Il Canada cambia rotta sulla politica commerciale dei veicoli elettrici e si smarca dagli Stati Uniti. Il governo guidato da Mark Carney annuncia un nuovo accordo strategico con la Cina che riduce drasticamente i dazi sulle EV cinesi, dal 100% al 6%, entro un contingente annuale prestabilito.
La svolta arriva dopo due anni di allineamento quasi totale con Washington. In seguito alla decisione dell’amministrazione Biden di imporre dazi del 100% sulle elettriche cinesi, nel maggio 2024, Ottawa aveva infatti adottato misure analoghe, bloccando di fatto l’accesso al mercato canadese dei costruttori asiatici. Oggi, però, lo scenario cambia radicalmente.
La decisione potrebbe riportare marchi come BYD, Nio e Zeekr sulle strade nordamericane e introduce una crepa significativa nel fronte protezionista occidentale.

Canada, sì alle EV cinesi a basso costo
L’accordo siglato a Pechino prevede che fino a 49.000 veicoli elettrici cinesi all’anno possano entrare in Canada con un dazio ridotto al 6,1%. Secondo l’ufficio del primo ministro, si tratta di meno del 3% del mercato canadese delle auto nuove, ma la misura è tutt’altro che simbolica.
Il governo chiarisce che il contingente è pensato per il segmento più accessibile del mercato, stimando che entro cinque anni oltre il 50% dei veicoli importati avrà un prezzo inferiore ai 35.000 dollari. Modelli compatti e urbani, come la BYD Seagull, potrebbero quindi trovare spazio già nel breve periodo, colmando una lacuna che oggi penalizza anche il mercato europeo.
Non solo EV: lo scambio commerciale
L’apertura canadese alle elettriche cinesi è parte di un accordo più ampio tra i Paesi. In cambio, la Cina ha infatti accettato di ridurre le restrizioni su alcune importazioni di cibo canadese, in particolare sulle farine di colza (dazi dall’85% al 15%) e su aragoste e granchi.

Un equilibrio che mostra come la questione EV sia sempre più intrecciata con la geopolitica delle filiere. Tema ben noto anche in Europa, dove l’indagine sui sussidi alle auto elettriche cinesi ha già portato all’introduzione di dazi aggiuntivi, seppur molto più contenuti rispetto a quelli statunitensi.
Secondo il testo dell’accordo, l’intesa dovrebbe anche favorire nuovi investimenti cinesi in joint venture sul suolo canadese. L’obiettivo è sviluppare una filiera domestica per i veicoli elettrici.
Un aspetto che Ottawa utilizza per giustificare politicamente la scelta, cercando di bilanciare apertura commerciale e tutela dell’occupazione.
Oltretutto, nonostante il 2025 sia stato un anno positivo per il mercato auto canadese (circa 1,9 milioni di auto vendute), il segmento delle elettriche è invece andato in calando. Da qui la necessità di trovare soluzioni per rinforzare il settore.
Una crepa nel fronte nordamericano?
Pur trattandosi di numeri limitati, la decisione canadese cambia la dinamica del mercato nordamericano, rompendo l’asse rigido con gli Stati Uniti. La guerra dei dazi, lanciata da Trump, e più in generale le relazioni, sempre più difficili, con gli Usa hanno contribuito al riavvicinamento con la Cina. Non è un’apertura totale, ma un “cuneo” che introduce concorrenza dove oggi domina una strategia difensiva.
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