni il boom di installazioni, apparentemente solo per proteggere più lungo gli azionisti delle vecchie e più costose filiere energetiche

    installiamo nuove rinnovabili ma a 1/3 del ritmo possibile e a costi maggiorati; nel nostro mix elettricità le rinnovabili sono a 42% dei consumi di elettricità ( 50% considerando anche le rinnovabili nella quota di importazioni energia); è poco di più di dove eravamo anni fà;
    le centrali a metano da noi ancora determinano i prezzi orari PUN per oltre 3/4 del tempo, e altre storture per poca trasparenza del mercato; il nostro prezzo elettricità all’ingrosso PUN medio resta molto alto e in balia delle crisi internazionali

    se non protestiamo abbastanza e/o non cambiamo classe politica, le normative sabotanti non verranno corrette velocemente per via politica, ma solo lentamente tramite le sentenze dei tribunali TAR che rilevano difformità da normative europee o norme costituzionali

    1. ciao @>R.S.
      ti faccio una domanda “sciocca”…se hai voglia mi rispondi 😉: non sarebbe meglio pagare “prezzi orari” in base alla fonte che li sta prevalentemente producendo? Se si pagasse i kWh/MWh/GWh quando ad es. prevale FV / Eolico molti sposterebbero i consumi nel momento “giusto” (magari caricando accumuli/BESS se non coincidenti con i propri picchi di assorbimento) mentre nelle altre fasce orarie si pagherebbe di più l’intervento delle più costose centrali ad idrocarburi (considerando le tasse sull’inquinamento ) e spostando così anche l’ onere della “scelta” ai consumatori, diminuendo i consumi meno sostenibili e soprattutto quelli evitabili (l’energia, così come l’acqua, non devono mai costare “zero” altrimenti verrà sprecata senza ritegno).
      Che “bischerate” ho scritto ?

      1. Ciao Damiano, si gli analisti dicono che la flessibilità oraria nei consumi lato utente avrà un ruolo, quando si diffondono contratti con tariffazione a costo orario e per chi può gestirsi in tal modo; intanto aumenta la flessibilità lato produzione, perchè vedo nelle liste mensili di nuovi impianti rinnovabili nazionali approvati dal Mase che più della metà dei progetti iniziano a prevedere un accumulo BESS integrato.. tempo 1 – 2 anni che saranno costruiti e connessi in rete e dovremmo vederne degli effetti positivi

        PS: negli ultimi due mesi il Mase ha alzato un poco il ritmo delle autorizzazioni, il dato prevedibile tendenzale annuo mi sembra essere salito da 6 miseri GW a 8 modesti GW, credo per parare il governo dalle tante critiche, però è un “contentino”, le autorizzazioni sono ancora poche;

        poi vedo sono al 95% impianti agrivoltaici (in buona parte quelli meno cosostosi, cioè stutture non troppo alte da integrare per pastorizia), quasi nessuno è un impianto fotovoltaico (sono stati quasi vietati, purtroppo), e per ora mi pare nessuno eolico su terra (resi più difficilil); in compenso sono stati autorizzati 3 nuovi impianti di pompaggio idroelettrico al sud italia, dove effettivamente ne mancano, e altri 4 sempre al sud sono fermi nell’iter

        1. Grazie mille…kWh 👍

          Come al solito a noi italiani non resterà che aspettare e stringere la famosa “cinghia” (o quel che ne resta..dovrebbe essere ormai parecchio sfilacciata).

          Attendiamo futuri miracoli 🙏🙏

  2. Dal primo grafico vedo che il costo dell’elettricità in Portogallo è addirittura lievemente inferiore a quello della Spagna.
    Potete dedicare un approfondimento al Portogallo sulla falsariga di questo sulla Spagna? Grazie mille!

    1. Portogallo importa il 12% della sua elettricità dalla Spagna, per cui non si riesce a fare una analisi indipendente, in pratica vanno a braccetto;

      in parte vale anche per la Francia, ci sono intere settimane in cui prezzi del kwh Francese sono tirati al ribasso dai collegamenti e import energia a prezzi stracciati dalla Spagna, questo sta mettendo ancora più in crisi la gestione delle centrali Francesi, e invece sono tirati al rialzo dai collegamenti ed export verso paesi con prezzi energia più cari, come Italia

      al limite sul Portogallo si potrebbe speculare (ma non so se è determinante) che hanno un leggero vantaggio di minori costi persino sulla Spagna, perché in Portogallo hanno più ventosità, più costante, essendo affacciati sulla costa atlantica

      sul sito “iea-wind.org “, sezione pubblicazioni, ci sono report sulla ventosità delle varie nazioni nei vari anni; per esempio nel 2023, le ore annue di funzionamento equivalenti medie ( Capacity Factor — C.f,) dei parchi eolici su terra installati sono state:

      25,6% Portogallo
      23,9% Germania
      23,3% Spagna e 23,2% Italia

      PS. up-gradando le turbine eoliche più datate questi valori medi aumenteranno, in Italia in futuro potremmo superare C.f 25-26%

      tornando al Portogallo, le sue turbine eoliche lavorano un po’ più ore delle altre; notare invece Spagna, che rispetto all’Italia ha più siti dove poter scegliere per installare eolico, ma non ha “più vento” di noi

      Spagna e Portogallo ottengono minori prezzi del kwh dal loro eolico e ftv (circa 3 cents al kwh) rispetto a noi ( 5,6 e 7 cents al kwh nei contratti CfD recenti alle aste pubbliche; circa 4-5 censt al Kwh nei contratti PPA privati e sul libero mercato) non perché abbiano particolarmente “più vento o più sole o più spazi deserti” come si legge sui social, ma perchè hanno meno burocrazia e più trasparenza e velocità nelle procedure

      da noi i tempi di 5-8 anni per avere un autorizzazione, con passaggi nei tribunali quando cambiano le norme in modo retroattivo, balzelli e tasse aggiunte di recente, e tanti altri sabotaggi e incertezze normativi, tra cui ora anche un caro affitti nei pochi terreni rimasti “aree idonei” dopo i decreti recenti, causano un sovracosto dei progetti e aste del GSE con meno partecipanti e quindi meno competitive

      per dire persino il kwh da fotovoltaico in Germania (-25% irraggiamento solare) nelle loro aste spunta prezzi un po’ più bassi che da noi 🙂

        1. Ciao EDavolio,
          ho guardato meglio, questo è il mix energia Portogallo:
          https://lowcarbonpower.org/region/Portugal

          e questo quello della Spagna
          https://lowcarbonpower.org/region/Spain

          la quota del 18% che in Spagna è di nuculare di impianti vecchi (gli unici con energia a prezzo abbordabile, credo sui 70€ al MWh se stiamo alle stime di EDF; da non confondere con le ipotesi di impianti di nuova costruzione, che invece sarebbero antieconomici in europa, stimati a circa 180-230€ al MWh), in Portogallo è assente e invece sostituita da una robusta quota addizionale di idroelettrico, anche in questo caso di impianti vecchi (energia economica, credo sui 30 € al MWh)

          penso sia questo che li aiuta a spuntare prezzi ancora più bassi.. ragionamento con il limite che si diceva, cioè che Portogallo importa un po’ di energia da Spagna e allora i prezzi si avvicinano

          PS: Spagna nei mesi dopo il blackout aveva alzato per sicurezza la quota di centrali a metano dal 14% a 23% nel mix elettricità, questo le aveva fatto rialzare un po’ i prezzi PUN nel 2025;

          appena hanno aggiornato le procedure di rete per essere più sicuri di avere stabilità di rete, hanno riabbassato la quota di metano, e nel 2026 stanno di nuovo facendo record di bassi prezzi PUN elettricità

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