Il caso Leapmotor T03: è un boom che può durare?





Il caso Leapmotor T03: è un boom che può durare o un fuoco di paglia legato agli incentivi statali (in esaurimento)? Vediamo…

il caso Leapmotor
Qui e sopra due foto della Leapmotor T03.

Il caso Leapmotor T03: i numeri sono impressionanti

Cominciamo dai numeri. Secondo le elaborazioni Dataforce, il marchio cinese in marzo ha venduto 5.513 auto elettriche (+2.827% rispetto al 2025). Di queste, ben 5.022 erano T03, la citycar da 15.500 euro (meno bonus, appunto, per chi ne ha diritto). Leapmotor si è presa così una quota di mercato Passenger Cars del 3%, che sale al 5,7% nel canale privati. Posizionandosi al 5° posto assoluto tra tutti i brand operanti in Italia. Nel mercato dell’elettrico, in particolare, il marchio distributio da Stellantis si è preso più di un terzo delle vendite, per la precisione il 33,5%. Quota che sale al 44,6% nel canale privati. È ovvio che gli incentivi hanno pesato, portando il prezzo finale a cifre super-convenienti. Ma i bonus c’erano anche per la concorrenza e nessuno si è neppure lontanamente avvicinato a questi numeri. Nel primo trimestre la T03 è arrivata a quota 10.749. Prenendosi il lusso di staccare la più immediata inseguitrice, la Tesla Model Y, di oltre 8 mila unità.

Una schiera di Leapmotor T03 nella foto postata su Linkedin da Andrea Medda di Acentro.

Successo anche in Sardegna, terra ostica per l’elettrico

Vedremo nei prossimi mesi, con l’esaurirsi della coda degli incentivi (e l’arrivo di altre piccole concorrenti) che cosa succederà. Nel frattempo registriamo l’esultanza della rete di vendita Stellantis per un risultato così eclatante conseguito in un mercato come l’elettrico. Da cui, dopo il calo di vendite della 500e, non arrivavano più soddisfazioni. Esultanza che tocca persino una regione ostica per le auto a batteria come la Sardegna, come ha scrtto su LinkedIn Andrea Medda, della concessionaria Acentro:  “Abbiamo chiuso il mese con 157 immatricolazioni. Non è solo un numero, è un triplo record che riscrive la storia: Record assoluto per Acentro. Record per la Sardegna. Record per la mobilità elettrica.Abbiamo spiegato la mobilità del futuro in una terra che molti credevano non fosse pronta. E dimostrato che l’elettrico non è solo un’alternativa, ma una realtà solida e desiderabile“.

Visualizza commenti (19)
  1. Carlo Alberto Fabbri

    Mah… Io importo auto cinesi parallelamente… Francamente a parte la presa di ricarica GBT… Costano la metà delle controparti importate “ufficialmente”. Ciascuno pensa come vuole, ma al momento non comprerei mai da un rivenditore ufficiale.

    1. Che marchi importi? Che rete di assistenza e garanzia dai? Il software è italianizzato? Grazie Gabriele

  2. Leonardo L.

    Il prezzo della T3 incentivata era completamente fuori mercato con 9.000 o 11.000 euro di sconto. Ha raccolto tantissimi ordini, anche da chi era scettico delle BEV. A prezzo pieno credo, una volta sgonfiati i numeri delle consegne gonfiate in itinere (e ci vorrà ancora qualche mese), non resterà un modello “da podio” delle vendite, ma resterà comunque una delle più appetibili rispetto a macchine della stessa fascia di prezzo (se la giocherà con twingo?).

  3. Non voglio entrare nel merito dei consumi, del prezzo, della dotazione, etc… Ma perché non le fanno un po’ più belle questo macchinine? È veramente orrenda. Con delle linee più interessanti probabilmente venderebbe di più.
    La vita è già dura, se poi la mattina alle 5 apro il garage e vedo quel “coso” mi metto a piangere…

  4. Interessante il risultato del gruppo concessionarie “ACENTRO”, che vedo copre molte zone della regione (forse le 157 vetture vanno “spalmate” tra le varie sedi? non ho letto su Linkedin..); non so se ci sono immatricolazioni anche per mini flotte aziendali / CONSIP (come le Poste, che da me han quasi tutti mezzi elettrici) comunque anche una media di 25 veicoli per punto vendita non è affatto male; se acquistate da clienti che la gestiscono prevalentemente in proprio la ricarica saranno sicuramente molto soddisfatti e magari faranno da “esempio” ad altre persone (nb il gruppo vedo ha 13 licenze, quindi può fornire vetture – anche elettriche – con vari marchi e assecondare vari gusti ed esigenze)👍🏼

  5. Alessandro D.

    Certo che la Lippa può fare benissimo, ma devono giocarsela bene.

    Innanzitutto devono trovare il modo di riposizionarla attorno ai 16000 di listino.
    Non importa come, o spiegare nel dettaglio il perchè: la Lippa deve essere percepita come l’alternativa a parametro zero della Pandina, magari a veramente quel minimo in meno che permetta di dire “costa meno” ma senza perderci ovviamente.
    E senza sminuire la Panda, ovviamente, che continuerebbe ad essere un ottimo prodotto per un altro tipo di clientela.
    Quella che in sostanza proprio non può ricaricare a casa.

    Questo assioma, se venisse recepito, nel “percepito” dei clienti varrebbe quasi più di una buona campagna pubblicitaria.

    Poi, facessero uno sforzino, dovrebbero formare un minimo i venditori sul discorso della ricarica. Ma proprio quel minimo, per essere in grado di capire se il cliente è adatto all’elettrico o no.
    E nel mentre magari proporgli la wallbox (basta una semplice semplice, che costi poco pure lei) o nel caso fosse possibile il caricatore da presa blu. O tutt’e due ovviamente.

    Insomma, basterebbero poche mosse per rompere il ghiaccio e quello che ti tiri dentro con la T03 magari poii ti torna più avanti per la B10 o la nuova segmento C che hanno appena presentato.

    E’ tutta una questione di prezzo e di corretta valutazione in merito alla ricarica notturna.
    Fatto quello, è una macchinina che alla clientela giusta si vende da sola.

    1. Caro Alessandro D., generalmente concordo con i Suoi commenti. In questo caso il messaggio che traspare é che l’elettrico sia solo per chi può ricaricare a casa. Certamente in tal caso le Bev vincono facile ma, da possessori in famiglia, da quattro anni, di due Bev Le assicuro che, seppur con minore convenienza nel costo e maggiore attenzione per le ricariche, anche la gran parte di chi non può ricaricare a casa è un cliente adatto all’elettrico.

      1. Alessandro D.

        E ci sta.
        Ma a parte che ho parlato di ricarica notturna (quindi anche se uno ha la fortuna di avere una colonnina pubblica davanti a casa…)…

        A parte quello, Stellantis vende prodotti, non fa opera di evangelizzazione. E quando vendi prodotti, che assumiamo siano legali, la prima cosa che ti deve importare è che il tuo cliente sia contento, non che stia facendo la cosa “intellettualmente giusta”.
        E oggi come oggi se vendi elettrico il tuo cliente nel 95% dei casi sarà contento se puoi ricaricare a casa.

        Il resto sono casi fortunati come il suo, e va benissimo se si presenta un cliente che dice che per lui non è un problema non ricaricare a casa, che ha già esperienza in merito e che si è organizzato. Tantomeglio, un’auto venduta in più ad un cliente che magari poi torna.

        Ma vendere oggi, come nulla fosse, un’auto elettrica a un neofita che ti si presenta in concessionaria attratto dal prezzo, che deve dipendere dalle colonnine e che non sa ancora come girarsi in questo mondo…
        Converrà con me che non è solo una leggerezza.
        E’ proprio da stronzi.

        1. Convengo in parte: sulla poca professionalità e scarsa competenza “elettrica” dei venditori, in particolare di stellantis, siamo d’accordissimo.
          Per il resto vorrei capire perché il mio è un caso fortunato, forse non me ne sono mai reso conto, ma è la prima volta che me lo dicono…. A proposito, non ho mai lasciato in ricarica notturna ad una colonnina pubblica un’auto, forse perché non ne ho davanti casa e, se fosse, mi costringerebbe a prenderla entro le sette del mattino per non pagare la sosta. Abbia pazienza, mi permetta un consiglio: non esprima pareri sugli altri senza avere almeno qualche informazione. Poi, se vuole, Le spiego come fa chi, purtroppo, non può ricaricare a casa e non è un agente di commercio che fa 300 km al giorno.

          1. Alessandro D.

            In suo è un caso fortunato perchè in primis lei sa organizzarsi e in sicundis al momento la “concorrenza” di utenti elettrici è così bassa (si veda il tasso di occupazione delle colonnine) da permettere alla sua capacità organizzativa non solo di risolverle ogni difficoltà ma anche di supplire anche alle eventuali sfighe.

            Dovessimo moltiplicare anche solo per 10 il parco circolante (che sarebbe ancora cpoca cosa rispetto al totale) sono certo che la sua prospettiva cambierebbe.
            Posto anche che moltiplicare contemporanemanete per 10 le colonnine diventerebbe assai difficile.

            Sul fatto di non esprimere pareri sugli altri senza avere almeno qualche informazione, lei ha perfettamente ragione.
            Infatti quello che probabilmente non sa è che io mi occupo di gestione immobiliare, ed è proprio per capirci qualcosa sulla ricarica delle auto elettriche che sono approdato anni fa su queste pagine.

            Le posso assicurare senza tema di smentita che la capacità del “cittadino medio”, quindi non uno come lei, a raffrontarsi costruttivamente con il sistema di ricarica pubblico è statisticamente prossima a quella che avrebbe una nutria o meglio ancora di un merlo indiano, che ripete cose senza comprenderne il significato.
            E questo giudizio, mi creda, nasce da una nutritissima esperienza sul campo.
            Ciò non implica che, una volta spiegate nel modo giusto e con gli argomenti giusti, questo discorso non possa addirittura piacere.
            Tant’è’ che in tutti gli stabili dove seguo degli immobili ho fatto passare in assemblea, peraltro spesso a forte maggioranza, l’idea di procedere prima o poi ad una predisposizione per le ricariche auto nei box, partendo da contatore privato.

            Torno a ripeterle: se lei è in grado di gestire un’auto elettrica con sodisfazione e senza poterla ricaricare a casa, le riconosco innanzitutto delle capacità organizzative non comuni, ma le confermo senza tema di smentita che quello bravo è lei e tutti gli altri sono quelli normali.
            Non è lei “quello normale” e gli altri delle capre.

  6. Stellantis ha gia detto chiaramente che scommettono sulla ripresa del diesel. Vedremo a breve se avevano ragione. Io per il piano industriale del 21 maggio preparo i popcorn.

    1. Alessandro D.

      Scommettono sulla ripresa del diesel, ma intanto hanno in pancia una bella fetta di un’intera azienda che fa solo auto elettriche. Tanto che hanno appena fatto Ciaone al Muskione per quanto riguarda i crediti di CO2.
      Il mercato dell’auto è una immensa maskirovka, mai fidarsi ciecamente dei comunicati stampa.

    2. il “Diesel” in Europa non lo raffiniamo più da anni e dobbiamo importarlo tutto; se permangono a lungo i problemi (e pare sarà cosi, anche soltanto per i danni causati sin’ora a raffinerie e depositi, non solo nei paesi del Golfo, ma pure in Russia, che prima ci riforniva) il gasolio andrà giocoforza razionato e lasciato solo per usi “vitali” come autotrasporti (su gomma e ferrovie non elettrificate), agricoltura etc ma sicuramente non facilmente ed economicamente disponibile per il trasporto privato.
      L’unica è sperare che riescano seriamente a produrre sufficiente HVO100 nelle raffinerie italiane (ENI) e spagnole (Repsol) altrimenti saranno guai seri, sia per le vendite di queste “novità in retromarcia” che per chi ha già auto Diesel (nb e si rischia pure carenza di ADBlue per motivi simili).

    3. già molti anni fa FIAT fece “promozione” delle Panda mod.169 a metano, spacciandole a tutti per “molto convenienti” rispetto alla corrispondente a benzina; giovani, anziani pensionati… tutti sulla economicissima Panda Natural Power, per 4 anni contenti a rifornire con una cifra bassissima il pieno di metano…. poi arrivò il IV anno, con la revisione ministeriale accoppiata alla revisione dell’impianto gas (con cambio o revisione bombole etc), e scoppiò la “bomba” dei costi di gestione effettivi che, per chi non faceva 30000km anno, erano oggettivamente insostenibili.
      Le Case auto propongono vetture che convengono a loro (e le impongono ai concessionari con le quote di vendita, a volte anche a rischio di farle fallire se proprio non vanno); ora come ora tutte, e ripeto tutte le vetture sono estremamente complesse da mantenere; ricambi costosi, talvolta difficili da reperire in tempi brevi, procedure di riparazione lunghe e con tante ore di costosa manod’opera anche per operazioni semplici (a volte occorre smontare paraurti e radiatori per sostituire lampade nei fari).
      Forse anche questo è da str****

        1. peccato che dove lavoravo io la dirigenza imponeva il totale rispecchiamento delle procedure di “casa madre”; già anni fa i preventivi di revisione ministeriale + bombole superavano (con la tariffa oraria di m.opera) i 400 euro…. Non era affatto divertente, anche perché le suddettet Pandine NP erano centinaia, e quasi tutte di persone non benestanti.
          Dopo un anno a bisticciare con i dirigenti del reparto assistenza mi son fatto spostare a Logistica e Consegne.

          1. Se mi chiedono 400 euro per revisione ministeriale e revisione bombole su una Panda vado altrove e hanno perso 1 cliente.
            Certo che l’azienda vada avanti lo stesso ma non mi faccio spennare se poco lontano trovo prezzi onesti….

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