In Italia assistiamo a una mobilitazione molto intensa contro gli impianti da fonti rinnovabili. Non si è mai vista con la stessa forza contro le fonti fossili, pur essendo queste ultime altamente inquinanti. Eppure esiste anche un fronte ampio e spesso silenzioso che sostiene la transizione energetica. I dati di una ricerca — seppur molto circoscritta territorialmente — mostrano infatti un consenso significativo nei comuni di Argenta e Portomaggiore, nel Ferrarese: l’87% dei residenti si dichiara favorevole alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili nel proprio territorio.
Preoccupa l’impatto globale, meno quello sul territorio
Non si parla di installazioni domestiche, dove il gradimento è già evidente dalla partecipazione ai bandi, ma di impianti di scala più ampia. L’indagine è stata condotta dall’Istituto Ixé in collaborazione con Homina per l’operatore energetico Enfinity Global, su un campione rappresentativo di residenti intervistati tra il 6 e il 20 febbraio 2026.
Il cambiamento climatico è una realtà ormai evidente anche nel nostro Paese, ma a scuotere davvero le coscienze sono soprattutto i grandi fenomeni globali. Il riscaldamento degli oceani, lo scioglimento dei ghiacciai, i cicloni tropicali. È quanto emerge dai dati: il 61% dei cittadini considera il cambiamento climatico un problema serio, l’84% ritiene che stia già causando effetti gravi a livello globale e l’81% segnala conseguenze preoccupanti sul territorio italiano.
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Eppure, quando si scende di scala, la percezione cambia. Solo il 49% degli intervistati riconosce impatti significativi nel proprio comune o nella propria area. Un divario che indica come le criticità climatiche vengano percepite più chiaramente a livello globale che locale, nonostante eventi recenti di intensità eccezionale abbiano colpito proprio la provincia di Ferrara e la Romagna, tra alluvioni e ondate di maltempo.
Per dare un ordine di grandezza, secondo Swiss Re l’ultima alluvione — con 10 miliardi di euro di danni — è stata l’evento meteorologico più costoso di sempre in Italia.

Ma torniamo alle fonti rinnovabili. «Il 90% degli intervistati si dichiara favorevole allo sviluppo delle fonti rinnovabili che, a loro avviso, hanno un impatto positivo non solo sull’ambiente (75,6%), ma contribuiscono in modo significativo anche a ridurre la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero (83%)». E va ricordato che le interviste sono state realizzate prima della crisi iraniana e dell’impennata dei prezzi dei carburanti e dell’energia.
Via libera a nuovi impianti, ma non senza condizioni
Le dichiarazioni di principio, costano poco. Ma quando si parla di impianti sul territorio, gli atteggiamenti cambiano. «Il consenso è sensibile al contesto: aumenta se gli impianti sono collocati in aree industriali o già urbanizzate e se sono realizzati da una società di consolidata esperienza nelle energie rinnovabili, mentre diminuisce se previsti in aree naturali o paesaggisticamente tutelate».
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Perché sì e perché no agli impianti? «I cittadini indicano soprattutto la riduzione delle bollette (54%) tra gli aspetti che potrebbero renderli più favorevoli a un impianto nel proprio territorio, seguita dalla creazione di posti di lavoro (39%) e benefici economici per il comune (18%). Tra le principali preoccupazioni figurano invece possibili effetti sulla salute (38%), l’impatto sul paesaggio (33%) e le ricadute su agricoltura e turismo (29%). Tra le tecnologie, il fotovoltaico è nettamente la più apprezzata (58%), seguito da eolico (24%) e idroelettrico (21%). Più limitata la conoscenza di soluzioni come l’agrivoltaico, indicato dal 9% degli intervistati». E il futuro delle fonti fossili? La maggioranza vuole farne a meno, ma con gradualità come si legge nel grafico sotto.

A pesare sulle risposte c’è anche un evidente deficit informativo: «Il 67% dei rispondenti giudica poco o per nulla chiare le informazioni disponibili sulle rinnovabili. Per ricevere aggiornamenti, i canali più richiesti sono il sito del comune (48%) e le assemblee pubbliche (39%)».
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Ciao Damiano, mi hai incuriosito e sono andato a leggere i dati del parco eolico CVA di Pontedera;
sono 4 turbime sono del 2018, ognuna da 2 MW; in totale 8 MW potenza, produzione 10 GWh energia annua; cioè in quel sito hanno una resa di 1250 ore annue equivalenti di funzionamento
la produttività è più bassa rispetto alle turbine più recenti, e soprattutto più alte e grandi, o in siti più ventosi ( 1700-2500 ore equivalenti) ma è comunque molto interessante:
leggo che il costo medio di installazione in Italia dell’eolico su terra oggi sarebbe circa 1400 € al KW potenza nominale “chiavi in mano” ( 900 € del 2018 ? ); o meglio un intervallo tra 1000 e 2000 € al KW a seconda se il sito è logisticamente accessibile o se è difficile da raggiungere; le turbine grandi si avvantaggiano per il fattore di scala, quelle piccole per la logistica molto più semplice
se avesse un costo unitario 1400 € al KW e una resa unitaria di 1250 kwh, avrebbe un bilancio economico simile a un impianto fotovoltaico su tetto; non da record, perchè il fotovoltaico a terra e l’eolico di grande taglia fanno meglio, ma già conveniente
a maggior ragione poi se fosse per autoconsumo di una C.E.R. o di una azienda (tagliando fuori oneri di rete e tassazione sul kwh) ad integrazione di fotovoltaico e accumulo, uso per cui leggo vengono proposte oggi queste pale da 1-2 MW oggi considerate “piccole” e abbastanza manegevoli da trasportare sul posto e installare
grazie del tuo approfondimento >R.S. (e già che ci sono … buone feste!)
ci passo tutte le settimane o quasi… francamente ci ho fatto l’occhio e non disturbano… non so cosa ne pensano i vicini residenti ed i lavoratori (c’è la famosissima fabbrica della Vespa Piaggio ! ) dell’eventuale “fastidio”. Anche fossero più alte non cambierebbe troppo nell’estetica della zona ma intercetterebbero flussi di vento molto maggiori rispetto al suolo che non è ventilato come le aree più vicine al mare; forse un importante refitting ad efficienza maggiore porterebbe sostanziali benefici in questo periodo di rincari energetici. Sempre in zona stanno installando aree di BESS, utili anche per le 2 aree eoliche a “decorare” le creste delle colline pisane (ove son presenti molti B&B ed agriturismi frequentatissimi da turisti europei).
Anche nel livornese sto notando nuovi impianti (in particolare in area industriale di Piombino) a far compagnia alle torri eoliche “quasi in spiaggia” 😂 che non disturbano affatto l’enorme afflusso turistico-balneare delle limitrofe spiagge, tra le più belle in Toscana..
Sicuramente non bisogna esagerare, stravolgendo i territori anche famosi per l’aspetto ambientale… ma qualcosa di distribuito quà e là secondo me non ha mai disturbato nessuno, almeno finché non è stato scelto dai politici come elemento divisivo tra schieramenti contrapposti.
Forse con un lungo periodo di ristrettezza energetica (come nel ’73/74 e seg.) molti pian piano cambieranno idea… e chiederanno a qualsiasi schieramento politico di far serie politiche di autonomia energetica… visto che sole,vento e correnti marine per fortuna non ci mancano (ed abbiamo pure geotermia ! ).
son talmente apprezzati i parchi FV qui da noi che ci fanno pure le feste !!
https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2026/04/05/news/rave-party-sulle-colline-toscane-maxi-festa-con-800-giovani-1.100853269
Mancanza di conoscenza ed interessi finanziari formano una pessima miscela che da sempre ha influenzato le scelte di tante italiche menti, a partire dai responsabili ai massimi livelli in giù. Ammiro e condivido gli sforzi di Vai Elettrico per migliorare almeno un poco il primo degli ingredienti.
Francamente che dei sud-padani siano favorevoli a F.E.R. non mi meraviglia affatto: estensioni di territorio (tra pertinenze agricole e industriali) da coprire con impianti utility FV non mancano; tra l’altro circondati da barriere “verdi” diventano invisibili dal suolo, come riscontro anche nella mia regione.
Ci fossero pure zone sufficientemente ventose potrebbero piazzare torri eoliche alte (per intercettare venti non al suolo) che non darebbero un gran disturbo nel “piattume” del panorama padano anzi lo renderebbero un po’ più interessante ( la prima volta che traversammo in moto da ragazzi un campo eolico in Sardegna lo trovammo un’esperienza straordinaria ); poi chissà che la “ventilazione” delle pale non contribuisca a far circolare meglio l’aria mefitica che spesso respiro quando mi capita di percorrere l’A1 o A22 o A4/14. L’importante è che, qualora possibile, non vengano piazzate a ridosso dei tanti borghi e città che hanno notevole pregio artistico e turistico. In alcuni casi poi distretti industriali, artigianali ed agricoli potrebbero pure adottare pale eoliche di altezza non elevata, tipo le 4 di Pontedera (PI), da 98mt soltanto, ma che stando alla CVA producono 10GWh annuali… Tra l’altro ogni tanto leggo di nuovi rotori ad asse verticale che sarebbero sicuramente integrabili anche in contesti più “delicati” per minor impatto e senza aree di spazzamento pericolose per uccelli migratori.
Speriamo che gli operosi e simpatici emiliani (e romagnoli) si attivino per alimentare con F.E.R. il grande patrimonio produttivo ed abitativo che hanno, prima di farsi rifilare altri impianti ad idrocarburi (che già impestano la regione), o navi rigassificarici (sempre e comunque vittime di contrasti internazionali) o, peggio, il famigerato “nuculare” ( ™️>R.S.) sia in formato full che SMR, dai costi imprevedibili e comunque, in tempi così pericolosi, un pessimo “bersaglio” per missili di stati con pochi scrupoli.