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Il bilancio di Glasgow: un grande accordo (sul “bla bla”)

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La Cop 26 di Glasgow si è chiusa nella serata di ieri con un accordo unanime. Molto deludente a giudizio altrettanto unanime. I sussidi al carbone che dovevano sparire ora devono solo “diminuire”. L’impegno a mantenere l’aumento delle temperatura a 1,5 gradi resta, ma gli strumenti per onorarlo o mancano del tutto o sono solo vagamente indicati, senza alcun vincolo preciso. Il mercato del carbonio non è stato messo a punto perchè non è sato possibile quantificare la percentuale dei proventi che andrà ai paesi svantaggiati. Il fondo da 100 miliardi di dollari l’anno per la decarbonizzazione e la mitigazione non scatterà dall’anno prossimo.

Kerry: “Abbiamo evitato il caos climatico”

glasgow accordo
Il ministro per la Transizione ecologica con l’inviato degli Usa per il clima, John Kerry.

Anche se il documento finale della COP 26 di Glasgow è stato sottoscritto da tutti i Paesi partecipanti (197) e quindi approvato all’unanimità, il presidente della Conferenza Alok Sharma  ha ammesso di essere «profondamente dispiaciuto» per gli scarsi risultati.  «Capisco la profonda delusione, ma è vitale che proteggiamo questo pacchetto», ha concluso.

Forse la miglior sintesi di due settimane di negoziato l’ha fatta il delegato Usa John Kerry dicendo che siamoa «all’inizio di qualcosa. Abbiamo sempre saputo che Glasgow non non era il traguardo ma ora siamo più vicini che mai a evitare il caos climatico». A dire il vero tutti pensavano che “l’inizio di qualcosa” fosse stato l’Accordo di Parigi del 2016. Cinque anni buttati, invece, perchè le emissioni di gas serra hanno continuato ad aumentare e il clima a riscaldarsi. E ora siamo ancora daccapo ad indicare obiettivi senza assumere impegni. E’ il «bla bla» di cui parla Greta Thunberg.

Auto elettriche, accordo in ordine sparso

Ciliegina sulla torta, l’accordo parziale sull’addio alle auto termiche entro il 2035, sottoscritto a margine del vertice da un gruppo di case auto, ma non dall’Italia e dalle principali case tedesche.

Chi c’è: hanno firmato l’impegno (non vincolante) per accelerare la transizione verso la mobilità elettrica Jaguar Land Rover, Ford, Mercedes, Volvo e BYD.

Chi non c’è: non hanno firmato alcuni tra i più grandi gruppi, come BMW, Renault, Hyundai, Stellantis, Toyota e Gruppo Volkswagen. Tra i paesi non firmatari Cina, Francia, Germania e Stati Uniti. E l’Italia, che, secondo il ministro Giancarlo Giorgetti, teme per le ripercussioni sulla sua filiera di fornitori di componenti.

Tre anni di no stop per trovare la quadra

La Cop 26 si conclude con un solo goal all’attivo: i negoziati non si fermeranno e, dopo una giornata di tempi supplementari,  si è stabilito che i prossimi tre anni saranno di trattativa no stop.

Grandi obiettvi e veti incrociati

I veti. Il veto a misure stringenti l’hanno messo Cina e India (sull’utilizzo del carbone), Arabia Saudita e Indinesia (sui carburanti fossili) Australia, Indonesia e Brasile (sulla deforestazione), Russia (sul metano), mentre i Paesi ricchi non sono riusciti a mettere insieme i fondi, pubblici e privati, per compensare i danni del riscaldamento sui Paesi fragili e sostenere i costi della decarbonizzazione in quelli in via di sviluppo. Questo ha suscitato accese proteste da parte di molti Paesi a cominciare dalle piccole isole che rischiano di essere cancellate dall’innalzamento dei mari.

Resta, di Glasgow, l’accordo sulle dichiarazioni di principio. Per la prima volta 197 Paesi prendono esplicitamente atto degli ammonimenti degli scienziati sulle cause della crisi climatica (le emissioni di CO2) e si impegnano a contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi grazie a un’ accelerazione verso l’obiettivo di decarbonizzazione attorno a metà secolo. Ciò implica un a riduzione delle emissioni del 45% entro i prossimi 9 anni, e anche questo obiettivo viene esplicitato. E i progressi dei firmatari saranno monitorati a partire dal prossimo anno. Calcolando che con la traiettoria attuale che tiene conto degli impegni finora assunti dai governi le emissioni invece di scendere salgono del 13,7%, si capisce che un taglio robusto ai combustibili fossili è inevitabile.

Glasgow, l’accordo voce per voce

onu clima

Ma vediamo, voce per voce, cosa prevede il compromesso dell’ultimo minuto che, poco prima delle 21, ha permesso di approvare all’unanimità il Glasgow Climate Pact.

-Carbone È stato sottoscritto l’ impegno a “ridurre gradualmente”  anzichè “eliminare gradualmente” come recitava la prima bozza, l’energia prodotta da carbone. Non raggiunge l’obiettivo di “consegnare il carbone alla storia”, ma  invia un segnale chiaro.

-Accordo Cina-USA La più grande sorpresa a Glasgow è stato l’ accordo tra i due maggiori emettitori per lavorare insieme. Nessuna grande azione concreta, ma è positivo che i due stiano almeno parlando. La Cina era stata quasi assente dai colloqui fino a quel momento.

-Regole sul mercato del carbonio Sono state fissate le regole generali. Portano chiarezza alle aziende e standardizzazione nello scambio delle quote di emissioni fra privati e fra Stati e questo dovrebbe innescare meccanismi economici di sostegno alla riduzione delle emissioni nelle aree più sviluppate tecnologicamente. Ma le regole non sono abbastanza rigide da evitare il cosiddetto greenwashing, cioè azioni di pura facciata. C’è poi un secondo mercato volontario delle compensazioni che resta non regolamentato.

-Impegni sul metano Più di 100 paesi hanno deciso di ridurre drasticamente l’utilizzo del metano ed è la prima volta che accade. Non è vincolante, ma ancora una volta, un segnale potente che è il momento di affrontare le emissioni di un gas che è ottanta volte più potente della CO2 nei suoi effetti sul clima.

-Monitoraggio I paesi devono tornare l’anno prossimo con piani climatici migliori e più dettagliati. Ma c’è tuttavia una clausola rescissoria. Sono state concordate nuove regole che consentiranno un maggiore controllo sulla comunicazione delle emissioni. Infine, gli obiettivi climatici dovrebbero essere comparabili, consentendo a tutti di valutare ciò che fanno gli altri.

A Glasgow un accordo zoppo: chi paga e quanto?

-Gli indennizzi  Per la prima volta, si riconosce che i paesi colpiti da eventi climatici catastrofici riceveranno aiuto. C’è un accordo per impostare correttamente un meccanismo, anche se i dettagli e il denaro esatto devono ancora essere quantificati e raccolti. È il compito assegnato a COP27, in Egitto il prossimo anno.

-Deforestazione Molti degli accordi collaterali concordati sulla preservazione delle foreste tropicali sono rimasti sulla carta. L’unica risultato è un impegno da parte del Brasile e dell’Indonesia ad impedire le deforestazioni illegali.

-Banche L’ex governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha convinto banche, investitori e assicuratori che rappresentano 130 trilioni di dollari di attività a decarbonizzare le loro attività entro la metà del secolo. La finanza è uno strumento potente nella lotta contro il cambiamento climatico, ma l’elenco non include le tre maggiori banche del mondo, tutte cinesi e importanti finanziatrici del carbone.

Glasgow, quanto vale l’accordo

-Quanto vale l’accordo? Tutto questo ci avvia su un percorso che porterebbe un riscaldamento di 1,8 anzichè 1,5 auspicato. Ma solo se tutti gli impegni si avvereranno, secondo l’agenzia per lenergia AIE. Eravamo sulla strada di 2,7 gradi, quindi è un importante passo avanti, ma ancora al di sotto della soglia di sicurezza.

glasgow accordo
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres

-Antonio Guterres (Onu) – Questo è un «accordo di compromesso, pieno di contraddizioni» ha commentato il segretario generale dell’Onu abbandonando in anticipo il vertice. I testi approvati, ha detto, «riflettono gli interessi, le condizioni, le contraddizioni e lo stato della volontà politica nel mondo oggi».

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40 COMMENTI

  1. Ops…..ed è Record!!!
    Aste per nuove trivellazioni….
    In una aerea un’area enorme, con riserve stimate sino a 1,1 miliardi di barili di greggio e 4,2 tonnellate cubiche di metano.
    Praticamente una mega riserva fino al 2030…?!
    Gli Americani…..
    Cosa penseranno le Case Costruttrici….?!

  2. A mio modo di vedere, per uno dei principi fondamentali di Microeconomia, sarà molto molto difficile che uno Stato rinunci ad solo centesimo del proprio guadagno per favorire qualsiasi altro Stato, in nome dell’ecologia. Stiamo a vedere e speriamo che sia rimasto un barlume di intelligenza ai governanti di tutto il mondo.

  3. La onesta Volvo, che si è schierata fra le Case costruttrici a favore del “mondo green” è la stessa VOLVO che ha pubblicato uno studio sull’IMPRONTA DI CARBONIO (chiamiamola impronta digitale).
    Ha DOCUMENTATO, equiparando la XC40 full elettrica con la XC40 termica, che la versione GREEN dal processo di reperimento delle materie prime ..per passare attraverso 200.000 km percorsi su strada e sino allo stato finale di smaltimento….si porta sulle spalle un 70% in più di PRODUZIONE di Emissioni NOCIVE rispetto alla versione XC40 TERMICA.
    E allora… ma do cosa stiamo parlando?
    Perché si pompano tanto mediaticamente queste auto elettriche pavoneggiandole come l’ancora di salvezza per il Globo se poi studi alla mano dicono che non lo sono?
    Volvo è tra le Case a favore ma non nasconde la SUPERFICIALITÀ con cui viene sbandierato e detto erroneamente che le BEV non sono inquinanti.
    WV dice No …..ma tutti a Pompare ID3…ID4…ID5.
    Siamo di fronte forse ad un mondo mediatico parallelo alla realtà “Salva Wolkvagen”?.

    • No, Vincenzo. Il 70% di emissioni in più di una Volvo elettrica rispetto a una Volvo termica riguarda solo la produzione. Dall’uscita dalla fabbrica in poi, però, l’elettrica recupera terreno arrivando a pareggiare il conto fra 40 mila e 130 mila km (a seconda di come viene prodotta l’elettricità). Nell’arco della vita utile, insomma, una BEV Volvo emette fra un terzo e la metà di una termica. La superficialità, o la malafede, sono solamente sue.

      • Io ho letto che il test è riferito al ciclo completo della bev dal recupero della materia prima per le batterie ….passando per 200.000 km percorsi su strada ( un secondo test parla di 77.000 km) fino alla fase di smaltimento della batteria.
        Non lo dico io …

      • Ho letto meglio la sua risposta.
        Perché parla di malafede da parte mia?
        Mi sono ripromesso di non avere preconcetti e per lavoro e scelta ludica sono riuscito a provare due elettriche.
        Nulla da dire tecnicamente.
        Sono un appassionato di hardware modifiche e tecnologie in generale quindi sono aperto all’idea di elettrico.
        Però bisogna essere oggettivi e non schierarsi a priori per un qualcosa ( in questo caso bev) celando aspetti tecnici che sono negativi.
        La Bev ad oggi è una scelta utile e da preferire per una Platea se rapportata a determinate aree metropolitane.
        Ma non lo è per tutti o non lo sarà neanche fra 50 anni.
        Forse bisognerebbe parlare delle BEV come fa Volvo.
        Si Volvo …casa costruttrice che ha detto si ed una delle prime Case che si libererà delle termiche.
        Anche Volvo è in mala fede?
        Rifletta…

        • Lei, evidentemente, non ha capito comne Volvo parla delle Bev. Altrimenti, scusi, perchè avrebbe firmato l’impegno a non produrre più auto temiche? Nel 2035, non nel 2050, quando, secondo lei, le auto elettriche non saranno ancora per tutti. E saremmo noi a schierarci a priori?

  4. L’unico modo a mio avviso di venirne fuori sarebbe di fornire, per i paesi più ricchi e tecnologici, le infrastrutture di rinnovabili e storage energetico ai paesi in via di sviluppo con i cambio la possibilità di collegare le loro reti alle nostre in modo da divenire un’unica rete di interscambio di energia. Se pensate che in un’ora il sole irradia la terra fornendo la pari quantità di energia che il mondo consuma in un anno, se fossimo sotto un’unica grande Enel, che opera in tutto il mondo, senza scopo di lucro ma con lo scopo di ridurre le emissioni globali facendo uso di rinnovabili (di qualunque tipo) si andrebbe oltre quello che sono gli interessi dei singoli stati! Gli indiani e gli africani devono avere la possibilità di accedere all’energia come gli altri: forniamoli di un’infrastruttura che cancelli il carbono dalla loro necessità, il loro surplus potrà essere utilizzato per gli stati vicini o come crediti per ripagare l’infrastruttura costruita.
    Immaginate solo quanta energia potrebbe venire prodotta in africa ed esportata in altri paesi vicini…ci avviciniamo alla produzione di batterie a basso costo e che raddoppieranno la densità energetica, e la sfida è solo iniziata, batterie facili da produrre (al sale) senza metalli particolari rari o di difficile reperibilità; vogliamo perderci questa opportunità installando ancora centrali a combustibili fossili in cambio di altre a combustibili fossili?

    • Guarda, agli stati africani basterebbe che il mondo industrializzato tenesse fede all’impegno di mettere i soldi dove hanno promesso. Poi la rete se la fanno pure da soli.
      È stato il festival del bla bla, in ordine molto sparso.
      Spiace ammetterlo (perché non ne amo lo stile), ma Greta ci aveva visto giusto.
      L’idea della rete globale non sarebbe male: in realtà mi pare che UK abbia un accordo col Marocco per dei cavi sottomarini, per collegare campi di solare con la rete inglese. A noi basterebbe la Basilicata tappezzata per esportare in mezza Europa.

  5. In effetti se non capiamo che la somma dei nostri comportamenti è del nostro stile di vita non cambiano..un esempio? Evitare Facebook che produce co2 come jn piccolo stato…evitare dj correre dietro alle mode..tipo cambio il cellulare anche se funziona perché quello nuovo è più bello…vado al centro commerciale la domenica a passeggiare che tanto così facendo non inquina ne con l auto ne facendo di che tale posto non consumi né elettricità e metano perdipiu rispetto se fosse tutto regolamentato come dovrebbe…etc..etc…ma jn realtà anche tra i fans di Greta quanti ve ne sono pronti ad un radicale cambio di rotta? Se non lo fanno i governi deve essere la gente con le proprie azioni a dare un segnale forte

    • Concordo, i governi ed i politici contenuti in essi hanno priorità spesso opposte al bene dei cittadini (non mi dilungo oltre in quanto avete capito tutti), e quindi dobbiamo essere noi a fare la transizione energetica con le nostre scelte come consumatori e con le nostre abitudini come cittadini di questo povero pianeta:
      – auto elettrica;
      – abbassare la temperatura di casa;
      – non acquistare pile o tessuti derivati da petrolio in quanto oltre a fare inquinare quando si producono, inquinano anche quando si lavano perché rilasciano dei piccoli filamenti che alla fine arrivano in mare ed entrano nel ciclo alimentare;
      – limitare il consumo di carne (anche per la propria salute;
      – sostituire il fornello con uno ad induzione;
      – se possibile installare il fotovoltaico;
      – se possibile installare il geotermico con pompa di calore;
      – non utilizzare materiali usa e getta in plastica, bottigliette ecc.;
      – evitare di bruciare legna (caminetto o stufa);
      – fare acquisti informati prediligendo confezioni in carta riciclabile ecc.
      – fare (per quanto possibile) apostolato, ovvero influenzare senza fare i rompi le persone che ci circondano.

      Se avete qualche altro comportamento da aggiungere, scrivetelo.

      • Grazie per la condivisione di questo elenco. In qualità di consumatori (o decisori “attivi”), abbiamo un elevato potere per favorire la transizione ecologica, modificando i nostri stili di vita.

        Aggiungerei alla lista:

        – ridurre gli spostamenti non necessari, privilegiando, ove possibile, l’utilizzo di mezzi di trasporto leggeri o pubblici;
        – estendere la fase d’uso dei prodotti, favorendo la riparazione e l’acquisto (o lo scambio) di beni di seconda mano o ricondizionati rispetto a quelli nuovi (per esempio i capi d’abbigliamento);
        – privilegiare, se possibile, l’acquisto di alimenti provenienti da agricoltura biologica e biodinamica e da filiere “corte”, evitando, se possibile, alimenti esotici o fuori stagione;
        – depositare i propri risparmi (se se ne dispone), o effettuare investimenti, in banche/ istituti di credito/prodotti finanziari impegnati/correlati alla lotta al cambiamento climatico.

        L’evento di Glasgow ha dimostrato come non ci sia ancora la volontà di analizzare e mettere in discussione lo status quo, ovvero produzione, consumo e scambio di merci orientati alla crescita economica.

        A tal proposito, desidero condividere un articolo pubblicato dall’European Environmental Bureau con dati sulla distruzione di alcune tipologie di beni invenduti in Europa:

        https://meta.eeb.org/2021/11/02/ngos-urge-the-eu-to-save-unsold-goods-from-destruction/

        “Le proiezioni mostrano che il valore dei prodotti di elettronica e di abbigliamento distrutti nell’UE ammonterà a 21,74 miliardi di euro entro il 2022, che è superiore all’intero PIL di Cipro per l’anno 2020. Se non verranno prese misure politiche, il valore potrebbe aumentare fino a 71,29 miliardi di euro entro il 2030, tanto quanto le entrate generate dall’intero mercato dell’e-commerce tedesco nel 2019”.

        Il cambio di prospettiva richiede di puntare sull’efficientamento energetico, sulla diminuzione assoluta dei consumi d’energia e di prodotti e di servizi poiché, purtroppo, anche lo sviluppo delle tecnologie “verdi” ha un notevole impatto:

        https://www-spiegel-de.cdn.ampproject.org/c/s/www.spiegel.de/international/world/mining-the-planet-to-death-the-dirty-truth-about-clean-technologies-a-696d7adf-35db-4844-80be-dbd1ab698fa3-amp

  6. Ma fatemi capire, mica era la Toyota la brutta e cattiva che non voleva il bando delle ICE e che continuava a credere in un ibrido maggiormente pulito? Eppure mi sembra di leggere, si proprio là, piccole piccole ma ben visibili, quelle due letterine, quella v e quella w di Volkswagen a far compagnia alla Toyota nell’insieme di marche contrarie al bando. E ora come facciamo? E io che avevo comprato una id3/4 una etron, una Taycan o un q4 etron perché so che la Volkswagen crede fermamente nell’eletrrico al contrario di tutti gli altri (ehm, maggioranza) che non hanno firmato. Vuoi vedere che io, dall’alto della mia ignoranza (nel senso di non sapere) non mi rendo conto che queste case operano anche in mercati meno sviluppati e non possono dire su due piedi che smetteranno allo scoccare del 2035 di vendere auto a motore termico? Eh si elettronauti, proprio così.

    P. S: notizia di oggi che Audi è prossima all’acquisto di mclaren… Insomma, vendi la bugatti a rimac e dall’altra parte…

  7. E salvo miei errori di attenzione, nessuna parola sul petrolio.

    Finché avremo una classe politica come l’attuale non andremo da nessuna parte.

    L’infamia nelle loro menti è di casa.

    In italia i nostri politici vedono l’auto elettrica come un pericolo per le aziende a loro vicine e fanno di tutto per difenderne gli interessi, a costo di distruggere il pianeta.

    Serve sempre di più un intervento massiccio ed urgente e Giorgetti dice che non bisogna cadere nella trappola ideologia dell’auto elettrica, MA CI RENDIAMO CONTO?!!?!?
    e poi continua a parlare di tecnologie inefficienti che si concretizzeranno forse in un futuro anteriore pur di coinvolgere le predette aziende.

    L’auto elettrica è l’invenzione più intelligente ed ecologica che sia mai stata fatta, che permette alle persone di utilizzare l’energia elettrica prodotta con i propri pannelli fotovoltaici, e l’efficienza di pannelli, batterie e motori è in continua e progressiva ascesa.
    Ma tutto questo ad alcune persone da un terribile fastidio.

  8. Non dimentichiamoci mai che l’inquinamento è la somma dei nostri singoli inquinamenti. Spesso critichiamo “il sistema” ma se ci chiedessero di rinunciare a qualcosa…auguri. Faccio un esempio: quanti sono disposti a limitare o evitare il consumo di (esempio) di carne? Metteteci il termine che preferite. Ciascuno risponde per se.

    • Io per motivi di salute sono diventato vegano, e vi posso assicurare che le medicine nell’armadietto sono diminuite, ed io sto meglio.

      Secondo me la gente dovrebbe documentarsi, solo che presa dai mille impegni e problemi della vita non lo fa.

    • Io sarò disposto a modificare il mio comportamento alimentare quando tutti gli altri avranno dimostrato che hanno fatto tutto quanto possibile per limitare l’inquinamento. Quindi penso se ne potrà riparlare quando Cina, India e compagnia bella saranno arrivati alla percentuale di energia green dell’europa…

      • Lei, i suoi genitori, i suoi nonni e i suoi bisnonni, intanto, hanno emesso C02 per un secolo e goduto del petrolio semi gratis mentre cinesi, indiani e gli altri tre quarti dell’umianità morivano di fame. Il suo atteggiamento spiega perfettamente perchè andremo tutti (lei, noi, indiani, cinesi e africani) a sbattere contro un muro. Complimenti

        • E invece il vostro estremismo green dove porterà? Dove porterà convertire adesso il 13% dell’inquinamento (auto termiche) all’elettrico, a costi esorbitanti ed a spese della collettività (gli incentivi non piovono dal cielo) che non potrà comunque permettersi questo passaggio se non facendo debiti per il resto della vita (sempre che riesca ad ottenere un finanziamento) se più del 60% di energia è prodotta con sorgenti fossili? Dove porterà smettere di mangiare carne se poi la Cina ha detto chiaramente che non gliene frega un emerito ben di niente di smettere di inquinare e continua a bruciare sempre più carbone, producendo a prezzi stracciati e rovinando le economie come la nostra? Oppure degli usa che si ostinano ad avere motori giganteschi che però nessuno vieta loro di entrare nelle città perchè altrimenti quelli prendono in mano le armi e sparano? Tutti dobbiamo fare la nostra parte, ma con tempi che non sconvolgano la vita ai meno abbienti, perchè nessuno è disposto a rinunciare la benessere, ancor di meno i ricchi che si possono permettere l’elettrico ma lo comprano a spese degli altri e pretendono che gli altri si indebitino per tutta la vita perchè loro possano respirare aria migliore. Dubito che gli estremisti green sappiano cosa vuol dire dover arrivare a fine mese con lo stipendio..

          • Per cercare di evitare la catastrofe climatica, nei prossimi 9 anni il Pianeta deve ridurre le emissioni del 45%. Non lo dicono gli “estremisti green”, come scrive lei, ma il documento finale della COP 26 di Glasgow approvato all’unanimità da 197 partecipanti. Questi sono i tempi dettati non da noi o da lei, ma dalla fisica dell’atmosfera. Lo si sapeva da vent’anni e più (Kyoto è degli anni 90) ma anche allora quelli come lei insorsero contro una transizione troppo veloce…. E questi sono i risultati.

          • Se lei preferisce buttare miliardi di € in multe anziché investire quei soldi in incentivi per ridurre inquinamento ora capisco perché l’umanità si estinguerà 🤷🤷 e io sono abbastanza avanti con gli anni da non vedere la fine, ma ho figli e nipoti e vorrei per loro un pianeta migliore lei no 🤔🤔

      • Ed io quando vedrò le Msc , Costa ecc Navigare con mega motori elettrici.
        Lo spazio sotto a quelle mega bagnarole a tenuta stagna c è per le batterie.
        Riflettete ….

          • le navi sarebbero la “situazione ideale” per investire e lavorare sul binomio idrigeno-cella combustibile. Enormi sale macchine, possibilità di stivare grandi quantitá di idrogeno, nessun problema di spazio o quasi, rotte “certe” (i porti sono sempre quelli e non si spostano) dove poter prevedere grossi punti centralizzati di rifornimento, elevata disponibilità finanziaria alla fonte (armare una nave, si sa, è costosissimo anche spinta da un classico diesel, eppure i soldi per farlo si trovano sempre) . E tante altre cose che sicuramente mi sfuggono. Certo, detta così sembra facile, invece chissá quali problemi nemmeno vedo. Eppure qualcosa mi dice che la mia idea non è così campata per aria. Fermo restando che io son un matto e un nostalgico, fosse per me per le navi andrei a rispolverare anche la propulsione Walter… i tedeschi ci facevano i sottomarini (per nostra fortuna pochi e alla fine della guerra visto che facevano 30 nodi in immersione) e se non fosse arrivato il nucleare a cambiare le regole del gioco forse li faremmo ancora adesso in quel modo. Vabè, perdonate la divagazione.

        • Lo spazio sotto c’è ma le batterie pesano e le navi non hanno la possibilità di trovare le “colonnine” per la ricarica in mare. Una nave da crociera consuma qualcosa come un migliaio di tonnellate di carburante in una settimana. Facendo dei conti molto a spanne credo che occorra qualcosa come 15.000 tonnellate di batterie, una massa considerevole anche per una “mega bagnarola a tenuta stagna”.

          • Ma di fatti il problema non sono le navi da crociera,ma chi continua ad utilizzarle, di fatti il problema siamo noi idem per le mega navi cargo ma ho visto già qualche BEV 💪

  9. Finché i media non cominceranno a proporre rubriche quotidiane e/o approfondimenti sul clima, le sue interazioni, cause ed effetti, i politicanti, che dipendono dalla finanza fossile e dai sondaggi, neanche cominceranno a prendere sul serio la questione. I pareri degli scienziati vanno bene e sono pubblicamente credibili solo quando diventano occasione di grandi affari, vedi Covid. E’ la gente che si deve svegliare e cominciare ad utilizzare la propria testa, pensando ai propri figli e nipoti.

  10. Secondo me è un accordo un po’ triste, in cui le varie nazioni inquinanti non fanno altro che restare sulle proprie posizioni.
    La speranza è che la finanza e la assicurazioni taglino fondi alle fossili e lo stesso inizino a fare tanti stati.
    Servono ovunque politiche di spinta sulle rinnovabili, con contratti (per esempio ppa) a lungo termine e riduzioni importanti già nel brevissimo ai sussidi anche nascosti alle estrazioni.
    Anche gli aiuti alle nazioni più a rischio devono iniziare ad essere assegnati.

  11. Scontato ed atteso nulla di fatto.pensare di abbattere la società consumistica che abbiamo creato ed il nostro modo di pensare e comportarsi era una vera e poco realistica illusione.

  12. Grazie per la sintesi, puntuale e tempestiva
    Il grafico è esplicativo. Vorremmo che l’India smettesse di usare carbone, quando la nostra “verde” Germania non ha ancora smesso la sua lignite. Immaginate un grafico simile che mostri le emissioni pro capite cumulate di co2 equivalente calcolate da tutti i chemicals coinvolti più la quota relativa ai cambiamenti di uso del suolo, a partire da… fate voi, inizi 800, metà 800, inizi 900. Questo grafico indica chiaramente le responsabilità storiche. Confrontiamolo con gli impegni attuali dei vari paesi, come l’Europa che vorrebbe gettare il cuore (degli altri) oltre l’ostacolo. Questo è il bla bla. Fino a che Europa e NAmerica, i paesi a maggiore responsabilità storica non cambieranno in casa e non pagheranno i costi del cambiamento ai paesi poveri, non se ne uscirà. Quali sono i programmi di NAmerica ed Europa su questi due punti? Bla bla bla a parte, si lavora in silenzio per far sì che tutto questo si trasformi in nuove opportunità di business, come il nucleare leggero e sequestro di co2, ma gradualmente, senza distruggere i businesses attuali. Il cinismo dei leaders della finanza ed il servilismo dei leaders politici di queste generazioni sarà ricordato nei secoli a venire, ed ognuno di noi, suo malgrado, né porta un po di responsabilità

    • Direi però che l’Europa, nel suo complesso, è la meno criticabile. Tenga presente, Roberto, che è l’unica area del Pianeta ad aver rispettato gli obiettivi di Kyoto con una riduzione delle emissioni del 20% ripetto al 1990. D’accordo con lei che non ci sarà una soluzione finchè i Pesi ricchi non si faranno carico anche dei costi della decarbonizzazione altrui. Per realismo, ma anche per coerenza storica.

      • L’ Europa diede inizio 500 anni fa al colonialismo estrattivo, ha sfruttato risorse e uomini per arricchire le tasche di pochi…e probabilmente non ha mai smesso. Da 20 anni e più le merci consumate dagli europei non sono prodotte in Europa. Se ci facciamo due conti…

        • Di fatti l’unico modo per ridurre è prodotti il più possibile locali, e chiedere i certificati green su tutti i prodotti e le aziende che producono, come sta avvenendo tra aziende.

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