L’intensificarsi del conflitto in Iran sta già mettendo in seria difficoltà l’export automobilistico cinese. Con ripercussioni che arrivano fino all’Europa. Oltre allo stop delle vendite verso l’Iran, a essere colpito è soprattutto il nodo logistico di Dubai, hub strategico per la distribuzione di veicoli verso Medio Oriente e Africa. La crisi rischia di rallentare anche i flussi verso l’Unione europea, primo mercato per le elettriche cinesi.

Emirati, snodo chiave per l’auto cinese
Diversi produttori d’auto cinesi utilizzano Dubai come “magazzino avanzato”: le auto vengono spedite negli Emirati per poi essere ridistribuite verso i mercati finali. Oggi, con l’insicurezza crescente nell’area, questo modello logistico è entrato in crisi.
Gli Emirati Arabi Uniti sono diventati nel 2025 il terzo mercato di destinazione per l’export automobilistico cinese, dopo Messico e Russia. Le esportazioni verso il Paese hanno raggiunto 567.000 veicoli, un dato superiore alle stesse vendite domestiche emiratine (meno di 400.000 unità), segno evidente del ruolo di piattaforma logistica regionale.

Cuore di questo sistema è il porto di Jebel Ali, principale scalo dell’area per il traffico roll-on/roll-off e porta d’ingresso per le auto cinesi dirette verso Medio Oriente e Africa.
L’attacco in loco avvenuto il 1° marzo ha provocato un temporaneo stop operativo. Sebbene il gestore DP World abbia annunciato la ripresa delle attività in giornata, molte compagnie marittime hanno sospeso i servizi, lasciando di fatto i terminal sottoutilizzati.
Per i costruttori cinesi si tratta di un problema strutturale: l’area di Jebel Ali ospita anche magazzini avanzati, come quello realizzato da COSCO Shipping insieme a Chery nella Free Zone locale, con l’obiettivo di ridurre i tempi di consegna regionali da settimane a pochi giorni.
Rotte più lunghe e costi in aumento verso l’UE
Le tensioni nell’area del Mar Rosso e lungo la direttrice del Canale di Suez stanno avendo effetti anche sulle spedizioni verso l’Europa. L’Unione Europea rappresenta il terzo mercato regionale per l’auto cinese, con oltre 1,3 milioni di veicoli importati nel 2025, ed è il principale sbocco per le new energy vehicles (NEV), incluse elettriche e ibride plug-in.
Con le rotte ora considerate ad alto rischio, molte spedizioni sono costrette a circumnavigare l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza, con un allungamento dei tempi di trasporto stimato tra 10 e 15 giorni. Per i costruttori che puntano su volumi crescenti in Europa – anche per compensare le pressioni sul mercato domestico – questo significa maggiori costi logistici, immobilizzo di capitale e ritardi nelle consegne.
Export EV: previsioni a rischio
Secondo la China Association of Automobile Manufacturers, nel 2025 la Cina ha esportato 7,09 milioni di veicoli, +20% su base annua. Per il 2026 era prevista una crescita più moderata, attorno al +4,3%, fino a 7,4 milioni di unità. Alla luce delle tensioni geopolitiche, queste stime potrebbero ora essere riviste.
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Per il mercato europeo il problema è evidente. Una parte rilevante delle elettriche cinesi destinate al nostro mercato viaggia via mare lungo le rotte oggi più esposte. Eventuali ritardi potrebbero incidere sulla disponibilità di modelli competitivi nei segmenti più sensibili al prezzo e enlla fornitura di componenti, proprio mentre il mercato cerca di consolidare la domanda senza il sostegno strutturale di incentivi generosi.

Nuove strategie anti crisi?
L’attuale instabilità mette in discussione questo modello “hub & spoke” e potrebbe accelerare strategie alternative: maggiore produzione localizzata, accordi industriali in Europa o rafforzamento di hub in aree considerate più sicure. In un settore già sotto pressione per dazi, indagini anti-sovvenzioni e competizione sui prezzi, il rischio logistico aggiunge un ulteriore elemento di complessità.
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non “rallegriamoci” troppo per le difficoltà di import in Europa delle vetture cinesi perché ovviamente riguarda pure tutta la componentistica (tanta ! ) e materie prime o prime-seconde che riceviamo dall’Asia, e pure le ora tanto celebrate Leapmotor , nuova gioia di Stellantis, che finché non saranno prodotte nei nostri stabilimenti e con fornitori locali saranno ovviamente penalizzate.
Parimenti, avremo difficoltà pure noi occidentali ad esportare molte merci sui mercati asiatici ed ovunque la logistica preveda il transito in quell’area.
Mala tempora currunt, sed peiora parantur …
La guerra fa male.
A tutti.
ho visto una spiegazione, magari edulcorata ma suggestiva, secondo cui in Cina il gruppo di potere mel momenti in cui pianificava la crescita economica del paese avrebbero studiato la storia dei confitti europei, per trarne insegnamento (un po’ come fece la creazione della Comunità economica europea), e negli anni 2000 scritto in modo esplicito la teoria dello “sviluppo pacifico”, a cui cercano di attenersi:
non fare guerre perché queste distuggono il tessuto produttivo, ma piuttosto intessere relazioni commerciali il più possibile, per concentrarsi sullo sviluppo, e per rendere anti-economico anche agli altri lo scendere in guerra
a leggerla sembra una banalità, ma sappiamo non lo è, vediamo nazioni costrettte alla guerra da ristretti gruppi di interesse o autocrati che sulle rovine riescono a ricavare potere e profitto per loro pochi, fanno “sciacallaggio” sulle rovine dopo aver appiccato l’incendio, invece che sviluppo per più o meno tutti
Il tuo ragionamento è molto razionale, ma spesso la razionalità non abita nelle menti dei governanti.
Secondo la tua logica, la Russia, che negli ultimi 20-30 anni si era legata al tessuto economico europeo, non avrebbe dovuto rompere i legami con i paesi europei con l’invasione dell’Ucraina. Invece lo hanno fatto.
Anche nell’ipotesi di resa completa dell’Ucraina, che diventerebbe uno stato vassallo della Russia, quest’ultima rimarrebbe sostanzialmente emarginata dal tessuto economico europeo. Chi si fiderebbe più ?
la Russia di Putin ha lavorato per 30 anni per legare i paesi occidentali alla loro economica energia proprio per avere una forte influenza regionale; avendo raggiunto almeno il 70% in tutte le nostre economie, sapevano benissimo di poterci ricattare ed indurre ad un non-intervento, come difatti accaduto quando hanno riconquistato militarmente il controllo della Crimea:
Il loro obiettivo è quantomeno ricostituire molte forti influenze sulle regioni ex URSS (vedi Bielorussia) e non a caso alcune nazioni dell Unione Europea mettono veti a tanti provvedimenti per contrastare la guerra di occupazione in Ucraina, ed è possibile anche perché dipendono fortemente dagli idrocarburi (il famoso oleodotto Druzhba ad esempio, che però attraversa anche l Ucraina.. che invece ha tutto l’interesse a bloccare per impedire entrate finanziarie vitali per la Russia).
La resa dell’ Ucraina sarebbe un grave pericolo per tutti i paesi circostanti e secondariamente per la pace dell’intera Europa.
Auguriamoci (per tutto il pianeta) che l’ “operazione speciale” di Trump & Netanyahu in Iran duri effettivamente poche settimane e poi si possa spengere anche la guerra del neo zar Putin… anche perché le economie asiatiche (India, Giappone, Indonesia etc etc) hanno poca autonomia energetica e pochissime possibilità di sostituire gli idrocarburi dell’area del Golfo… e potrebbero decidere di intervenire……
nelle filosofie orientali c’è un principio di armonia da rispettare (in teoria), ma anche la “neutralità” ideologica quando si fanno affari, con chiunque.. senza (veri o falsi ) moralismi; posizioni pragmatiche. Resta da vedere quanto potranno “star calmi” con carenze energetiche che colpiscono anche loro, con esportazioni bloccate o fortemente ridotte, con alcune alleanze scomode (Russia ) che possono compromettere rapporti “sereni” con altre super-potenze…
Comunque stanno aumentando il loro PIL anche con una crescente spesa militare, vista la tecnologia dual use che stan sviluppando (es. robotica)… alcuni analisti indicavano dal 2027 il possibile tentativo di riconquistare Taiwan… ma gli ultimi due conflitti in corso stanno mostrando i limiti di ogni soluzione schierata in campo… vedremo..
Oltre alle nostre scaramucce umane dovremo pure affrontare le guerre climatiche del sistema Terra….
Mala tempora currunt 😔🙏🏼🙏🏼