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I carmaker europei investono sulle elettriche, ma fuori dall’Europa

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La Twingo Eletric, oggi l'unica piccola BEV da 25.000 euro prodotta in Europa, tra Francia e Slovenia. Dacia Spring è importata dalla Cina

I carmaker europei sono quelli che investono di più sulle auto elettriche. Ma hanno investito soprattutto fuori dall’Europa. Gli Stati Uniti sono il Paese che ha attratto più investimenti, pur avendo una penetrazione di auto elettriche inferiore alla media mondiale che l’anno scorso è stata il 15% l’anno scorso. L’importo complessivo degli investimenti annunciati ha raggiunto nell’ultimo triennio la cifra record di 265 miliardi di euro.

Sono alcuni dei dati contenuti in uno studio di Transport & Environment (T&E), l’organizzazione ambientalista indipendente europea.

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Lo studio parte dai dati di mercato. Dal 2019, si legge «le vendite globali di BEV sono cresciute rapidamente da 1,6 milioni a 9,6 milioni di auto nel 2023, ovvero circa il 15% del mercato globale. Le case automobilistiche hanno investito in veicoli elettrici e batterie in una corsa all’elettrificazione guidata dalle normative globali, compresi gli standard UE sulla CO2 delle auto».

Il Nord America fa il pieno

Analizzando gli annunci di investimenti in veicoli elettrici, batterie e ricarica di 19 case automobilistiche globali tra il 2021 e il 2023 T&E quantifica un totale di 265 miliardi di euro (150 miliardi solo l’anno scorso).

Il 34% degli annunci proviene dalle case automobilistiche europee, seguite da quelle cinesi con il 20% e sudcoreane con il 18%. Tuttavia il Nord America, produttore automobilistico più piccolo dell’Europa, si è aggiudicato il 37% degli investimenti contro il 26% dell’Europa.

Gli Stati Uniti attraggono più investimenti dall’estero grazie ai generosi sussidi alla produzione locale concessi dall’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti del 2022 sostiene T&E. Viceversa in Europa l’80% proviene da carmaker europei, mentre Tesla, Geely, Nissan e Ford investono sulle auto elettriche il 20% rimanente. Questo indica una scarsa attrattività dell’Europa come location per la produzione di veicoli elettrici.

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Carlo Tavares, numero uno Stellantis.

Il caso Stellantis: solo il 10% degli investimenti è destinato all’ Europa

Tra le case automobilistiche che hanno investito in Europa, solo 6 (BMW, JLR, Renault, Mercedes, Nissan e VW) hanno indirizzato più del 50% dei loro investimenti verso l’Europa. La principale casa automobilistica europea, Stellantis, ha indirizzato solo il 10% degli investimenti annunciati verso l’Europa, collocandone invece il 74% nel Nord America.

…e l’Italia resta a secco

Regno Unito, Germania e Spagna sono stati i maggiori beneficiari, assicurando il 71% degli investimenti annunciati per l’Europa. L’Italia si aggiudica meno del 5% del totale e dieci volte in meno della Germania, 7 in meno della Spagna, la metà esatta dell’Ungheria.

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L’Italia, un importante polo produttivo per Stellantis, è riuscita ad attrarre infatti solo 1,3 miliardi di euro. E questo investimento sembra ora essere ritardato.

L’automotive europea è a rischio

«Ciò dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per l’Europa _conclude T&E -: la sua attuale mancanza di una strategia industriale coerente per i veicoli elettrici per competere con la Cina e gli Stati Uniti sta ostacolando gli investimenti anche da parte delle stesse case automobilistiche nazionali».

Altro campanello d’allarme per l’automotive europeo è il rallentamento degli investimenti sui veicoli elettrici l’anno scorso.

In rapporto alle vendite i carmaker europei investono oggi sulla filiera delle auto elettriche meno delle case automobilistiche statunitensi. In media le case automobilistiche europee hanno investito 3.840 euro per auto venduta, rispetto ai 4.970 euro delle case automobilistiche statunitensi.

Questo potrebbe pregiudicare il mantenimento a lungo termine dei posti di lavoro nell’industria automobilistica europea mentre il mercato auto mondiale si sposta verso i veicoli elettrici.

Transport & Environment conclude con tre suggerimenti per i decisori politici, all’indomani del voto per il Parlamento europeo.

Tre mosse per cavalcare il cambiamento

  1.  Mantenere l’ambizione degli standard UE sulla CO2 delle auto, compreso l’obiettivo del ban alle termiche entro il 2035. Ciò è fondamentale per fornire alle case automobilistiche la certezza normativa.
  2.  Introdurre anche in Europa un pacchetto di incentivi all’industria automobilistica “verde” di almeno 1.000 miliardi di euro.
  3.  Sostenere e premiare la produzione locale, non attraverso il protezionismo (dazi) bensì con piani di produzione accelerati di veicoli elettrici. Per esempio  attraverso norme ambiziose sull’impronta di carbonio delle batterie, come viene attualmente fatto in Francia con il suo concetto di “eco-score”.

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Vesper
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15 COMMENTI

  1. una bella supercazzlola ipersonica che c’entra zero con l’articolo ..
    provo ad “aggiustarlo” per dargli un senso
    a paesi come spagna portogallo germania francia ma anche vicini come uk ..
    grazie all’elettrificazione ,rinnovabili + ev ..
    del petrolio Arabo o di Putin ,fregherà sempre meno ogni anno che passa

    per molti cittadini anche italiani,pochi ,questo è già vero oggi
    anche in USA cambiano rapidamente le cose

    è di questi giorni che in California il metano è diventato un peso sulla bolletta dei californiani

    costo di 1 Watt di pannello fotovoltaico nel 1970 100 dollari
    costo di 1 Watt di pannello fotovoltaico nel 2024 0,20 centesimi

    cosa aspettiamo a elettrificare anche noi

    • immagino la supercazzola fosse un elogio al mio intervento
      🙂
      la politica un qualche peso in quello che succede secondo me lo ha, ci sarà un motivo se i cinesi preferiscono Ungheria e Slovacchia per i loro investimenti auto, sarà forse perché i loro governanti ( e il Fico slovacco è stato stranamente sparto il 15 maggio ) non appoggiano la posizione nato in Ucraina ? urso ci dice di avere frotte di cinesi alla sua porta desiderosi di investire milioni di miliardi qui da noi, io continuo a non vedere tutto questo assembramento, andrò dall’oculista

      • Ma dico ..
        la penisola Iberica è sparita dalla cartina ?

        capisco i masm_idioti che ,spero per loro , hanno delle “direttive”
        ma sulla cartina sopra c’è scritto che VW investe più di 10 miliardi in Spagna
        il costo dell’energia è tra i più bassi d’Europa grazie alle rinnovabili

        l’Europa dl sud , IMHO , è in piena rinascita con l’elettrificazione ..
        TRANNE L’ITALIA
        che perde tempo con minkiate :
        idrogenate
        nuculari
        biocarbudrogati

        e rimpiange i tempi quando eravamo amici di Putin e del suo lettone ..
        e il gas ce lo regalava (in realtà sembra che lo pagavamo ,più degli altri paesi europei chissà perché ?)

        era solo per fare una battuta , per dire che la guerra incide da noi molto di più che in altri paesi alla nostra latitudine
        perché noi non vogliamo rinunciare al tubo del gas , gas che sarà sempre più costoso anche per le infrastrutture che diventano fatiscenti e pericolose

        perché il mondo si muove in un altra direzione ,elettrificazione,
        e noi rimaniamo fermi; bloccati per decenni

        l’energia è tutto nello sviluppo di un paese
        non solo per l’industria , ma per la qualità della vita
        meno costa meglio è
        ma sembriamo non capirlo a livello istituzionale

        vabbé ,
        visto come vanno le cose da decenni inutile piangerci addosso
        per l’ultimo governo italiano o europeo di turno

        passiamo al piano B
        si chiama fai-da-te
        questa estate comprare 4 Kw di pannelli fotovoltaici, costa meno di Mille eur
        soldi spesi bene

        😀

        • Le ultime elezioni europee erano un’occasione per dare un segnale al governo ma la maggioranza degli italiani ha riconfermato l’operato e di conseguenza rafforzato le scelte strategiche di approvvigionamento energetico dell’attuale governo, quindi è chiaro che gli italiani vogliono continuare ad essere dipendenti dalle fonti fossili, piaccia o no questa è la triste realtà.

          • Intanto la prossima crisi energetica che sta covando sotto le ceneri si avvicina a passi da gigante.

  2. meno male che transport & environment esiste e continua a produrre report e suggerimenti validissimi
    purtroppo i loro lavori finiscono ai governanti europei che non erano esattamente il massimo e visto l’esito di queste elezioni europee anche per i prossimi non possiamo sperare in grandi miglioramenti
    noi premiamo in queste elezioni questo nostro governo impegnatissimo in battaglie di retroguardia e militarmente attivo con la minoritaria nato, non credo si sia accorto che l’altroieri è morto il petrodollaro, è terminato l’accordo cinquantennale degli USA con gli arabi che evidentemente ora non giudicano reale la protezione statunitense, l’unico al mondo a poter assicurare protezione è Putin dato che è l’unico al mondo ad avere missili ipersonici a traiettoria variabile, anche il nostro governo dello stesso schieramento politico un secolo fa scelse il cavallo sbagliato, non è una novità

  3. Il rapporto clientelare pluridecennale (a breve quasi secolare) che la politica ha con i petrolieri è un male devastante la cui unica cosa giusta sarebbe sradicarlo e lasciarlo essicare definitivamente.

    Ma dipende da noi, la scelta è solo nostra: o diamo retta a loro mettendo in folle il cervello oppure lo usiamo.

    Se non lo faremo NOI questi continueranno a salvarsi ed ingrassarsi l’un l’altro.

  4. si passerà dall’ I.R.A. degli americani all’ IRA degli italiani… quando capiranno che con queste politiche nazionali siamo tra gli ultimi nei paesi “sviluppati”…ed a breve perderemo anche il settore automotive (fabbriche e indotto) tanto le produzioni ICE le stanno già spostando in nord Africa…

  5. Sulla fantapolitica dell’articolo sono perfettamente d’accordo soprattutto quando consiglia di seguire gli standard europei sulla CO2 con le relative tempistiche dopo aver illustrato dove sono andati i fondi per ricerca e produzione in campo della mobilità elettrica, in pratica l’articolo consiglia di tirare la volata agli USA in modo che i loro investimenti (a debito ovviamente in quanto li la parola rigore è usata solo per indicare il fallo in area nel soccer) non risultino i.produttivi ma vengano sa noi a vender le loro auto dopo che avremo messo i dazi a quelle cinesi.
    Il fatto che l’Europa abbia svoltato “purtroppo” a destra premiando chi si oppone a questi dicktact ambientalisti, vedo che non vi dice nulla e per voi le elezioni i europee sono state una inutile perdita di tempo.
    Certo una politica per l’ambiente va fatta ma non da soli o quasi Co e Donchisciotte coi mulini a vento, ma fatta nei tempi e nei modi giusti senza uccidere un continente arricchendo gli altri che l’ambiente lo vedono solo come una ottima opportunità per far soldi. Comunque ora ci aspettano parecchi cambiamenti vedremo quando e cosa si deciderà con le nuove maggioranze in Europa.

    • Non mi pare che abbia capito quello che sostiene Transport & Environment. Sostiene che se l’Europa non si darà una mossa la transizione elettrica nella mobilità sarà un affare per Usa e Cina, che diventeranno i padroni dell’industria automotive mondiale. E dove le ha viste le nuove maggioranze in Europa?

  6. A leggere questo articolo e vedere le direzioni politiche europee sembra si stia scrivendo di fanta-politica e non di realtà.
    Sotto ogni post, video o pubblicità sulla mobilità elettrica si leggono sempre e soltanto gli stessi commenti fotocopia di becera ignoranza.
    Ancora una volta ci attendono anni di arretramento culturale, economico e sociale.
    Un branco di analfabeti funzionali felici di vivere nella mediocrità e che si accontentano di poco e nulla, di chiacchere e luoghi comuni, figli di decenni di annichilimento mentale pronti ad accettare tutto come “fatto” ineluttabile, abituati a non alzare mai la testa verso l’alto, sudditi e mai davvero cittadini.
    Senza educazione alla cultura siamo destinati a un futuro triste.

    • bha
      ci sono paesi Europei e paesi Europei
      mi sembra che in Spagna le cose vadano meglio
      10 miliardi di investimenti privati ne l’automotive
      contro 1,3 miliardi in Italia

      considerato che la produzione Spagnola ha superato quella Italiana anni fà ..
      e “nessuno se n’è accorto ”
      e che oggi produce più del triplo delle auto che si fanno in Italia

      rischiamo di farci superare anche dal Portogallo , dato che la loro produzione ha superato la metà della nostra
      con una popolazione che è un sesto della nostra

      gli Italiani si possono salvare solo se fanno un bagno d’umiltà
      e magari cominciano a copiare dai vicini di banco alla nostra latitudine

      su rinnovabili e sviluppo sostenibile

      I massm_idioti italiani sembra che hanno la coda di paglia
      confrontano l’Italia sempre con Francia e Germania ..
      mai con i paesi Iberici

      paura di restare l’ultimo dei PIGS ?
      o la ricerca disperata di qualcuno che abbia un debito pubblico comparabile al nostro e una classe politica altrettanto demenziale ?
      ce la farà Trump a farci sentire meno inadeguati ad affrontare le sfide di oggi e di domani ?

      nel frattempo , confido nelle ultime risorse mentali degli italiani di talento e buona volontà ..
      per tirare avanti ancora ,malgrado la politica degli ultimi 50 anni

      per quello che vale
      un convinto progressista
      in un paese di conservatori che ha poco da conservare

    • L’Europa adesso annuncerà dei dazi alle auto cinesi di circa di 10%-15% per fare contenti il popolo ma senza digli che sono dazi ridicoli e che posso essere ampiamente assorbiti dai cinesi senza neanche accorgersene.

      • e mi pare che già ci sono dei dazi (al 10% ?) sulle auto cinesi,
        vediamo a quanto li aumentano.. esempio al 15% o al 25%

        se si fermano al 15% (mi pare come i dazi sulla auto europee in Cina) invocano il principio di reciprocità e fanno la sceneggiata, sperando che la Cina non agisca ritorsioni commerciali

        mentre se fanno molto di più, i brand cinesi velocizzano la costruzione delle fabbriche in europa anche delle vetture e non più solo delle batterie

        e meno male, se arriva un po’ di concorrenza anche sui segmenti A e B, poi se fatta con manodopera europea tanto meglio

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