Home Vaielettrico risponde Ho comprato la Tesla Model Y. Come la ricarico nel mio box?

Ho comprato la Tesla Model Y. Come la ricarico nel mio box?

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tesla model y
Una Tesla Model 3 in ricarica con una wall-box. Ma basta anche una normale presa?

Come ricarico la Tesla Model Y che ho appena comprato, ci chiede Eugenio Capra dovendo attrezzare il suo box condominiale? Gli risponde il fondatore e CEO di Silla Industries Alberto Stecca. Silla Industries è una giovane azienda padovana che produce l’ampia gamma di wallbox Prism. Ricordiamo che potete inviare i vostri quesiti all’indirizzo mail info@vaielettrico.it.

 

tesla model y
La Tesla Model Y

Due alternative: wall connector o presa industriale

Innanzi tutto complimenti per il vostro sito, davvero utilissimo. Ho appena ordinato una Tesla Model Y e devo decidere come attrezzarmi per la ricarica nel mio box. Le due opzioni che sto considerando sono di installare un Wall connector Tesla da 32A oppure una presa industriale blu da 20A ed utilizzare poi il caricatore in dotazione.

 

Quasi 2.000 euro di differenza…

Trattandosi di un box inserito in un condominio di box, l’aumento della corrente non è un problema in quanto mi attaccherei direttamente al contatore condominiale, già accordato con l’amministratore. Tuttavia i preventivi che ho ricevuto sono molto diversi, circa €2.200 + IVA per wall connector contro i €400 + IVA della presa industriale.

A parte la velocità di ricarica, quali sono le differenze e cosa consigliereste? L’impianto sarebbe eseguito ex-novo da un elettricista qualificato, quindi anche nel caso della presa industriale sarebbe dimensionato in modo adeguato. Ci sono differenze per la salute della batteria della vettura?

Occhio alle soluzioni “di fortuna”

di Alberto Stecca∗

Alberto Stecca

I due prodotti presi in considerazione dalla domanda sono molto diversi tra loro e non possono essere messi in stretta competizione. Fuori discussione rimane il fatto che un prodotto come Wall Connector Tesla non possa di certo essere paragonato a una soluzione un tantino “di fortuna” come quella descritta. Abbandonata l’idea di elencare plus e minus delle due opzioni che il lettore ci sottopone, quindi, quello che gli consiglio è di valutare il suo acquisto concentrandosi prioritariamente sulla sua situazione personale: la necessità di installare un dispositivo per la ricarica domestica dell’auto in contesto condominiale.

tesla  Model y

In condominio c’è un problema di bolletta

La prima considerazione da fare è a livello pragmatico. Ricaricando l’auto in un luogo condiviso con altri proprietari/affittuari di box auto, infatti, il lettore dovrà giustamente dar modo all’Amministratore condominiale di addebitargli i consumi energetici relativi alle sessioni che andrà ad effettuare. Nessuno vuole pagare la ricarica di un altro come nessuno auspica che il vicino di box, a sua volta proprietario di un’auto elettrica, possa approfittarsi della stazione di ricarica di altrui competenza. Due scenari più che plausibili in un garage condominiale che vengono risolti dalla tecnologia delle colonnine sul mercato.

Il nostro lettore dovrà quindi orientare la sua scelta d’acquisto verso un dispositivo che sia in grado di identificare le sessioni di ricarica per la rendicontazione condominiale e preservare l’utilizzo della colonnina al singolo proprietario o utente autorizzato.

L’altra importante considerazione da fare riguarda la propria e l’altrui sicurezza che deve poter essere assicurata dall’acquisto di un prodotto che rispetti quanto previsto dalla normativa vigente. L’interesse crescente verso l’elettrico non ci porti a sottovalutare i rischi connessi all’utilizzo di un dispositivo di fortuna, non riconosciuto dalla normativa.

I vantaggi della ricarica intelligente

Infine, riguardo la differenza di costi, è evidente che la soluzione più economica che è stata prospettata al lettore altro non è che una semplice presa industriale mentre una colonnina di ricarica, a seconda di marca e modello, è un dispositivo contenente un’elettronica in grado di regolare la quantità di energia da inviare all’auto, ha protezioni interne obbligatorie per norma nel caso di ricarica di auto elettriche, offre la possibilità di controllo a distanza e di rendicontazione delle sessioni di ricarica e, in alcuni modelli, consente anche di ricaricare in automatico la vettura solo negli orari in cui l’energia elettrica costa meno (tipicamente di notte).

Fondatore e CEO di Silla Industries

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27 COMMENTI

  1. Ci sono dei contabilizzatori certificati, che si montano a valle della linea di ricarica, però il problema resta che quella presa industriale può usarla chiunque, se meno un controllo Rfit puoi controllarla. Ma a questo punto non so se sia ancora conveniente.
    Meglio una Silla monofase con Rfit

  2. Certo che ne tiene conto, della dispersione: in mezzo è presente il mobile connector.
    Impostato a 13A non significa che carica 13A ma che PRELEVA 13A.
    Se attivi precondizionamento, usa fino a 13A dalla rete e l’eventuale ulteriore necessità dalla batteria.
    Per cui il calcolo è facilissimo, usando il tempo e gli ampere.
    10 ore a 13A sono 30kWh consumati e probabilmente 28 kWh caricati.

    • No no intendevo guardando il dato dei kw caricati che conta l’auto, di sicuro non può contare la dispersione soprattutto dato che è variabile in base alle condizioni esterne, se era ferma o arriva “calda” etc, per il discorso ac o sentry etc mi rifacevo al commento su un’altro articolo di un possessore di tesla che confermava non vengono contati nel dato “kw caricati” perché si riferisce solo alla batteria e non a quanta ne entra nell’auto in totale, non c’entra amperaggio, quello al massimo cambia l’efficienza del trasformatore acdc che come risaputo disperde di più con potenze più basse

      • In realtà il caricatore interno dell’auto dialoga con il wallbox, per cui in teoria l’auto potrebbe essere in grado di calcolare la differenza tra kWh “erogati” e quelli “ricevuti”. Inoltre l’auto sa quanti di quelli ricevuti finiscono in batteria e quanti vengono drenati dal sistema. Non tutte le auto però hanno a bordo il software necessario per fare questo genere di calcoli.
        Senza un conteggio a parte non è invece possibile stabilire la dispersione a monte del wallbox.

  3. Domanda “A parte la velocità di ricarica, quali sono le differenze e cosa consigliereste?”
    Risposta “Abbandonata l’idea di elencare plus e minus delle due opzioni che il lettore ci sottopone, quindi, quello che gli consiglio è di valutare il suo acquisto concentrandosi prioritariamente sulla sua situazione personale:la necessità di installare un dispositivo per la ricarica domestica dell’auto in contesto condominiale. ”
    Cioè, tradotto dal commerciale” della Wall di tela non posso parlarne, la presa da 20A non c’è niente da spiegare, facciamo che parliamo del problema che hai già risolto con l’amministratore ”

    Considerare una installazione ex novo di cavo e presa industriale da 20A con relativo contatore (dato che senza l’amministratore difficilmente avrebbe dato ok) una installazione di fortuna mi pare un poco brutto… Tutti quelli che ricaricano a casa con una normale 16A da cucina? O quelli peggio che usano la 10A che avevano già in garage che soluzioni sono? L’equivalente di una batteria di patate col filo di rame nei poli della presa?

    Ahh ok, ha risposto l’azienda che produce e vende wallbox, ma non quella di cui chiede informazioni il lettore. 😂
    Eh Eugenio che ci voi fa, segui i commenti che probabilmente avrai info preziose dagli utenti

    • Non sono un cliente Silla, ma sicuramente non scambierei mai la mia wallbox di altro marchio che regola la massima potenza disponibile tolti i consumi di casa con una spina industriale blu a 230V. Sono due mondi diversi con anche sicurezza diversa.
      PS: nelle zone comuni dei condomini non puoi caricare con mobile connector….

  4. il costo della sola wall box dice poco, l’installazione va fatta da professionista e certificata. A maggior ragione perché si trova in un condominio, quindi il prezzo sale.
    Insomma per caricare a casa una tesla e “risparmiare” bisogna iniziare spendendo 2400 euro (Iva compresa).

  5. Confermo che il Wallbox Tesla è tuttora quello che costa meno. Io comunque da più di due anni ricarico a casa con il cavo Schuco senza problemi, anche per ore a 13 A: in questo caso servono i 4,5 kW.
    E questo per più di 50 kkm…..

    • Il più è, c’è differenza poi sulla tenuta della batteria a lungo andare? A rigor di logica non dovrebbe, ammesso di avere un buon impianto stabile senza grosse interferenze (del tipo che se colleghi delle casse al pc ci senti i grilli 😂), ma ahimè son tutte cose che potremo vedere empiricamente tra qualche anno di esperienze di tante persone messe assieme. Non per altro, ma semplicemente o hai due auto e le carichi in due modi diversi per sempre o vedi solo una faccia della medaglia

      • Sì, c’è differenza: caricare in AC con potenze inferiori a 7kWh significa NON affaticare affatto la batteria.
        Le batterie soffrono quando le si carica in DC a potenze che si avvicinano o sono superiori alla propria capacità (cioè: batteria da 50kWh e la carichi a 50kW o più). Caricarle ad un decimo della propria capacità (quindi in 10 ore) significa NON stressarle in quanto termicamente meno sollecitate.
        Il trasformatore che ha ogni macchina compensa la rete pessima: se scende sotto certi parametri (hertz sotto 49 o sopra 51 e voltaggio che si scosta oltre il 10% dal nominale) la ricarica si interrompe automaticamente, dopo un tentativo (arbitraggio) di abbassare la potenza (diminuisce gli ampere fino al minimo accettato dalla macchina)

        • Mmmh, ma l’auto non converte comunque in continua? Aggiungendo quindi dispersione al tutto? Forse è per questo che si vede una dispersione maggiore a basse potenze che di norma son in alternata

          Lato batteria più chiaro, non pensavo avesse tolleranze così basse, c’è caso che se si ha casa vecchia vecchia di far un controllo prima di acquistare 😅

  6. Ovviamente quello che dice di base non fa una piega per quanto riguarda la presa da 32A che però purtroppo un problema di fondo che si tende a non considerare. E cioè che sti benedetti 32 A alla presa bisogna pur darglieli se vogliamo che ieri eroghi alla vettura. E qui purtroppo casca l’asino, perché nel 80% dei casi, volendo sparare una percentuale all’ingrosso ma abbastanza sensata, l’Enel o chi per esso permettono un massimo di 6 kW come fornitura in monofase. Cioè, di gente che in Italia sia arrivata ad avere 9 kW in monofase non è che non ce ne sia. Ma stiamo parlando di una percentuale minoritaria. Normalmente sopra i 6 kW viene imposta la trifase. Cosa che a quel punto fa cadere l’interesse su una 32 ampere monofase perché buon senso vorrebbe che avendo la trifase si carichi in trifase. Aldilà di questo, conto tenuto che nell’ipotesi di un allaccio al contatore domestico comunque una quota di quei famosi 6 kW va riservata all’abitazione, ne discende sempre calcolando all’ingrosso che a buon senso raramente si andrà al di sopra dei 20A/4,6 kW nell’uso della 32A di cui sopra. Questo perché gli scaglioni dei caricatori portatili a 32A in genere non lasciano grande spazio alla fantasia (16/20/24/32 è in genere la scala disponibile). Da ciò discendono tutti i calcoli che sapete fare alla perfezione in termini di performance di ricarica. Se invece l’ipotesi è quella di allacciarsi al contatore condominiale, tutto fa la potenza disponibile al medesimo. Se però partiamo dal dato statistico che ho una gran parte dei contatori parti comuni normalmente viaggia su 15 kilowatt di potenza disponibile, sempre nell’ipotesi della tu 32A abbiamo due problemi. Il primo è dato del fatto che i 15 kW di cui sopra sono erogati su tre fasi, prelevarne 7,5 su una fase sola potrebbe essere problematico o addirittura poco praticabile. Non sto a dilungarmi più di tanto, ma per quel poco che mi è dato di sapere tutto dipende dal tipo di contatore presente. contatori già recenti, e quindi con display digitale, ma non recentissimi potrebbero non apprezzare la cosa. Secondo problema è invece di purea matematica: se da una disponibilità supponiamo di 15 kilowatt io ne prelevo 7,5 , di fatto sto usando la metà della potenza disponibile. Finché sono l’unico in tutto il palazzo di avere la macchina elettrica di per sé potrebbe non essere un problema, basta però che solamente un altro inquilino passa la stessa mia scelta che siamo già arrivati al fondo del contatore. Insomma, salvo che abbia detto un mucchio di scemenze per i conti che mi sono fatto sulla carta una presa da 32 a sembrerebbe la soluzione a quasi tutti i mali 😂 all’atto pratico la differenza tra una 16 e una 32 si risolve in circa un kilowatt in più all’ora a favore di quest’ultima. Così, giusto due annotazioni senza avere la pretesa di aver esaurito l’argomento

      • Carissimo? Mannò, sono a buon mercato anche senza incentivi!

        Rispondendo invece seriamente: infatti ho scritto che non conoscendo i dettagli non mi esprimo più di tanto, prima di tutto, le necessità: io carico a 3kW e mi va benissimo così (non ho mai avuto necessità di avere batteria carica al 100% due giorni consecutivi e nel caso, userei una colonnina)

        La parte economica, invece, non mi quadra…

    • Magari dico una cazzata.. Ma se si installa a monte un contatore con una potenza massima tale da dividere la disponibilità del condominiale sui vari box? Inteso come soluzione nel lungo quando tutti lo useranno, ovvio che devono essere pochi box altrimenti resta cmq inutile come lo sarebbe senza che salta alla terza auto collegata.

      Ahimè ho il presentimento che a lungo andare verrà regolamentata come cosa e le ricariche dovranno essere legate al contatore personale salvo wallbox comuni, almeno per le realtà condominiali sopra i 4 condomini. Più che altro per evitare le classiche diatribe tra vicini che non mancheranno di saltar fuori qua e là soprattutto per la scarsa conoscenza dei più dell’argomento elettricità

      • Ripensandoci mi sorge un altro dubbio.. Ma se poi ci son tutte le auto del condominio in carica.. E non so, uno decide che rientra a casa usando l’ascensore e le luci delle scale? 😅 Si scollegano le auto finché l’ascensore ha finito e si riparte? È possibile per le auto o a ogni stop devi far ripartire a mano per sicurezze varie?

      • Di per sè non sarebbe una cazzata. Però, a memoria, sulla singola fornitura la storia è che fino a 22 kw (circa, non ricordo con precisione) la cosa rientra nella normalità, tra i 22 e i 50 kw si può, ma si deve fare tutta una serie di adeguamenti non banali, sopra i 50 kw c’è il rischio concreto di dover mettere una cabina di media tensione.

        • Beh si per quello dicevo solo se i box son pochi, tale che ne so da lasciare 6kw puliti a ognuno di disponibilità in modo da avere cmq una discreta potenza che per ora basta e avanza con quasi qualunque auto per una bella carica notturna, o anche solo banalmente tornare a casa un ora per mangiare e doccia ti dà quei 30 km per la sera aggiuntivi che possono tornare utili e cmq anche se torni un po’ tardi hai 5 o 6 ore che fanno abbastanza km.
          Il fatto è che tutti di discorsi e problemi ci sono per le palazzine nemmeno così vecchie, e per assurdo non credo di aver mai sentito di linee guida sulle nuove costruzioni per essere pronte a futuri adeguamenti, banalmente ho dovuto chiedere, in costruzione, all elettricista almeno di prevedermi delle canaline sovradimensionate per un eventuale (ma probabilmente scontato in futuro) trifase da 11kw in modo almeno da non dover spaccare nulla, tanto finché l’auto sarà una sola non sarà un problema
          Tra l’altro da ignorante davo per scontato che dove passa un impianto da 6kw sarebbe passato senza problemi anche un aumento a 11 almeno come diametro delle canaline di oggi, avendo visto questi problemi su case di 20 o 30 anni a salire

          • Il “trucco” per sfruttare al meglio la potenza complessiva condominiale è quella di utilizzare tutti lo stesso modello di wallbox che fa il bilanciamento del carico “distribuito” tra le varie unità. Ormai lo fanno in molti. Nel mio caso (60 piazzole di cui 26 dotate di wallbox) le varie unità conteggiano anche il consumo e trimestralmente viene emessa fattura ai condomini. Le soluzioni esistono già, il problema in Italia spesso è mettere d’accordo tutti.

    • Io carico in condominio in monofase, tolti i consumi della casa, carico di notte a 24/25A con wallbox senza problemi.
      Chiaro che se comprassi anche l’auto principale elettrica vorrei passare alla trifase.

      • Ma quanti km fate ogni giorno oer aver bisogno per forza di ricaricare a questi amperaggi???
        Un conto scegliere di usare questi amperaggio (per una teorica miglior resa del caricatore) un altro dire che sia necessario arrivare a 25 A altrimenti non si riesce a ricaricare.. .
        Per il 95% degli italiani ricaricare a 25 A vuol dire fare una ricarica di 2 ore (2 ore a 25 A danno quasi 100 Km di autonomia e il 95% degli italiani 100 Km al giorno non li percorre…) quando in realtà se ne hanno a disposizione 8/10 di ore…
        Quindi va da sé che la potenza necessaria (cioè quella che se non hai non riesci a ricaricare durante ka notte ed avere l’auto pronta la mattina successiva) è molto ma molto più bassa….
        8 A, quindi 2 kw di potenza, bastano ed avanza per la stragrande maggioranza degli italiani… amperaggio che puoi tranquillamente prelevare da una normale scuko se l’impianto è a norma (quindi con sezione di cavi adeguata a reggere i 16 A, come dovrebbe essere in ogni casa o garage a prescindere da se uno deve ricaricare un auto o meno altrimenti diventa pericoloso anche utilizzare una lavatrice o un asciugatrice o una stufetta di qualsiasi tipo….)

  7. Piccola nota, dato che parliamo di Tesla: la possibilità di ricaricare “off peak” è già insita in Tesla stessa. Da APP gli si può dire a che ora si vuole che sia carica la macchina e quale è l’orario in cui ricomincia la fascia di maggior costo: la macchina si autoregolerà in modo da essere carica alla percentuale prescelta entro l’ora in cui gli abbiamo detto che vogliamo sia carica e tenendo conto dell’orario, essendo in grado di calcolare con estrema precisione (nel mio caso sbaglia di 10/15 minuti su 12 ore) a che ora terminerà.
    In un condominio o con l’esigenza di bilanciare gli altri carichi, è una cosa diversa, ma per chi carica dal proprio contatore, una normale presa industriale da 32A permette di caricare una Long Range da 77kWh completamente scarica in 11 ore (dalle 20 alle 7)

    • Aggiungo: il wall connector Tesla costa 550€ iva compresa: https://shop.tesla.com/it_it/product/wall-connector-di-3a-generazione , la differenza è per l’elettricista, apparentemente ingiustificata, dato che il wall connector spesso è collegato all’impianto con… una presa industriale, esattamente l’alternativa a 400€.
      Non conoscendo i dettagli, non esprimo altri giudizi, ma mi sembra un po’ surreale.
      Il cavo fornito in dotazione con Tesla (il mobile connector, da una settimana non più in dotazione di serie) è sostanzialmente in grado di fare quanto richiesto ed è dotato delle protezioni necessarie, salvo la possibilità di rendicontazione, ovviamente, ma in questo senso nemmeno il wall connector Tesla lo può fare, è la macchina stessa che indica i kWh caricati, anche tramite APP.

      • Tramite app non tiene conto della dispersione, e presumo anche dei consumi eventuali a motore spento come pre riscaldamento etc, l’unica soluzione è mettere un piccolo contatore a monte della presa a cui si collegherà la Wall o la industriale, l’unico modo perché sia accettabile da qualcuno per una eventuale fatturazione separata, altrimenti fai pagare un buon 5 % di media al condominio dei tuoi consumi, e quando tutti avranno elettrica sta cosa sarà evidente e ci saranno litigi

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