Guerra e crisi energetica: il Regno Unito risponde accelerando la transizione

Regno Unito crisi energetica

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L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta scatenando la corsa all’elettrico nel Regno Unito. Secondo i dati di Octopus Energy, prima operatore energetico del Paese, si registra una corsa senza precedenti verso solare, pompe di calore e mobilità elettrica. Sempre più famiglie britanniche cercano stabilità dei costi e indipendenza energetica, abbandonando i combustibili fossili.

Per l’operatore energetico britannico il mese di marzo è stato il più intenso di sempre per richieste e vendite, trainato dall’impennata del prezzo del gas ai massimi degli ultimi 12 mesi.

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Impennata per solare, pompe di calore e wallbox

I numeri raccontano un’accelerazione netta. Nel Regno unito le vendite di impianti fotovoltaici sono cresciute del 54% su base mensile, mentre quelle delle pompe di calore hanno registrato un +51% nelle prime settimane di marzo.

Non si tratta solo di più installazioni, ma anche di sistemi più grandi. Cresce la diffusione di impianti con 12 pannelli anziché i classici 10, segno che le famiglie puntano a coprire una quota sempre maggiore dei propri consumi.

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Anche le colonnine domestiche per auto elettriche segnano un aumento del 20%, mentre le richieste di veicoli elettrici – secondo quanto riferisce la divisione Octopus Electric Vehicles – sono salite del 36% dall’inizio della crisi in Medio Oriente.

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Installazioni… in tempi record

Octopus riferisce che quello che inizialmente era un aumento di interesse si è rapidamente trasformato in un boom di installazioni. La motivazione principale sembra abbastanza chiara: ridurre la dipendenza dalle fluttuazioni dei mercati globali dell’energia.

Per rispondere alla domanda crescente, Octopus ha introdotto programmi di installazione accelerata, soprattutto per le abitazioni ancora dotate di caldaie a gasolio.

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La spinta “green” passa anche dal web

Anche le pompe di calore si confermano elementi chiave della transizione. Secondo l’azienda, i modelli installati – come la linea Cosy – sono oltre quattro volte più efficienti rispetto alle caldaie a gas.

I dati indicano inoltre che l’80% dei clienti spende già meno per il riscaldamento rispetto a prima, un fattore decisivo in un contesto di prezzi energetici volatili.

Parallelamente cresce anche l’interesse online: le ricerche su Google legate al solare sono aumentate del 20%, mentre quelle sulle pompe di calore del 30%, segno di una maggiore consapevolezza tecnologica.

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ECCO: così in un anno l’Italia libera dal gas del Quatar

Quanto sta accadendo nel Regno Unito rappresenta un indicatore importante anche per il resto d’Europa. Le crisi geopolitiche continuano a dimostrare quanto i prezzi dei combustibili fossili siano esposti a dinamiche globali imprevedibili. Ma la situazione europea è variegata, e l’Italia non è tra i Paesi messi meglio, come dimostra il grafico qui sotto.

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Nel grafico a fianco,  infatti, gli effetti della febbre del gas sui costi dell’energia in bolletta. Più alta è la percentuale di generazione elettrica da gas maggiore è l’aumento delle bollette.  Con la crisi in Medio Oriente, il prezzo del gas è passato da una media di 32€Mwh a febbraio, a 69,350 €Mwh il 19 marzo e alla chiusura di venerdì scorso a 54,177. Un aumento del 56%. L’ Italia paga l’alta dipendenza da gas e il  limitato apporto delle fonti rinnovabili. 

Tuttavia anche l’Italia potrebbe  mettersi al riparo dalle conseguenza del blocco dello Stretto di Hormuz nell’arco di dodici mesi,  sostituendo in modo strutturale oltre l’85% del fabbisogno di gas dal Qatar. E’ quanto sostiene un’analisi del think tank ECCO Climate.

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Oggi importiamo dal Qatar, attraverso lo Stretto di Hormuz, 6,4 miliardi di metri cubi di GNL, su un fabbisogno complessivo di poco più di 60 miliardi di metri cubi. Potremmo farne a meno applicando più rigorosamente gli obiettivi fissati dal PNIEC su rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi.

Per il restante 15%, l’Italia potrebbe far ricorso alle infrastrutture di importazione esistenti, sfruttando la capacità rimanente e la cattura delle perdite di gas, senza ricorrere a nuovi contratti né a ulteriori investimenti in nuove infrastrutture o nuovi giacimenti.

  • LEGGI anche: “Octopus e il caro energia: un sistema energetico tutto da rifare” e guarda il VIDEO

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