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I dazi alle auto cinesi? Giorgio Prodi esclude una “guerra”

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Il professor Giorgio Prodi
Charxcontrol

Giorgio Prodi commenta, a caldo, la notizia dei nuovi dazi europei contro l’invasione delle auto elettriche cinesi. «L’Europa ha scoperto le carte e le ha messe sul tavolo. ma siamo solo all’inizio- ci dice -. Le trattative con la Cina partiranno subito e nei prossimi quattro mesi tutto può cambiare».  

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Il figlio dell’ex Presidente della Commissione europea, anch’egli economista e profondo conoscitore della realtà cinese (partirà lunedì per Pechino) fa notare che la vicenda dazi si inquadra in uno scenario geopolitico più ampio. Scenario che non può prescindere dalla tensione fra Occidente e blocco Russia-Cina e Brics  e da tre scadenze imminenti: la definizione degli equilibri in Europa dopo il ballottaggio francese, la sfida Biden-Trump per la Casa Bianca,  e soprattutto la crisi del real estate in Cina.

Giorgio Prodi intervistato da una TV cinese

La Cina ha i suoi problemi: non può permettersi una guerra commerciale con l’Ue

 

Proprio di questo dovrà discutere il terzo Plenum del Partito Comunista, fissato per metà luglio. «Pechino prevede per quest’anno un Pil in crescita del 5% – dice Prodi -, ma penso che siano stime molto ottimistiche. La crisi del settore immobiliare è pesantissima e coinvolge tutta l’industria tradizionale cinese. Per uscirne i cinesi dovranno rivedere molte cose. Potrebbe addirittura cambiare la linea di politica economica. Comunque dubito che possano permettersi una nuova guerra commerciale. Non basta il gas di Putin: servirà il sostegno della finanza internazionale, dei capitali europei e americani».

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BYD, il costruttore cinese che insidia il primato di Tesla nelle vendite di auto elettriche

Perciò il professore (insegna Economia e politica industriale all’Università di Ferrara) è convinto che Pechino verrà al tavolo dei negoziati sull’auto elettrica con spirito conciliante. «Anche se – chiosa- si presenterà a sua volta con un pacchetto di ritorsioni su alcuni prodotti importati dall’Europa, soprattutto francesi».

Altrettanto conciliante sarà Bruxelles, che non può ignorare del tutto i mal di pancia tedeschi. I costruttori tedeschi infatti, in primis il Gruppo Volkswagen, realizzano in Cina un bella fetta del loro fatturato e in molti casi sono azionisti delle azienda cinesi più colpite dai dazi. Vedi SAIC.

Tanto più che le motivazioni addotte per imporre i nuovi dazi sulle auto elettriche «sono un pò fumose». «Nessuno – aggiunge – ha ancora visto i numeri della supposta concorrenza sleale. Gli aiuti di Stato ai  car maker elettrici cinesi sono stati determinanti in passato per lanciare la produzione su larga scala, ma oggi sono stati quasi azzerati. Resta una normativa di favore molto spinta per le auto elettriche sul mercato interno, per esempio sulla concessione delle targhe, che però non influisce direttamente sui prezzi praticati all’export. E quantificare le sovvenzioni lungo l’intera filiera, ancora massicce, non è facile». 

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Giorgio Prodi, relatore a un evento di Vaielettrico a Key Energy

Oggi la supremazia cinese è fuori discussione. Ma la tecnologia è giovane e il vento può cambiare

 

Il punto di caduta? Giorgio Prodi è convinto che i grandi costruttori cinesi prometteranno di investire in Europa, trasferendo qui assemblaggio, una quota della produzione e parte della filiera di fornitura. Garantendo così posti di lavoro e valore aggiunto al Vecchio Continente.

Resta il fatto che saranno comunque loro i leader della tecnologia elettrica… «Allo stato dell’arte, sicuramente – dice -. L’auto elettrica in Cina cresce a ritmi impressionanti. Grandi volumi di produzione significano grandi economie di scala e grandi risorse da destinare a ricerca e sviluppo. In sintesi, maggiore competitività».

Tuttavia la tecnologia della mobilità sostenibile è giovane, quindi è prematuro scommettere sulla gerarchie future. «Oggi i cinesi cavalcano la cresta dell’onda dell’innovazione. Ma nessuno può escludere salti tecnologici che potrebbero disarcionarli. Penso all’idrogeno, alle batterie a stato solido e con nuove chimiche, al software, ai microprocessori e all’intelligenza artificiale. Qui la gara riparte da zero. Anzi, con altri concorrenti in vantaggio».

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5 COMMENTI

  1. Intanto il Clima e le Rinnovabili hanno vinto le elezioni UK e i conservatori che avevano tagliato il supporto alla transizione energetica sono stati sonoramente bocciati.

  2. Meravigliosa la citazione dell’idrogeno!
    E delle batterie allo stato solido dopo aver appena detto che i cinesi investono gran parte dei guadagni in R&S.
    Corretta invece l’analisi su processori e IA, dove però i vantaggi occidentali sono soprattutto negli USA, dove la solita Silicon Valley muove cifre da capogiro rispetto a quelle che riusciamo a muovere noi in Europa.

      • e ancora putroppo non siamo riusciti a modificare la regola che ne basta 1 su 27 per avere potere di veto, in questo modo non funzionerebbe nemmeno un condominio.. ce ne vorranno ancora di anni per migliorare

        • Su questo confido in Orban. Prima i poi le sue continue buffonate (per non dire attacchi diretti) spingeranno le altre nazioni non guidate da altrettanti buffoni populisti (finora sono ancora la minoranza) a modificare la votazione da unanimità a maggioranza qualificata. Andava bene l’unanimità quando eravamo in 12, in 27 il rischio di essere sempre ricattati da un mentecatto alla Orban sono altissime. Contando poi che rappresenta una nazione che è lo zerovirgola dell’intera Europa, la questione è ancora meno accettabile.

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