Girano le pale di SunZia Wind: è il campione eolico dell’emisfero occidentale

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Negli Stati Uniti entra in funzione SunZia Wind, uno dei più grandi parchi eolici dell’emisfero occidentale. Il progetto, sviluppato tra Nuovo Messico e California, ha iniziato a generare elettricità dopo quasi vent’anni di iter autorizzativi e lavori. Con una capacità di 3,5 GW, un investimento di 8 miliardi di dollari e una rete di trasmissione lunga 888 chilometri, rappresenta uno dei casi più rilevanti di integrazione tra produzione rinnovabile e infrastrutture di rete su larga scala. I primi effetti si vedono già in California, dove la produzione eolica ha stabilito nuovi record nelle ultime settimane.

Un’infrastruttura energetica fuori scala: 916 turbine

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Il cuore del progetto SunZia Wind è costituito da 916 turbine eoliche, attualmente in fase di test, in vista dell’avvio commerciale completo previsto entro la fine del trimestre. Si tratta di un’infrastruttura che non si limita alla produzione: il vero elemento strategico è la connessione tra territori, grazie a quasi 900 chilometri di nuove linee di trasmissione.

Questo aspetto è particolarmente rilevante anche in chiave europea. In Italia, infatti, uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle rinnovabili resta proprio la capacità della rete di assorbire e trasportare energia dalle aree più produttive a quelle più energivore. SunZia dimostra che investire in parallelo su generazione e infrastrutture può accelerare concretamente la transizione.

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Le immense pale degli aerogeneratori di SunZia Wind

Effetti immediati sul sistema elettrico della California

L’impatto del progetto si è fatto sentire ancora prima dell’entrata in esercizio completa. Secondo quanto riportato da fonti di settore, la California ha già battuto otto volte il proprio record di produzione eolica in un solo mese.  Il 25 marzo per la prima volta dopo 4 anni ha raggiunto un nuovo massimo di 6.654 MW. la cifra è poi via via salita fino a 7.193 MW lunedì scorso.

Un dato che evidenzia come grandi impianti, se ben integrati, possano contribuire rapidamente alla stabilità e alla decarbonizzazione del sistema elettrico. Non si tratta solo di aggiungere capacità, ma di ridisegnare i flussi energetici su scala regionale.

Progetto simbolo: copre da solo l’1% del fabbisogno Usa

Quando il sito era ancora in costruzione, nel 2024, era già chiaro che SunZia avrebbe avuto un peso significativo: a regime coprirà circa l’1% dell’intero fabbisogno elettrico degli Stati Uniti.

Un numero apparentemente piccolo, ma enorme se si considera la dimensione del sistema energetico americano. È il segnale di un cambio di paradigma: non più interventi frammentati, ma progetti sistemici capaci di incidere su scala nazionale.

Un modello replicabile anche in Europa?

Il successo di SunZia arriva in un contesto politico sfavorevole all’eolico negli Stati Uniti. Infatti l’Amministrazione Trump ha eliminato tutti gli incentivi fiscali per il settore e ha eretto nuove barriere burocratiche per l’approvazione dei progetti eolici a livello nazionale. Tant’è vero che  gli sviluppatori di Pattern Energy non hanno annunciato l’entrata in produzione temendo ritorsioni della Casa Bianca.

Nonostante le proteste delle tribù di nativi americani e dei militari di una vicina base,  il mondo ambientalista ha detto che SunZia Wind  ” è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno“. Il progetto potrebbe diventare un modello di collaborazione tra industria energetica e tutela ambientale. Se tutto andrà come previsto, lo seguirà il progetto Chokecherry e Sierra Madre nel Wyoming. Analoghe le dimensioni (3,5 GW), stessa destinazione: il mercato della California. Si prevede che inizierà a fornire energia nel 2029.

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Visualizza commenti (3)
  1. Quindi un impianto eolico che produce 1% della produzione USA equivale al 13-15% Italiano. Impressionante.

    1. da noi su terra gli spazi adatti sono quasi sempre parcellizzati, adatti a parchi di taglie piccole

      però potremmo anche noi fare gli “sbruffoni” considerando i parchi eolilci off-shore; in via di autorizzazione in Italia, di taglia tra 0,25 e 1 GW o a volte superiori;

      uno in particolare è un colosso da 3 GW (divisi in 3 sezioni da costruire una dopo l’altra), molto al largo della Sicilia (40-60km), tra l’altro in un’area con ottima ventosità per gli standard del Mediterraneo (credo ventosità media quasi 8 metri/secondo e capacity factor “netto”, cioè energia prevista effettivamente immessa in rete, circa 36 % rispetto alla potenza nominale dell’impianto)

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