Dai robot “terraformatori” al solare spaziale: sette idee da fantascienza, purchè non “banali” fonti energetiche rinnovabili, hanno attirato nel 2025 fior di capitali. Heatmap News, rivista americana di notizie sul clima, le ha messe insieme in questa carrellata di follie proposte dalle start up del “climate tech”.
Nemmeno un anno segnato da notizie climatiche sempre più allarmanti ha convinto governi e investitori a moltiplicare gli sforzi di decarbonizzazione convogliando risorse su una soluzione pronta a praticabile come le fonti rinnovabili. Anzi, proprio mentre il settore delle FER si è contratto nella sua parte più matura, una fetta del capitale early-stage ha scelto di scommettere su tecnologie che sembrano uscite dalla fantascienza, spesso annunciate tutte insieme negli ultimi mesi. Un segnale curioso, che racconta come l’innovazione più radicale resti, almeno per ora, relativamente svincolata dal clima politico e dalle incertezze di breve periodo.
Robot per “sollevare” le città costiere

Tra le idee più sorprendenti c’è quella di Terranova, startup che promette di ridurre il rischio alluvionale sollevando fisicamente il terreno. Il sistema prevede robot in grado di iniettare nel sottosuolo una miscela a base di legno, con l’obiettivo di alzare intere aree urbane sopra il livello del mare. La società sostiene di poter sollevare un acro di terreno di circa 30 centimetri al giorno. Il costo? 92 milioni di dollari per sollevare di 1,2 metri 240 acri di terreno. Proponendosi come alternativa a dighe e barriere costiere, intende contrastare l’innalzamento dei mari prodotto dallo scioglimento dei ghiaccia della Groenlandia e dell’Antartide. Un approccio estremo, che riflette però la crescente pressione dell’adattamento climatico, nelle economie avanzate. Il costo? 92 milioni di dollari per sollevare di 1,2 metri 240 acri (circa 100 ettari) di terreno
Il ritorno del solare… dallo spazio

Anche il solare spaziale non è più solo materia da romanzi di Asimov. Due startup ( Aetherflux e Overview Energy) hanno raccolto capitali per portare in orbita satelliti capaci di catturare energia solare e trasmetterla a Terra tramite laser a raggi cosiddetti “vicino infrarosso“. Overview Energy, ha già incassato 20 milioni, Aerteflux 50 milioni.
Se mai funzionasse su larga scala, questo sistema potrebbe trasformare il fotovoltaico in una fonte continua, disponibile 24 ore su 24. Il raggio verrebbe indirizzato progressivamente verso aree geografiche diverse del Globo, fornendo energia nei momenti più critici del tardo pomeriggio-prima serata. La conversione da laser a elettricità avrebbe un’efficienza del 50% e il costo sarebbe tra 60 e 100 dollari a MWh. Gli obiettivi dichiarati sono però di lungo periodo: primi megawatt entro il 2030, gigawatt solo nella decade successiva. Per ora, più che una soluzione imminente alla transizione energetica europea, resta una scommessa tecnologica ad altissimo rischio.
Spegnere gli incendi con il suono
Un’altra frontiera inattesa è quella della soppressione degli incendi tramite onde sonore. Una startup statunitense, Sonic Fire Tech, sta sviluppando sistemi che emettono infrasuoni in grado di sottrarre ossigeno alla fiamma, impedendo la combustione. Le applicazioni vanno dalla protezione di edifici e infrastrutture elettriche fino a dispositivi portatili per i vigili del fuoco. In un contesto di incendi sempre più frequenti e intensi, anche in Europa, l’idea di soluzioni non convenzionali inizia ad attirare attenzione.
Geoingegneria solare, il grande tabù
Tra le tecnologie più controverse c’è senza dubbio la geoingegneria solare, con l’idea di riflettere parte della radiazione solare immettendo aerosol nella stratosfera. Una startup israeliana Stardust Solutions ha raccolto decine di milioni di dollari per sviluppare particelle riflettenti proprietarie.
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Il tema è estremamente delicato: molti scienziati ritengono che simili interventi, se mai verranno testati, dovrebbero essere gestiti da governi e organismi internazionali, non da aziende private. Il fatto che il venture capital inizi a interessarsene segnala però che il dibattito sta uscendo dalla sola accademia.

La fusione nucleare, un miraggio in terra, ma in mare…
Se la fusione nucleare resta lontana dalla rete elettrica in terra (per ora troppo complessa e troppo costosa), qualcuno prova a immaginarla a bordo delle navi. E’ il caso della start up Maritime Fusion, che mira a produrre il primo reattore compatto nel 2032 al costo di circa 1,1 miliardi di dollari. Per ora, il mese scorso ha raccolto 4,5 milioni. Ma secondo i promotori potrebbe competere con combustibili marittimi a zero emissioni costosi come ammoniaca e idrogeno.
Accumulo energetico sotto il mare
Sul fronte dello storage, spunta l’idea dell’idroelettrico a pompaggio offshore: serbatoi galleggianti e bacini sul fondale marino per accumulare energia quando c’è abbondanza di rinnovabili. Un progetto pilota di Sizeable Energy è previsto proprio in Italia, dettaglio che rende questa tecnologia particolarmente interessante per il sistema elettrico nazionale, ricco di coste ma povero di siti montani adatti al pompaggio tradizionale.
Piccoli reattori nucleari nel sottosuolo
Infine, il “bonus track”: mini reattori a fissione collocati in profondità, dentro pozzi trivellati. Una proposta che unisce nucleare e approccio modulare, ma che riapre un dibattito, quello sugli Small Modular eactros (SMR), ancora molto sensibile nel contesto europeo. Il progetto di Deep Fission, ha raccolto il suo round di pre-seed l’anno scorso, ma quest’anno è stata quotata in borsa tramite una SPAC raccogliendo 30 milioni di dollari.
Nucleare, crolla il “sogno” nei mini reattori: troppo costosi e troppe scorie
E se fossero solo armi di distrazione di massa?
Nel loro insieme, queste scommesse raccontano un settore che, pur in difficoltà, continua a esplorare strade radicali. Per la transizione energetica non sono soluzioni pronte all’uso, ma segnali di dove potrebbe spingersi l’innovazione quando il capitale decide di guardare oltre l’orizzonte immediato.
O forse di rallentare l’adozione di soluzioni già mature e praticabili come fotovoltaico ed eolico, ma meno redditizie degli idrocarburi, utilizzando l’arma di distrazione di massa di mirabolanti tecnologie futuribili. Con la dottrina della neutralità tecnologica, il settore auto insegna.
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ho cercato i costi di una centrale solare spaziale ; spaziale da 1–2 GW
8–20 miliardi di euro per la costruzione e il lancio
Costo dell’energia prodotta: tra 50 e 150 €/MWh (simile al nucleare di nuova generazione)
Perché così caro?
Lanci spaziali multipli (decine o centinaia)
Assemblaggio robotico in orbita
Pannelli solari ultraleggeri e resistenti alle radiazioni
Trasmettitori a microonde di grande potenza
Enormi antenne riceventi a terra (fino a 1 km di diametro) È costoso all’inizio, ma una volta in orbita produce energia 24 ore su 24 per 30 anni, senza nuvole, notte o stagioni. ⚡ 2. Quanta efficienza ha?
Ci sono due tipi di efficienza da considerare:
🌞 A. Efficienza dei pannelli solari nello spazio
I pannelli solari spaziali moderni hanno 28–34% di efficienza
In futuro potrebbero arrivare al 40%
Nello spazio ricevono:
il 30% in più di luce solare rispetto alla Terra
senza interruzioni
Aspetto Valore realistico
Costo centrale 1–2 GW 8–20 miliardi €
Costo energia 50–150 €/MWh
Efficienza totale 15–20%
Prime centrali operative 2028–2035
Perché non prima tecnologia, costi di lancio, robotica, dimensioni
Praticamente come dire che OGame diventa realtà.
E ricordiamo che se in un attacco si distrugge un numero sufficiente di satelliti, c’è la possibilità che si formi una luna.
Che a sua volta può essere distrutta solo da una Morte Nera, ma non credo che ce ne siano in cantiere di questi tempi. Per lo meno: non ancora.
Scherzia parte, i satelliti solari sarebbero una figata.
Non sono pronto a scommettere che le microonde “a manetta” per spedire l’energia sulla terra sarebbero il top per la salute, ma vivaddio di fronte a questa idea potremo pur prenderci qualche piccolo rischio, suvvia siamo uomini. 🙂
L’articolo è un riassunto. Se utilizza il link e approfondisce, scopre che servono 1.000 satelliti per un GW di energia elettrica a terra. Una figata? Mah…
Così tante in un sol colpo non le avevo mai lette, quella più interessante è l’energia inviata dallo spazio 24h su 24h, non è fantasia è realtà con una piccola spesa si avrà la resa di 1mw già nel 2030 , quindi dal 31 saranno eliminati tutti gli elettrodotti terrestri e non ci saranno più fili a penzoloni in ogni via ma una parabola su ogni tetto. Per le auto elettriche invece non servirà più nessun pesante cavo di ricarica ma un app che acchiapp tutte le fonti energetiche wirless, forse nemmeno le batterie serviranno più!!!! Il sign, Nicola con la eredità.
Signor Massimo, dica la verità: questo pezzo lo avete preso direttamente da Transizione & Retroscena… 🙂
Buon anno nuovo a tutti voi!
E invece è tutto vero.
Buon anno