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I tassisti di Bologna e l’Italia che resiste (non solo all’elettrico)

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Taxi bologna
Bologna (qui l’aeroporto) ha una drammatica carenza di taxi, ma i tassisti non vogliono l’elettrico

I tassisti di Bologna sono solo uno dei tanti casi dell’Italia che resiste. Resiste al cambiamento, all’auto elettrica, al vento della sostenibiltà che soffia in tutte le città d’Europa. E a tutto il resto.

Finora al via solo 18 taxi elettrici

Sotto le Due Torri il nuovo non deve passare. E si sta tentando in tutti i modi di fermare  la progressiva conversione all’elettrico della flotta di taxi, a partire da un primo scaglione di nuove licenze messe a bando dal Comune nei mesi scorsi (qui il nostro primo articolo). Per ora partiranno solo i primi 18 tassisti, che pagano 175 mila euro per ogni licenza, più il costo dell’auto elettrica. Vanno a far compagnia al primo coraggioso, Stefano Lipparini, che è già in strada con la sua Nissan Leaf.

Irene Priolo
Irene Priolo, l’assessore alla mobilità che ha voluto il bando solo per taxi elettrici

Ma la massa dei tassisti di Bologna resiste. E il problema è che i media appoggiano questa valorosa opposizione, con un’informazione di cui vi offriamo un esempio, tratto da “la Repubblica” di mercoledì 19 giugno: “Al costo della licenza va aggiunto quello dell’auto elettrica, che attualmente per un’autonomia di 270-280 km giornalieri di media di un taxi bolognese costa dai 60 mila euro in su”. E ancora: “…sull’auto elettrica incombono perplessità e limiti oggettivi, a giudizio dei taxisti. Almeno stando alla tecnologia attuale. La ridotta autonomia. La scarsità di colonnine di ricarica e la durata delle batterie sono altrettanti deterrenti”.

“Non ci sono elettriche a meno di 60 mila”

Naturalmente non è vero che per quella percorrenza non si trovno taxi a  meno di 60 mila euro. Si trovano a 40 mila, ma poi ci sono gli incentivi (4-6 mila euro) e si scende ancora più in basso. E naturalmente i tassisti di Bologna (e il giornale) tacciono tutti i pregi delle auto elettriche. Bazzecole tipo: l’energia costa molto meno della benzina o del gasolio. Lo ha detto proprio il tassista Lipparini alla Repubblica in un altro articolo (clicca qui) , spiegando che per fare 250 km spende una cifra compresa tra i 6,5 euro e i 10. Sì, perché i taxi girano soprattutto in città dove, con la frenata rigenerativa, l’autonomia è più estesa.

Leaf taxi
Una Nissan Leaf in versione taxi

E poi: la manutenzione è minima rispetto alle auto tradizionali. Non c’è rumore e non ci sono vibrazioni e questo fa bene alla salute del tassista, a cominciare dalla sua schiena…No, si indicano solo gli aspetti negativi, per la maledetta paura del nuovo che ormai ha imprigionato questo Paese invecchiato.

Un’Italia capace solo di tifare contro

Non dimentichiamoci che l’Italia è l’unico Paese d’Europa in cui per anni è stata vietata la televisione a colori. Se ne sbandieravano i presunti effetti negativi, come si sta facendo adesso con l’auto elettrica. Ma col tempo le cose sono peggiorate. Siamo diventati ancora più diffidenti, chiusi. Tifiamo perché falliscano le intraprese altrui. Basti vedere, sui social, quanti inneggiano a un inglorioso fallimento di Tesla.

Qui ormai è difficile fare tutto. Gli operatori stranieri che installano colonnine di ricarica si scontrano con una burocrazia che li lascia sbigottiti. Ovunque l’avventura dell’elettrico viene vissuta (anche dai tassisti) come una grande opportunità. Anche con i suoi limiti. E si lavora per superarli. Noi no, restiamo scettici su tutto, aspettiamo sulla riva del fiume che passi il cadavere dei nostri vicini. Siamo diversi? Forse dovremmo chiederci se c’è un motivo che induce il mondo automotive, a partire dai grandi marchi tedeschi, a puntare tutto sull’elettrico. O siamo strani noi o sono strani tutti loro. Secondo voi?

 

8 COMMENTI

  1. Mauro, comprendo il suo scoramento, l’avvilimento davanti a questa situazione paradossale.

    Osservo tristemente che, se, in una grande nazione come l’Inghilterra, l’istruzione certamente meglio strutturata e finanziata di quella italiana non è riuscita a fare comprendere alla maggioranza che applicare il principio di strategia militare “divide et impera” a se stessi è una sciocchezza (leggi “Brexit”), ho veramente poche speranze per quello che era il Paese del sole, promosso vent’anni fa dal filosofo milanese Stefano Belisari a Paese dei cachi.

    L’Italia è e rimane, volente o nolente il singolo nostro concittadino laureato con premio Nobel, medaglia Fields o altro massimo riconoscimento mondiale, un possente animale disarticolato, facile preda nei decenni e nei secoli di forze straniere, o di profittatori nostrani.

    L’Italia è il Paese delle scie chimiche, della cura Di Bella, dei fiori di Bach, degli oroscopi, del metodo Stamina, dei novax, dei cornetti portafortuna, delle corna, del “Questo lo dice lei!”. Il Paese dove l’evidenza, i numeri, il merito e le competenze non contano.

    Tuttavia, possono quattro tassisti, con tutto il rispetto che merita Alberto Sordi, opporsi alla richiesta questa sì popolare di morire di meno? Perché possiamo stare a discutere di progresso scientifico, di tecnologia, di strategie industriali, di geopolitica ed economia, ma la mia preoccupazione principale è restare vivo io, i figli, i nipoti.

  2. Cosa ci si può aspettare da un paese in cui un direttore di quotidiano dà della “rompipalle” ad una ragazzina che combatte per il futuro del pianeta (e quindi anche per il nostro)

  3. Parlo da automobilista (ibrido), ma non tassista; resto dell’idea che l’elettrico sia “il futuro che è già qui”, ma che l’ibrido sia la soluzione ponte per passare dal termico all’elettrico. E per i tassisti, che con l’auto ci lavorano, lo è ancor di più, perlomeno finchè le strutture non saranno diffuse in maniera capillare e senza i soliti imbecilli che sostino davanti alla colonnina; insomma non basta avere i soldi per un’auto elettrica, serve anche un cambio di mentalità generale. Tra l’altro ci sono tassisti che operano soprattutto in città, ma ce ne saranno altri che serviranno aeroporti o andranno fuori città e questi non possono permettersi troppi tempi morti per le ricariche. Quindi io punterei con l’obbligo graduale, quando si dovrà cambiare l’auto, con mezzi ibridi o elettrici. Tra l’altro molti di quelli che usano l’ibrida, come me, poi puntano all’elettrico, dato che nel nostro piccolo siamo anche elettrici, ne apprezziamo le peculiarità ed “impariamo”a guidare in maniera diversa, sicuramente propedeutica per una guida totalmente elettrica. In ogni caso, il cambiamento, tanto più se in meglio, non rientra nelle capacità del sistema-italia che in ogni caso deve essere stimolato da politici all’altezza. Scrisse De Gasperi: “un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”. Qualcuno in questo paese vede uno statista all’orizzonte?

    • Sì, ma la domanda è: su un arco di 10 mila km, quanti km fa in elettrico un’ibrida non plug-in? Una Toyota, tanto per non far nomi, visto che è di gran lunga la più venduta. Perché se ne fa pochini, come temo, che senso ha portare a spasso il peso di due motori? Tanto varrebbe avere solo un motore a benzina di ultima generazione, con pesi, consumi ed emissioni contenuti.

      • Di dati certi non ne posso avere, ma basandomi sulla mia esperienza di guida e sul grafico dei consumi nei 15 minuti precedenti, con la Yaris percorro in elettrico circa il 25-30% dei percorsi urbani; negli extraurbani dipende. In ogni caso ho consumi reali (e quindi emissioni) contenuti. Mi chiedo, perchè non lo so veramente, se un motore a benzina di ultima generazione faccia i 27-30 km/lt in città.

        • Perfetto. La morale da trarne, a mio modo di vedere, è che non esiste l’auto ideale per tutti, ma solo l’auto che meglio si adatta alla nostre esigenze. Chi viaggia molto fuori città lasci stare l’ibrido, perché le assicuro che va sempre a benzina. In città l’elettrico vince, mentre l’ibrido può essere una soluzione per chi fa un po’ città e un po’fuori. L’importante è che il consumatore-automobilista possa scegliere. E da questo punto l’elettrico è un’opportunità in più: perché combatterla, come molti stanno facendo?

          • Lo combattono per abitudine, perchè servirebbe un cambiamento di mentalità e troppi non sono pronti a farlo, perchè non ne sanno abbastanza e si fa prima a criticare che ad informarsi, ed infine il “non fare (ma criticare)” è lo sport nazionale ed infatti il paese se ne sta fermo lì a guardare che fanno gli altri, salvo poi dire che “non siamo noi indietro, ma loro troppo avanti.”

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