Il GNL per le navi più che un’opportunità, è un problema. Questa è la tesi di un nuovo studio firmato da CE Delft per l’associazione tedesca NABU e diffuso in Italia da Cittadini per l’Aria. Il problema? La difficoltà delle navi a GNL di alimentarsi dalle banchine elettriche. Un dato importante, visto che il cold ironing è la soluzione migliore, se non l’unica, per garantire emissioni zero e tutelare la salute dei cittadini.
Tutti i problemi del GNL
«I risultati mostrano chiaramente che il GNL non è una tecnologia di transizione praticabile per il trasporto marittimo. Molte navi potranno adempiere solo in maniera limitata all’obbligo di allaccio all’alimentazione da terra a causa del cosiddetto “boil-off gas” (anche detto “BOG”), che si produce inevitabilmente nei serbatoi del GNL e che va scaricato continuamente. Se, mentre è in porto, questo gas non viene utilizzato dai motori della nave, come accade durante la navigazione, può generare ulteriori emissioni di metano o problemi di sicurezza riconducibili all’aumento della pressione nei serbatoi».
Costa Crociere testa il cold ironing a La Spezia e usa camion elettrici
Chiara la logica. Spiegata bene da Cittadini dell’Aria. Dal 2030 i motori non possono essere accesi durante la sosta in porto «le emissioni di BOG delle navi a GNL rischiano di compromettere le misure chiave per ridurre le emissioni climalteranti». Parola di Sönke Diesener, esperto di trasporti marittimi di NABU.

«Il funzionamento delle navi a GNL rilascia, sia a causa delle fughe durante la produzione, il trasporto e l’utilizzo, sia dal boil-off gas come evidenzia questo studio, grandi quantità di metano, un gas che ha un impatto climatico a breve termine circa 85 volte superiore a quello della CO₂ e che, molti studi indicano non avere alcun vantaggio climatico rispetto ai combustibili convenzionali» sottolinea Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria.
Ancora pochi meso per valutare le banchine elettriche italiane
L’interessante studio di Nabu e le notazioni di Cittadini per l’Aria non sono l’unico problema. Grazie al tanto contestato Green Deal con il Pnrr 40 porti italiani hanno avuto a disposizione 700 milioni di euro. Entro giugno 2026 devono essere conclusi i lavori. C’è da capire se tutti chiuderanno in tempo i cantieri e poi quanto tempo impieghino per individuare il gestore del servizio. Servono bandi, regolamenti, investimenti.
Il pubblico oltre che con gli investimenti sull’ infrastruttura mette a disposizione 500 milioni per abbattere il costo dell’energia. Ma esistono problemi nella conversione di alcuni navi, anche se Assoarmatori è ottimista pur rilevando delle criticità. Gli ostacoli tecnici sono superabili ma l’ondata politica negazionista da Trump a Salvini è un ostacolo la transizione energetica.
- LEGGI ANCHE: A vela nel Golfo dei Poeti con il silenzio del motore di Temo France


Non ne capisco niente di questo argomento, ma a scuola 40 anni fa mi avevano detto che un gas per trasformarlo da gassoso a liquido bastava comprimerlo e sottrarre il calore generato durante questa fase. Quindi durante il BOG riliquefaccio il metano che esce dal serbatoio principale e lo immetterò in un serbatoio secondario o di nuovo in quello principale. Comprendo la tecnologia e le norme necessarie per poter effettuare tale operazione ma non mi sembra impossibile. Ricordo che stiamo ritornando sulla Luna.
ho toppato pagina 🙂
non so se verrà confermato, ma queste batterie pare abbiano una soluzione avanzatissima per l’anodo (in un certo senso lo hanno quasi rimosso), questo ha abbattuto un po’ il peso e molto il volume, in pratica sarebbero già ora simili come peso e anche volume alle celle LFP di un paio di anni fa.. sto già immaginandole usate anche sui camion EV 🙂