Dal 2027 incentivi e appalti pubblici solo alle elettriche “Made in Europe”

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Dal 2027 incentivi e accesso agli appalti pubblici saranno riservati solo ai veicoli elettrici assemblati in Europa, con almeno il 70% dei componenti prodotti localmente. Per le batterie, almeno tre componenti critici dovranno essere europei (e cinque, celle comprese da qui a tre anni). Lo prevede l’Industrial Accelerator Act (IAA), il nuovo pacchetto presentato dalla Commissione europea per rafforzare la competitività industriale e costruire filiere europee nelle tecnologie pulite, dalle auto elettriche all’acciaio a basse emissioni.

Ecco l’auto europea secondo l’Industrial Accelerator Act

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Assemblaggio di una piattaforma auto elettrica

Il provvedimento punta a riportare la manifattura al 20% del valore aggiunto dell’UE (oggi è al 14%) entro il 2035. La proposta introduce requisiti di contenuto locale per diverse tecnologie strategiche, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle catene di fornitura esterne e sostenere gli investimenti industriali in Europa.

La proposta introduce una definizione a tre livelli per i veicoli europei: l’assemblaggio dei veicoli nell’Unione, una soglia immediata del 70% di contenuto locale per la produzione automobilistica nella regione e una soglia specifica del 50% per i componenti critici da implementare tre anni dopo la pubblicazione.

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Il nodo centrale riguarda  la produzione delle batterie, oggi dominata da player asiatici.

Batterie europee per accedere agli incentivi

Secondo la proposta della Commissione, una batteria sarà considerata “made in EU” se includerà almeno tre componenti chiave prodotti in Europa. Questo requisito dovrebbe diventare più stringente nel tempo: dal 2030 i componenti richiesti saliranno ad almeno cinque, includendo anche materiali attivi catodici (CAM) e sistemi di gestione della batteria (BMS).

Il meccanismo non riguarda direttamente la vendita dei veicoli, ma l’accesso agli incentivi pubblici, in particolare quelli legati alla mobilità aziendale e agli appalti pubblici. Un segmento che oggi rappresenta una quota significativa delle immatricolazioni di auto elettriche in Europa e che può quindi orientare le strategie industriali dei costruttori.

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La leva della domanda pubblica

L’Industrial Accelerator Act non si limita alla mobilità elettrica. Il testo punta infatti a creare “mercati guida” per prodotti a basse emissioni attraverso appalti pubblici e incentivi, con requisiti specifici per materiali industriali come acciaio, alluminio e cemento.

Dal 2029 saranno introdotti criteri low-carbon per l’acciaio e requisiti sia climatici sia di origine europea per calcestruzzo e alluminio utilizzati negli appalti pubblici. L’idea è utilizzare la domanda pubblica come leva per accelerare gli investimenti nelle tecnologie pulite e sostenere la competitività industriale europea.

Le criticità segnalate da ECCO e T&E

L’iniziativa è stata accolta positivamente da diverse organizzazioni del settore della mobilità elettrica, ma non mancano le critiche. Secondo Davide Panzeri, responsabile politiche Italia-Europa del think tank climatico ECCO, l’IAA rappresenta «un passo importante verso una politica industriale europea più integrata», soprattutto perché utilizza gli appalti pubblici per creare nuovi mercati per le tecnologie pulite. Tuttavia resta ancora incerto il quadro dei criteri climatici, che saranno definiti in atti legislativi successivi.

L’ong Transport & Environment, molto attiva nel dibattito sulle filiere delle batterie, ritiene che il provvedimento possa rafforzare gli investimenti nella produzione europea, ma segnala anche diverse scappatoie nel testo.

Una delle principali riguarda la possibilità che veicoli prodotti in paesi con accordi di libero scambio con l’UE possano comunque beneficiare degli incentivi. Secondo l’associazione, questo potrebbe ridurre l’impatto della norma sulla crescita della filiera europea.

Un altro punto controverso è l’elenco dei componenti considerati nel calcolo del contenuto locale: nel testo rientrano anche elementi non strategici come sedili o cinture di sicurezza, mentre restano esclusi alcuni materiali chiave delle batterie, come i precursori catodici (pCAM) che rappresentano oltre metà del valore delle celle.

Proprio questa esclusione potrebbe indebolire lo sviluppo dell’industria europea del riciclo delle batterie, un settore ritenuto cruciale per la sicurezza delle materie prime.

Il nodo delle filiere industriali europee

L’Industrial Accelerator Act introduce anche nuove regole per gli investimenti esteri nei settori strategici, con obbligo di notifica per finanziamenti superiori a 100 milioni di euro provenienti da paesi con forte presenza nella manifattura globale.

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Nelle fabbriche-cacciavite l’automazione spinta non crea lavoro e non trasferisce competenze

Perchè le produzioni di questi nuovi insediamenti industriali siano considerate “Made in Europe” dovranno creare posti di lavoro di alta qualità, stimolare l‘innovazione e la crescita, generare valore reale nell’UE attraverso il trasferimento di tecnologia e conoscenze, garantire un livello minimo di occupazione europea del 50%, «assicurando che imprese e cittadini traggano vantaggio, insieme agli investitori, dall’accesso al mercato unico» scrive la Commissione.

Per il settore dell’auto elettrica, il provvedimento rappresenta comunque un tentativo di costruire una vera filiera europea delle batterie, oggi in ritardo rispetto ad Asia e Stati Uniti.

Molto dipenderà dalla versione finale della legge e dalla capacità dei governi europei di rafforzare i requisiti senza frenare la competitività industriale. Il testo dell’IAA sarà ora discusso dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, un passaggio che potrebbe modificarne in modo significativo l’impianto prima dell’approvazione definitiva.

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