Il biocarburante non convince: HVO più caro dell’elettrico



L’ HVO (olio vegetale idrogenato) è più caro dell’elettrico: considerando il prezzo medio europeo dell’elettricità, percorrere 100 km costa 13 euro, rispetto ai 7 euro di ricarica per un’auto elettrica. E’ quanto sostiene T&E in uno studio appena pubblicato 

L’HVO è uno dei biocarburanti più avanzati disponibili oggi ma secondo una nuova analisi di Transport & Environment comporta un divario di costo significativo. In Italia, per esempio, il costo per 100 km arriva a 11,3 euro, contro 7,4 euro per l’elettrico. Insomma: l’idea che i biocarburanti possano essere una alternativa sostenibile ai carburanti fossili è del tutto infondata.

Il nodo dei costi e della disponibilità limitata

Il tema centrale evidenziato da T&E riguarda la scarsa disponibilità di materie prime sostenibili per produrre HVO, come oli esausti e grassi animali. Gran parte di queste risorse è importata da Paesi extra-UE, con implicazioni sia sui costi sia sulla tracciabilità ambientale.

biocarburante HVO
Capacità produttiva di biocarburanti, fabbisogno per i settori del trasporto difficili da elettrificare, e domanda aggiuntiva se il 20% delle auto li utilizzassero per far sopravvivere i motori termici.

Questa limitazione strutturale rende difficile immaginare un uso su larga scala nel trasporto leggero. Anzi, secondo le stime, tecnologie ancora meno mature – basate ad esempio su rifiuti solidi urbani o residui cellulosici – potrebbero portare a costi fino al 110% superiori rispetto alla mobilità elettrica.

Pressioni politiche e industriali sugli obiettivi CO₂

Nonostante questi limiti, Germania e Italia stanno spingendo in sede europea per allentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni delle auto nuove, chiedendo di includere i veicoli alimentati con biocarburanti avanzati tra quelli a “zero emissioni”.

Una posizione sostenuta anche da parte dell’industria automobilistica e petrolifera, ma che secondo T&E rischia di rallentare la diffusione delle auto elettriche, oggi unica tecnologia scalabile per il mercato di massa.

Impatto sui consumatori: rischio rincari

L’eventuale apertura normativa ai biocarburanti potrebbe avere un effetto diretto sui cittadini. La limitata offerta di biomasse sostenibili rischia infatti di far crescere ulteriormente i prezzi, spingendo gli automobilisti verso soluzioni più costose.

biocarburante HVO
Cherosene avio e biocarburanti: prezzi a confronto

A questo si aggiunge la competizione con il settore aereo, dove i biocarburanti sono considerati indispensabili per la decarbonizzazione. Il regolamento europeo ReFuelEU impone obblighi stringenti alle compagnie, creando una domanda forte che potrebbe far lievitare ulteriormente i prezzi.

Il confronto ambientale resta aperto

Un altro punto critico riguarda le emissioni. Anche i biocarburanti avanzati, pur riducendo le emissioni di gas serra rispetto ai fossili, non eliminano gli inquinanti locali prodotti dalla combustione.

Inoltre, la sostenibilità dipende fortemente dalla materia prima: alcuni biocarburanti, come quelli derivati da olio di palma, possono avere un impatto climatico persino peggiore dei combustibili tradizionali.

Crediti ai biocarburanti: un rischio da 500 miliardi

La Commissione europea sta valutando l’introduzione di crediti per l’uso di biocarburanti nel settore auto. Una misura che, secondo le stime, potrebbe comportare un aumento del 60% della spesa per carburanti entro il 2050, pari a circa 500 miliardi di euro aggiuntivi.

Per T&E, evitare questi meccanismi sarebbe cruciale per contenere i costi per i cittadini e concentrare le risorse sulle tecnologie più efficienti.

Visualizza commenti (10)
  1. Scusate:
    Lo studio dice che HVO è più costoso che ricaricare in elettrico.
    OK, ricaricare in elettrico è un po’ generico: come, dove? a quali colonnine oppure a casa dal proprio contatore?
    Immagino che nello studio ci siano questi dettagli, ma nell’articolo non sono riuscito a trovarli.

    Saluti.

    1. possiamo guardare il grafico del costo per fare 100 km:
      – HVO da 11 € (Spagna) a 19 € (Belgio)

      una EV che (stando larghi) ricarichi 17 kwh (lordi) x fare 100 km, da colonnine che fatturano 0,65 € kwh, starebbe sui (17×0,65€) = 11 € x 100 km

  2. Tra i principali difetti dei bio carburanti ci vedo anche e soprattutto il rischio di entrare in concorrenza con le.coltivazoni.ad.uso alimentare e addirittura l’ espansione di coltivazioni monoprodotto estensive al posto di foreste naturali e.biodiversità (come avviene in Brasile per alimentare le auto da decenni).
    Altro dubbio…i processi di raccolta materie e raffinazione che emettono in ambiente altri inquinanti ..e lo scopriremo tra qualche anno, se faranno i doverosi controlli ambientali nelle aree circostanti le nuove bio raffinerie italiane (a Gela, Priolo, Porto Marghera e Livorno).

    NB per chi può ricaricare a casa o in azienda a tariffa “normale” e non di rapina legalizzata presso HPC delle partecipate statali i costi per 100km son nettamente più bassi

    1. “coltivazioni monoprodotto estensive al posto di foreste naturali e.biodiversità”

      Ci sono già: a livello mondiale oltre il 70% della soia prodotta viene destinata per foraggio per allevamenti di bestiame, con perdita termodinamica studiata e provata, anziché per la nutrizione umana.

      Dalla padella alla brace, ma proviamo anche a spegnere la padella, magari.

      1. infatti fred3000 bisognerebe anche ridurre parecchio il consumo di animali da macello (ne guadagnerebbe pure la nostra salute, mangiando carne solo ogni tanto ma di alta qualità da piccoli allevamenti) … ma se oltre alle monocolture senza rotazione di coltivazioni si aggiunge pure l’enorme consumo dei veicoli…. non ci basterà neppure coltivare Marte ! (alla faccia di E. Musk)

      2. Io preferisco una fiorentina che una bistecca di soia; mozzarella di bufala o latte che non i surrogati dalla soia

  3. Domanda tecnica: ma il biocarburante potrebbe sostituire la benzina o dovrebbe essere per forza usato nei motori Diesel?

      1. Sig. Massimo, l’E100 che pro e contro ha? Cercando sembra che anche se un litro contenga meno energia di un litro di benzina (circa 6,2 vs 9 kWh) e quindi diminuiscono i km/lt di curva il 30-40%, d’altra parte ha una combustione più efficiente. Quello che però non mi convince è che si tratta di un combustibile corrosivo che assorbe umidità e tende a degradare più velocemente l’olio motore con consegue maggiore frequenza della manutenzione ordinaria. Altro punto, c’è anche una difficoltà nell’utilizzo a basse temperature (forse ho letto male, già a 10°C) e che proprio per ovviare a ciò occorre usare E85 (ovvero 15% di benzina fossile).
        Quindi, perché in tanti puntano a mantenere questi motori termici con E100 e per 3 mesi l’anno E85 che non bloccherebbero l’uso dei carburanti fossili? Carburanti che comunque richiederebbe il reperimento di materiale biologico per produrlo e che non credo potrà essere prodotto sul territorio Italiano viste le grandi quantità necessarie.

        1. Ha perfettamente ragione. Me lo chiedo anch’io. E rispondo: salvare il business dei carburanti, che si avvale della lobby più potente del pianeta. Seppure insediata da vicino dal quella del Big Tech.

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