Home Scenari I paladini del green della prima e seconda ora

I paladini del green della prima e seconda ora

12
CONDIVIDI

I paladini del green della prima e seconda ora. Non è necessario essere degli ambientalisti da lungo tempo per dare un contributo, spiega Andrea Prandi*.

                                       di Andrea Prandi

Molti trovano incoerente chi fino a ieri non mostrava alcuna sensibilità ecologica e oggi si fa paladino del green. Vale per le utilities, che alimentavano le centrali a carbone o petrolio. E vale per le case auto, ormai tutte più o meno tifose dell’elettrico.

I paladini del green? In azienda sanno ascoltare…

Che cosa ci si può aspettare da chi non è davvero un ambientalista convinto come noi? Molto. Chi ha sbagliato, se è intelligente, riconosce i propri errori e si sa evolvere. Siamo in una fase decisiva di evoluzione della società umana e quindi anche delle aziende. Le persone si fidano sempre meno di chi le guida, e si fidano molto di coloro che ritengono vicini al loro modo di essere e di pensare.

C’è bisogno di una presa di coscienza collettiva, ma anche dell’azione individuale. Bisogna scendere in campo subito e tutti devono dare il loro contributo: politici, ingegneri, giornalisti. Ma anche e soprattutto amministratori di condominio, impiegati, manager, operai, studenti, addetti alle pulizie, casalinghe…Tutti a qualsiasi livello possono influire sulle decisioni altrui, con le parole e con l’esempio. Soprattutto dentro le aziende serve più coraggio: il coraggio di indicare strade nuove, di esprimere opinioni, ma anche di ascoltare e cambiare strada da parte dei leader.

i paladini del green
Il presidente USA Joe Biden

I paladini del green sono i grandi della Terra o…?

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha riunito i grandi della terra per parlare di cambiamenti climatici e sono accorsi tutti, dal leader cinese Xi Jinping a Mario Draghi. A turno hanno parlato della lotta al carbonio e di conseguenza all’anidride carbonica, vero nemico della civiltà contemporanea per lil benessere del pianeta. Impegni, promesse, dichiarazioni, slogan, una parata di buone intenzioni che ha acceso i miei ricordi trasportandomi indietro nel tempo, come in un libro di Proust. Ero molto più giovane  (non vi dirò quanto) e già le tematiche sul clima mi appassionavano. Prima di fondare Vaielettrico.it con Mauro e Massimo, sono stato per 12 anni nel mondo dell’energia, occupandomi di comunicazione per una società leader come Edison. La mia memoria mi riporta fino ai primi tempi quando, sbarbatello, talvolta osavo far notare che forse la società stava ponendo troppa enfasi sull’utilizzo del carbone e sul gas. Mentre avrebbe dovuto far emergere quanto di buono si poteva fare in altri settori, a cominciare dalle fonti rinnovabili diverse dall’idroelettrico.

Il 2021 anno virtuoso per il clima? Il contrario

i paladini dell'ambiente
Fatih Birol (Agenzia Internazionale dell’Agenzia)

Ricordo i sorrisi, talvolta d’accondiscendenza, quando nelle riunioni me ne uscivo con considerazioni un po’ fuori dal coro. Ma alla fine anche ingegneri che per secoli avevano prodotto elettricità solo con le turbine qualcosa mi avevano concesso. Ovvero un bilancio di sostenibilità, eventi a zero emissioni… Ma soprattutto tante interviste dove un CEO piuttosto smart cominciava a smontare idee balzane come quella del gas sequestration per cominciare a parlare di eolico e solare. Certo, erano altri tempi, ma le tematiche (e questo mi conforta) sono rimaste del tutto attuali. No anzi, sono diventate il centro politico del mondo e il summit voluto da Biden lo dimostra. C’è un “però”. E quel “però” è che qualcosa ancora non funziona, qualcosa ancora non quadra. Pochi giorni fa il Guardian ha pubblicato un’intervista esclusiva a Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Birol ha confermato un dato definito da lui stesso “scioccante“. Il mondo nel 2021 sta per affrontare il secondo maggior incremento nelle emissioni di Co2 della storia. Solo nel 2010 c’è stato un picco più alto.

 

Non c’è solo la Co2: il riciclo della plastica non va

E così, da un lato i big globali dell’economia si battono il petto. Dall’altro (complice la ripartenza dopo lo stop nel 2020 causato dal Covid) la Terra, pur di accelerare e di tornare a produrre, si troverà sommersa di anidride carbonica. E invece di guardare al futuro tornerà indietro di 11 anni. Vale solo per il carbonio? No, parlando ad esempio del riciclo della plastica, l’analista di Bernstein, Bruno Monteyne, ha calcolato che per raggiungere gli obiettivi fissati dalla UE al 2025, la capacità di riciclo dovrebbe passare dal 9% al 41% in ciascun anno.

In pratica ha sentenziato: scordatevi quegli obiettivi. E’ la dura legge della domanda e dell’offerta. Vogliamo prodotti sempre più di qualità al prezzo più basso possibile. E questo ha un costo. La pandemia cambierà le cose? Avrà costretto i consumisti di tutto il mondo a mutare il loro stile di vita? Siamo tutti pronti a rinunciare ai viaggi in aereo (le emissioni di Co2 sono calate anche per i minori spostamenti)? Siamo pronti a limitare drasticamente la quantità di carne da consumare?

Non è facile fare scelte eco, anche per viaggiare

Credo l’interrogativo sia sempre più attuale. Io nel mio piccolo mi sono imposto una piccola e graduale decrescita, ma al momento non è così felice come la descrivevano. Ho fatto di recente un viaggio in macchina fino a Roma e mi sentivo quasi in colpa alla guida di un’auto “non-elettrica”. Poi mentre guidavo mi dicevo che con un veicolo elettrico non sarei mai riuscito a percorrere quella distanza. Di sicuro non in quei tempi. Ma la verità è che anche il nostro modo di muoverci, e di programmare vacanze e business travel, deve cambiare.

Come mai le Autostrade non sono ancora disseminate di punti di ricarica? Perchè mai quando ci sono le colonnine, passano mesi prima che siano autorizzati gli allacci? Come mai nelle riunioni di condominio non si cercano soluzioni al problema delle ricariche? E perché se entro in un concessionario qualsiasi la prima macchina che mi propone non è elettrica? Sto cercando risposte. Nella tecnologia, nella scienza, in cui credo ciecamente. Io sono di quelli che si sarebbe offerto volontariamente per sperimentare i vaccini, per intenderci.

Comprare l’auto elettrica è una scelta di campo

i paladini dell'ambiente
Il ministro alla Transizione Ecologica Roberto Cingolani, 60 anni: posizioni controverse sulle EV.

Mi confortano le ricerche come quella recente condotta da Arthur D Little. Secondo la società di consulenza, una volta che i consumatori acquistano un’elettrica è molto probabile che manterranno la stessa tipologia quando sceglieranno la prossima auto. Insomma, non si torna più indietro. Ma ancora una volta quel che conta è darsi da fare, scegliere un veicolo divertente da guidare e che fa bene all’ambiente. Su quest’ultimo punto il ministro Cingolani, con cui ho avuto occasione di collaborare ai tempi dell’IIT, intervistato da Corrado Formigli, ha spiegato che per valutare la CO2 prodotta da un veicolo elettrico bisogna considerare l’intero ciclo di vita del prodotto. Vaielettrico a questo proposito ha pubblicato decine di studi e anche su questo aspetto non ci pare ci siano più dubbi. Il suo impatto è minore di quello di un veicolo con combustibile fossile. Poi l’auto elettrica è un simbolo. Coerente o non coerente, se la prendi hai fatto una scelta di campo. Dai l’esempio.

I paladini del green/ La morale è: se il mondo non ti sta bene, prova a modificarlo tu…

Spesso aspettiamo dagli altri le risposte. Ma questa volta le prime risposte devono arrivare dagli individui. Vanno bene gli obiettivi dati dai governi, sulle emissioni di Co2, sul riciclo della plastica o sugli incentivi per la mobilità elettrica. Vanno bene gli impegni delle case automobilistiche sui veicoli, vanno bene le strategie innovative dei colossi dell’energia su idrogeno e rinnovabili. Ma si arriva a un punto in cui toccherà agli individui. Dovremo fare la nostra parte. E per farla serviranno informazioni certe e chiare, riflessioni ponderate. Per questo noi di Vaielettrico siamo qui. Per ciò abbiamo dato vita a questo progetto editoriale. Come dice la “barista” Linda Hunt in Silverado: “Il mondo è come te lo fai, amico mio. Se a te non sta bene devi modificartelo un po‘”.

*Andrea Prandi, autore di questo articolo su “I paladini del green”, è titolare della società Smartitaly ed è uno di quattro soci fondatori di Vaielettrico.it.

—————————————————————————————————

i paladini del green Vuoi far parte della nostra community e restare sempre informato? Iscriviti gratis alla nostra newsletter e al nostro canale YouTube

Apri commenti

12 COMMENTI

  1. Tutto molto interessante e vero, ottima riflessione. Unico appunto : siamo in Italia siamo italiani scriviamo e parliamo in italiano per favore . Non sono necessarie parole inglesi per esprimere concetti esprimibili benissimo in italiano. Green = verde , gas sequestration = sequestro di gas (CO2 nello specifico) , .”..piuttosto smart..” etc etc . Peraltro spesso viene usato il termine ” Smart working ” ma è una traduzione errata . È uno pseudo anglicismo. In realtà nei paesi anglosassoni si dice “remote working “. Cialtroni 2 volte

  2. Stiamo arrivando al punto in cui se voglio comprarmi uno spider a benzina devo sentirmi in colpa? Per giunta usato, quindi l’impatto è minimo. Ragazzi compratevi quello che vi piace. 20 anni fa vi intortavno col diesel, oggi con l’elettrico. Usate la vostra testa

  3. Concordo perfettamente con ciò che è scritto sull’articolo e credo che sia un ottimo spunto di riflessione.
    Io sono uno studente, sono solamente in prima superiore ma questi temi(l’inquinamento, le auto elettriche, …) mi stanno molto a cuore perchè li considero molto importanti, ed è proprio per questo che mi sono iscritto a vaielettrico ed ad altre fonti di informazione perchè ci tengo ad essere informato su questi temi molto importanti.

  4. Andrea Prandi, Filippo, ottima analisi e belle intenzioni.
    Ciò che manca a mio parere, E’ LA COMUNICAZIONE!
    Esistono (ed esistevano) infatti ottime incentivazioni a tutte le scelte verdi. Incentivi al fotovoltaico, pompa di calore, batterie ad accumulo, auto elettrica, wall-box, ecc. ecc.
    Perchè tanta gente non ne approfitta? Penso che sia perchè non viene BOMBARDATA da opportuna ed incessante informazione.
    Pensate come si sia dimostrato conveniente nel 2006, montare fotovoltaico ad €.6.000/kwp, quando oggi la medesima installazione avviene ad €.1.500/kwp.
    Con fotovoltaico 2006, 2 accumuli Tesla e pompa di calore, da 3.000 €. di spesa annua a metano, ci siamo portati vicini allo zero! Sia come spesa che come emissioni.
    Il tutto incentivato in maniera estremamente generosa.
    Volere è potere.

  5. Concordo con quello che è stato detto
    Io sono uno studente ,non dispongo di molti soldi
    Ma, sto programmando di comprarmi uno scooter e per di più sto cercando di aver più soldi per comprarmi un 125 elettrico
    La cosa che mi da fastidio è che chi dispone di larghe ricchezze prende super macchinoni termici “perché mi piace la benza od il gasolio e sono proprio figo quando passo e si sente il rumore della mia auto e del gas di scarico”
    Ne conosco qualcuno e io sinceramente non voglio dare i miei soldi a persone che hanno causato il cambiamento climatico “i petrolieri “ e chi non ha guardato mai ai benefici ambientali
    Del resto penso che debba essere migliorata la tecnica per produrre le batterie come la possibilità di recuperare i materiali e di trovare soluzioni che portino a non terminare le materie prime per costruirle
    Del resto preferisco aiutare adesso con l’elettrico che arrivare tra qualche anno con il termico e lamentarmi
    Io penso che ,nonostante non sia un ingegnere e non ci capisca molto,bisognava insistere con il gas metano /biometano come soluzione alternativa al gasolio/benzina tanti anni fa per l’alimentazione dell’auto..
    Mentre ad esempio per il riscaldamento attualmente dispongo del gas metano per la produzione ACS + riscaldamento e anche per cucinare .
    In quell’ambito oltre alla soluzione pompa di calore spero che immettano biometano nei gasdotti e che comunque si vado verso un metano più pulito …
    Anche se il gas metano costa meno rispetto a gasolio per scaldare e inquina molto molto meno …
    È già un buon successo averlo per scaldare

    • Intanto è bello che ci siano giovani consapevoli e con le idee chiare. Complimenti.
      Anche io ho acquistato un “125” elettrico e non tornerei mai indietro.
      Capitolo riscaldamento, temo che il bio metano sia una chimera, visti i volumi in gioco. Non sono contrario, ma spesso si accompagna a greenwashing e questo non è accettabile.
      La pompa di calore può essere una soluzione, anche se non sarà per tutti. Anche lì mi aspetto comunque che la tecnologia avanzi velocemente.
      Infine concordo con te sul commento su chi dispone di ricchezza ma fa poco per la transizione. Tuttavia ci sono anche quelli che per fortuna non solo comprano un EV, ma investono anche nelle tecnologie verdi.

  6. Articolo interessante e che ha stimolato una riflessione : si fa presto a dire green, un po meno ad esserlo. Siamo noi, col portafoglio, a far cambiare “il mercato”. È sempre una questione di priorità e principi. Se una ibrida per esempio ad alcuni può sembrare un inutile spreco, per altri può essere un buon compromesso. Per altri un EV andrà bene, per altri ancora per nulla. Sarebbe bello che le persone considerassero anche il minor inquinamento, oltre al minor prezzo. Ma se non lo facciamo noi per primi, come possiamo pretenderlo dagli altri?
    In ogni caso, un grazie alla redazione per tenerci costantemente educati sull’evoluzione di queste tecnologie.

  7. Senza voler entrare nella politica, credo che sia sbagliato il termine decrescita felice mentre andrebbe adottato il termine crescita sostenibile. Decrescita fa pensare che devo rinunciare a qualcosa, ad esempio alla velocità: l’approccio mentale è del tipo da oggi Roma – Milano 8 ore, “stàcce”! La decrescita non funziona, non puoi pretendere dal popolo (inteso come quello che si ammassa a Milano per le strade per festeggiare uno scudetto, alla faccia del covid e delle leggi che lo vietano) di votare un programma di decrescita.

    Invece puoi parlare di crescita sostenibile: nessun rallentamento nella tratta Roma – Milano grazie a batterie a stato solido e ricariche ultrafast e maggiori prestazioni ed economia d’esercizio in tutti gli altri casi: l’approccio mentale è del tipo “supercar low cost”, ovvero la mia auto elettrica straccia una Ferrari 360 e l’ho pagata un decimo di una Ferrari.

    La differenza? Non devi convincere nessuno. Abbini un prodotto che si vende da sé anche a chi se ne frega dell’ambiente e come effetto collaterale salvi l’ambiente. E’ la vittoria del ludicrous mode di Elon Musk: il suo titolo vale tanto perché lui non ha prodotto una 500 elettrica ma la berlina più potente di sempre, conquistando il cuore anche di chi passa la domenica a fare drag race.

    Se i prodotti saranno validi come i suoi, si venderanno da soli: essendo inizialmente più costosi saranno acquistati prima dagli ambientalisti e dai fan, poi anche dalle persone comuni che troveranno l’acquisto più adatto alle loro esigenze a parità di salario. Ma serve una società imprenditoriale all’altezza: io vedo Musk che corre per arrivare a produrre una Model 2 a 25000 dollari (dunque sempre meno costose) e poi vedo Di Meo che si sfrega le mani perché per via dell’Euro 7 le auto a benzina costeranno più dell’elettrico e quindi, senza colpo ferire, riuscirà a piazzare le sue elettriche, misteriosamente sempre più costose. 2 approcci completamente diversi: il primo adorato dai consumatori, il secondo molto old school (e io mi vergognerei ad andare in giro con certe politiche commerciali).

  8. Roma Milano è un paradigma per l’evoluzione dell’auto

    se 30 anni fa mi avessero detto che per fare Roma Milano in auto nel duemila ci avrei messo almeno 6 ore e 22 minuti, a velocità di codice , gli avrei risposto : ” IMPOSSIBILE !!”
    visto che negli anni 90 io facevo quella percorrenza in meno di 4 ore con una GTD seconda serie
    e 3 ore e spicci , con una Renault 19 16V

    io mi aspettavo auto da 300 km/h nel DUEMILAVENTI e un Roma Milano in poco più di 2 ore ..
    invece ci siamo beccati limite a 130 Km/h , per i troppi morti sulle strade e “forse” per allungare la vita ai viadotti che comunque crollano lo stesso .
    e sì ..
    oggi tra metterci 6 ore e 22 con un Turbo Diesel e le 7 ore con una elettrica ..
    rispettando il codice ..
    preferisco il TAV e il noleggio auto a destinazione
    o per risparmiare una bella videoconferenza , banda permettendo .

    mi 2 cent di sviluppo sostenibile

    • Possiamo dire che le sue aspettative sono state più che rispettate considerando che le attuali macchine, anche le più scarse raggiungono i 130 km/h in scioltezza e che per la maggior parte delle stesse il limite sarebbe di molto maggiore se non fosse che la velocità abbinata a certe teste di ca…. Che girano sulla strada sono le maggiore fonti di incidenti al mondo. Se il limite fosse 180 km/h la tratta sarebbe molto meno lunga (in ore) con una turbo diesel rispetto ad un elettrica a dirla tutta, ma visto che il limite è 130 il vantaggio delle prime si assottiglia sensibilmente. Nel frattempo hanno inaugurato una certa cosa chiamata “freccia rossa” che in 3 ore percorre la tratta Milano – Roma e permette ai viaggiatori di prendere parte ad una conferenza sia in treno, sia quando, per necessità, ci si trova nella capitale per firmare un importante contratto. Avrebbe mai detto che sarebbe stato possibile 20 anni fa?

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome