Ignoranza e illusione dell’ibrido: per questo l’auto elettrica in Italia non si vende. L’analisi di un lettore dopo i deludenti dati di luglio. Per scriverci: info@vaielettrico.it
Domina una narrazione tossica e antistorica

”Leggendo il vostro articolo sul “luglio magro” per le elettriche in Italia (ferme al 5,9% senza il traino dei sussidi), la diagnosi è incompleta. Vanno affrontate le vere cause strutturali e culturali del fallimento italiano sulla mobilità a batteria:
– Il fattore geopolitico e culturale: In Italia domina una narrazione tossica e antistorica, alimentata da retoriche anti-UE e di stampo filorusso. L’elettrico sarebbe una farsa imposta dall’alto, un pericolo che inquina di più, si svaluta e non funziona. Mentre la panacea futura sarebbe l’idrogeno.
– L’ignoranza sul motore economico globale. L’italiano medio ignora del tutto che la spinta all’elettrico è stata pilotata in primis dalla Cina, mercato n.1 al mondo con 18 milioni di auto vendute. La quale ha dovuto svincolarsi dalla dipendenza tecnologica occidentale trovando nell’EV la chiave dell’indipendenza. Le nostre case auto, avendo perso centinaia di migliaia di vendite in Asia, pagano lo scotto di una transizione subita e non capita.
Ignoranza e illusione dell’ibrido: il fanalino di coda in Europa
– Il disastro termodinamico e l’illusione dell’ibrido: Dal punto di vista fisico non c’schit: un motore termico a benzina trasforma a malapena il 20% dell’energia in lavoro utile. Eppure si continua a celebrare l’ibrido come il compromesso perfetto. Raddoppiando la complessità con un motore termico pieno di fronzoli (candele, iniettori, filtri, olio) unito a inverter e motore elettrico. Dimostrando un’incomprensione totale dei princìpi energetici di base. Senza un cambio radicale di consapevolezza industriale ed energetica, l’Italia resterà il fanalino di coda d’Europa. Cordiali saluti”. Ing. Giuseppe Sala
Risposta. Abbiamo un governo che tifa contro l’auto elettrica e la transizione energetica in generale. Con incentivi episodici che si bruciano nel giro di pochi minuti, non si capisce bene a favore di chi. E questi sono i risultati. Preferiamo importare montagne di gas e petrolio, a prezzi folli, invece di tagliare questa bolletta con seri progetto di auto-produzione da rinnovabili. Cosa che sta facendo gran parte del resto d’Europa, dove l’auto elettrica si vende, eccome.
– Perché agli ialiani l’elettrico non va giù: la versione di Fusilli / VIDEO


In questo periodo, in Italia, si discute di “disaccoppiare” il prezzo dell’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili dal prezzo del gas, in modo da ridurre il prezzo medio globale.
Riporto alcuni accenni al metodo di formazione del prezzo: il Gestore dei Mercati Energetici (GME) raccoglie le offerte dei produttori, per ogni ora del giorno successivo. Le offerte vengono ordinate dal prezzo più basso al più alto, in funzione del costo marginale di produzione. Le centrali a basso costo, come quelle rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico), vengono attivate per prime. L’ultima centrale necessaria per soddisfare la domanda, spesso a gas, determina il prezzo finale applicato a tutta l’energia venduta . Questo metodo è applicato in tutta Europa.
Ad esempio il PUN (Prezzo Medio Nazionale) del 2/5/2026 è stato quasi nullo dalle ore 11 alle ore 17. La media, nelle 24 ore, è stata valutata circa 100 €/MWh. (fonte: https://www.mercatoelettrico.org/it-it/Home/Esiti/Elettricita/MGP/Esiti/PUN)
Prezzo orario del 2/5/2026:
Ore €/MWh Ore €/MWh
1 129 14 0
2 123 15 0
3 123 16 0
4 123 17 4
5 129 18 111
6 149 19 160
7 160 20 165
8 163 21 166
9 142 22 150
10 92 23 158
11 5 24 149
12 7 TOTALE 2408
13 0 €/MWh 100,3
In altre parole, nelle ore centrali del giorno vi è stato un eccesso di produzione da fonte solare ed una richiesta elevata di energia da turbogas nelle ore restanti.
Un inciso: l’energia pagata dal GSE, in questa data, ai possessori di impianti FV che vendono secondo il RID (Ritiro Dedicato) l’energia al GSE, anche domestici, è stata pari a zero dalle 11 alle 17 in gran parte d’Italia (in realtà il prezzo pagato è il PZO -Prezzo Zonale Orario-.
Sono state fatte molte proposte per modificare questo modo di fissare il prezzo orario, gran parte non hanno funzionato.
Uno dei metodi che funziona (applicato dalla Spagna), è quello di incrementare il mix di produzione da fonte rinnovabile. L’articolo di qualenergia ne spiega bene i meccanismi, anche se la mia esperienza di “addetto ai lavori” non mi induce particolarmente all’ottimismo, che la “ricetta” sia applicabile velocemente anche da noi.
(Fonte: https://www.qualenergia.it/articoli/prezzi-elettrici-alle-stelle-tutta-colpa-prezzo-marginale/)
Ricordo che il PUN medio, dei primi 6 giorni di agosto, è pari a 189 €/MWh (0,189 €/kWh !), a causa dell’incremento dei consumi e alla fermata di centrali turbogas in Italia, per mancanza di acqua di raffreddamento e di 3 centrali nucleari in Francia, ferme per lo stesso motivo.
Alcune ipotesi di lavoro in grado di ridurre il prezzo dell’energia:
FOTOVOLTAICO
• Incrementare l’installazione di fotovoltaico. Attualmente il prezzo è quasi nullo solo quando la richiesta di energia è bassa (festivi), mentre nei giorni feriali non è in grado di fornire tutta l’energia necessaria, anche nelle giornate assolate
• Il nuovo installato FV deve essere ottimizzato per produrre nelle ore del mattino e serali, ad esempio utilizzando gli inseguitori monoassiali, e nel caso di impianti fissi privilegiare l’azimut est-ovest
• Prevedere l’ottimizzazione invernale della produzione (inclinazione dei moduli, rispetto al piano orizzontale > 50 gradi)
• Prevedere sistemi di accumulo di energia (batterie ed idroelettrico a pompaggio).
EOLICO
• Incrementare l’installato di eolico, sia sul terreno che in mare aperto (funziona anche di notte e nel periodo invernale).
Grazie Andrea, molto interessante
approfitto del chiaro messaggio di Andrea per tornare su un dettaglio mio scrito meno chiaro: gli impianti rinnovabili di grande taglia fotovoltaici ed eolici possono vendere l’energia in diversi modi:
A — a tariffa al kwh fissa,
tramite Cfd (contratti per differenza) di lunga durata (es. 20 anni) stipulati con il gestiore di rete, assegnati tramite le periodiche aste pubbliche FER
B — a tariffa al kwh (circa) fissa,
tramite contratti PPA di lunga durata (es 5-10 anni) stipulati nel settore privato fissa con grosse aziende utilizzatrici di energia;
se ho capito, il settore privato paga meno ( es 40 €/MWh) del pubblico (56-66 €/MWh), per cui di solito i nuovi impianti prima tentano di vincere i contratti FER, e se non ci riescono passano a stipulare contratti PPA; questo crea ulteriori ritardi, visto che le aste FER sono a volte meno di 1 all’anno o molto in rotardo (in germania invece sono 3-4 all’anno a date regolari)
C — a prezzo kwh variabile “instantaneo” di borsa energia,
il PUN Zonale, il PZO , assegnato ogni 60 minuti, anzi mi pare adesso siamo scesi a ogni 15 minuti; forma di pagamento di cui il RID è una possibile formula..
credo la vendita a prezzo variabile nel caso di grandi impianti fotovoltaici permette di arrotondare i guadagni in caso di impianti che fanno soprattutto autoconsumo ( es su tetti di capannonni aiziende)
ma anche su grandi impianti a terra se sono abbinati ai sistemi di inseguimento solare (movimento da est a ovest) che aumentano la resa al mattino e alla tardo poneriggio, come ricorda Andrea, o ancora meglio ad accumuli di energia, è la nuova tendenza da quest’anno, la fase successiva in cui stiamo entrando, iniziare a fornire energia e fatturare con il solare anche in ore serali
le formule di pagamento a tariffa fissa A e B sono già formalmente disaccoppiati dal prezzo del gas
i pagamenti del tipo C invece seguono il PUN orario (anzi il PZO), ma sono in parte disaccoppiati “di fatto” dalle centrali a gas, perché nelle ore in cui le rinnovabili producono di più riescono ad abbattere il prezzo orario di borsa energia;
mentre il meccanismo del prezzo marginale rema contro nei casi intermedi in cui la produzione rinnovabile non è abbastanza per saturare il paniere di produzione energia rispetto all arichiesta in quell’orario della giornata, o non è abbastanza per espellere dal paniere almeno le centrali a metano con le tariffe più alte, quelle a ciclo semplice, le “gas peakers”, che alzano di conseguenza il prezzo assegnato in quell’orario
immagino che la siccità di queste settimane abbia messo in crisi varie centrali nucelari e a metano, obbligando la sera a raschiare “il fondo del barile” del parco centrali, cioè usare per più ore di fila, invece che brevemente, anche le costose e inefficenti gas peakers, e/o abbia indotto le centrali funzionanti residue a imporre un ulteriore aggravio di tariffe tramite un accordi di cartello speculativo.. ci sono indagini che mostrano questo succede spesso.. un aumento delle capacità installate, BESS e rinnovabili, creando ridondanza e competizione sulla Capacità (=potenza) disponibile in ogni orario, dovrebbe ridurre progressivamente anche questo
Tra gli argomenti contro le installazioni di rinnovabili e accumuli, ogni tanto salta fuori la mezza bufala del meccanismo prezzo marginale
“mezza” perché questo meccanismo di assegnazione del prezzo PUN elettricità all’ingrosso orario ( anzi ora ogni 15 minuti) effettivamente esiste, e gioca contro il calo di prezzi elettricità in bolletta
però diventa “bufala” se si sostiene che impedisca ai prezzi di scendere quando le installazioni di rinnovabili e accumuli aumentano.. l’effetto negativo del prezzo marginale sulla media effettiva del Pun tende invece a decrescere man mano che le quote di rinnovabili e accumuli aumentano
cioè non è un alibi per rimandare le installazioni, anzi è un motivo ulteriore per spicciarsi, ne permette di sostenere che gli impianti solari siano strapagati grazie al meccanismo del prezzo marginale, perché non è vero.. per vari motivi che qui accenno, quelli solari sono impianti già disacoppiati dal prezzo del gas
in italia il kwh solare è pagato mediamente 40 €/MWh nei contratti PPA del settore privato e 56-66 €/MWh nei contratti Cdf delle aste pubbliche.. quindi tra 1/3 e 1/4 della fatturazione al kwh delle centrali a metano, e circa tra 1/2 e 1/3 del PUN medio annuale
al limite in Italia solare ed eolico hanno tanti extracosti dovuti a una serie di sgambetti e sabotaggi governativi (+35% di extracosti inutili, in spese di consulenze legali, amministrative, balzelli, incertezze e ritardi, sovracosti indotti dei terreni e dei tassi di finanziamento, etc), che impediscono di far calare ancora di più le loto tariffe, ma già ora sono convenienti e stanno calmierando (ma solo in proporzione alle loro quantità ancora modeste) la media del prezzo PUN
invece abbiamo forse un problema con le tariffe dell’idroelettrico, se ho capito tuttora parificate a quelle del Pun orario, cioè delle centrali a metano, questo porta in questi anni (dal 2022) forti extraprofitti ai gestori delle centrali idroelettriche, avute in concessione dallo stato, ma servirebbe un governo serio per metterci le mani, e sappiamo che questo governo non ha volontà e schiena per farlo, temendo persino i tassisti
== disaccoppiamento prezzi di forza bruta
le quantità in campo installate e installabili di fotovoltaico ed eolico, oltre all’idroelettrico e agli impianti biomassa già esistenti, sono già oggi in grado di creare un disaccoppiamento di fatto / disaccoppiamento di forza, anche senza modificare il meccanismo del prezzo marginale
lo si vede già banalmente nel tracciato dei prezzi orari di ogni giornata; nelle ore centrali del giorno, dove interviene il picco del fotovoltaico, il prezzo orario energia crolla, tanto da avere un certo numero di ore annue con prezzo “zero” o vicino a zero; esempio di tracciati di costo orario italiani:
https://www.energy-charts.info/charts/price_spot_market/chart.htm?l=it&c=IT&week=24
se potessimo aumentare più velocemente gli impianti e anche gli accumuli di energia, avremmo un trasferimento più rapido anche all’orario serale del calo dei prezzi energia dato dall’abbondanza di energia solare
tramite questi trasferimenti di energia, aumentando le rinnovabili e gli accumuli, diminuiscono le ore annue in cui il prezzo orario viene determinato dall’avere anche una centrale a gas inclusa come impianto marginale del mix orario di produzione, e allora anche il PUN medio scende.. questo è avvenuto in modo spettacolare in Spagna quando le rinnovabili sono passate da 42% a 58 %
https://www.vaielettrico.it/spagna-cosa-ci-insegna-il-disaccoppiamento-gas-elettricita/
https://www.vaielettrico.it/spagna-costi-energia-rinnovabili/
https://ember-energy.org/latest-insights/decoupled-how-spain-cut-the-link-between-gas-and-power-prices-using-renewables/
inoltre il grosso di fotovoltaico ed eolico ha già pagamenti a tariffe formalmente disaccoppiate dal prezzo orario, invece influenzato del gas, in quanto vengono retribuiti tramite contratti CfD (aste pubbliche) e PPA ( contratti privati), cioè il loro kwh viene pagato ad una tarissa fissa stabilita per contratti di lunga durata (come detto sopra, in Italia tra 40 e 65 €/MWh)
..chi sta speculando in questo periodo, sono le centrali a gas con i picchi di prezzo (spesso anche superiori alle spese relative al metano più caro di prima, in quanto si forma una specie di cartello die prezzi quando quasi tutto il parco centrali deve essere chiamato alla produzione, rispetto a quando invece sono necessarie solo alcune delle centrali a gas) che possono imporre alla sera in quanto diventano indispensabili
..e (forse, non ho approfondito, ma noto un silenzio/tabù sospetto sul tema) le centrali idroelettriche, date in concessioni a grosse aziende private, pare siano retribuite a prezzi istantanei, cioè a PUN orario, quindi nelle ore serali sera vengono pagate tanto quanto le centrali a gas, con picchi sino a 200 €/MWh
una riforma semplice, sarebbe portare anche le centrali idroelettriche sotto contratti CdF a tariffe fisse o comunque separate dal Pun orario.. ma essendo coinvolte aziende già di taglia media (ENEL, EDISON, etc) per ridimensionarne i guadagni servirebbe un governo con un minimo di schiena
oppure, velocizzare le installazioni di accumuli, fotovoltaico ed eolico, per “piallare” di forza bruta progressivamente anche i prezzi Pun serali, e indirettamente abbassare anche i pagamenti alle idroelettriche
le centrali a metano (o a gasolio o a biodiesel) poi non sono tutte uguali:
A – a motori a pistoni ( efficenza 35-40% ?? )
B – turbine a ciclo semplice ( efficenza 40-43 % )
C – turbine a ciclo combinato ( efficenza 57-63 % )
A e B sono le meno efficenti, consumano più carburante, ma rapidissime a modulare la potenza; per queste caratteristiche quando sono richieste per stabilizzare la rete o coprire una crescita rapida di richiesta di potenza, o l’insufficenza come quantità del parco centrali a ciclo combiinati, alzano ulteriormente i prezzi orari PUN.. credo siano quelle che in inglese vengono chiamate “gas peaker”, cioè coprono i picchi più rapidi o partecipano nei picchi più alti di potenza, “speculano” su quelli un po’ come operatori di borsa
gli accumuli BESS in particolare man mano che crescono di quantità, inizialmente vanno a fare concorrenza e ridurre le quote di utilizzo proprio di questi tipi di centrali, con un primo effetto di calmierazione dei prezzi, e solo in seguito aggrediranno anche le quote di energia delle centrali a ciclo combinato
Condivido in pieno l’entusiasmo per le rinnovabili e per gli accumuli, ma c’è un ostacolo enorme che frena il ragionamento sul crollo dei costi in bolletta.
Si sente spesso dire che, producendo molta più energia con il fotovoltaico, le bollette scenderebbero in tempi brevi. Sulla carta è logico, ma nella realtà ci scontriamo con le regole attuali del mercato elettrico, che funzionano in un modo molto particolare (il sistema del cosiddetto “prezzo marginale”).
Provo a spiegarlo in modo semplice: oggi, il prezzo dell’elettricità che paghiamo non è una media di quanto costa produrla. Il prezzo viene deciso dall’impianto più costoso che serve accendere in quel preciso momento per soddisfare la richiesta di energia di tutto il Paese. E questo impianto “caro”, quasi sempre, è una centrale a gas.
Cosa comporta questo? Significa che, anche se immettiamo in rete tantissima energia prodotta dal sole a costi vicini allo zero, finché avremo bisogno di accendere anche solo una piccola centrale a gas per coprire la domanda totale, tutta l’energia venduta in quel momento verrà pagata al prezzo altissimo del gas. Compresa quella solare.
In pratica, con queste regole, aumentare a dismisura gli impianti fotovoltaici non si traduce in un risparmio automatico per noi cittadini. Al contrario, genera enormi extra-profitti per i produttori di energia solare: producono a un costo bassissimo, ma la borsa elettrica li paga a peso d’oro.
Per vedere davvero crollare i prezzi, non basta solo costruire più impianti. Dobbiamo prima cambiare le regole del mercato alla radice, staccando il prezzo dell’energia solare da quello del gas. Finché non si farà questa riforma strutturale, continueremo a pagare a caro prezzo anche l’energia generata dal sole.
Grazie Roberto per il suo documentato intervento. Tutto vero; ne abbiamo parlato più volte. E abbiano anche ragionato sulle possibili soluzioni. Qui per esempio, con il contributo di Vito Zongoli, amministratore delegato di Senec Italia
–https://www.vaielettrico.it/elettricita-pulita-e-a-buon-mercato-senec-anche-litalia-puo-farcela/
-e qui Espansione delle rinnovabili e disaccoppiamento dal prezzo del gas per un futuro sostenibile.
perdonami ma “nella realtà”
i prezzi energia scendono rapidamente se si installano rinnovabili e accumuli, nonostante una parte della produzione sia regolata con il meccanismo del prezzo marginale energia (che per carità, se si riesce a migliorarlo ben venga);
e non è vero che gli impianti solari stra-fatturino i kwh, non hanno gli stessi prezzi delle centrali a gas, i prezzi sono già ora disaccoppiati; in altro messaggio mostro dati reali e alcune spiegazioni
tra gli esempi più eclatanti di cali rapidi dei prezzi energia dovuti a massicce installazioni di rinnovabili e accumuli abbiamo Spagna (con accumuli idrolettrici, e ora aggiungono anche le batterie) e Australia (idroelettrici e a batteria)
in Italia, il calo dei prezzi non si osserva perché da anni siamo circa fermi a 38-43% di quota rinnovabili nel mix produzione elettricità, stiamo installando relativamente troppo poco per poter contrastare l’effetto contrario sui prezzi dovuto al rialzo dei prezzi del metano. di questi anni turbolenti
in Italia abbiamo inoltre una serie di distrorsioni legislative e di borsa energia e di costi di rete, e in generale mancanza di trasparenza, il tutto a proteggere interessi costituiti, ma nessuno di questi fattori negativi è un buon motivo per non chiedere con urgenza più autorizzazioni annuali per rinnovabili e accumuli, tra l’altro impianti che non sono in mano al solito gruppo di soggetti quasi monopolisti dell’energia, ma piuttosto a una platea più ampia di investitori; anzi fare più veloci con le installazioni sarebbe un modo per “piallare” i vari tipi di resistenze e sabotaggi
Gentili commentatori, leggendo alcuni interventi noto come il dibattito si incagli spesso su timori ipotetici o difese nostalgiche, trascurando le attuali capacità tecnologiche e le rigide leggi della termodinamica.
In merito al timore del “collasso della rete” sollevato da alcuni, l’errore metodologico di fondo è considerare un’auto a batteria come un vecchio elettrodomestico non intelligente. Chi gestisce e utilizza quotidianamente questi sistemi sa bene che la ricarica è dinamica. Un caricatore moderno non preleva ciecamente il massimo della potenza, ma modula la corrente (ad esempio spaziando dinamicamente da 6A a 32A) e può integrarsi in tempo reale con la produzione fotovoltaica locale. Le auto elettriche, ricaricate in modo intelligente, sono enormi sistemi di accumulo su ruote in grado di stabilizzare i flussi energetici, anziché affossarli.
Anche la cosiddetta “ansia da autonomia” e la delusione per i “soli 300 km” teorici derivano da un retaggio logico del passato: il vincolo di doversi recare appositamente al distributore una volta a secco. La realtà pratica insegna che la ricarica avviene in modo passivo nei normali tempi di stazionamento del veicolo. Anche con batterie compatte (ad esempio attorno ai 41 kWh), il fabbisogno quotidiano viene coperto in totale scioltezza senza alcuna rinuncia.
Infine, il tema della “passione” per la meccanica tradizionale. È un sentimento umano del tutto legittimo e rispettabile, ma non può ribaltare i fatti ingegneristici. Un motore endotermico disperde in calore e attriti gran parte dell’energia del carburante. Giustificare questa immensa inefficienza sistemica, o lodare la complessità ridondante dei veicoli ibridi (che moltiplicano le componenti meccaniche senza offrire veri vantaggi termodinamici), è una scelta puramente sentimentale. I numeri non si lasciano intimorire dalle opinioni o dalle abitudini: un’auto a batteria viaggia consumando l’equivalente energetico di circa 1,5 o 2 litri di carburante ogni 100 km. Contro l’efficienza oggettiva dei kilowattora, le paure per sentito dire hanno davvero poco peso.
Inoltre, l’uso di questi veicoli andrebbe incentivato fin da subito specialmente in ambito urbano, puntando alla drastica riduzione dell’inquinamento in contesti in cui l’autonomia elettrica è indiscutibilmente sufficiente. Tuttavia, mi rendo conto che sperare in politiche logiche sia forse utopico. Qualora gli incentivi non venissero distribuiti “a pioggia” sull’acquisto, ma vincolati a parametri limitanti, la misura fallirebbe in partenza. In un Paese che premia sistematicamente gli evasori fiscali—i quali figurano immancabilmente con ISEE bassissimi per assorbire i sussidi statali—non c’è purtroppo molta speranza di innescare una transizione reale.
Mi ero ripromesso di commentare in questo sito solo a progetto completato( mio progetto) ma penso che un commento intermezzo in questo caso ci possa stare.
Ho completato il trasferimento in una villetta vuori, parecchio fuori, citta’ e ho dato mandato di ristrutturazione ( piu una modifica e aggiunta in realta) con fotovoltaico accumulo piano induzione e pompa di calore ( il camino a legna pero lo tengo perche nella vita c’e anche qualche piacere estetico/romantico,) e ovviamente sto cominciando a guardare per far diventare una delle due auto elettrica, nel senso che avendo mia moglie l’aigox di buonanima di mio papa che va a scadenza il prox anno si atava cominciando a guardare qualcosa.
Ora, ed e’ il motivo per cui la missiva e’ parziale , siamo agli inizi e quindi ancora fiduciosi pero il promo.impatto non e’ che ci abbia , sopratutto mi abbia entusiasmato
Siamo andati in Renault per vedere la nuova twingo elettrica ( che a mia moglie piace) o al.max in subordine l’R5.
La proma l’hanno proposta a circa 19000 la base e poco piu di 21 la un po piu bella ( la R5 e’ sensibilmente piu cara)
Noi , anzi prevalentemente mia moglie fara’ dalla nuova abitazione al lavoro circa 60 km andata e 60 ritorno di cui 45 di autostrada e alla mia domanda( premetto da ignorante) su quanto consumava a 140/150 orari il venditore con un sorriso mi ha risposto ” al massimo fa i 135 pero e’ meglio tenerla piu bassa, allora ho rilanciato , quanta autonomia ha a 130?
la risposta e’ stata ” max 150 km da 0 a 100 di batteria
Per carita continueremo a girovagare per concessionari, ma perche la nuova aigox ibrida me la danno a 17000 euro fa 20 al litro abbondanti e viaggio comodo a 150 e oltre e con l’altra devo spendere di piu e stravolgere le mie abitudini?
Ora una delle 2 auto , quella xhe useremo per casa lavoro ar sara elettrica ( dopo tutto l’investimento sulla casa vorrei vedere) perp’ in onesta’ ci stiamo pensando proprio per il cambio casa altrimenti non l’avrei mai presa in considerazione , questa e’ il primo pensiero, il secondo e che ad oggi sononancora molti , forse per alcuni troppi gli stravolgimenti da fare alle proprie abitudini e piaccia o no il mondo e piu individualista e anche egoista ( non e’ comunque un reato) facendo si che questo si aggiunga al potere economico , al pregiudizio , all’ignoranza e a tutte le cose che moti dicono, ma sono comunque la realta’
Ai 150 e oltre in autostrada? Stimatene, bravo. Oltre al fatto che guadagni pochissimo tempo per arrivare, aumenti pure i consumi.
In più metti in pericolo gli altri utenti dell’autostrada, perché mettiamo che perdi il controllo o ti si fora una gomma: diventi un proiettile incontrollabile.
Però il mondo è egoista, individualista, ignorante.
Tu no. Tu guidi una citycar a velocità ben oltre il limite massimo consentito.
Prova a rivedere le tue abitudini di guida, oltre alla grammatica, ché nel tuo commento gli strafalcioni abbondano.
Mi è venuto mal di testa a leggere quel commento. Una ignoranza bestiale che si evince pure dal fatto di lanciarsi a tuono per strada…
Cari signori, la prima cosa che dovreste imparare voi e’ certamente l’educazione, capisco che abbiate avuto la sfortuna di famiglie non in grado di insegnarvela , pazienza, potreste iniziare con il dare del lei a chi non conoscete..
Ma forse usate questi toni pensando di essere qualcuno magari perche con una ral di 60/70000 mila l’anno ve lo hanno fatto credere, mi spiace ma non ho ne tempo ne voglia di psicanalizzarvi e vi lascio al vostro destino……a proposito, guardate che per salvare il mondo avrete bisogno anche dei milioni di ignoranti che aime’ sono maggioranza , contando solo tra voi inteligentoni fareste molta fatica.
A fine maggio ero in auto con alcuni dirigenti tra cui l’AD e alle 5,30 di mattina nel tratto Milano Venezia il guidatore ha toccato per molto tempo i 180/200 ma forse l’AD di un gruppo da 2 miliardi l’anno e’ persona molto ignorante.
L’Ad del gruppo da due miliardi è solo un delinquente. Che è peggio.
Tutti commenti molto interessanti e condivisibili ma andiamo sul pratico quanti milioni di veicoli elettrici può sopportare la nostra rete elettrica senza atomo, quante persone hanno la possibilità di farsi istallare nel box condominiale un attacco per la ricarica ( fattibilità, permessi, ecc) e chi il box non ce l’ha ancora peggio e poi arriviamo alla nota dolente “ autonomia” solo da poco arrivano auto con autonomie di almeno 300 km teorici (-15/30%) per cui in un Italia che per decenni ha puntato tutto sul trasporto su gomma mi stupisco che ci sia gente che si stupisce specie se sono addetti ai lavori politici e non.
Si palava di ignoranza, ed ecco…
ed a proposito di ignoranza atomica…. al signore sta sfuggendo il fatto che anche quest’anno molte centrali nucleari stanno andando a rischio blocco per mancanza di acqua di raffreddamento (o l’acqua è troppo calda per riuscirci) e addirittura hanno dovuto rallentare e bloccare alcuni stabilimenti per diminuire la domanda di energia elettrica; al momento si sa di impianti Ford e Dacia bloccati…
Complessivamente si va da un -15 fino al -40% di energia generata da nucleare….
E poi la solita barzelletta “se tutte le auto fossero elettriche…..” 😂😂 come se raffinazione greggio, deposito, trasporto e distribuzione finale non consumassero niente !
La risposta è “se tutte le auto ICE diventassero BEV ” magari pure con V2G / V2H avremmo un enorme accumulo di energia a disposizione… invece di rischiar blackout ogni giorno per i climatizzatori domestici .
la produzione di elettricità può essere enorme, in tempi brevi, e a costi molto più bassi di adesso, grazie a Rinnovabili e Accumuli di energia
l’atomo invece è una vecchia ciofeca con costi stratosferici, tempistiche bibliche, e quantità annuali installabili cosi piccole da essere trascurabili,
anzi il solo parlarne diventa una scusa per frenare le rinnovabili
con Rinnovabili e Accumuli,
“basterebbe” solo aumentare le autorizzazioni a costruire gli impianti e ritoccare le norme sabotanti e le compensazioni locali.. “basterebbe” tra virgolette perché bisognerebbe votare meglio
per arrivare a 800 TWh di produzione annua da rinnovabili, si useranno pochi millesimi di territorio, per esempio una piccola frazione dei prati già ora messi a pascolo perenne
ora in Italia ogni 12 mesi aggiungiamo nuovi:
– 7 GW potenza nominali di energie Rinnovabili
– 4 GWh capienza Accumuli energia (sistemi BESS)
ma facendo una analogia con altre nazioni, il ritmo naturale di installazioni che farebbe la filiera, e senza usare incentivi pubblici, se solo fossero rilasciate le autorizzazioni, sarebbe:
– 20 GW potenza rinnovabili
– 25 GWh capienza accumuli energia
questo nel giro di 2 anni abbasserebbe i prezzi elettricità, e renderebbe più invitante passare a veicoli EV e riscaldamenti a pompe di calore;
e nel giro di 20 anni avrebbe costruito un mix 100% rinnovabili da 400 GW potenza e con 500 GWh di accumuli a batteria e 100 GWh di accumuli idroelettrici.. con un prezzo energia all’ingrosso meno della metà dell’attuale
una transzione energetica più rapida come nazione ci farebbe risparmiare 30-50 miliardi all’anno tra costi diretti e indiretti, però chiaramente sarebbe un danno ai fatturati di ENI, gas e petroli, che è molto amico con il governo attuale, e in pratica allora decide per il peggio la nostra politica energetica
ciao @>R.S.
Ieri leggevo di una interessante startup fondata da Zach Dell ( figlio del notissimo DELL 💻) che ha creato “BASE POWER” per distribuire sistemi di accumulo (domestici ed aziendali) in packaging da 39kWh più economici degli equivalenti sistemi Tesla (e pare molto più veloci e semplici da implementare negli impianti domestici).
Ovviamente le possibilità offerte da alcuni gestori rete americani massimizzano l’usabilità e la resa finanziaria anche in case ove non esiste un impianto fotovoltaico (consentendo però di lucrare sulle differenze tariffarie), cosa ancora ben distante da quanto possibile attualmente in Italia (anche se Octopus E. sta lavorando parecchi in quella direzione 😉 che vedremo nel 2027….)
rif.:
https://stockanalysis.com/private/base-power/
..apperò..sembra un segnale, che con i costi degli accumuli più bassi e la tecnologia più matura (accumuli che durano più anni di prima, soffrono meno il caldo e il freddo, e sono sempre meno a rischio incendi), iniziano a cambiare i parametri di riferimento
in ambito domestico, prima era “grande” un accumulo domestico da 10-15 KWh, ora 30-40 KWh
in ambito di rete, AREVA in previsione della seconda asta MACSE italiana di questo autunno ha proposto di abbassare al stima di costo massimo da adottare (costo massimo, perchè poi nei ribassi d’asta scende ulteriormente) di un BESS di grande taglia da 205.000 €/MWh di capacità a 125.000 €/MWh di capacità…
..cifre “nette”, poi spiegano bisogna fare un “lordo” aggiungendo +12% perchè l’impianto va inizialmente sovradimensionato per compensarne l’usura futura negli anni, e un altro +13% per gli interessi sul finanziamento se il capitale viene preso a prestito esterno..
e si arriva a 139.000 €/MWh … cioè 139 €/KWh di capacità BESS, tutto compreso: progetto, terreno, costo impianto, installazione sovradimensionata, connessione alla rete, oneri di finanziamento
https://www.pv-magazine.it/2026/08/04/macse-premio-massimo-a-22-000-e-mwh-anno-la-proposta-arera/
Un sogno nel cassetto!
In giorno dirigenti di Terna e e-Distribuzione acquistano es. 100.000 di questi batterypack di Base Power e li danno in comodato gratuito ad altrettanti clienti privati dotati di impianto fotovoltaico: possono prelevare quanta energia necessitano Ma resta in gestione la funzione per accumulo energia di rete in eccesso e prelievo forzoso di quanto necessario per stabilizzare le reti….
Così non devono reperire terreni per Bess Utility Scale. superare lentissime procedure autorizzative, fenomeni N.I.M.B.Y. etc.
Dovrebbero solo trovare 100.000 privati cittadini disposti ad ospitare gratis questi piccoli accumuli in cambio solo dell’ energia di cui necessitano per casa e BEV 😉
E 4MegaWatt di Bess li abbiamo velocemente sistemati 😂😂
se ricevessi un euro per ogni commento ignorante che mi tocca leggere di questo tipo….
“Ignoranza e illusione dell’ibrido: per questo l’elettrico non vende” ?
personalmente riscontro ogni giorno l’ignoranza “bevuta” incosciamente da tanti, troppi italiani che si basano sui “sentito dire che…” o dibattiti artefatti e senza mai reale confronto con numeri e dati scientifici affidabili.
Gli acquirenti italiani più che altro fanno scelte in base a ciò che ritengono “possibile” nelle varie situazioni in cui vivono, scegliendo inutili vetture mild-hybrid (un “cerottino” elettrico su un motore termico, che potrebbe ottenere consumi uguali soltanto guidato meglio…) perché è quanto ci propinano case occidentali che han cercato di rifilarci pedissequamente vecchie tecnologie con piccoli aggiornamenti “goccia goccia” (e minimi cali dei consumi/inquinamenti effettivi, visto che poi si “paga” pure il maggior peso dei veicoli recenti).
Non siamo andati dietro ai veicoli fullhybrid giapponesi (di cui non abbiamo sviluppato alcuna nostra interpretazione ) puntando tutto sui nuovi motori turbo a gasolio (che purtroppo si son scontrati coi limiti tecnologici e costi fortemente crescenti visto che non sono eliminabili totalmente sostanze nocive come particolato ultrafine – i famigerati PMx che entrano direttamente in circolo sanguigno – e gli NOx
Oltretutto troppi motori Diesel sono utilizzati in Europa ben oltre il modo “ottimale” d’uso, ossia lunghi viaggi a funzionamento costante… ma purtroppo grandissima parte finisce ad intasare ed intossicare città con traffico a singhiozzo e pure per tragitti molto brevi, rendendo quasi inutili i sistemi di filtraggio (i famosi FAP con o senza “cerine” e AdBlue) e facendo /consumi sempre e comunque elevati (difficile fare più di 17-20km/litro pur con vetture leggere… mentre una BEV sta tranquilla su consumi equivalenti a 1.5litri carburante per 100km , facendo i conti sui kWh consumati (visto che la benzina ed il gasolio ne contegono circa 10kWh/litro…).
Gli italiani comprano ciò che possono… quando arrivano incentivi su BEV / NEV si “tuffano” a comprare quel che possono, fino alla prossima tornata di incentivi (sempre fatti pro-produttore, mai come sconto diretto all’acquirente di elettrico come invece sarebbe utile ed economico).
Ho sia diesel che benzina che elettrico, siamo in sei in famiglia cinque auto e sette motociclette. Ragionare al solo del rendimento termodinamico o ma io carico a 20 euro cent a casa mene po fregar de meno pongo in primo piano la soddisfazione di guidare ciò che mi aggrada e non ciò che vorrebbero impormi indipendentemente da quanto consumo o spendo all’anno. Capisco che molti vedono l’auto come un telefonino o una lavatrice pulsante accendi e pulsante spegni ma per gli appassionati della meccanica è tutta un’altra cosa,. La soddisfazione personale e le sensazioni che trasmettono certe vetture non hanno paragoni . Come andare sulle dolomiti in elicottero privato ( per chi c’è l’ha) in barba ai blocchi della circolazione
una volta la soddisfazione del circolar per strada era affidata a carrozze a cavalli…. anche quelle per lo più appannaggio di nobili e benestanti…
Peccato che l’emergenza climatica (prima di quella sanitaria) ci costringerà anche a “scelte” di sopravvivenza…. oltre a quelle per questioni puramente economiche.
Si sempre che l’emergenza economica venga prima di quella climatica e salutistica e come dice proverbio il sangue non si fa con le rape
il problema caro Antonio è che i disastri climatici (oramai ricorrenti più volte l’anno) ci costan miliardi (da ripartire tra tutti noi… tra danni ambientali, sociali, caroprezzi per riduzioni produttive…). E’ diventato indispensabile avere polizze a coprire danni da eventi catastrofali, fulmini e grandine che colpiscono ovunque… alluvioni e smottamenti…
Emergenza climatica, sanitaria ed economica son tre aspetti di un unico gigantesco problema che ancora troppi fan finta di non vedere e non vogliono impegnarsi ad attenuare (oramai “risolvere” non si potrà visto che abbiamo già passato alcune soglie di sicurezza).
“…E’ diventato indispensabile avere polizze a coprire danni da eventi catastrofali…”
Che ovviamente non aiutano a prevenire gli eventi catastrofali, che aiutano solo in parte a ripagare i danni subiti e che soprattutto, con l’aumentare della frequenza e dell’intensità di tali egli eventi, diventeranno rapidamente così care che nessuno potrà permettersele… 😵
L’Uomo continua, nella sua sbornia di onnipotenza, a illudersi che il sistema economico creato da lui sia in grado di controllare i danni che fa alla Natura che ha creato noi.