Il caso ibride plug-in, un amore solo italiano (e spagnolo)

Il caso ibride plug-in, un amore solo italiano (e spagnolo). Tra i grandi mercati europei, il nostro è l’unico in cui si vendono più auto PHEV che elettriche. Questione di prezzo? No c’è dell’altro…

Il caso Ibride plug-inIl caso ibride plug-in: in Francia vale un terzo dell’elettrico, da noi…

Guardiamo le cifre, anzitutto. Nei grandi mercati del Nord Europa l’ibrido plug-in vale circa la metà dell’elettrico puro. In Francia addirittura un terzo, 6,7% contro 20%. Nel Regno Unito 11,1% contro 27,4%. Il divario scende un po’ in Germania dove, sotto la spinta dei costruttori locali, le PHEV sono al 10,9%, contro il 19,1% delle EV. Ma è una forbice che si sta allargando un po’ ovunque, a guardare i risultati del gennaio 2026, con l’arrivo di modelli elettrici più abbordabili. Ma non in Italia, dove invece la differenza si allarga. Proprio il mese scorso, ultimo dato disponibile, si sono vendute 12.502 plug-in contro 9.446 elettriche. E non è una questione di prezzi: basta sfogliare i listini di qualsiasi rivista specializzata per vedere che le plug-in costicchiano, a volte più dei corripondenti modelli EV. No, è che in Italia continua ad esserci una forte pressione mediatica (amplificata dai social e della stessa politica) contro l’elettrico. Con i soliti argomenti: non riuscirai a ricaricare, dopo poco l’auto non varrà più nulla, l’autonomia garantita dalla batteria basta solo per pochi km…

Il caso ibride plug-in

Il problema è l’uso improprio, purtroppo frequente

Noi non vogliamo fare campagne contro questa o quella motorizzazione. Ci limitiamo a registrare che ripetuti studi hanno dimostrato che spesso le plug-in vengono usate in modo improprio. Con molti km macinati a benzina (o a gasolio) e una scarsa percorrenza in elettrico. Soprattutto da chi ha avuto una di queste auto dall’azienda e trova più comodo (per abitudine) fermarsi dal benzinaio che alla colonnina. Anche per la questione rimborsi. Nel grafico qui a fianco, pubblicato su LinkedIn da Martina Callegaro, vengono ben riassunte le criticità che si riscontrano nell’uso improprio della plug-in. Rispetto a un uso ideale, Resta il fatto che, come spesso accade, l’Europa va da una parte e noi andiamo dall’altra. Siamo noi ad avere capito tutto o…?

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Il caso Ibride plug-in

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Visualizza commenti (2)
  1. Secondo me una PHEV conviene davvero solo se hai tre requisiti precisi: carichi a casa ogni notte, fai almeno 50 km al giorno (quindi in elettrico) e affronti lunghi viaggi più volte al mese, giustificando così il peso del motore termico.
    In tutti gli altri casi è un acquisto che non ha senso: molto meglio una Full Hybrid o un’elettrica pura. Anche perché le nuove normative sui fringe benefit e i vari comuni stanno finalmente smettendo di equiparare le plug-in alle elettriche 100%, tagliando privilegi e pass che prima davano con troppa facilità.
    La verità è che spesso le plug-in si vedono alle colonnine solo quando devono usarle come parcheggio. Alla fine le considero un po’ come lo Start & Stop: un sistema che molti disattivano appena entrano in auto e che serve solo ai produttori per abbassare la CO2 sulla carta durante l’omologazione.

  2. Antonio Guacci

    Ma non credo che sia una questione di “siamo noi ad avere capito tutto o…?”.
    Credo invece che sia una questione di “chi ha il danaro, spesso non cambia testa e cerca di fare il furbetto”.
    Ho l’impressione che le PHEV siano acquistate soprattutto dalle aziende, per le proprie flotte.
    Le aziende hanno tantissimi “benefits”, nell’acquistare PHEV al posto di altre endotermiche.
    Le aziende però non cambiano mentalità, e vogliono continuare a utilizzare i propri veicoli come hanno usato finora le endotermiche.
    Ma le endotermiche oggi sono troppo onerose economicamente.
    Quindi le aziende acquistano PHEV per afferrare i benefits, e contemporaneamente utilizzare i nuovi veicoli esattamente come finora hanno usato le termiche.
    Poi sono convinto che anche qualche privato faccia questo ragionamento, ma in misura molto minore (il privato non riceve benefits come le aziende, e se deve usare una PHEV come una ICE acquista direttamente una ICE, che costa e consuma meno, mentre se vuole usare la PHEV come BEV, acquista direttamente una BEV, che a sua volta costa e consuma meno).

  3. Due osservazioni:
    1)chi ha detto che se ne fa un uso improprio? Studi di chi condotti come? Conosco parecchi che le hanno e ne fanno esattamente l’uso che si dovrebbe. Poi possiamo vedere le plugin come estensione delle full Hybrid, che purtroppo accumulano poca energia. Con un uso intelligente delle plugin, nelle zone collinari e montuose vai praticamente in elettrico per almeno l’ottanta per cento del percorso. I consumi reali sono bassissimi.
    2) data la carenza di infrastrutture veramente “convincenti” per la ricarica (specialmente nelle aree interne e del sud) perché “rischiare” con l’elettrico?
    La Plugin è quasi la quadratura del cerchio.

    Non so, colpevolizzare gli italiani è uno sport piuttosto gradito. Ma gli italiani devono per forza immolarsi se non ne hanno le forze?

    1. Da lettore a lettore, prese per buoni gli studi, pensi che un uso corretto delle PHEV sarebbe confermato dai consumi del carburante quasi nullo. Ovvero, con medie sopra i 35 km/l (ovvero sotto i 3l ogni 100 km). Visto che se usata correttamente una PHEV dovrebbe circolare prevalentemente in elettrico.
      Se l’utente medio non ha questi risultati, allora un campanello d’allarme dovrebbe suonare e far capire che sta usando la PHEV in modo errato.

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