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Il bello del rincaro dell’energia: la provocazione

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LA PROVOCAZIONE / E se i rincari fossero una scossa salutare per farci capire quanto sia preziosa l'energia?

Il bello del rincaro dell’energia: parlarne è una provocazione? È che ci dà la percezione di quanto questa sia preziosa e ci insegna a evitare gli sprechi. Cosa che il pianeta ci chiama a fare da sempre. Ma si tratta di argomenti ai quali i più si sensibilizzano solo nel momento ci toccano i portafogli. Un peccato, no?

il bello del rincaroIl bello del rincaro  dell’energia: più consapevolezza

Porto spesso l’esempio del portafogli, perché credo possa essere molto chiaro. Chi è abituato a utilizzare i contanti spende tendenzialmente meno di chi utilizza i pagamenti elettronici. Perché rapporta il prezzo di ciò che acquista a quanto denaro ha in un determinato momento nel portafogli. Chi invece utilizza metodi di pagamento elettronici è generalmente portato a spendere di più. Perché rapporta i prezzi di ciò che acquista al proprio conto in banca. E un meccanismo del genere scatta anche all’aumentare e al diminuire del costo dell’energia. Quando aumenta, si tende a essere molto più attenti nei consumi. Molti centellinano l’utilizzo, valutano con molta più attenzione se lasciare accesa l’insegna di un negozio, o la sua illuminazione interna la notte. Sul web spopolano i contenuti legati alle tecniche di risparmio. Scattano ad esempio i consigli su come si possa cuocere la pasta portando ad ebollizione l’acqua e poi spegnendo la piastra, sullo spegnimento degli elettrodomestici in standby e molti altri.

il bello del rincaroIl bello del rincaro? È nel consolidare abitudini che dovremmo avere sempre

Noi stessi di Vaielettrico abbiamo pubblicato ad esempio i consigli utili per risparmiare alla guida di un’auto a batterie. E in generale su come comportarsi da un punto di vista dell’acquisto dell’energia stessa. Certo, tutti ci auguriamo che presto i costi tornino a scendere. E che in un futuro non troppo lontano, con l’aumento delle quote di rinnovabili, il costo dell’energia possa tornare a valori più sostenibili. Ma non sarebbe fantastico se potessimo anche a quel punto mantenere le sane abitudini di ottimizzazione delle risorse? Un costo più basso dell’energia non deve essere un buon motivo per sprecarla senza criterio.

Fonte immagine: Enercom Luce e Gas.

“Si conosce il prezzo di tutto, ma non si conosce il valore di niente”

Questo è quanto scriveva Oscar Wilde alla fine dell’Ottocento. Per molti versi vale ancora oggi. Ma non sarebbe bello se invece gli alti prezzi con i quali ci confrontiamo per l’energia (e i carburanti) ci portassero il beneficio di educarci a un utilizzo attento delle risorse? Il valore resta anche quando questa risorsa è disponibile a un prezzo inferiore! Se impareremo questo, potremo fare molto di più in futuro con la stessa quantità di energia. E vivere in un mondo più sostenibile e pulito. L’auto elettrica è un veicolo che ha un basso impatto ambientale, certo, ma un impatto ce l’ha. Inquina meno di tutte le altre, ma inquina. E guidarla non ci autorizza ad abusarne. Nemmeno se già oggi possiamo alimentarla attraverso l’utilizzo di energia 100% rinnovabile. Se desideriamo un equilibrio ambientale per il pianeta, non dobbiamo credere all‘illusione dell’impatto zero, delle “zero emissioni”. L’auto elettrica può darci una grande mano in questa direzione, ma solo se lasceremo che questi anni ci insegnino il valore dell’energia.

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28 COMMENTI

  1. L’aumento del costo dell’energia è un male e provoca solo povertà e recessione. Il fatto di dire che ci insegna ad usare od abusare meno di una risorsa è ipocrita. Lo spreco in realtà è molto relativo perché il mercato impone un costo anche a quello, per cui veramente pochi si possono permettere di pagare lo spreco. Invece veramente molti non possono permettersi di pagare di più per un bene essenziale come l’energia per muoversi, riscaldarsi, cucinare, conservare, trasportare, curare, insegnare. Se un aumento del costo dell’energia in occidente provoca recessione, nel terzo mondo provoca miseria, fame, guerra. In Italia possiamo permetterci di pagare le bollette il doppio ed evitare di comprare vestiti, scarpe, Netflix, ristorante e bar, cellulari e TV. In Africa, America Latina, Cina, Asia del Sud invece significa NON MANGIARE. L’approvvigionamento energetico a basso costo garantisce quel margine che fa la differenza fra povertà e benessere e non a caso statisti illuminati e con una visione di benessere generale come Donald Trump hanno promosso tramite leggi ed iniziative ad hoc le condizioni per un forte aumento della produzione energetica nazionale. In Europa ci piace giocare con le parole per eludere i fatti. Si inneggia ad un inesistente problema di inquinamento da CO2 di cui l’Europa è marginale produttore, si parla di riduzione dei consumi e decrescita felice, si propaganda la chiusura di centrali nucleari, a gas e a carbone per sostituirle con risorse “rinnovabili” assolutamente non affidabili dipendenti dai capricci della natura come sole, vento ed acqua.. ?!?! Noi scansiamo i problemi in nome di una ideologia imposta da una élite che guadagna controllando i nostri consumi, spostamenti, gusti attraverso una tecnologia pervasiva che è capace da remoto di spegnere le nostre auto, i nostri riscaldamenti, i nostri conti in banca, usando le nostre identità digitali per darci un voto e concederci libertà e diritti. Non ci siamo. È un evidente segno di decadenza dell’occidente con i paesi quali India, Brasile, Messico, Indonesia che ci guardano chiedendosi se siamo davvero così stupidi. Il prezzo attuale di petrolio e gas NON è dovuto alla guerra o alle sanzioni che de facto non toccano la Russia ma solo ad un fatto. Dal gennaio 2021 in un anno l’amministrazione Biden ha trasformato gli USA da paese indipendente energeticamente ed esportatore netto di petrolio e gas a paese importatore. Trump non aveva guerreggiato con Putin gli aveva tolto i soldi perché aveva permesso agli USA di diventare il concorrente della Russia che gli aveva rubato i mercati. Senza soldi niente guerra. Oggi i politici buffoni non sanno quel che fanno, sono pupazzi improvvisati al soldo dei signori della guerra che dall’altra parte vendono l’oppio dell’ecologia per illudere le masse di idioti tirati su da Netflix.

    • Inquinamento da CO2 problema inesistente? Trump statista illuminato? Mi sa che ha bevuto troppa candeggina per proteggersi dal covid…..

  2. Lo dica a chi si è trovato in difficoltà per andare a lavoro o chi ha tagliato il riscaldamento perché non può permettersi di pagarlo.. o ancora alle ditte che hanno fermato la produzione per i costi.. considerazioni di chi ha la pancia piena e denaro che avanza..

    • Chi può ridurre gli sprechi se non chi spreca?
      Sarebbe ipocrita chiedere di contenersi a chi già lo fa per necessità.
      Non è l’affamato che deve mettersi a dieta.
      Lasciamo benealtrismo e neneismo alla politica.

      • Anche chi ha possibilità economiche limitate, o molto limitate, a volte sperpera. Lasciando il motore acceso anche ad auto posteggiata, prendendo l’auto per fare 500 metri, guidando senza alcun criterio di sostenibilità. Non è sempre vero che chi ha poco abbia un comportamento più virtuoso.

        • Certo, se rilegge le mie parole ho parlato che deve contenersi chi già non lo fa per chè costretto dallo stato di necessità, non ho indicato una classe di appartenenza. Chi pur non avendo un euro in tasca prende la macchina per fare 500 metri è inqualificabile indipendentemente dalla questione sostenibilità: sta buttando i soldi che non ha, la prima vittima (di se stesso) è lui, in seconda istanza la collettività e l’ambiente.
          Certo che statisticamente è più probabile che sia chi ha di più che possa fare molto: se circolo con un SUV da 2,5 tonnellate a 7 posti da solo e lo tengo nel garage riscaldato perchè non amo il freddo e ho nel balcone la Jacuzzi con acqua sempre a 37° anche d’inverno, allora ho margine per ridurre la mia impronta…

    • Giorgio, non sto dicendo che sia un bene che il costo dell’energia sia aumentato. Non mi fraintendo. Sto solo dicendo che l’effetto positivo è che oggi c’è più attenzione a una risorsa che, a oggi e ancora per molti anni, non è inesauribile e non è 100% green. Tutto qua.

  3. Peccato che siamo in queste condizioni. Una civiltà prospera quando l’energia è disponibile in abbondanza e costa poco.
    La promessa della rinnovabili è di fornire energia ovunque, in abbondanza e a costo marginale pressoché nullo. Se così non fosse non sarebbero utili.

    • Aggiungerei: se così non fosse sarebbero problemi serissimi, nel giro di una ventina di anni al massimo

  4. Giuste considerazioni. A tal proposito anche la propaganda pubblicitaria può fare la sua parte. Mi è piaciuto molto ad esempio il nuovo spot della Renault Captur hybrid nel quale si vede un ragazzo scendere di fretta in garage, guardare la macchina e uscire in bicicletta, nonostante il messaggio principale pubblicizzi i bassi consumi ed emissioni

    • Leggevo da qualche parte che in francia gli spot devono portare quel messaggio di utolizzare l auto responsabilmente e solo nel necessario e optare mezzi puliti bici e gambe proprio per l ottica ambientale!

      • Viva la Francia allora! Bella scelta politica; sarebbe bello la si prendesse un po’ ovunque e per ogni prodotto “da spreco” tipo gli smartphone.

  5. Concordo con il messaggio ecologista dell’autore in linea generale ma non nel particolare, non come uomo di scienza.

    Mi spiego: 25 anni fa eravamo abituati a ragionare in termini di byte. Siccome c’erano connessioni lente (chi ricorda i modem 56k?) chi progettava i siti web doveva misurare in modo certosino il peso di ogni componente. Ricordo che per risparmiare pochi kb si facevano triple capriole. Già allora pensavo che era un’assurdità e che tutto quell’esercizio e quella scienza del risparmio dei byte non solo sarebbe terminata presto ma soprattutto non avrebbe lasciato nessun valido patrimonio/insegnamento alle generazioni future perché di nessuna reale utilità.

    Se c’è qualcosa che la tecnologia ci ha insegnato è proprio che la “tecnica” deve risolvere il problema e non l’uomo, ovvero occorre sviluppare una “tecnica” che risolva il problema in modo intelligente e ingegnoso. Perché la soluzione di razionare le porzioni non richiede alcuna tecnica, è figlia del buon senso patrimonio anche delle specie animali. Le tribù primitive in tempi di carestia mangiavano meno razionando la cacciagione: non credo c’abbia pensato un laureato. Il laureato magari è quello che ha creato le mega reti da pesca per poter mangiare cibo in quantità o che utilizzava le grotte sotto l’Etna per “congelare” la cacciagione in più procuratasi nelle stagioni calde.

    Ora è assolutamente vero che oggi la tecnologia neanche ha idea di come risolvere la penuria di certi componenti, penso ad esempio alle terre rare (fare miniere su Marte? Bello, per carità, però che costi!) ma su altri è davvero incredibile essere così indietro. Da uomo di scienza, io pretenderei che la mia società abbia già risolto determinati problemi e non che invece mi chieda di fare come l’uomo preistorico, ovvero centellinare le risorse.

    Banalmente: la produzione di energia dall’eolico, dalle maree, da rinnovabili dovrebbe garantirci una fonte “inesauribile” di energia. Il vento c’è sempre, soprattutto a certe latitudini e in certe zone, il sole c’è per metà giornata, le maree sono garantite: possibile che produciamo ancora energia dal carbone?

    Tra qualche decennio avremo le centrali nucleari a fusione che garantiranno energia in enorme quantità, senza impatti ambientali e senza problemi di esaurimento: e questa “economia” dell’energia farà la stessa fine dell’ “economia” dei kbyte con l’arrivo della fibra a 1 Gbit/s…

      • io ricordo modem a 300 baud per il C64
        tra l’altro era la velocità di trasmissione con cui si scambiava la posta elettronica col teletext , anche il Televideo RAI era collegato alla BBC a quella velocità

        comunque c’è qualcosa che non va nel ragionamento di Enzo ,
        sembra che la tecnologia sia roba ,cultura /sapere inferiore , che va avanti e si evolve da sola ..
        niente di più sbagliato secondo me

        c’è più filosofia ,arte,ergonomia ,GENIO in una scheggia di silicio dei nostri smarphone
        che in secoli di trattati umanistici e filosofici
        il superamento di certe barriere fisiche e tecniche richiede GENIO ASSOLUTO ,
        genio che per fortuna oggi è gran parte condiviso ,
        anche “semplicemente” produrre tecnologia non è uno scherzo ,
        una fabbrica di micro-chip costa intorno ai 10 MILIARDI di eur ,
        e per funzionare hanno bisogno di tutta la conoscenza umana accumulata nei secoli ,
        dalle recenti ottica e automazione alla chimica alla fisica dei materiali

        Io poi non disprezzerei così tanto i 56k ..
        molti sensori e apparati delle auto e dell’industria funzionano BENE ancora con la rs422 ,rs485 ,i2c
        spesso non superano in 19200 38800 baud compresa la “misteriosa” porta OBDII che è in tutte le auto
        e si collegano a un microprocessore emulando proprio un a vecchia rs232
        in fondo se devi leggere qualche decina/centinaia di temperature e voltaggi da sensori ti serve veramente la banda passante di un datacenter per il web ?

        la porta seriale è viva e combatterà con noi
        anche negli anni a venire , con la domotica ad esempio 😀

  6. Una considerazione molto attuale e veritiera. Il valore di qualcosa (o qualcuno) si percepisce al momento della perdita, temporanea o definitiva.
    Senza diventare compulsivi, ci sono tanti piccoli accorgimenti che costano (in termini di sforzo e di tempo) davvero poco e portano a grandi risultati (economici) nel lungo termine, soprattutto se adottati dalla moltitudine. Un’ora di televisione al giorno in meno per 10 milioni di abitanti significa 0,1 x 10.000.000 = 1 milione di kWh, cioè un GigaWatt risparmiato, con il quale si percorrono 5 milioni di chilometri ai 130 in autostrada. L’esempio vuole essere soltanto tale: un esempio a caso, per fare capire come anche piccoli numeri (100 Watt) per milioni di abitanti si tramutino in qualcosa di concreto.

    • Così però si tende a scaricare la responsabilità al singolo, un po’ come avviene per l’impronta ecologica. È a livello normativo – statale – corporativo che bisogna muoversi.

      • Cioè, mi faccia capire, secondo lei dovremmo attendere che sia lo stato a imporci di non sprecare? Oppure, meglio ancora, attendere che non sia più un problema (né economico, né ecologico) lo spreco, perché lo stato ha trovato una soluzione miracolosa a questo? Ma davvero?

        • Secondo me non bisogna colpevolizzare il singolo utente, ma chi permette di avere sprechi o di non fare una transizione corretta. Colpevolizzare il singolo individuo è il modo migliore di spostare il problema da chi produce a chi consuma, ma se non cambia l’offerta – spinta a livello normativo – come fa a cambiare la domanda?
          Ad esempio, la plastic tax e la sugar tax avrebbero fatto del bene, spostando una parte dei consumi verso alternative furbe (meno acqua in bottiglia, detersivi concentrati, cosmetici solidi, ecc) ma a livello corporativo si è fatto mettere tutto in standby affinché le abitudini di acquisto e relativi utili non cambiassero. Di chi è la colpa? Di chi compra, che non va a cercare il prodotto più ecologico ma più caro e difficile da trovare, oppure chi produce-vende-legifera perché non rende l’alternativa più accessibile?
          Se il mio vicino di casa cambia macchina e compra un diesel devo prendermela con lui oppure sulla mancanza di incentivi-colonnine-limitazioni al traffico-gamma EV-ecc?

          • Non colpevolizzo nessuno Andrea. Mi limito a osservare quanto accade.
            Ma non utilizzare l’auto (indipendentemente che essa sia termica o elettrica) quando non è indispensabile, non costa nulla.
            Spegnere il motore (termico) mentre stiamo al bar a bere il caffé non costa niente.
            E viaggiare in elettrico, a conti fatti, in molti casi (non tutti), costa meno che viaggiare a bordo di un’auto termica. Non sempre è fattibile, è vero, ma spesso lo è. Solo che in molti lo ignorano o fanno fatica a vederlo.
            Se il suo vicino di casa compra un diesel e lo fa perché non ha alternative, bene così. Se il suo vicino di casa compra un diesel nonostante sia il candidato perfetto per comprare un’elettrica, questo è un peccato. E non c’è da aspettare che lo stato bussi alla porta del suo vicino perché lui possa farlo. Nell’interesse del suo portafogli e dell’ambiente in cui tutti viviamo.
            Ad ogni modo nel mio articolo non parlavo della scelta di un’auto elettrica o diesel, ma della scioltezza con la quale nei momenti di maggior benessere economico sperperiamo risorse (di qualsiasi tipo) e dell’accortezza che abbiamo nei consumi quando la crisi si fa sentire. E questo vale indipendentemente dall’auto che si guida.

          • Tutto condivisibile, ma io vedo sempre dietro la mano di qualcuno al di sopra della morale individuale.
            Prendiamo l’esempio dell’abuso dell’auto sulle brevi distanze o lasciarla accesa a bordo strada per comprare le sigarette (tipici esempi da provincia): nel primo caso l’urbanistica è fatta per avvantaggiare le auto perciò se ci sono parcheggi in abbondanza, gratuiti, pochissime aree pedonali o sensi unici che rendono più complessa la circolazione, perché l’utente medio deve farsi un esame di coscienza e cambiare le proprie abitudini? L’amministrazione locale può rendere più difficile usare l’auto ovunque – ad esempio con le strade scolastiche, meno parcheggi e più cari, circolazione forzata, ecc ecc affinché sia naturale lasciare a casa l’auto sotto i 3km di percorrenza. Pensate davvero che Renault avrebbe fatto uno spot dove si vede preferire l’uso della bici o dei piedi all’auto nuova e fiammante se non ci fosse stata una legge ad obbligare le Case automobilistiche a fare ciò?

            Lasciare l’auto accesa a bordo strada fa male all’ambiente e al portafogli (pochi centesimi di euro) ma soprattutto al buon senso – il CdS infatti prevede un divieto a meno di tenere l’auto calda/fredda per bambini o anziani, eppure nella mia vita ho sentito solo una volta di una multa. Se un comportamento dev’essere raggiunto, lo si impone affinché diventi un’abitudine, così come è stato per la cintura di sicurezza, il casco, auto sempre meno inquinanti (su questo ci sarebbe da discuterne fino a domattina), sicurezza passiva obbligatoria, ecc.

          • Mi perdoni, non capisco.
            In sostanza lei dice: riconosco come comportamento virtuoso quello ad esempio di spegnere l’auto lasciata in sosta temporanea, ma, finché non sono obbligato a farlo perché lo stato me lo impone non lo faccio?
            Che male c’è se l’iniziativa viene dal singolo? Perché deve arrivare per forza come un’imposizione da parte dello stato?

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