La crisi di Hormuz fa emergere, anche se non tutti lo vogliono capire, la pericolosità di una forte dipendenza dalle fonti fossili e la necessità di investire nelle rinnovabili. Anche nella riottosa Sardegna dove il centro sinistra al governo ha preso una sbandata per la propaganda fossile di vari comitati locali. Fino a colpire una tecnologia che non consuma suolo e migliora le colture come l’agrivoltaico.
Ma visto il blocco di Hormuz e l’impennata, per esempio, del gasolio agricolo, c’è chi chiede alla politica regionale «una riflessione pragmatica e immediata sull’impiego dell’agrivoltaico». Appello firmato da Centro Studi Agricoli ovvero chi rappresenta il mondo agricolo. Un passo avanti in un contesto avvelenato dalle fake news e dal populismo.
Hormuz un salasso per gli agricoltori, serve l’agrivoltaico
Iniziamo dai toni e dalle parole usate nel documento dell’associazione. «Il rombo sordo dei conflitti mediorientali, per quanto geograficamente distante, riverbera con forza sulle campagne della nostra Isola. L’impennata dei costi del petrolio e del gas naturale, inasprita dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, si sta traducendo in un salasso quotidiano per chi lavora la terra in Sardegna». Fin qui l’analisi, comune a diverse categorie professionali in tutta Europa, ma l’aspetto interessante è la proposta. Si va oltre la richiesta di sconti, tariffe agevolate, sussidi.

Di fronte a questo scenario pur conservando una discutibile riserva su questa dichiarazione «impianti fotovoltaici industriali tradizionali, che spesso impermeabilizzano il terreno o lo sottraggono alla sua vocazione originaria», l’intervento nobilita l’ incomprensibilmente discreditato agrivoltaico che «postula una coesistenza strutturale: si tratta di pannelli sollevati o disposti in modo tale da permettere ai macchinari di passare, alle greggi di pascolare e alle colture di crescere, sfruttando l’ombra per ridurre lo stress idrico delle piante».
Eppure in Sardegna si vedono spesso alzare i calici quando la Regione impugna i decreti del ministero dell’energia contro il via libera agli impianti agrivoltaici – ricordiamo quelli recenti di Fattoria Solare Soliu e Fattoria Solare Tramatza approvati a Roma, bocciati a Cagliari. La tipica schizofrenia della politica energetica italiana. Senza dimenticare l’ampia diffusione di fake news: consumo di suolo, riduzione della biodiversità…
Gli agricoltori riconoscono l’importanza dell’agrivoltaico
Se la Regione sul tema rinnovabili si rende visibile soprattutto per le impugnative, l’opposizione e il reclamare competenze urbanistiche nel mondo agricolo si riflette sulla necessità di avere energia a basso costo. «Il perdurare del conflitto in Medio Oriente e le sue gravi ripercussioni sui mercati energetici internazionali stanno dimostrando, ancora una volta, quanto sia fragile e pericolosa la dipendenza dai combustibili fossili». Eppure in Sardegna oltre al carbone estero, all’energia prodotta dagli scarti di petrolio della ex Saras si vuole pure costruire un metanodotto. Nuovo guinzaglio in arrivo e soprattutto non con energia a basso costo.
I rappresentanti degli imprenditori agricoli, il loro punto di riferimento è Tore Piana, fanno una riflessione economica. «In un territorio insulare, dove ogni singola merce in entrata e in uscita sconta il peso economico del trasporto marittimo, l’aumento vertiginoso dei carburanti, dell’energia elettrica e dei fertilizzanti rischia di prosciugare definitivamente i margini operativi delle aziende rurali».
Agrivoltaico avanzato: una balla che non c’è legame con agricoltura
Serve un altro percorso energetico e da qui l’appello alle istituzioni regionali. A cui si «chiede di avviare immediatamente un confronto tecnico e politico per definire regole chiare, trasparenti e rigorose».
«Basta dire no a priori all’agrivoltaico»
La Regione sta bloccando la transizione in campagna, lo sottolineano gli agricoltori. «Continuare a dire “no” a priori, senza distinguere tra speculazione e investimenti seri, significa condannare l’agricoltura sarda a subire passivamente gli aumenti dei costi energetici, senza strumenti di difesa». E sono interessanti queste parole «mentre il dibattito pubblico si divide ormai da tempo aspramente tra la ferrea tutela del paesaggio e la necessità vitale di una transizione ecologica, l’interrogativo che si solleva dalle campagne ci impone una scelta di prospettiva: ha senso blindare ogni singolo ettaro di suolo agricolo per preservarne l’assoluta integrità estetica, se i costi di produzione fuori controllo costringeranno chi coltiva e custodisce quella stessa terra ad abbandonarla?».

Il ragionamento non fa una piega e dovrebbe spingere la presidentessa Alessandra Todde a prendere una posizione chiara. L’abbiamo vista in televisione da Floris annuire alle critiche sulle politiche energetiche del Governo, al contrario in Sardegna si insegue pure il populismo di chi è contro le rinnovabili, a iniziare da chi propone la Legge Pratobello dove in pratica si chiude agli impianti industriali. Ma la transizione non si può fare solo sui tetti delle case e degli stabilimenti, dove si registra scarsa produttività, o in zone non vocate.
Tanto no e nessun si. Questo il problema mentre il mondo è succube delle mine in una piccola porzione di territorio che bloccano l’economia mondiale. A iniziare, se non si sblocca l’impasse bellica, dagli aerei e i traghetti che portano milioni di turisti in Sardegna.
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C’è poco da fare, l’Italia vive sugli allori del passato, ormai remoto. Gli italiani sono ottusi e i politici sono l’esatta espressione.
Ci faremo sempre più male.
Le politiche come quella della giunta regionale sarda sono una delle ragioni, perché i cittadini non vanno a votare. Una persona come me che crede nella transizione energetica e nel cambiamento climatico va da sé che dovrebbe votare una coalizione politica che persegue questi obbiettivi. A chiacchiere e nei programmi entrambe le coalizioni di destra e sinistra vogliono farla, nei fatti agiscono in altro modo.
Giusto domenica scorsa 12 aprile si è svolto nella mia città, in piena pianura padana e guarda caso interessata da alcune richieste di installazioni sia di campi utility-scale fotovoltaici che di impianti agrivoltaici, un “simpatico” incontro promosso da un fantomatico comitato di “cittadini consapevoli” e dal titolo quanto mai significativo “Agrivoltaico o Agridepredazione?”.
Ci devono essere sotto dei poteri economici fortissimi che finanziano questi “comitati” e questi incontri da fanatici… siamo messi bene! 🤦
E mai che protestino contro centrali a carbone o altri siti fossili inquinanti
Agrivoltaico=Antidepredazione.